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CARI VELTRONI E ZAGREBELSKI

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Il lungo editoriale di Walter Veltroni su “La Repubblica”, ricettacolo oramai del piagnisteo a sinistra, rivela una confessione dal significato molto profondo che va dall’idea svanita del ruolo che la sinistra progressista porta con sé e cioè come afferma “la sinistra o è popolo o non è”, genitrice di quella capacità innovativa e creativa che rompe le acque chete del conservatorismo e che la sdogana dal suo significato letterale a delineare eventi poco fortunati, alla debacle sia della sua classe dirigente che delle nefaste esperienze vissute nazionali ed extranazionali. E lo fa con un afflato che ha del tenero ma anche dell’inconsistente. Perché si concentra sull’avanzata di quelle forme di populismo che sembrano aver sottratto alla sinistra il suo stesso significato esistenziale e utilizzare quel termine di “popolo” che da sempre ha stigmatizzato le sue lotte e le sue conquiste. Purtroppo storicamente dimentica quanto il popolo sia stato malmenato dal “Sol dell’avvenire” inverato nell’ Unione sovietica dalla cui disgregazione i paesi dell’Est si tengono alla larga dal riproporre un cosiddetto “regime socialista”, nella Cuba di Castro, nei paesi dell’America latina, Brasile Venezuela che stanno vivendo l’incredibile divario fra ricchezza del suolo e povertà dei cittadini con despoti che se pur condannati e rinchiusi nelle patrie galere per corruzione non abbandonano la possibilità di ripresentarsi alle elezioni(Lula Da Silva) o che hanno prodotto inflazione del milione per cento(Maduro). Per non parlare del despota nordcoreano(uno degli ultimi avamposti del comunismo reale) che a differenza della Corea del Sud si è rinchiuso in uno splendido e ancora minaccioso isolamento. Allora caro onorevole Veltroni abbiamo ancora la velleità di guidare con gli specchietti retrovisori rivolti al limitato temporalmente periodo del nazifascismo con toni pericolosamente revanscisti o diamo qualche merito anche storico a questa fronda liberale che sta raccogliendo il malcontento da voi prodotto e accumulato in questi ultimi decenni? Comprendo il suo mea culpa ma appare sempre più anacronistico riproporre una nuova alleanza di “sinistra” con un algoritmo che non esiste più nella realtà. Come fa a non capire che la dicotomia destra-sinistra appartiene al passato e non sembra riproponibile con tutte queste interconnessioni globali che si fanno beffe delle ideologie e mirano a quel “welfare” proprio da voi tanto promesso ma posto su basi fragili ed inopportune? Allora chi è conservatore? Chi si preoccupa delle condizioni esistenti e mosso da un discreto pragmatismo cerca di rifare la quadra ad una situazione che di geometrico non ha più nulla o chi se la mena ridipingendo vecchi e minacciosi scenari illudendo il “suo popolo” che stavolta sarà la volta buona? Caro onorevole Veltroni non c’è più tempo! E ne avete avuto abbastanza per modificare quegli assetti globalistico-finanziari che hanno depredato le risorse dei cittadini sia finanziarie che di credito e motivazione. Le pecore sono fuggite dall’ovile ed è inutile chiudere il cancello. Il flop della sinistra è sotto gli occhi di tutti, dalla scomparsa delle feste dell’Unità, ai pochi ancora militanti che riappaiono in qualche corteo contro questo cosiddetto governo “populista sovranista”. Militanti che molto conservativamente si rifugiano in quei ruoli pseudo culturali dai quali ha ricevuto considerazione, benessere e prebende e sono sempre gli stessi: Anpi, Centri sociali, Coop, Arcigay, Lgbt, Cineforum, Sindacati che poi ritornano nelle loro cucce gratuite e foraggiate. Certo almeno negli anni ’70 qualcuno di voi aveva letto qualche pagina del capitale di Marx , della filosofia hegeliana o delle riflessioni gramsciane e come contrapporsi a Croce o a Gentile. Oggi la vostra cultura si riduce al neo portavoce Ivano Ciccarelli da Marino con i suoi nerboruti 140 chili (per le salamelle delle feste Unitarie) che si esprime con un lessico che, tradendo un’approfondita conoscenza filosofica, va da romanescamente in salsa burin-glocal  “sti poracci” riferendosi agli immigrati  a “rottura de cojoni” indotta dai neofascisti secondo una spiccata sintesi di cui è custode l’intellighenzia. E ribadisce l’idea fichiana, boldriniana et similia che il futuro è l’integrazione ed accogliere disperati è un fatto di buon senso, che il reddito di cittadinanza è l’unico modo per ridistribuire ricchezza (l’unico modo che i sinistri conoscono ossia mangiare senza lavorare). La trasformazione è lampante: dal salotto alla borgata. Basterà per la Resurrezione pasquale? Non credo! Perché anche i fuorusciti da sinistra che si sono rifugiati nei 5stelle stanno realizzando l’inconsistenza e la pericolosità della “democrazia diretta” della Casaleggio Company e toccando con mano quanto la scarsa cultura regni sovrana tra i neoparlamentari penta stellati. Basta vedere al Sud cosa stanno facendo dell’Ilva e col no-Tap fermo restando la scomparsa di altre industrie come Alfasud, Italsider, Gioiatauro. Rimarrebbe solo il reddito di cittadinanza. E molti di loro non sono propensi a rivotare questo melting pot senza identità. L’Italia è ancora un grande Paese ma diversamente dagli altri è molto complesso strutturalmente, forse si suiciderà, ma i suoi organi trapiantati saranno utili alla sopravvivenza di tanti altri organismi. Caro onorevole Veltroni come fa ancora a sostenere che “il sistema dei valori della sinistra ha reso la vita di ognuno sulla terra più libera e migliore?”