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ATEISMO E CRISTIANESIMO

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La prima udienza generale del 2019 ha visto Papa Francesco piuttosto sferzante nel suo discorso verso quei cattolici che si ammantano di fede esibita più che vissuta considerando scandaloso se si frequentano puntualmente le omelie per poi non essere pronti all’accoglienza dei bisognosi. Meglio quindi essere atei che cristiani di tal fatta propensi all’odio verso l’altro. Capisco perfettamente l’intenzione del sommo pontefice nel risvegliare quell’amore verso il prossimo tanto spesso dimenticato nell’attuale umana confusione, causa l’avvenuta distruzione di tutti quei valori che ne rappresentavano l’essenza, la veloce interconnessione, la spregiudicatezza del linguaggio finanziario quale unico lessico rimasto e così via. Ma vorrei esprimere qualche riflessione e distinguo a riguardo. Da parte della Chiesa che sempre più spesso antepone le ragioni delle élite politiche a quella di una messa cantata e che come tale resta prona passivamente nel dire sì a prescindere senza in alcun modo riflettere su cosa sia meglio per i nostri fratelli che vivono disagi esistenziali in altri continenti ove imperano regimi tribali, dittatoriali ed ostili non solo al nostro Credo ma anche verso altre minoranza religiose, come ampiamente denunciato da chi, ecclesiastici, vivono le atrocità di quei regimi afro-asiatici. E se va giù duro con l’ipocrisia dei cristiani, diventa molto più morbido con altri temi dottrinali come i matrimoni gay, morali come la pedofilia del clero, istituzionali come la riforma degli apparati vaticani. Si dirà che la Chiesa è fatta da uomini e come tali fallaci o imperfetti, perché solo il Verbo è Perfezione. Ed allora perché gli ipocriti sono solo quei cristiani che non si arrendono alla globalizzazione delle anime che non vogliono destrutturarsi nel nome di un multiculturalismo che si è dimostrato inefficace e spesso dannoso fino alle terze generazioni, che rimangono poco convinti di questa “fabbrica di povertà” perpetrata con le migrazioni definite “inesorabili” ad uso e consumo di un malcelato e denunciato business? Se una delle prime riflessioni di questo Pontefice è stata quella di “Chi sono io per giudicare” allora perché dividere con giudizio anatemico i cristiani buoni da quelli cattivi visto che tutti i cristiani in quanto umani sono tutti peccatori? Perché si coglie nelle sue parole anche una certa accondiscendenza verso l’ateismo quasi a coprirlo di devozione, come, apprendo dai giornali, accaduto nella notte di Natale in uno dei capisaldi della cristianità, Sant’Ambrogio a Milano, ove il sacerdote ha citato senza particolare disprezzo Jean Paul Sartre, principe negazionista della stessa nascita di Cristo? Certamente l’ateo può comportarsi più cristianamente di un cattolico ma questo lo si deve solo alla sua personale libertà di coscienza civile, libertà che viene sopraffatta dal crearsi di quest’area ben precisa di influenza vaticana che stabilisce le regole del buon cattolico. Ma non bastavano i dieci comandamenti o il Catechismo della Chiesa o il semplice Vangelo? Avevamo proprio bisogno di questa nuova espressione francamente civile politica, di questa nuova crociata che la Chiesa ha deciso di intraprendere contro lo zoccolo duro di un cristianesimo che non vuole mollare la messa in latino, i canti gregoriani, il valore del pranzo eucaristico, il soggiornare nel luogo sacro davanti al Corpus Cristi custodito in ogni tabernacolo per parlare con Lui e non col sacerdote che nega la messa di mezzanotte o il presepe o fa business coi migranti come Don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto che utilizzava soldi per i migranti dal Viminale per acquisti di auto case e barche? Avevamo previsto in ambito vaticano il programma del “partito del Papa”? Con le sette parole chiave come simboli culturali del 2019: paura, ordine, migrazioni, popolo, democrazia, partecipazione, lavoro, che Antonio Spadaro il teologo gesuita direttore di Civiltà Cattolica ha pubblicato a nome del Pontefice, del presidente della Cei Gualtiero Bassetti, del direttore editoriale della comunicazione Andrea Tornielli, e di vari altri moschettieri laici al servizio del Papa? Lotta in trincea pura e semplice pro accoglienza, lotta ai populismi, pro Europa. Nessuna proposta per lottare contro la nostra denatalità, la sessualità “usa e getta” ove la procreazione rappresenta il danno e non lo scopo, il diritto alla vita in utero del bimbo concepito quale più debole fra i deboli e spesso vittima di “trattamento eugenetico”, per la difesa della famiglia che nasce da un matrimonio naturale, contro la “morte pianificata” come assistenza suicidiaria, per la dignità della donna e contro la gestazione per altri, e solo qualche flebile lamento contro il più grande genocidio contemporaneo, quello dei cristiani in Africa e Medio Oriente, nessuna parola o coraggio nella difesa di Asia Bibi la contadina che rischia il linciaggio in Pakistan dopo anni di galera per aver abbracciato la fede cristiana. Questa è attualmente la “buona politica” della Chiesa al servizio del “bene comune”! E sono molto perplesso nell’ascoltare l’invito papale a non andare in chiesa e vivere come se si fosse atei se non ti identifichi con questa nuova onda catto-compagnola tanto cara a chi ha fatto del “pauperismo” la sua missione terrena. Come non bastasse la scomparsa di numerose chiese nel mondo e la desertificazione delle funzioni domenicali. E certo il “tana libera tutti” era il meglio che si potesse fare visto che c’era ancore qualche lacciuolo di speranza morale. Ora siamo liberi, anche la Chiesa è con noi. Finalmente arriva la “delegittimazione del peccato”, la misericordia infinita, la virtù dell’imperfezione, la consacrazione della fallacità umana, se anche Pietro, quando buttava male, finse di non conoscerLo. Anch’io mi sento cristiano ipocrita, ma spesso sono solo “incoerente” fra quello che dico e ciò che faccio, potrei fare tanto di più per il bene comune, e non mi autoassolvo anche perché, bene che va, dovremo passare tutti per un lungo Purgatorio come hanno affermato anche anime sante. Ma mi sta sorgendo una voglia matta, se questa è l’onda di un “neocattolicesimo” a favore di un indistinta e distopica fratellanza fra le culture, entusiasmo molto mondano pro immigrazione selvaggia, di un attivismo politico e sindacale che non ha nulla di sacro, di una lotta contro l’unico strumento umano nella storia per creare benessere e cioè la libera imprenditoria, alla ricerca del profitto di molto umana tensione, di pronunciarmi come “ateo relativo”. Si perché se il cristiano oggi deve vergognarsi di sé stesso se va in chiesa, se non fa il presepe “alternativo” con salvagenti e bottiglie di plastica o spazzatura, se ama la propria moglie nell’ambito di una indissolubilità matrimoniale e nel reciproco rispetto, se interpreta la sua carità col sacrificio di chi vuole rispettare la diversità e non delegittimare la tradizione giudaico cristiana dalla quale siamo stati plasmati, se segue la regola evangelica di San Paolo che pone l’aiuto verso tutti i fratelli con particolare tutela di “quelli in fede” meglio essere atei, perché il teismo solo della ragione non può che rivelare profonde contraddizioni nel modus operandi della Chiesa attuale che avvalora ancora di più il mito sartriano della negazione di se stessa.