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CHIESA AL BIVIO

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Una volta la Chiesa, pur con la sua travagliata storia, rappresentava comunque una Istituzione che faceva del Mistero della Fede l’ancora di salvezza per chiunque avesse deciso di avvicinarsi o di aver bisogno della sua opera consolatrice dando un senso alla disperazione, al dolore e alla morte. E lo faceva attraverso i suoi ministri la cui prodigalità, passione, dedizione e sacrificio erano la regola e non l’eccezione. Era una Chiesa viva e onnipresente dagli asili, agli oratori, all’ora di religione scolastica, ai campeggi estivi gestiti dalla associazioni cattoliche, fino all’Università con la FUCI ( Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e poi a livello delle associazioni sindacali o dei patronati come le ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani). Dovunque la presenza degli esponenti cattolici si poteva apprezzare la loro preziosa opera come le suore infermiere semplici o professionali negli ospedali, i cappellani militari durante i conflitti e le guerre, o i sacerdoti che hanno dato tutta la loro vita nelle opere missionarie in paesi lontani e spesso ostili. E mi ricordo quando da bambino giravo per le case nella giornata dedicata alle Missioni per raggranellare qualche spicciolo da inviare ai poveri cristi che si inventavano di tutto in quelle terre dal come dissalare l’acqua alle coltivazioni o allevamenti possibili che contrastassero la fame e le malattie di quelle povere popolazioni. Ed ero orgoglioso di quanto potessi fare per loro, permeato di quell’etica cristiana che mi rendeva forte per generosità, dedizione e spirito di sacrifico, qualità queste per me imprescindibili per qualsivoglia umano progresso. E da universitario, lo studio talora “matto e disperatissimo” di leopardiana memoria, faceva crescere in me la consapevolezza del risultato certo con quella voglia di crescere, migliorarsi, di raggiungere l’obiettivo di quel “Primum non nocere” nella professione medica che avevo scelto di svolgere. E al mio fianco vi era il fior fiore degli scienziati e filosofi credenti da Leonardo da Vinci a Galileo, a Blaise Pascal, Isaac Newton, Lagrange, Alessandro Volta, Ampere, Gauss, Mendel, Kelvin, Max Planck, Alexis Carrel, Guglielmo Marconi, Pavel Florenskij, Enrico Fermi, Enrico Medi tanto per citarne alcuni. E per questi personaggi che non ho mai dubitato che la scienza potesse escludere un pensiero teistico. E questi scienziati hanno permesso quel progresso di cui nessuno oggi può farne a meno. Ma dopo il fatidico anno 1968, segno temporale indelebile, tutto fu messo in discussione nell’idea di una necessaria destrutturazione che potesse dar luogo ad una visione nuova del mondo “immaginato” come cantato da John Lennon nel suo “Imagine” senza confini, autorità, religione, regole, più vivibile in pace e serenità senza mostrare coraggio nella lotta per qualcosa di diverso dal main stream. Ed il fallimento di questa innaturale ideologia è sotto gli occhi di tutti creando un tale stato confusionale ove non realizziamo neanche a che sesso apparteniamo. E di questa confusione, vittima e artefice, è proprio la Chiesa che da tempo, in fase post conciliare, ha dismesso i sacri paramenti per una più attuale divisa mimetica. Non che prima godesse di tanta buona salute se già nel 1882 Friedrich Nietzsche nel suo saggio la “Gaia Scienza” si espresse con la sua parabola del folle che “Dio è morto.  E noi l’abbiamo ucciso… E non è forse la grandezza di questa morte troppo grande per noi?…Non dovremo forse diventare divinità per esserne degni? ”. E per molti interpreti questo “post-modernismo” si caratterizza per il rifiuto del teismo che poi sfocia nel “nichilismo” in quell’atteggiamento genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo con le sue istituzioni e i suoi valori. Al centro la modernità con lo sviluppo della scienza e della tecnologia, in pratica come ben descritto recentemente dal filosofo Harari è l’epoca dell’ ”Homo deus”. E nella rivalutazione di questo “vuoto” il ’68 si è mostrato solo un grande rivelatore molto poco propenso ad un’adeguata ricostruzione. E allora scompare la frequentazione dell’ora di religione scolastica sostituita con assenti e valide attività alternative. In molte chiese il giorno di Natale si è imbandito il pranzo natalizio al posto della Santa Messa come emblema imitato un po’ dovunque della volontà bergogliana di una Chiesa povera per i poveri. Ma è una visione molto riduttiva, al solo scopo di comunicazione mediatica ad indicare che ora la Chiesa invece che accumulare ricchezze si dedica ai poveri. Ma la Chiesa non ha bisogno di allestire mense nei luoghi sacri di culto, che tali devono rimanere, perché ha sempre avuto attenzione per la povertà nel mondo con la sua grande rete internazionale di assistenza, con le sue opere caritatevoli di scuole, ospedali, alloggi, fino ai punti più lontani del globo ed in diversi paesi in via di sviluppo l’assistenza fornita dalle istituzioni cattoliche è l’unica esistente. Ma qui si è confusa la liturgia con la carità e non è un bene per la Chiesa perché