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AGGIORNAMENTI PROFESSIONALI

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Lo Stato ha istituito da qualche tempo(2002) i processi di aggiornamento professionale specie per gli operatori sanitari e stabilito l’obbligo della formazione continua per i professionisti della sanità. Dal 1° gennaio 2008 la gestione amministrativa del programma di ECM( Educazione Continua in Medicina ) ed il supporto della commissione nazionale per la Formazione Continua, fino ad allora di competenza del Ministero della Salute  sono stati trasferiti all’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali(Agenas). Indubbiamente un ottimo strumento in quanto permette l’acquisizione di nuove conoscenze e competenze per offrire un’assistenza qualitativamente utile, senza conflitti di interesse, al paziente. Ed i soggetti coinvolti a vario titolo sono le associazioni professionali e le società scientifiche che si servono di Provider che vanno dalla università, agli istituti scientifici, ospedali, Fondazioni a carattere scientifico e così via. Indubbiamente si tratta uno strumento molto utile, soprattutto per quanto concerne il controllo del professionista che deve ottemperare al dovere della presenza nella sede congressuale tramite firme di entrata ed uscita, talvolta con badge magnetici e alla compilazione di un questionario finale di apprendimento,  mettendo così fine a quelle “ferie pagate” dalla ASL per un aggiornamento mai conseguito in quanto il tempo anche di giorni della durata congressuale veniva speso per godere delle opportunità della località spesso turistica ove il convegno aveva sede non essendoci il controllo finale delle esperienze acquisite. E conosco casi di illustri colleghi che hanno girato il mondo a spese dell’aggiornamento professionale senza tirar fuori un nichelino. Finalmente il “turismo professionale” è finito ma non è tutt’oro quel che luce. Ed anche per questo strumento non mancano critiche. Innanzitutto la “pletora” delle iniziative che spesso confondono chi ne deve usufruire. Sono un professionista radiologo e  non passa giorno che la mia casella e-mail non registri una o più iniziativa di convegni, corsi, congressi sulle più svariati temi che attengono alla mia disciplina e non oso pensare a quanto lo stesso accade per le altre specialistiche. Praticamente se uno vedesse in tempo reale l’intasamento atmosferico dei voli arei direi lo stesso per le sedute magistrali quotidiane nel nostro paese e nel mondo. Una breve riflessione: ma se il mondo è così maledettamente connesso all’istante perché dovremmo accollarci l’onere di viaggi spesso complicati, economicamente onerosi per soddisfare le nostre eventuali carenze scientifiche? Certo il confronto verbale e informale con altri colleghi è indispensabile per la crescita professionale  ma andando inoltre a valutare lo scenario delle kermesse scientifiche per avere i cosiddetti crediti formativi ECM vorrei sottolineare alcuni dubbi forse solo interpretativi. Dopo esserci iscritti, sempre se possiamo assentarci in quei giorni dalla sede di lavoro, e pagata la quota di iscrizione non sempre tanto economica, prenotati aerei o treni, gli alberghi e quant’altro finalmente ci registriamo all’ingresso, prendiamo lo scarso materiale fornito( carta e penna ) ed iniziamo la nostra seduta di aggiornamento. I cari docenti si salutano fra loro, un saluto alla platea, quando tutto questo non preceduto dai saluti delle Autorità dello Stato a rivendicare un loro interessamento o un loro beneplacito all’iniziativa che potremmo sicuramente omettere in quanto il salotto  degli aristoidi locali non andrebbe allargato ad una valenza nazionale perché noioso e time-expending. Salotto che purtroppo spesso continua nell’agone scientifico perché i nostri “cari docenti” effondono tra loro saluti, sentimenti di amore o qualche stoccata di disappunto che non comprendiamo appieno data la lontananza del misero schiavo ospedaliero dall’aere sopraffino, talora però