PAOLO PAVONE
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CHIESA: MA DOVE SEI?

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Una bimba di soli 10 anni è in cura perché assume abitualmente farmaci ansiolitici probabilmente come conseguenza di un disagio psichico profondo e non si esclude che sia stata esposta anche all’uso di sostanza stupefacenti. Altri tre ragazzini dodicenni, segni di una preadolescenza bruciata sono ricoverati al “Bambin Gesù” in rianimazione in coma etilico, partecipi della sfida del “binge drinking” cioè il bere tanto fino a stravolgersi. Altri bambini sono stati brutalmente sottratti alle loro famiglie d’origine, abilmente manipolati con lavaggi cerebrali anche “elettrici” secondo uno storytelling molto indirizzato per il loro allontanamento in una brutta storia di illegali affidi presso case famiglie e coppie desiderose di genitorialità anche innaturale come quelle omosex. Il tutto secondo una fitta rete politico-sociale molto ben protetta e ramificata anche dalla Chiesa e che ha agito per anni fino a quando l’ascesso bubbonico ha esternato il suo contenuto purulento e maleodorante. Ma se il “pus” una volta veniva definito come “bonum et laudabile” dai medici antichi in quanto prova di limitazione e guarigione dal danno infettivo, il “pus” odierno non è più correlabile ad un singolo agente patogeno, non può essere più “laudabile” perché segno di una profonda malattia di tutto il sistema, in pratica la conversione, secondo un parametro medico, dell’ascesso verso uno shock settico di gran lunga più pericoloso e mortale. Ed appare tragicamente inutile lanciare allarmi, come fa la società italiana di Pediatria, sul pericolosissimo uso di alcool e droga specie in età adolescenziale. Tutto il sistema è profondamente malato in quanto sono crollate tutte quelle istituzioni che secondo regole civili erano responsabili della crescita e ragionevole maturità dell’individuo: la famiglia, la scuola, la sicurezza, la Chiesa. Lo Stato colpevole di aver abbandonato la difesa della famiglia secondo uno degli obiettivi del totalitarismo novecentesco. Perché togliere i bambini ai genitori accusati di inadeguatezza educativa, secondo il sociologo Claudio Risè, fu uno dei modi dello stalinismo e del nazismo per creare “figli” del socialismo e del III Reich sottraendoli alle perversioni della “famiglia borghese” considerata sorpassata e decadente. Il divorzio indiscriminato in URSS ha dato nei decenni un durissimo colpo all’istituzione famigliare ma con l’avvento di Putin e il riavvicinamento alla Chiesa ortodossa si sta cercando di rimettere la famiglia al suo ruolo primario di una società civile perché senza di essa non c’è comunità e non c’è Stato. Ma in Italia nei decenni di alleanza fra socialdemocrazia e mondo cattolico di sinistra si è sviluppato uno sforzo contrario consentendo l’abbattimento a suon di separazioni e divorzi della famiglia naturale nel nome di una nuova “genitorialità” come ha dimostrato la rete di intervento “sociale” della Val d’Enza e tutta quella cultura devastante che ha condotto la deputata Monica Cirinnà ad esprimersi “Dio, Patria e famiglia: che vita de merda”, la docente di storia dell’arte sull’omicidio del carabiniere Cerciello RegaUno di meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza” o l’altra docente che in un corteo urlava “morte ai poliziotti”. Questa è la nuova scuola, questi sono i docenti attuali; cos’altro aggiungere? A questa onda di pensiero “moralmente superiore” oggi si aggiunge l’ondata tecnologica, finanziaria e politica delle biotecnologie che riducono ancora di più lo spazio delle spinte affettive nella sessualità e nella riproduzione secondo un assemblamento extracorporeo di sperma e ovuli o con uteri diversamente affittati. E questi moralmente superiori sono così attenti a difendere le loro malefatte cha la commissione d’inchiesta regionale emiliana sugli “affidi facili” è gestita dal Pd, giudice e carnefice con addirittura psicologi e assistenti sociali che lamentano una persecuzione mediatica ai loro danni. E la Chiesa dov’è? In tutt’altra faccenda affaccendata ossia nel non dispiacere alle associazioni sinistre e tutta tesa a demonizzare il nostro ministro dell’Interno perché ad un anno di distanza dalla copertina di “Famiglia Cristiana” col titolo “Vade retro Salvinidon Aldo Bonaiuto sul periodico sferza l’Europa intera “Fermare questo olocausto un dovere morale e politico…il calcolo politico e il freddo cinismo di tutta l’Europa uccidono più delle burrasche marine”. Sembra non ci sia più limite alla decenza espressiva. “Avvenire” tramite il suo articolista Luciano Moia accusa la Procura reggina di non aver informato il tribunale dei minori delle indagini in corso e di non aver informato i media che alcuni dei minorenni erano rientrati in famiglia. In realtà caro Moia il compito della Procura è quello di fare indagini nel più stretto dovuto riserbo e non campagne giornalistiche! L’ “Osservatore romano” è intervenuto sui “bambini strappati alle famiglie” ma ovviamente non di quelli nostrani, secondo il sistema Bibbiano, ma di quelli al confine fra Messico e Stati Uniti. Per carità non che questi non meritino attenzione e pietà ma di guai abbiamo già i nostri solo che qui la prossiemica posizionale è più pericolosa di quella oltreoceano. Come ciliegina sulla torta il settimanale della diocesi reggiana “La Libertà” ha dedicato una intera pagina all’intervista ad Elena Ferrari