banner_dolcevita
banner ruggeri
banner D'ANGELO 1
banner delizie 1
Unknown-1

CAMBIO DI PASSO

By  |  0 Comments

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2

Inutile elencare tutte le manifestazioni, i proclami, le persecuzioni di cui sono oggetti tutti quelli che sostengono un “sentire diverso” dalla vulgata del “politicamente corretto” o dei “radical chic” come li definì Tom Wolfe. Come l’aggressione dei “Pro vita” sempre tollerata dal mainstream e che ultimamente, ma sempre preceduta da analoghi comportamenti in altre citta, all’Università “La Sapienza” di Roma si sono visti stracciare i volantini di un desco all’ingresso della Facoltà di Lettere, messo su con regolare permesso, che recitavano le atrocità dell’uccisione di un embrione alla 12° settimana, da un gruppo di studenti al suono di schiaffi e bestemmie. Ed ultimamente si sono visti rimossi i manifesti nella capitale, mostranti l’ovvio che “due uomini non fanno una madre” ad opera del sindaco Virginia Raggi cedendo alle lobby “Lgbt”. Ma nel contempo la festa del cinema a Roma pullula di pellicole ed iniziative foraggiate da enti locali, ministeriali, regionali che portano avanti la cultura Lgbt con film come “Let me fall” e “Zen sul ghiaccio sottile” che parlano di relazioni saffiche, o il film “Gli anni amari” dedicato a Mario Mieli, teorico gay e sostenitore, almeno intellettualmente, della pedofilia. Perché nonostante la maternità surrogata sia proibita nel nostro Paese e il commercio dei bambini condannato, ribadire la legge diventa “discriminazione”. E all’ONU nel nome di diritti dell’uomo hanno accusato l’Italia di razzismo, inviandoci ispettori per verificare gli atti di violenza contro i migranti, ma nel contempo calpestano i diritti delle donne mettendo sotto accusa la legge francese anti-burqa in quanto attentato alla libertà religiosa creando discriminazione nei confronti del genere femminile. Per non parlare della dittatura “gender” che cerca di appropriarsi delle aule scolastiche come accaduto in un istituto inglese ove la maestra, nell’intento di “insegnare la diversità” per una migliore conoscenza del matrimonio fra omosessuali, ha costretto gli alunni della scuola elementare a scrivere una dichiarazione d’amore gay cosicché in futuro non avranno problemi a diventare uomini di Chiesa come il cardinale di Vienna Christoph Schonborn che a suon di champagne ha benedetto un matrimonio omosex o ambasciatori del nostro Paese come accaduto in Spagna ove nella nostra ambasciata Stefano Sannino (gay dichiarato) si è permesso di celebrare un matrimonio omo pur sapendo che in Italia, la cui ambasciata è un propaggine, si riconoscono le unioni civili ma non i matrimoni gay. Se poi volgiamo lo sguardo al problema “Immigrazione” lo scontro diventa epocale e guerrafondaio. Si assaltano le sedi dei leghisti che propongono un freno all’accoglienza dei migranti o quanto meno ad una loro migliore identificazione dello stato e delle necessità, si esprimono armate di “haters” sui social che vedrebbero volentieri gli esponenti di questo governo “bruciati” in pubblica piazza a mo’ degli usi islamici, insegnanti (liceo di Crotone) che paragonano i provvedimenti di questi ministri e della presidenza del Consiglio al pari delle leggi razziali del 1938; studenti convocati a Lampedusa da varie scuole italiane per uno spot dietro “brain washing” pro Ong finanziato da Unhcr (Alto commissariato ONU per i rifugiati) e amplificato dalla Rai; ma il lavaggio del cervello non si limita nei centri d’accoglienza bensì in quasi tutte le scuole o comuni della penisola ove vengono invitati anche i profughi stessi a fare lezione di accoglienza agli alunni come accaduto a Palermo col patrocinio de suo sindaco Leoluca Orlando, ad Arco in Trentino con i bimbi delle elementari che hanno partecipato alla settimana dell’accoglienza, a Pavia ove per tutto l’anno scolastico sarà attivo il progetto “Homo migrans” allestito da una cooperativa sociale e dall’onnipresente Anpi, a Bussero nel