PAOLO PAVONE
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CARO PAPA FRANCESCO

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La mia è contemporaneamente una confessione ed una preghiera che a Lei rivolgo, la prima perché siano manifestate le mie angosce e i miei dubbi sui valori cristiani della vita, la seconda perché mi aiuti a ritrovare la via maestra che conduce all’Altissimo, alle sue leggi e al suo volere. Vedo che le vocazioni sacerdotali sono in profonda crisi nel nostro Paese e non sappiamo più come gestire le nostre 27.000 parrocchie. Se pensiamo agli 80.000 sacerdoti nell’’800 ai 30.000 di oggi non c’è da stare allegri per quella che Lei definisce un’”emorragia” e certo non è colpa Sua se non è riuscito ad arginare il declino già in atto delle vocazioni, della devozione, della partecipazione alla mensa eucaristica, all’affievolirsi del sentimento religioso. A compensare la carenza sacerdotale per fortuna c’è l’Africa ove le ordinazioni sono molto più numerose che in Italia ed è anche positivo il fatto che il numero dei battezzati nel mondo negli ultimi 10 anni sia cresciuto del 14% più del ritmo di crescita della popolazione. Ecco questa è una immigrazione benefica anche se mi duole il fatto, come Lei afferma, che “Questa crisi è il frutto avvelenato della cultura del provvisorio, del relativismo e della dittatura del denaro che allontanano i giovani dalla vocazione, insieme alla diminuzione della nascite e alla testimonianza tiepida”. Ed in questo la responsabilità non è solo del celibato perché il problema è anche avvertito nelle grandi confessioni protestanti, ma è anche dovuto al drammatico calo demografico dalle nostre parti. Praticamente assistiamo al fenomeno dei “missionari al contrario” che sono in maggior parte indiani, congolesi, nigeriani, polacchi, sudamericani anche francesi e spagnoli. Vengono da lontano e rimangono in Italia dopo aver studiato nelle università pontificie quale segno di una necessità impellente, un vuoto da riempire, dal quale dipende anche la sopravvivenza della nostra e Sua Chiesa. Ma è anche segno di un occidente cristiano fin troppo relativizzato e secolarizzato a partire dalla negazione della radice giudaico cristiana della UE. Credo, sperando in una smentita, che anche la Chiesa sia artefice e vittima di questa decadenza del senso di sacralità insito del dogma del Mistero che per secoli ha plasmato e mitigato le nostre esistenze. Nel caos, l’unica certezza è la sola Verità Assoluta. E noi tutti come l’abbiamo difesa? Relegandola alla stregua degli altri valori terreni, dal metafisico al fisico, umiliandola e svilendola a mo’ di una semplice militanza. Ed in questo la Chiesa di oggi in quanto a responsabilità occupa un posto di primissimo piano come in un degrado familiare i primi responsabili sono gli stessi genitori. Caro Francesco che bisogno c’era di una entrata a gamba tesa delle gerarchie ecumeniche nell’alveo politico di bassa lega? La Chiesa ha sempre fatto politica, com’è nella natura degli uomini che la compongono, ma di solo “indirizzo” e con molta discrezione, non è mai scesa in campo aperto, a meno di quando si trattava di Crociate, con i suoi uomini a demonizzare e desiderare la morte di un uomo politico, a celebrare un matrimonio fra omosessuali, a mettere in discussione i “valori non negoziabili” della nostra dottrina, a fare della comunicazione mediatica con i suoi mezzi di stampa l’enfasi di una ben definita parte politica, altrimenti che dire di far scrivere come prete editorialista sul Suo giornale “L’Osservatore romano”, tale Don Giacomo Ruggieri, simbolo negativo dal giorno in cui nel 2012 fu indagato per atti sessuali osceni e in luogo pubblico nei confronti di una ragazzina di 13 anni, condannato, sottoposto a processo penale canonico ma spostato a Pordenone ove ha ammesso e chiesto scusa come ha chiesto scusa anche il direttore del giornale Andrea Monda. Le scuse purtroppo sono il veleno del rapporto fiduciario come un vaso rotto che sempre rotto è anche se si ricompongono i cocci. Che fine ha fatto la “Forza” della Fede? Semplicemente relativizzata anche per un sacerdote che si affida alla