pediatra che fa parte del gruppo provinciale di Reggio Emilia per il contrasto all’abuso dell’infanzia e che ha difeso a spada tratta sia Claudio Foti che tutto il giro bibbianese definito “virtuoso” e magnificato il lavoro del centro “Hansel e Gretel”. Alla faccia! Un minimo di vergogna no? Vergogna che ha provato il vescovo di Reggio Emilia monsignor Massimo Camisasca che denuncia quanto accaduto come espressione di “ideologia antifamilistica creando famiglie accanto alla famiglia e togliendo a quest’ultima il sostegno che essa deve avere come realtà umana”. Ma gli atteggiamenti strani della Chiesa vanno ben oltre con i seguaci di Wojtyla trattati peggio degli eretici. Il Gran Cancelliere Vincenzo Paglia nella ristrutturazione del fu Istituto “Giovanni Paolo II” per gli studi su matrimonio e famiglia ha” licenziato” i professori di teologia morale Melina e Noriega in quanto colpevoli di “correggere il Papa” attirandosi anche le ire degli studenti che con questi docenti si erano iscritti ai corsi. I realtà questo Istituto è “decisivo per la Chiesa” e non si ammettono pertanto attacchi a Papa Francesco del tutto esclusi dai diretti licenziati che non hanno negato l’interpretazione dell’enciclica “Amoris Laetitia” data dal Magistero di Francesco, ma si sono fatti portavoce della libertà di riflessione teologica praticata in passato col dissenso verso altre encicliche come “Humanae Vitae” o “Veritatis Splendor”. E come avvenuto in passato in cui alcuni teologi del dissenso alla teologia morale cattolica hanno ricevuto un divieto di insegnare ma dopo un regolare processo che è stato negato per Melina e Noriega. Praticamente esclusi senza possibilità di difesa! Ma in un’intervista monsignor Melina discute del capo d’accusa di dare cioè priorità alla “dottrina” rispetto alla “pastorale” e si esprime in maniera piuttosto chiara “E’ abbastanza comune oggi questo approccio che separa il Cristo “Maestro dal Cristo “Pastore”, ma non esistono due Gesù perché la misericordia della sua pastorale passano per la dottrina…All’accusa che la pastorale di Wojtyla fosse fredda e lontana dalle ferite dell’uomo rispondo che la sua vicinanza alla situazione umana era estrema. E questo vuol dire vicinanza alle sue ferite ma soprattutto vicinanza all’esperienza più originaria dell’uomo che non è quella di essere ferito ma di essere amato da Dio e da Lui reso capace di una risposta di amore. La distinzione non è tra chi vede le ferite e chi vede solo fredde dottrine. La distinzione sta invece fra chi vede “solo” le ferite e, data l’impotenza dell’uomo di farcela da solo, cerca di giustificarlo, da una parte; e chi vede, insieme e prima delle ferite, la grande chiamata di Dio all’uomo e la capacità che ha l’uomo di essere redento da Dio. Di qui due modi di fare pastorale, che sono in contrasto radicale, perché il primo cerca di tollerare le ferite insuperabili data la debolezza umana, e l’altro modo che, vedendo la grande chiamata di Dio, cerca di far maturare l’uomo perché sia capace di una risposta d’amore… Secondo quello che viene definito “Nuovo Paradigma” della teologia morale presente in “Amoris Laetitia” si aprirebbe finalmente alla logica del cosiddetto “bene possibile” e il professor Chiodi di fresca nomina afferma che la vita all’interno di una coppia omosessuale potrebbe essere per una persona in determinate circostanze un bene possibile. La dottrina della Chiesa insegna invece che si tratta di un “male”, di qualcosa che danneggia la persona che lo compie e lo porta sempre più verso il male. Stessa diagnosi terapie diverse. La prima accetta che nonostante gli atti omosessuali si possa vivere in maniera consona al Vangelo di Dio. La seconda afferma che questi atti omosessuali non sono ordinabili a Dio e quindi non portano verso il bene della persona e pertanto bisogna aiutarla a favorire un processo di conversione verso l’amore vero”. Ed io sono d’accordo con il monsignor Melina per la sua lucida analisi e con quei pochi esponenti della Chiesa che ancora fanno scudo verso questa sua deriva progressista come denunciata dal cardinale Gerhard Muller. Fa eco l’arcivescovo di Cracovia, Marek Jedraszewski,La comunità Lgbt è come un’epidemia e la piaga rossa…ne sta nascendo una nuova, quella creata dalla cultura degli Lgbt e delle bandiere arcobaleno, minaccia per i valori e per la solidità sociale e familiare della nostra nazione…come in una nuova e ancor più minacciosa sfida bolscevica alla nostra identità”. Sono un po’ pochi gli argini nella Chiesa a questa deriva se il nuovo Sostituto della Segreteria di Stato, ruolo chiave e delicatissimo, il venezuelano Pena Parra, ha colto di apparente sorpresa gli addetti ai lavori e gerarchie, perché ha connessioni con l’Honduras del cardinale Oscar Maradiaga e perché qualcuno ha redatto compiuta relazione sulle condotte immorali del sacerdote. E se oramai ovunque i preti pedofili abbondano come nell’ultimo caso di don Segalini, sacerdote di Piacenza arrestato per presunti abusi sessuali e procurato stato di incapacità con l’uso di droghe su ragazzi maggiorenni che frequentavano la sua parrocchia cosa sta facendo la Chiesa? E cosa sta facendo la Chiesa su temi eticamente molto caldi come l’eutanasia e il suicidio assistito? Marginalizza gli episodi o visto la deriva oramai ineluttabile invece di salvare il salvabile “puro” si accontenta di nutrirsi comunque di cibi avariati? Ma attenti alle diarree conseguenti. Posso essere anche mortali!