milanese ove l’Anpi ha organizzato una mostra chiamata, guarda un po’, “Mare Nostrum” dedicata al dramma dei migranti; altri studenti a Palermo parteciperanno ai laboratori del festival “Sabir” ad incontrare i rappresentanti delle Ong per discutere sulla “criminalizzazione della solidarietà” e si potrebbe continuare con Mantova, Brindisi, Torino; vigili urbani a lezione di antirazzismo (impiegati fondi per 5000 euro) nella “rossa” Bologna ove tra gli insegnanti ci sarebbe anche Yassine Lafram presidente dell’Uicoii, punto di riferimento dei musulmani della città felsinea. Un islamico che ci fa lezione di accoglienza! “Andiamo bene” come diceva Sora Lella. Si tende a giustificare la condotta del sindaco di Riace come negli anni ’70, quando l’estrema sinistra per non dire “quei compagni che sbagliano” (le Brigate Rosse) aveva già teorizzato la necessità di non obbedire alle norme dello “Stato fascista” in nome di un’etica ritenuta superiore. Perché come affermava Roberto Saviano stiamo andando verso un regime. In realtà il regime esiste già ma non è quello dei cosiddetti “sovranisti” bensì quello del moloch progressista che vuole introdurre anche a livello mediatico una revisione delle parole “corrette” da usare e la “Carta di Roma”, codice deontologico dei cronisti, aggiorna i suoi diktat sulle parole da usare per raccontare l’immigrazione evitando quelle che contengono “giudizi negativi” per cui dev’essere bandito il termine “clandestino” sostituendolo col “richiedente asilo” tout court. Se poi il “richiedente” si dà alla macchia e alla delinquenza e spaccia droga davanti alle scuole come a Savona, o se dopo la guerra, la casa distrutta, i cari seviziati e uccisi, finalmente riesce ad approdare in Grecia, sull’isola di Lesbo dopo una traversata “perigliosa” la vostra prima preoccupazione e di chi vi accoglie non è darvi un tetto e un pasto caldo bensì abbattere la croce di cemento armato eretta a ricordo dei dispersi in mare in quanto infastidiva la vostra fede, questo è un altro discorso. E per lo stesso motivo vorrebbero istituire anche una “guardia armata” sul web penalizzando o cancellando gli autori di pensieri non allineati al mainstream, un vero e proprio Minculpop. Ma se questo colonialismo liberal si limitasse al web e ai suoi poco accorti frequentatori sarebbe un male minore se non trascurabile. Il problema è che alberga e fa da padrone anche nelle sedi più importanti della cultura come riviste scientifiche internazionali che hanno ultimamente pubblicato studi folli ma “politically correct” su finte ricerche per mostrarne il tasso di ideologia come uno sulla “cultura dello stupro fra i cani” onde denunciare l’oppressione sistemica contro il “cane oppresso”, come un altro sull’opportunità di un superamento dell’antropometria e struttura per un bodybuilding “grasso” cioè scolpire il grasso invece dei muscoli! Ma l’articolo più clamoroso è senz’altro quello dedicato al “femminismo di solidarietà” e che non era altro che il capitolo 12 del “Mein Kampf” di Adolf Hitler con alcune correzioni in chiave femminista. Tutti articoli pubblicati su riviste statunitensi che dovrebbero essere antesignane nella diffusione culturale. Da brivido! Il tutto a testimoniare, ancora ce ne fosse bisogno, il venire alla luce di quel marasma destruente che, iniziato dal dopoguerra, sta minando la struttura della nostra civiltà occidentale con cervelli artatamente poco istruiti e destinati all’ammasso e alla mercé dei pochi plenipotenziari. Ma per non appartenere ai “pessimisti cosmici” e neanche agli “ottimisti inerti e voyeuristici” cerco di intercettare in questo iperuranio catastrofico qualche refolo di lotta antisistema e anti mainstream. E devo dire che forse sta emergendo un accenno ad un “cambio di passo”. Ad iniziare dal nostro Pontefice che ha definito giustamente l’aborto un “omicidio tramite sicario” a tutti gli effetti considerando stavolta non il diritto della donna a scegliere, postuma, se portare a termine una fecondazione