cristiana “misericordia” ben lontana dal “nirvana” di Buddha. E Lei, caro Francesco ci ha messo anche del suo come si è visto dall’ultima campagna elettorale cercando di convogliare il voto dei cattolici sulle sponde di una sinistra Pd-Cinquestelle. Ma i cattolici in gran parte hanno votato Lega, si quella che brandisce crocefissi e madonne, ma che sembra parlare più al cuore degli uomini colmando un vuoto che prima era riempito dai suoi ministri. E oltre al danno ricevuto dalla sconfitta, la beffa delle proposte avanzate da quella parte politica cui Lei si accomuna, come annota Antonio Socci. La prima: abolire l’ora di religione nella scuola sostituendola con un’ora obbligatoria di educazione civica. La seconda: la “revisione” dei criteri di ripartizione dell’8 per mille che sono stati finora vantaggiosi per la Chiesa. La terza: rivedere le norme sull’Imu degli immobili della Chiesa. La quarta: dare attuazione alla recente sentenza della Corte europea per il recupero dell’Ici non pagata negli anni passati. Proposte a firma di esponenti del Pd, Leu, + Europa, Cinquestelle perché in fondo, a loro detta, “tutti questi privilegi per la Chiesa Cattolica contrastano con la crescente secolarizzazione della società italiana dove i cattolici praticanti sono circa il 30% della popolazioni e scendono al disotto di questa percentuale fra i giovani”. Vabbè per gli altri punti ma siamo arrivati all’idea che l’ora di religione sia un privilegio della Chiesa e non una necessità dell’uomo in anima e corpo? E che farà Lei e il suo esercito ecclesiale, difenderete l’ora di religione in quanto essenziale per capire le nostre origini, la nostra storia, la nostra cultura, il nostro patrimonio artistico e spirituale, col pericolo di essere bollati come “sovranisti” ed “identitari” o vi affiancherete a quei partiti che amate tanto in quanto depositari del bene assoluto e che comunque fanno la crociata contro di voi? Ma caro Papa come fa ad avere un rapporto ultra empatico con Emma Bonino, radicale, ultra abortista clandestina alla quale stringe calorosamente la mano, concede udienza privata per parlare di immigrazione(2016), negandola invece ai familiari di Asia Bibi per chiedere un suo aiuto, la pakistana perseguitata dal suo paese in quanto cristiana e sfuggita miracolosamente alla condanna morte dopo anni di prigionia? Come fa a lodare pubblicamente come “Grandi dell’Italia di oggi” proprio la Bonino insieme a Giorgio Napolitano che ha preferito governi non eletti democraticamente? Ed accoglie in udienza privata con soddisfazione e reverenza in Vaticano anche Landini e la Cgil porta voci di posizioni ultralaiciste come l’aborto e le battaglie Lgbt. E d’altronde perché no, visto il Suo afflato, molto campesino e sudamericano, verso i rivoluzionari e la sinistra mondialista. Perché da quando c’è Lei sono benvenuti in Vaticano il Centro sociale Leoncavallo, più volte il dittatore boliviano a capo del narcotraffico Evo Morales che le ha fatto dono, gradito, di quella statua in legno in cui si fondeva Gesù con la Falce e martello cui forse qualcun altro Papa non avrebbe degnato nemmeno lo sguardo. E lei ha fatto visita privata in casa sua a quel Fidel Castro padre di un comunismo le cui entrate principali erano le tasse sulla prostituzione di Stato e che ha condotto alla grande emigrazione dall’isola. E che dire poi della Sua accondiscendenza verso gli alti prelati della Chiesa cinese ma solo di quelli graditi al regime di Xi? Se poi vogliamo parlare del rapporto del cristianesimo con la religione islamica nel nome di un impossibile sincretismo da lei tanto desiderato al limite della nostra manifesta sottomissione mi viene il dubbio più intenso. Ma come fanno a convivere nel Suo credo opinioni così contrapposte? Perché Lei stesso afferma che la famiglia è una sola composta di un padre e una madre, che l’aborto è uno dei crimini più efferati che l’umanità possa compiere, che il diritto a non emigrare sia sacrosanto con aiuti in loco delle nostre risorse, che non possiamo accogliere tutti in maniera così caotica e disordinata, che le teorie “gender” nelle suole sono molto dannose sullo sviluppo dell’individuo. Ma