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ANTONIO TETI: BITCOIN, LA MONETA VIRTUALE DEL FUTURO

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BIOGRAFIA

Antonio Teti, originario di Lanciano, docente in diverse università, attualmente lavora nell’Area Informatica dell’Università di Chieti-Pescara, ove è responsabile del Settore Applicativi per le Risorse Umane, dell’Ateneo. Nel corso degli ultimi anni, ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, come il Premio d’Onore Scientifico “Guglielmo Marconi”, dell’Accademia delle Scienze di San Marino e il titolo di Accademico Ordinario della European Academy of Sciences and Arts, onorificenza  riservata a soli 67 italiani.  Esperto di Intelligence e CyberIntelligence, svolge attività di consulenza sia nel settore pubblico che privato; è Presidente Onorario della Società Italiana delle Scienze Informatiche e Tecnologiche (SISIT). Nei suoi numerosi libri (ben 12 pubblicati in meno di nove anni), Teti descrive come le tecnologie informatiche abbiano rivoluzionato il nostro stesso stile di vita.  Il suo ultimo volume, dal titolo “Open Source Intelligence & Cyberspace, la nuova frontiera della conoscenza”, edizioni Rubbettino,  affronta i temi dello spionaggio e della sicurezza informatica. Alla “Dolce Vita” ha rivelato in una precedente intervista molti segreti della realtà virtuale.

INTERVISTA

Dr. Teti ci spiega esattamente cos’è il Bitcoin e quando è nato?

Sulle origini del progetto Bitcoin aleggiano non pochi misteri e stranezze. Prima tra tutte il nome del suo inventore: Satoshi Nakamoto. Anche se il nome può evocare nell’immaginario collettivo, appartenenze a paesi orientali o origini riconducibili al Sol Levante, nella realtà a questo nome non corrisponde alcun individuo. In un articolo pubblicato a ottobre del 2011 dal quotidiano The New Yorker, il giornalista Joshua Davis, che da anni insegue il fantomatico inventore di Bitcoin, asserisce che il nome “Satoshi Nakamoto” è un semplice pseudonimo dietro il quale si cela un gruppo composto da centinaia di hacker specializzati in crittografia, sistemi peer-to-peer e tecniche per le transazione bancarie in rete. Comunque sia, il Bitcoin è una moneta digitale che utilizza una rete peer-to-peer (P2P) molto veloce tra più utenti (nodi) dello stesso network. La peculiarità maggiore del Bitcoin è quella di consentire l’acquisto, la custodia e il trasferimento anonimo e cifrato di enormi quantità di denaro digitale. Il possessore di questa moneta digitale viene identificato solo mediante un indirizzo Bitcoin, che non contiene nessuna informazione che possa consentire di risalire al legittimo proprietario. Per rendere tutto più chiaro, faccio un esempio: supponendo che il Sig. Mario intenda effettuare l’acquisto di un bene venduto dal Sig. Cesare, questi non dovrà fare altro che trasferire una somma di Bitcoin sul conto a cui corrisponde l’indirizzo Bitcoin del venditore. La richiesta di transazione viaggerà attraverso diversi nodi che provvederanno alla validazione delle firme crittografiche e all’ammontare della somma oggetto della transazione. Il tutto in maniera cifrata, anonima e non analizzabile.

Perché le opinioni degli economisti sono così discordi sul suo ruolo?

A luglio del 2010, un Bitcoin era quotato 5 centesimi di dollaro. A maggio del 2012 aveva già raggiunto la soglia di 5 dollari USD. Alla data del 9 aprile 2013, il valore di un Bitcoin ha raggiunto quota 229 dollari USD. Se lo scorso anno avessimo investito 100 dollari in BTC, oggi potremmo disporre di una somma pari a 69.394 dollari. La recente crisi finanziaria che ha investito molti paesi al mondo ed in particolare quelli europei, ha indotto molti investitori a cercare forme di tutela dei propri risparmi in operazioni di “salvataggio”. A gennaio 2012, il valore totale dell’economia Bitcoin, ammontava a circa 57 milioni di dollari USA. Oggi la stima ha raggiunto la cifra di 700 milioni di dollari. Il Venture Capitalist Chris Dixon, noto investitore internazionale, asserisce che Bitcoin rappresenta “la terza era della valuta: la prima è stata quella dei valori concreti come l’oro, la seconda quella di valute politiche come il dollaro o l’euro, e la terza quella delle monete con base matematica, come appunto Bitcoin”. Un grande valore aggiunto di Bitcoin risiede nella mancanza di un ente o un organismo centrale che possa sovraintendere alle operazioni di scambio valuta. Pertanto, qualsiasi intervento di autorità governative internazionali per manipolare il valore dei Bitcoin o per creare una situazione che conduca all’inflazione della moneta elettronica (ad esempio producendo nuova moneta), si rivelerebbe irrealizzabile, anche in virtù del fatto che la quantità di Bitcoin è stata limitata ad un importo prestabilito. Quest’ultima caratteristica potrebbe contribuire, nel tempo, all’attivazione del processo di deflazione della moneta, che consiste nell’incremento del valore reale della stessa. Nonostante i Bitcoin siano apparsi sul mercato da pochi anni, il successo è stato rapido e capillare, attivando un mercato variegato che spazia dagli acquisti nel settore immobiliare a quello delle automobili usate. Gli unici due aspetti che sarebbero in grado di influenzare negativamente lo sviluppo dell’utilizzo dei Bitcoin, sono la diminuzione degli utilizzatori della moneta elettronica e un possibile attacco dei governi alla fruizione della stessa. La possibilità che le nazioni possano scoraggiare l’utilizzo dei sistemi di pagamento digitali, appare piuttosto remota, soprattutto se consideriamo la centralità del ruolo delle tecnologie digitali nella vita dell’uomo moderno. Inoltre, le eventuali azioni dei governi, miranti a ostacolare la fruizione delle monete elettroniche, comporterebbero enormi problemi di sicurezza e di gestione delle transizioni di moneta reale a livello globale. Numerosi siti offrono la possibilità di cambiare Bitcoin con diverse valute, come dollari statunitensi, euro, rubli e yen. Persino le Poste italiane offrono un servizio di acquisto Bitcoin (https://posteb.it/). In altri termini è un sistema di pagamento che potrebbe condurre a un’autentica rivoluzione del mercato monetario mondiale. Per queste motivazioni è facile comprendere come gli interessi in gioco siano molti…