avvenuta bensì quello del nascituro che non potendo offrire alcuna DAT si vede smembrato senza alcun diritto alla difesa. E come sta avvenendo ad esempio a Verona ove il comune sta deliberando di aiutare economicamente la filiazione da parte della donna con regolare e violenta opposizione dei progressisti che non vogliono sia demonizzata la legge 194 definita una grande conquista sociale della donna. Ed a Roma in questi giorni viene presentato il “Manifesto di Brague”, filosofo francese, sul bisogno di ritrovare fede e radici. Ove si proclama che la difesa della vita è un valore irrinunciabile, che la famiglia è fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna e conseguente rifiuto della ideologia di genere, promuovendo la natalità perché si esca dall’ “inverno demografico”. Ma si parla anche della libertà di pensiero, di espressione e di educazione, perché l’Europa rimasta senza morale ritrovi i suoi valori che sono quelli inerenti la fedeltà ad una triplice eredità: filosofia greca, diritto romano, religioni bibliche, l’ebraismo e il cristianesimo. E all’assonanza con le sue creazioni che sono la scienza moderna e lo stato di diritto, garante delle libertà fondamentali. La crisi attuale, recita il manifesto, molto probabilmente ha alla sua base la perdita della forza sociale del cristianesimo che subisce le aggressioni di un laido laicismo radicale che oltre a diffondere un relativismo aspecifico si fa portavoce di un’allarmante “cristofobia” alla quale contribuisce da secoli l’Islam tanto caro agli epigoni del fallimentare multiculturalismo. Altro colpo è la santificazione di Papa Montini il padre dell’enciclica “Humanae vitae” sul controllo delle nascite e aborto. E finalmente Papa Francesco, tanto ben guardato a sinistra per le sue posizioni un po’ relativiste, ha rimesso i paletti per una fede cristiana che non concede sconti o inopportuni allargamenti. Ed il gruppo Mellin-Danone dal 2011 ha avviato politiche per il sostegno delle mamme ed anche il nostro Ministro Fontana promette risorse. E a Schio si tiene in questi giorni un Convegno sulla “Libertà d’informazione e manipolazione mediatica” con relatori che rifletteranno sui cambiamenti che hanno stravolto il sistema editoriale e la diffusione delle notizie spesso “fake news” per imbastire “fake truth”, e farsi interpreti di un sentire diffuso dell’opinione pubblica ignorato da quel giornalismo che risponde solo alle élite. Fa il paio l’invito del cardinale Angelo Becciu ai cattolici perché tornino in politica ma da protagonisti perché “E’ ora di farsi sentire, non c’è bisogno di un partito unico”. E persino “Micromega”, la rivista degli intellettuali di sinistra, non ne può più del multiculturalismo tanto caro al Pd e ad una frangia cattolica perché divide e non integra. Una delle sue redattrici Cinzia Sciuto nel suo recente libro “Non c’è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo” (Ed. Feltrinelli) ricorda che la laicità dello Stato è intoccabile perché difende dai soprusi di qualunque religione e non è ammissibile che certe comunità si diano delle regole diverse e pretendano un ordinamento giuridico flessibile davanti alle loro richieste come stanno perpetrando alcune comunità musulmane. In questo modo lo Stato viene privato dalla sua principale direttiva che è quella di salvaguardare il benessere di tutti e non soggiogarsi alle dittature delle minoranze che, se non riconosciute, si dichiarano “oppresse”. E le rivendicazioni di un crescente numero di minoranze (spesso inventate e astoriche) conducono a leggi diseguali caratterizzate da eccezioni, come già spiegato da Giovanni Sartori, che sfociano in “leggi della tribù”, portano alla frammentazione, reintroducendo l’arbitrio. E che dire dello stop all’immigrazione incondizionata portata avanti dal nostro attuale governo? Ed è sotto gli occhi di tutti la levata di scudi da parte dei burocrati di Bruxelles verso il nostro Paese da sempre soggiogato a veri e propri diktat europeisti. Chi vivrà vedrà!