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ADOLESCENZA AL POTERE

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Da “fantasia al potere” di origine rivoluzionaria novecentesca siamo arrivati all’ “adolescenza al potere” non essendo più in grado con la nostra cultura e competenza di creare, pensare un qualsivoglia progetto per il futuro dell’umanità in quanto le innumerevoli istanze che imperversano nell’alveo dei diritti universali hanno decretato lo stallo decisionale insieme ad un mercato e ad una finanza che non hanno più regole. Inoltre in un’epoca che non si nutre più di un salotto di riflessione filosofica e di una dialettica costruttiva che miri ad un’etica socialmente utile ci troviamo immersi in un mare di “simboli”, espressioni sintetiche del “pensiero breve”, che rappresentano attualmente il linguaggio comunicativo più in uso. Si va dalle sconfinate iconette grafiche dei social che denotano lo stato d’animo al momento e che hanno sostituito l’espressione visiva del volto o il tono della voce perché troppo “time expending”, alla espressione mediatica di personaggi costruiti ad arte per la comunicazione, che “bucano lo schermo”. Altrimenti perché dovremmo vedere sempre gli stessi giornalisti, gli stessi uomini politici, gli stessi competenti che occupano gli spazi dei programmi di intrattenimento, ben addestrati alla bisogna come dovessero vendere enciclopedie o aspirapolveri? Ma gli altri “oscurati” e che sono la maggioranza dove sono? Non belli da esibire? Non dotati di un eloquio ammaliante e seducente? O padroni del loro cervello ove le poche idee sono certe e notevolmente strutturate ma pericolose da trasmettere? Il vero e più grande problema è che comunque va resa diretta e semplice per i più l’informazione e la disamina di questioni estremamente complesse. I “più”, cioè la maggioranza delle persone che attualmente sono inondate da una strabiliante mole informativa tramite la tecnologia digitale, non sono poi in grado di interpretare e capire ciò che vero o utile e necessario per loro in quanto il loro livello culturale è sufficientemente basso da essere inutilizzabile allo scopo, causa una scuola che indottrina e non istruisce! In questa enorme confusione ben venga il facile consiglio e la facile soluzione come dare in pasto mangime in un allevamento. Ben diverso è nutrire l’animale selvatico! Che si è costruita una forte architettura per la sua sopravvivenza e autonomia sapendo di non poter contare sul sicuro becchime. Ed ammaestrarli è sempre molto difficile come la storia insegna. La comunicazione oggi non impegna più le multiple connessioni neuronali della neocortex, ultima nella scala evolutiva, ma si avvale di un sistema più ancestrale come il paleocerebello e l’archicerebello, molto animaleschi e poco umani ma custodi delle emozioni e degli istinti. Per cui l’imperativo categorico di oggi è: non riflettere ma emozionarsi! Di qui le notizie non vanno date per “argomentarle” ma solo per “imporle”, per incutere una scelta rapida, perché bisogna correre alla velocità della luce senza mai soffermarci. Ed i risultati sono semplicemente “disastrosi”. Tutti hanno ragione, vincitori e vinti, governo e opposizione, idealisti e nichilisti. Ed allora cosa c’è di meglio che presentare come corifea di un ambientalismo farlocco e anacronistico una sedicenne, Greta Thumberg, affetta dalla sindrome di Asperger, un disturbo pervasivo dello sviluppo, imparentato con l’autismo? Una ragazzina che scalda il cuore con la sua innocenza e la sua malattia? Nessun veicolo più efficace per affrontare il problema che da molti anni vedono scienziati contrapporsi per la sua soluzione? A questo siamo ridotti? Che competenza ha questa sacerdotessa del culto neopagano di Gaia per giudicare ciò che è bene per l’ambiente da ciò che non lo è? Ed è stata addirittura ricevuta da Papa Francesco che non gli sembrava vero riproporre, tramite la bimba, le sue tesi ambientaliste del “Laudato si” secondo i canoni dell’espretato Leonardo Boff invitandola ad “andare avanti” nel promuovere la sua campagna mediatica frutto di antiche bufale internettiane per una minore produttività, una decrescita felice, una cambiamento dello stile di vita, con meno spostamenti inquinanti (preferisce il treno al posto dell’aereo come se il primo non inquinasse), con una vita a Km zero. Ma solo per gli altri, perché i vecchi babbioni del progressismo ambientalista continuano a viaggiare con jet privati, brindare a champagne e nutrirsi di salmone