I dati di fatto dimostrano, per ora, che il Bitcoin viene preferito per molte transazioni illecite, soprattutto attraverso il cosiddetto Deep Web o web oscuro. Quali meccanismi vengono attivati?

Dato che i Bitcoin vengono smistati attraverso una rete peer-to-peer, permane l’impossibilità di tracciare i movimenti della moneta elettronica e di svelare l’identità di coloro che effettuano le transazioni. Queste caratteristiche fanno dei Bitcoin la moneta privilegiata per tutte quelle transazioni illegali e criminose, come la compravendita di armi e droga. Ma come sarebbe possibile effettuare un’operazione di compravendita di armi utilizzando i Bitcoin? Il sistema è in realtà più semplice di quanto si possa immaginare. Innanzitutto dobbiamo procurarci un indirizzo di posta elettronica falso (operazione tecnicamente piuttosto banale). A questo punto, il vero problema da affrontare è costituito dall’indirizzo IP (Internet Protocol Address), elemento che consente di essere facilmente identificati nella rete Internet. Anche questo però è un problema risolvibile. Per consentire la navigazione sul Web con la tranquillità di chi sa di possedere un indirizzo IP “fasullo”, si può installare sul proprio personal computer, tra i tanti che consentono di farlo, un software in particolare risponde al nome di Tor (https://www.torproject.org/). Dopo pochi e semplici passaggi di installazione (per i quali non è richiesta una particolare padronanza di informatica), Tor consente di accedere al cosiddetto Deep Web (o web oscuro), all’interno de quale è possibile navigare tra siti che vendono armi, guide per la realizzazione di ordigni esplosivi, market online ove acquistare stupefacenti e farmaci di ogni genere e persino siti web che cercano di reclutare nuovi adepti da inserire nelle milizie dell’ISIS. Completata la visione dei prodotti reclamizzati, è possibile portare a termine il pagamento con i Bitcoin, che preservano al massimo livello la riservatezza dell’intera operazione di e-commerce. Naturalmente il nome del venditore (seller) non è noto ed è coperto da un nickname, così come il luogo di spedizione (ships from: undeclared). Pertanto per fare commercio su questi siti web è indispensabile aprirsi un conto in Bitcoin in uno dei tanti siti che li distribuiscono.

Che consigli si sente di dare ai consumatori comuni, ma soprattutto ai giovani così attratti dai nuovi mezzi digitali.

Il solito consiglio: fare sempre molta attenzione ai pericoli che si annidano nel Cyberspazio. Ed i rischi possono nascondersi ovunque. Anche solo postare una foto che ritrae un‘altra persona su Facebook è un pericolo, o meglio un crimine dato che, in caso di mancata autorizzazione da parte della persona presente nella foto, l’azione svolta assume la connotazione di un reato penale per chi la compie. Pertanto, prima di avventurarsi in azioni che potrebbe rivelarsi drammatiche, bisogna preventivamente documentarsi e informarsi su cosa potrebbe comportare una qualsiasi azione condotta mediante l’ausilio di strumenti informatici, soprattutto se utilizzati all’interno del Cyberspazio. Un esempio singolare: secondo una ricerca del sito Divorce online, che fornisce servizi alle coppie che vogliono interrompere il matrimonio, un terzo dei casi è dovuto all’utilizzo di Facebook. Potrebbe sembrare una notizia di poco conto, ma è singolare come un semplice social network possa provocare danni così enormi…

Qualcuno ha parlato di una probabile congiura degli hacker e di una possibile apocalisse digitale  causata dai Bitcoin, altri, invece, di un sicuro rilancio dell’economia e degli scambi. Qual è la sua posizione a riguardo?

Le faccio un esempio: un coltello può essere utilizzato per tagliare la carne, il pane, una confezione sigillata o un pezzo di stoffa. In questi casi lo strumento da taglio viene utilizzato per finalità utili e indispensabili. Ma se viene utilizzato per commettere un delitto, il suo utilizzo è distorto e criminoso. Analogalmente, il Bitcoin può risolvere una molteplicità di problematiche, soprattutto in termini di costi bancari, ma nel contempo può essere utilizzato, come abbiamo cercato di spiegare, anche per finalità criminose. Come sempre, dipende tutto dall’essere umano.

In Italia le mafie e la criminalità in genere già si avvalgono del bitcoin?

Ovviamente. La criminalità organizzata è sempre all’avanguardia e particolarmente attenta su questo genere di cose…

Grazie per i suoi preziosi consigli e aspettiamo con ansia il suo nuovo libro.

Grazie a voi. Il mio prossimo libro uscirà nel 2016 e l’argomento trattato sarà quello delle competenze che dovrà possedere chi vorrà svolgere la professione più ricercata e ambita dei prossimi anni: il Data Scientist o scienziato dei dati, ossia colui che sarà in grado di trasformare il problema Big Data in una conoscenza utile per i vertici aziendali.

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