. Ancora l’ennesimo vanto del complesso di “superiorità morale”! Ma la storia ha tutt’altra versione. Perché vorrei ricordare che contro i lager o i gulag non è mai stata la sinistra ad opporsi contro questi orrori. Infatti contro il Reich trionfante a tenere duro è stato solo un gentiluomo conservatore, nemico irriducibile del marxismo, tale Winston Churchil e come ricorda Giovanni Sallusti le illuminate sinistre erano per la capitolazione o addirittura per l’abbraccio fraterno alla svastica, nel nome del vigente patto Ribbentrop-Molotov, tra totalitarismi gemelli. E quello sovietico inoltre non è stato sconfitto da un democratico progressista come Jimmy Carter ma da un rude e libertario repubblicano di nome Ronald Reagan, senza esplodere un solo colpo. Come d’altronde l’outsider scorretto Donald Trump si oppone con i suoi dazi all’odiosa tirannia dei cinesi che vivono di regole per noi disumane come l’annullamento dei diritti del lavoro e la prassi della schiavitù minorile e che mirano a fagocitare la nostra cultura occidentale nel nome di questa globalizzazione farlocca figlia di lib-lab alla Clinton-Obama. Come sta facendo l’orco di questi giorni Viktor Orban che pur facendo parte del Ppe e membro Nato viene additato come pericoloso perché sta difendendo strenuamente col pugnale fra i denti la Civiltà Europea dalla spinta per confinarla ad un’appendice dell’Africa. Allora chi sta difendendo la libertà di autodeterminarsi, come natura antropologica insegna, senza spargimento di sangue e nel rispetto dei diritti umani? E non basta perché la sinistra di questi giorni inseguita dallo spettro dell’estinzione, invoca la battaglia finale e chiama alle armi i corifei dell’innaturale distruttivo egualitarismo per combattere tutti quelli che si oppongono alla conservazione delle differenze ad iniziare dalla nostra religione come riporta in maniera brillante in un suo articolo Renato Farina. Tutti contro Salvini che sgrana il rosario e Putin che bacia le icone! “Questa convocazione parte dai piani alti e rarefatti della sinistra in nome del progressismo, per diventare immediatamente persecuzione morale e disprezzo razzista verso il cattolicesimo popolare, calunniato come portatore di tirannide”. E riporta quanto apparso su “La Stampa” in merito alle esternazioni di un guru della cerchia torinese di filosofi e giuristi illuminati, tale Vladimiro Zagrebelski che chiede sia messa al rogo, come con Giordano Bruno, “la religione come arma dei sovranisti per colpire le libertà individuali”. E si rivolge ai cosiddetti “cattolici modernisti” che ammettono, aborto, eutanasia, comunione ai divorziati, utero in affitto, matrimoni gay, adozioni per coppie omo, liceità dell’amore extraconiugale e amore omosessuale anche fra i prelati. E li avverte del grande pericolo di questa ordalia di cattolicesimo ortodosso, di questa parte più chiusa e retriva, fonte di perversione e intollerante verso libertà individuali con nostalgia di un passato autoritario, che va combattuta ed espulsa al più presto dall’alveo della presentabilità democratica. E cita “crocefissi e madonne” come ironicamente annota Farina come fossero “volgari arnesi da bidet”. Ma il giornalista semplicemente ricorda che “chi in Italia ha garantito la libertà individuale contro l’osannata tirannide marxista è stata la Democrazia Cristiana sostenuta da quel bigotto di Pio XII e dagli spregevoli comitati civici in processione con la Madonna Pellegrina. Quelle processioni, lo diceva Benedetto Croce, hanno sconfitto i nemici della libertà”. E liberale è stato il regime democristiano, non quello sovietico, che ha permesso un referendum popolare accettando i risultati, non certo auspicati, dell’ammissibilità del divorzio e dell’aborto. Sveglia cari cattolici istruiti ed educati negli oratori e che dicono ancora alla propria moglie “ti amo” andiamo in battaglia se così vogliono questi signori talmente illuminati fino a bruciarsi. Buttiamo addosso loro un po’ d’acqua che spenga il loro odio, questo vero, razzista verso chi come noi ama solo discutere per crescere e lottare contro l’annientamento della libertà che rimane il cardine della nostra religione cristiana che diversamente dall’obbligo del raggiungimento del Nirvana porta con sé il dono meraviglioso del perdono e della misericordia. Anche per i Veltroni e i Zagrebelski. Altro che!