velenoso miasma, che si respira nell’ateneo e spesso buona parte degli interventi successivi sono affidati a figure giovani emergenti che certamente hanno bisogno di sperimentare la loro didattica ma che non hanno mai frequentato corsi di dizione teatrale o di comunicazione che ti fanno benedire i venditori di aspirapolveri. Allora li trovi con voce flebile o eloquio francamente spedito che si parlano addosso, acustica totalmente disimpegnata e la platea costretta a seguire solo le slide senza fissità importanti dei capoversi e senza che nessuno si ponga la domanda: si sente bene in platea? Abbassiamo o alziamo le luci? No! L’importante è l’esecuzione dell’intervento spesso colmo di innumerevoli immagini che si sovrappongono ai concetti al solo scopo di dimostrare quanto è bravo chi parla a testimoniare il suo faticoso excursus  lavorativo molto limitato alla “nicchia” come  amano fare i nostri “cari docenti” e  i più avveduti della platea non faranno  mai una domanda vera, di “sintesi”, al “giovin ricercatore” perché passibile di risposta falsa o non-risposta. L’importante non è l’apprendimento dei convenuti quanto il creare titoli accademici per chi si esprime. Ma se il problema fosse solo dei giovani potremmo passarci sopra ma che ad esprimersi allo stesso incomprensibile modo siano anche accademici di provata fama( non tutti per fortuna ) non mi sta bene ed allora che pensare? Che si sforzino di parlare fra loro come in una tenzone cavalleresca ove i gladiatori si scornano e gli spettatori solo passivi? La controprova? Semplice! Ci siamo ritrovati spesso a riempire il questionario finale d’apprendimento con domande spesso giustamente birichine che si basano su dati e percentuali che se solo avessero avuto il buon senso di rafforzale con le loro esposizioni non avremmo avuto sonore difficoltà che, passi per una mia distrazione, ma se sentendo in giro analoghe lamentele vuol dire che il sistema ha fatto “game over”. Vuol dire tornare al docente che nel frattempo fugge per l’aereo in corsa non avendo neanche avuto il tempo per una discussione e chiedere lumi di verità prima che sia troppo tardi. Possibile? Sì. E mi è occorso in un ultimo meeting in quel di Firenze che addirittura dalla platea non era possibile vedere del tutto le slides perché lo schermo più in basso delle sedute ed oscurato anche dallo schermo del pc del desk(ho seguito alzandomi in piedi!). Ho cercato di dirlo al personale dello staff che mi ha risposto “vero” e basta! Ho detto al docente di fama di essere più attento alla comunicazione verbale soprattutto audio e mi ha risposto con fare infastidito “ah sì?” e basta senza nemmeno chiedere scusa. E lo scorno finale sono i questionari di valutazione dell’evento, con domande del tipo  “Come giudica l’importanza dell’evento? Il personale è stato efficiente? L’apprendimento ha modificato il suo modus operandi?” e via discorrendo e da bravi italiani proni sempre alla sconfitta siccome c’è firma alla fine nessuno osa infierire negativamente contro il “caro docente” per la sua pessima performance. E il sistema si autoalimenta purtroppo verso una inefficienza ed inefficacia come d‘altronde accade per l’editoria: “nessuno legge perché si scrive troppo!”. Proposte: 1) Ridurre l’importanza scientifica delle comunicazioni congressuali ed aumentare quella della pubblicazione degli articoli. Così il docente dovrebbe passare più tempo all’assistenza e a produrre numeri che a sollazzarsi in incontri ameni ed amicali; 2) Enfatizzare assolutamente l’aggiornamento “on-line”; 3) Attenzione massima alla comunicazione con staff all’altezza ed esperti di sala; 4) Proporre meeting costruttivi di aggiornamento ove vie è una continua interazione platea-docente; 5) ridurre al massimo il numero dei docenti perché non è possibile che in un breve corso dalla 9.30 alle 16.00 abbiano parlato 20 docenti: dove il tempo dell’interazione? E pace agli albergatori se vedranno ridurre le presenze con grande risparmio della sanità che vedrà aumentarle.

Arcadio Damiani