PAOLO PAVONE
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CATASTROFE INTELLETTUALE

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Che gli intellettuali di oggi siano diversi antropologicamente dagli intellettuali del tardo ottocento e prima metà del novecento ce ne siamo accorti tutti per il semplice motivo che se allora uscivano dalle conviviali, accademie, circoli letterari, documenti “pensati e riflettuti” da parte di un’elite colta nell’era di una scarsa alfabetizzazione che sfociavano talora in uno “sturm und drang” romantico e violento oggi non c’è tempo più per riflettere, devastati da una impellente deriva mediatica che deve essere sempre pronta e partecipe qualunque siano i costrutti finali. Siamo in piena epoca   stigmatizzata dall’”uno vale uno” di chiara provenienza ortottera. Tutti si esprimono, si appellano, dichiarano, affermano nel controverso mondo digitale, in questa grande pattumiera a cielo aperto, ove non si nega nulla a nessuno nemmeno la propaganda terroristica, la bufala scientifica, l’insulto gratuito, il maccartismo più violento verso il nemico di sponda, in altre parole la “gogna mediatica” che uccide spesso innocenti colpevoli solo di aver espresso una opinione diversa dal “main stream” costruito ad arte da quegli intellettuali ridotti a semplici “infuencer” che navigano nelle acque sporche di un pantano opportunistico, sito vitale solo per se stessi. E sanno di poter contare su una popolazione efficacemente decostruita nel pensiero, vittima di scarse connessioni neuro dendritiche ben allevata in una scuola altamente inefficace al punto da aver cancellato completamente la parola “merito” in quanto foriera di spiacevoli ed inopportuni paragoni. Tutti bravi, tutti promossi, tutti asserviti, tutti pronti a combattere contro le scie chimiche nel sogno di una decrescita felice. Ma quando mai una decrescita può essere felice? E guai a metterla in discussione, ne va della propria salute sociale finendo per essere isolati come un ircocervo non riconosciuto nella fauna ambientale. È stato tradotto in italiano un libro di David Benatar “Meglio non essere mai nati”, il teorico che auspica l’estinzione della razza umana. Sembra allucinante? E lo è, soprattutto perché questa idea sta diventando dominante in tutto l’Occidente. Ma l’autore non è un pazzoide, addirittura è direttore del Dipartimento di filosofia di Città del Capo. E le sue conclusioni sono che “venire al mondo non costituisce affatto un bene , ma sempre e comunque un male e la maggior parte delle persone, influenzate da potenti meccanismi biologici a favore dell’ottimismo, trovano intollerabile questa conclusione…l’anti-natalismo è l’idea che noi non dovremmo portare all’esistenza nuovi esseri senzienti, esseri umani inclusi”. Anche se oggi la scelta di procreare appare molto più ragionata, sta di fatto che questa idea si è inverata in quegli atteggiamenti che assumono le persone che rivendicano il diritto a non procreare come i “child free” arrivando alla vesectomia per i maschi o la legatura delle tube per le femmine. E i dati Istat mostrano che dal 2008 ad oggi il numero dei figli è sceso del 25%. Che allegria! Che entusiasmo per questi filosofi intellettuali che considerano la vita una “valle di lacrime” di evangelica memoria, il rifiuto della riproduzione non un gesto egoistico ma un manifestazione di altruismo che evita a qualche povero innocente il dolore della nascita e della sopravvivenza. Ma che intellettuali sono questi? Miopi, prevedibili e faziosi, ridotti per carenza propositiva solo alla demonizzazione dell’avversario come ultimamente ha fatto il regista Nanni Moretti paragonando Salvini a Pinochet. E numerosi sono  gli esempi di quanto questi “sostituti dell’universo colto” hanno prodotto  con le loro uscite. Il filosofo Cacciari che se la prende sempre con qualcuno non proponendo mai alternative; “Umanisti editoriali” come Edoardo Albinati che per abbattere l’avversario spera nella morte di un bambino presunto profugo; Sandro Veronesi che invoca una ribellione fisica contro l’untore; l’ex direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli che ha sempre bastonato i nostri da Berlusconi a Renzi, per finire con i giallo-verdi e che solo Junker e Moscovici possono salvarci da spread, default e isolamento. E tutti quelli che osannavano l’alleanza Pd-Pentastellati come Benigni, Saviano, Serra, Settis, Barbara Spinelli e Flores D’Arcais come mai definiscono oggi i Cinquestelle imbarazzanti e vergognosi tanto da aver precorso il merito di un “vaffanculo” da Beppe Grillo? Sono gli stessi che oggi paragonano Renzi a Erdogan e Mimmo Lucano a Matteotti o San Francesco.  