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PAOLO PAVONE
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CARENZA MEDICA

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Il nostro Paese come tanti altri dello stesso parallelo hanno vissuto epoche storiche di grandi carestie alimentari e non solo con mezzi di sopravvivenza che andavano dal brodo di buccia di patate, al nutrirsi di animali disgustosi come i ratti, al bere alcool metilico o fumarsi la paglia delle sedie. E tranne che per l’alcool metilico i danni erano abbastanza contenuti con una discreta sopravvivenza. Ma c’erano alla base di tali periodi eventi catastrofici naturali, guerre, sfollamenti, indigenza economica, scarsità di diritti civili ed enorme diseguaglianza sociale. Per arrivare ad oggi in cui l’Occidente, si dice, abbia conosciuto 70 anni di pace, di avanzata democrazia, di un welfare mai visto prima. Ma siamo così sicuri che qualcuno sia stato all’altezza di manutenere questo tanto sbandierato welfare democratico o in realtà ci troviamo di fronte ad una carestia più grande e invisibile di professionalità e cultura umana che mai potessimo conoscere nel pieno, diffuso ed avanzato benessere? Purtroppo siamo preda di una politica che più cieca ed ottusa non potevamo meritarci che dall’arte filosofico-pedagogica dell’amministrare la “res publica” si è selvaggiamente tramutata nell’arte del proprio arricchimento personale a mezzo di una delega profondamente tradita e vilipesa. Il politico odierno è stato stigmatizzato da James Freeman Clarke come “colui che pensa alle prossime elezioni mentre l’umo di Stato pensa alle prossime generazioni”. E rincara Aldo BusiIn Italia non esistono statisti poiché non vi mai stata alcuna cultura dello Stato, della democrazia vera, del ben pubblico”. Tranne alcuni terremoti che hanno distrutto territori e case d’antan, o eruzioni vulcaniche tutto può essere previsto se invece di guardare il dito guardassimo la luna. E stanno impietosamente emergendo tutte quelle connivenze, baratti, associazioni oserei dire “mafiose” fra poteri indipendenti dello Stato in un quadro di estesa corruzione che rappresenta l’attuale malattia sistemica allo stadio pre-terminale della nostra sudata democrazia. Tutto ciò che la politica ed i suoi fulgidi esponenti toccano non si trasforma come nel caso del re Mida in oro ma in una sostanza vischiosa che pian piano blocca i tuoi movimenti fino a bloccarti il respiro nell’alveo di una macchinosa burocrazia che ti ostacola più che facilitarti. I danni fatti sono svariati e spesso indescrivibili come una sicurezza svanita con forze dell’ordine “normalizzate” e ridotte all’osso, una magistratura che vicaria maldestramente la politica a suo piacimento, una scuola ridotta ai minimi termini, tanto per dire che esiste, una università gestita dai centri sociali e chi più ne ha più ne metta. Ma l’evento più eclatante del malcostume politico è l’aver asservito alle leggi del contrappasso addirittura la Sanità che rimane l’unico emblema a testimoniare il grado di civiltà e progresso sociale. Una sanità che dovrebbe proteggere la vita dei cittadini ma sulla cui organizzazione le forze politiche la fanno da padrone a dispetto dei professionisti tecnici o medici che ne costituiscono l’ossatura. E quanto poteva durare questa schiavitù professionale anche del più anonimo e benpensante camice bianco? Il bubbone pestilenziale è esploso e con esso tutto il SSN. Perché riempirsi la bocca con i progetti “Erasmus” con le frontiere aperte, con il libero scambio commerciale fra i paesi non ha permesso al cervello di riflettere che l’apertura al mondo significa essere preparati al viaggio e all’esplorazione e non presentarsi al confronto con un apparato statale da regime autarchico, provinciale e anacronistico. Se libera è la scelta di dove piazzare la tenda per quale motivo un professionista dovrebbe intrattenersi vicino allo scolo di una fogna invece che nei pressi dei zampilli di una sorgente? Se l’inglese scientifico oramai viene imposto quasi ovunque dall’ e-commerce anche di prodotti semplicemente artigianali ai congressi e convegni anche italiani di un certo livello e senza più la cuffia della traduzione simultanea vuol dire che qualcosa è cambiato. Ma i nostri cari politici non riflettono più, sono i frutti marci di una decadenza a cui purtroppo dovremo abituarci con l’unica soddisfazione che se le pecore vanno in macelleria le volpi andranno in pellicceria (Craxi dixit). Sono di una cecità che pur secondo una logica machiavelliana non trova spazio. Ma come si può svegliarsi un mattina e dire “ohibò mancano i medici!”