come afferma padre Zielinski, autore di numerosi testi di liturgia, “La chiesa è uno spazio sacro, ciò che lega la terra al Cielo, ove ci si ricompone ritrovando la propria identità uscendone nel mondo alla luce dell’esperienza avuta nel luogo sacro”. Ed entrare in una chiesa per pregare ed essere investiti da un forte odore di ragù può essere un’esperienza oltremodo sconcertante. Il sacro dovrebbe sempre essere distinto dal profano ed il pranzo in questi luoghi di culto, talora millenari, potrebbe a tutti gli effetti essere considerata una “sconsacrazione” degli stessi. Ed è un segno di un cristianesimo divenuto troppo “orizzontale” più orientato verso problemi terreni. Ma il pranzo vero in chiesa è l’Eucaristia, le mense si possono allestire in altri luoghi, e se in ogni povero vediamo Gesù, a lui si deve comunicare anche l’amore di Dio attraverso l’”Habeat corpus” eucaristico, nutrirlo per elevarlo. Ma di questa evangelizzazione in queste comunioni neanche l’ombra. E padre Livio Fanzaga nel suo recente libro “La Croce rinnegata” va giù duro col ricordare un tratto del Catechismo(Ccc675) “Prima della venuta di Cristo la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il mistero di iniquità sotto forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi al prezzo dell’apostasia della verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anticristo cioè di uno pseudo messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne”. Ed è veramente una menzogna la falsa profezia e la falsa religione umanitaria che cerca di sostituirsi alla fede autentica in Cristo, l’unica che può combattere la deizzazione dell’uomo, l’idolatria della natura secondo un principio ecologista panteista. Quanto più si è rifiutato il Creatore tanto più si è innalzata la sua creatura. Ed Enrico Gotti Tedeschi pone alcune riflessioni e dubbi se sia questa realtà troppo relativista ad essere riferimento morale, senza valori assoluti di riferimento, se la Chiesa affermi verità troppo interpretabili soggettivamente, si voglia occupare non più della difesa della vita e della dignità dell’uomo come dimostra la mancata levata di scudi verso il transgenderismo, l’utero in affitto, il matrimonio omosex, ma della difesa delle migrazioni “sicure ordinate e regolari”. Ed allora il dubbio se la crisi della Chiesa sia dovuta alla perdita della fede o se questa sia dovuta alla crisi della Chiesa. Ed annota che una volta si spiegava che la “Pacem in terris” si otteneva si otteneva conformandosi alle leggi naturali della creazione mentre oggi sembra si ottenga relativizzando la fede cattolica e facilitando un sincretismo religioso grazie alle migrazioni. E la Cei auspica la nascita di un “partito cattolico” non per affermare i valori “non negoziabili” ma eventualmente per contrastare quei partiti che vogliono regolare l’immigrazione indiscriminata e a quei movimenti “pro vita” di scendere in piazza con invito esplicito del Papa a non contrastare il “Global Compact” giudicato dall’ONU come evento irreversibile. Cristo cancellato dall’èlite clericale insieme all’identità cristiana dell’Europa e ai valori che ne conseguono con una UE che di recente ha sdoganato anche possibilità di un’affermazione della Sharia, la legge coranica, nelle nostre istituzioni. La Chiesa che non unisce ma divide con l’inverarsi di un subdolo scisma fra semplici cristiani che non vogliono rinunciare alle proprie tradizioni e ai propri valori ed una casta clerical-progressista che parla come l’establishment tecnocratico della UE, che si occupa solo dei migranti, dimenticandosi dei nostri dimenticati, anziani poveri, suicidi nelle nostre carceri per sovraffollamento ed igiene carente, che disprezza la nostra identità demonizzandola come populismo, nazionalismo e xenofobia. Se poi si affrontano i problemi interni all’Istituzione vaticana siamo alle prese con lotte intestine che fanno impallidire chi vorrebbe la presenza dello Spirito Santo in tale sede. Lo scandalo della pedofilia dei suoi ministri molto spesso misconosciuta o occultata, gli avvicendamenti nelle direzioni degli uffici stampa e comunicazione con personaggi molto “normalizzati”, l’abolizione della commissione pontificia “Ecclesia Dei” che lavora per riportare il lefebvriani tradizionalisti e scismatici in comunione con Roma, di fatto relegando la messa in latino come continuazione al solo gruppo di Marcel Lefebvre ingenerando gelosie con altri gruppi tradizionalisti, l’accordo con la Chiesa cinese per la nomina di vescovi proni al regime comunista di XI  Jinping molto lontano dalla difesa dei diritti umani. Ma la Chiesa aveva proprio bisogno di questa rivoluzione bergogliana? O forse ridare il messaggio di unitarietà di tutto il mondo cristiano che soffre da noi come nel resto del mondo, come testimoniano le migliaia di cristiani uccisi per la loro fede da regimi dittatoriali, non era meglio? Non era meglio invece di concretizzarsi in biechi interessi politico-terreni, riassumere il ruolo guida di un’etica tanto necessaria in questa devastazione confusionaria della vita umana, ritornando alla sacralità per dare un senso vero alla nostra esistenza? Chi vivrà vedrà!

Arcadio Damiani