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CENTO PASSI ANCORA

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Nel Paese in cui lo Stato ha trattato con la mafia, l’esempio di Peppino Impastato, militante rivoluzionario, comunista e attivista antimafia, assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978, dovrebbe essere ricordato con forza. Invece, a livello istituzionale, si riservano alle commemorazioni di Peppino Impastato spazi residuali, quando va bene. Eppure, basterebbe ricordare che in Abruzzo, oltre le grandi inchieste storiche (anche del Vastese, con le inchieste Histonium, Adriatico, Tramonto) se ne contano due tra Pescarese e Marsica negli ultimi giorni e l’Agi ha anticipato 10 giorni fa che nella sua relazione del secondo semestre 2017, la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha sottolineato l’esistenza di una spartizione tra ‘Ndrangheta e Camorra di Abruzzo e Molise. Non solo coraggiosa attività antimafia. L’esempio di Peppino Impastato è da seguire nell’opposizione alla politica clientelare, a potentati e consorterie, agli interessi di pochi amici degli amici garantiti e favoriti mentre le classi meno abbienti vedono calpestati i propri diritti e l’impoverimento crescente. Tale esempio dovrebbe valere a maggior ragione nel Vastese, con Vasto in prima fila che anni fa diede lacittadinanza onoraria a Remo Gaspari, definitosi “re delle raccomandazioni” ed esempio, quindi, di incomparabile caduta morale sia politica che sociale. Salvo Vitale, amico e compagno di Peppino Impastato, ricorda che in un biglietto sulla bacheca di Radio Aut, il 9 maggio 1978, giorno in cui Peppino morì assassinato, c’era scritto: “Peppino, ti ricordi quando mi hai aiutato a fare la trasmissione su Fausto e Iaio? Tu sapevi usare le parole giuste per ricordare che il potere ha già fatto molti morti. Hai pure voluto ricordare l’anniversario di Pinelli, di Sacco e Vanzetti, hai pensato a Francesco, a Walter, a Giorgiana, a Mauro e a tutti gli altri compagni morti di Stato. Ora ti aspetto per pensare anche a te, perché non è vero che sei vivo, siamo noi che moriamo sempre più dopo le vostre morti”. E così, per non morire sempre più, occorre, anche a Vasto, ricordare Peppino Impastato, “rivoluzionario e militante comunista ucciso dalla mafia democristiana” (come riporta l’incisione sulla sua lapide), con la consapevolezza della necessità di fare cento passi ancora.