. Sono anni che noi medici lamentiamo lo stress, il “burn out” che pervadono la nostra vita, dai turni massacranti alle continue improvvide persecuzioni legali, al misero stipendio ospedaliero e del ricercatore universitario inferiore anche a quello del macellaio all’angolo. Sono anni che il blocco delle assunzioni del personale medico ha impedito il travaso esperienziale una volta a cascata primario-aiuto-assistente. Oggi si mette una pezza ma il professionista di trent’anni non potrà mai essere efficace come quelli della settima decade che pian piano andranno via, sempre ritenendo che il quoziente intellettivo sia lo stesso di entrambi. Ma si! Ora ne assumiamo di più! Ma dove sono? Il numero chiuso li ha falcidiati all’origine; i successivi posti di specializzazione e la carenza di borse di studio ne ha ridotto ancora il numero. La loro preparazione ora verrà fatta sul campo a prescindere dall’università. Ma se anche fosse, e non è detto che sia una cattiva idea, quanto tempo ci vorrà per prepararlo ad affrontare la diagnosi e quanto comporta con le sue conseguenze legali? Vi pare che un chirurgo lo si inventa da oggi al domani? E vi pare che il chirurgo che altrove viene strapagato oltre che rispettato con annessi benefit come traduttore, casa, scuole per i figli abbia voglia ancora di tornare nelle nostre sale operatorie per 3-4000 euro mensili, farsi l’assicurazione privata per evitare di pagare se un cesareo d’urgenza ha avuto un taglio ipogastrico un po’ obliquo, per poi forse non essere più assicurato in quanto entri in una ”black list” delle compagnie assicurative? Ed infatti le nostre sale operatorie tra poco saranno deserte anche per carenza dei medici anestesisti e rianimatori. E così si chiudono i reparti per mancanza di personale, mentre si allungano le liste d’attesa altrove con l’ovvia conseguenza che forse dopo esserti comperato farmaci e cateteri perché la struttura sanitaria non ha più i soldi per comperarli non riuscirai a ricoverarti prima che tiri le cuoia. Infatti i medici preferiscono abbandonare le corsie ospedaliere per confluire nell’assistenza ambulatoriale perché più remunerati e con meno responsabilità o addirittura espatriare ad esempio negli emirati arabi con retribuzioni che vanno dai 14.000 ai 20.000 euro mensili o anche nel semplice Regno Unito con retribuzioni per uno specialista che va dagli 85.000 ai 115.000 euro l’anno. I giovani medici partono per l’estero in misura di 1000 ogni anno mentre di qui al 2025 ci saranno 16.700 dottori in meno di quelli che servirebbero. Ed il ministro Tria lancia l’allarme: la fuga dei cervelli ci costa 14 miliardi (spese di formazione e mancati introiti fiscali), importiamo braccianti ed esportiamo talenti. E nessuno fa niente come previsto anche se il governatore veneto, vista la carenza del personale medico, ha intenzione di aumentare le loro retribuzioni o addirittura di richiamare professionisti già pensionati. Tutti impegnati a farsi male da soli con persecuzioni da gossip giudiziario nello stesso governo e con le opposizioni nell’unica meta di guadagnare consenso elettorale. Un quadro veramente pietoso da parte dei politici che non amano informarsi sulle reali necessità del nostro Paese e che già ora è tra gli ultimi posti in Europa per la quota di popolazione laureata sul totale. Basta vedere che solo un terzo dei ricercatosi italiano che hanno ricevuto finanziamenti europei (Fondi Erc) lavora in Italia. Bastano sconti fiscali! Per favorire il controesodo? Ma non facciamo ridere i polli! Siamo il Paese meno meritocratico al mondo! Cooptazione che sostituisce la valutazione del merito è la nostra piaga oramai incancrenita! Se per un giovane europeo lavorare “abroad” è un opzione per un italiano diventa una “necessità”. Conosco giovani che in UK hanno cambiato facilmente lavoro incrementando le proprie competenze e migliorando l’asset economico. In Italia tutta questa movibilità? Neanche a sognarla! E siccome i nostro governanti “stanno avanti” aspettano solo che l’accordo fra Amazon e SSN farà in modo di chiedere ad “Alexa” (piattaforma di esperti) la diagnosi via web con buona pace dei medici che mancano e che finalmente non saranno più un problema. Poveri noi!!

Arcadio Damiani