dell’Alaska. Ma come Santo Padre non ha avuto il tempo di ricevere il cardinale Caffarra insieme agli altri tre per discutere l’opportunità della comunione ai divorziati, ha incontrato per ben tre volte negli ultimi tempi tale Evo Morales, il presidente boliviano che gli ha fatto dono di tre libri sulla “coca” con un improvvido invito “gliela raccomando”, oltre che un Cristo il legno misto a falce  e martello e ha negato di incontrare Matteo Salvini che con tutti i sui difetti resta comunque uno dei pochi politici che difendono le radici cristiane dell’Europa? Ma il Matteo leghista, come simbolo, è la tela rossa davanti al toro papale che non trascura nessuna occasione per combatterlo prova ne sia la scelta dei testi della “Via Crucis” che invitano all’accoglienza e denunciano la crudeltà contro i migranti. Mai nulla contro chi induce a fuggire dalle loro terre, sterminando le piccole comunità cristiane come accade in Nigeria regolarmente ed in ultimo durante un battesimo!  E dovremo scandalizzarci se il presidente francese Macron  nel suo discorso dopo l’incendio distruttivo di Notre Dame non ha mai citato la parola “cristiani” dato che la cattedrale è simbolo della Chiesa Cattolica con sdegno dell’arcivescovo di Parigi, sdegno che non si è sentito da parte del pontefice all’esultanza di musulmani per il rogo distruttivo?  Nessuna compassione verso lo Spirito immerso nella più vacua laicità post rivoluzionaria?   E dietro di questa affabile Giovanna d’Arco solo gli azionisti della “green economy” felici di essere sussidiati dai governi per imprese che producono elettricità a caro prezzo o automobili “elettriche” che nessuno comprerebbe e che in quanto ad inquinamento sono peggiori dei motori a scoppio tradizionali come diversi studi attestano. Ma se qualcuno, cioè scienziati come Carlo Rubbia o Antonino Zichichi, fa notare che i mutamenti climatici sono normali nella storia del pianeta, come i cinquecento anni di “estate medioevale” agli inizi dello scorso millennio, seguiti da una piccola era glaciale, scatta automaticamente l’accusa di “negazionismo” di cui i progressisti sono dei gran maestri. Andrebbe detto alla beata e manipolata creaturina, che se piange fa aumentare lo share, che solo i paesi sottosviluppati potrebbero fare a meno del petrolio, che le sue frasi fatte le ascoltiamo da decenni, e che se mettessimo in  pratica le sue idee falliremo all’istante. Ma si è anche spinta oltre l’immaginabile spiegando, ovviamente a “Repubblica”, con una battuta, come si fa a conciliare  scienza e religione a discapito di tanti filosofi che ancora non trovano la quadra: urge indirizzo email della Greta! Perché solo lei è simbolo di purezza innata, solo lei depositaria di verità inconfutabili, e quindi sempre più invitata ed applaudita anche negli alti scranni parlamentari come il Senato ove sono piovuti applausi scroscianti dai nostri politici “gretini affiliati” (anche la “c” iniziale andava benissimo) verso questa profetessa in erba che peraltro li accusava senza sconti di tutte le nefandezze apportate al clima. Incredibile! Pura sindrome di Stoccolma! Purtroppo tutto il mondo liberal radical chic sta vivendo una nemesi storica impressionante, ma a loro insaputa, perchè secondo la legge di Murphy se qualcosa può andar male lo farà ma sarà beatificata dalla loro dissociazione schizofrenica. Prendiamo i due giovanissimi Simoni delle periferie romane uno da Torre Maura che difende gli accampamenti rom e l’altro neo-padre di Casal Bruciato che dice una cosa talmente ovvia come “I nomadi? Non sono come noi” per usi e costumi, e secondo voi chi osanna il progressista? Certamente il primo perché il secondo rischia di essere etichettato come omofobo e razzista. E se il ministro dell’Interno allarga il potere prefettizio per aiutare i sindaci nel controllo delle zone più degradate per spaccio di droga, prostituzione e microcriminalità, i sindaci progressisti che fanno? Ovviamente, fregandosene della sicurezza dei cittadini, attaccano il ministro perché si sentono espropriati del loro potere decisionale ma non si sono opposti ai prefetti a alle oro decisioni quando si trattava della redistribuzione territoriale dei migranti. Niente, oramai sono più che convinto abbiano una genetica predisposizione al suicidio oltre che molto scarse connessioni dendritiche. E d’altronde allora, dopo il ’68, per essere intellettuali bastava avere il Capitale di Marx senza leggerlo sul comodino e occhialini alla Gramsci per entrare  a far parte dell’elite colta.