E che dire di Asor Rosa e Camilleri che paragonarono l’Italia berlusconiana a quella del più bieco fascismo? E già! L’uomo di sinistra è intelligente e colto, dalla parte della legge e della Ragione; gli altri, cioè tutto il resto che muscoleggia con lo stecchino far i denti quando guida, rutta, dopo aver mangiato junk  e ti sputa addosso sono ignoranti fascisti, sovranisti, e razzisti. E se elettoralmente valgono il 10% mediaticamente pesano il 98%. E non esistono regimi più corrotti come quelli in cui “questi intellettuali” detengono un ruolo privilegiato nella società, scriveva un secolo fa Edouard Berth. Perché? Perché sono gli epigoni di una subcultura debole e ben costruita che li elegge a guida senza che si  rimbocchino le maniche. Altrimenti cosa pensare di artisti, rapper, attori, calciatori, comici, saltimbanchi, uomini di strada, delinquenti che, per un qualche motivo alla ribalta mediatica, subito si sperticano in giudizi e verità universali come richiesto in merito alla droga e reddito di cittadinanza in un’intervista da Roberto Saviano a Felice Maniero noto criminale a capo della mala del Brenta?  E se si parla della realizzazione della TAV chi ne deve discutere? I tecnici, gli ingeneri, gli economisti? Ma no! Ci sono per questi gli intellettuali che hanno acquisto una competenza su ogni materia dello scibile umano che non aveva nemmeno Benedetto Croce. Ed allora vengono fuori i negazionisti dell’opera come il ministro  Toninelli dal curriculum spaventosamente vacuo che si intorcina in dannosi temporaggiamenti, lo scrittore Erri De Luca, accademici come Salvatore Settis, personaggi dello spettacolo come Jacopo Fo e Sabina Guzzanti, Elio Germano, Valerio Mastandrea, reduci dal girotondismo come Paul Ginsborg oltre ovviamente a Saviano e Lucano, i più grande corifei della decadenza. E se ci sono associazioni culturali di istituzione della Repubblica italiana come “Accademia della Cucina Italiana” fondata da Orio Vergani nel 1953 per controllare i percorsi gastronomici delle nostre eccellenze culinarie e composta da studiosi ed esperti della materia come può esternare giudizi aggregazioni del tipo “Tripadvisor” su servizi e cibi di ristoranti stroncandoli ad ogni segnalazione di maldestri e adusi degustatori di junk food secondo la regola dell’”uno vale uno”? E per fortuna il pasticciere stellato Iginio Massari ha ottenuto un risarcimento, che ha devoluto al presidio pediatrico dell’ospedale di Brescia, dopo una recensione offensiva che aveva definito la sua crema “vomitevole” perché un conto è al critica un conto è la diffamazione.   E a chiosa Gustavo Zagrebelski, già noto per l’endorsement grillino, che chiede che sia messa al rogo “la religione come arma dei sovranisti per colpire le libertà individuali”  e che di recente su Repubblica si autoincensa perché “Noi siamo la mitezza contro la violenza, noi il rispetto contro l’illegalità, noi i solidali contro i razzisti, noi i colti contro gli ignoranti…basta col silenzio è venuto il tempo della resistenza civile”. In realtà gli ignoranti sono dovunque, purtroppo, e specie dalla loro parte perché lor signori ignorano completamente l’esistenza delle esigenze del Paese reale. Perché un conto è studiare, informarsi, progettare, lavorare col sudore, costruire altro conto è desiderare il manufatto bell’e pronto. E sono tutti lì con i loro diritti a pretendere casa gratis, vacanze economiche, orgasmi cosmici, figli in affitto, felicità a prescindere. Figuriamoci se questi sono disposti alla resistenza civile! Al massimo attendono il reddito di cittadinanza stesi sul divano o a completamento del “lavoro nero”. E gli intellettuali di oggi non sono al servizio di una politica salutare come ai tempi di Platone. No! Discettano di problemi ben più gravosi. Come indottrinare fin da tenera età i bambini verso il problema del gender fluid, come eliminare tutte le tracce della nostra cultura cristiana perché possiamo bestemmiare il Padreterno ma non offendere gli animali col “porco” maialesco, o con “in bocca al lupo” o “sei ignorante come un asino” o con “una fava prendi due piccioni”; come volgere al femminile nomi maschili e come definire e numerare i genitori sulla carta d’identità, come cambiare sesso perché è importante come ci si sente dentro, addirittura come cambiare colore della pelle perché se sei un bianco ma ti senti nero dentro allora devi scurirti la pelle nel nome di un “trans racialism” che fa il paio col “trans gender”. Altroché!