Lei ha scelto “Francesco” come nome per il suo pontificato. Ma è tanto sicuro che il “francescanesimo” sia proprio ciò che Lei interpreta? Il giornalista Fabrizio Cannone denuncia una “storiografia dominante” che molto spesso falsa i contenuti documentali veri a configurare uno “storytelling” molto di parte e ad “usum delphini” e ne sono state vittime Cristoforo Colombo, Gandhi, Heidegger ed anche San Francesco è in pole position in questa fumettistica molto artata che ha fatto del frate medievale un pacifista, un ecologista ed un ecumenista ante litteram perfino un progressista, anticlericale, un immigrazionista. Basta vedere gli striscioni arcobaleno durante le marce francescane della pace e come molti ambienti della cattolicità vedono nell’incontro all’interno della V Crociata bandita da Onorio fra Francesco d’Assisi e il Sultano d’Egitto la nascita simbolica di un ecumenismo cattolico, del superamento dello spirito militante cattolico e l’avvicinamento teologico fra islam e cristianesimo. Ma tutte le testimonianze del tempo, come rileva il giornalista, raccolte nelle “Fonti Francescane”, mostrano però un san Francesco per nulla avverso alle Crociate, né pacifista per principio, né buonista, né tanto democratico nell’Ordine che fondò soprattutto perché si considerava un Cavaliere, milite del Signore e della Chiesa e martire della lotta per la fede di Cristo. Nell’incontro avvenuto nei pressi di Damietta tra Francesco e il Sultano egiziano Al Malik Al Kami, nipote del celebre feroce Saladino vi era anche il confratello S. Illuminato da Rieti che rilascerà una pregevole testimonianza riportata poi nei racconti di Tommaso da Celano e San Bonaventura da Bagnoregio. Ed il dialogo riportato del giullare di Dio non era intentato alla ricerca di un comun denominatore fra Islam e Cristianesimo, fra crociati(europei) e saraceni(arabi), bensì volto alla conversione con quella dolcezza tipicamente francescana, dell’interlocutore infedele. E san Bonaventura racconta che dopo aver subito “…oltraggi, catene, percosse venne condotto al cospetto del Soldano di Babilonia: là predicò il Vangelo di Cristo con una manifestazione così efficace di spirito e di potenza che lo stesso Soldano ne fù ammirato…e lo ascoltò con benevolenza”. Ed il messaggio al Sultano era essenzialmente questo “Se non vorrai credere noi abbandoneremo la tua anima a Dio, perché ti avvertiamo che in questa legge, che ora voi professate, sarai perduto e la tua anima non arriverà mai a Dio”. Ma il Sultano, nei panni di un altolocato umanista arabo, fece al Santo un’obiezione “Il tuo Signore ha insegnato nei suoi Vangeli che il male non dev’essere ripagato col male, che non devi rifiutare il tuo mantello a chiunque voglia prendere la tua tunica. Tanto più i cristiani non devono invadere la nostra terra”. E San Francesco rispose “Mi sembra che non abbiate letto il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo nella sua interezza…Quando invadono le terre che avete usurpato, i cristiani agiscono giustamente, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi sforzate di allontanare dalla vera religione quanta più gente potete. Se invece vorreste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, i cristiani vi amerebbero come loro stessi”. In pratica secondo Francesco le crociate erano una sorta di milizia del tempo sorta per fare giustizia, riparare i torti subiti e proteggere i deboli. Ed è innegabile, a detta degli storici, che i musulmani si resero autori, prima delle crociate, di crudeli persecuzioni in Terra Santa, il cui acme fu la distruzione della Basilica del Santo Sepolcro, avvenuta nel 1009 ad pera del califfo Al Hakim. Ed infine il giornalista chiosa che San Francesco non può essere recuperato da nessuno, né a destra, né a sinistra perché resta sempre un intransigente di Dio, partecipe di un estremismo ascetico e penitenziale in nome di Cristo e della Virtù. Non possiamo farne un “figlio dei fiori”, uno smidollato, o una Greta Thumberg medievale. Caro Papa La saluto molto cordialmente e credo e spero tanto nella “pars bona et laudabile” del sua “Mahatma”.

Pescara li 23-6-2019 F.to Arcadio Damiani