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COOPERANTE SILVIA ROMANO

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È di queste ultime ore la notizia della liberazione di Silvia Romano la cooperante umanitaria rapita in Kenya circa un anno e mezzo fa. Ed in questi momenti di forte carenza di buone notizie questa non può far altro che rincuorarci per l’esito favorevole non sempre atteso, in quanto di altri operatori umanitari o di sacerdoti non sappiamo ancora che fine abbiano fatto. Tuttavia l’episodio, arricchito dalla retorica da buona novella i cui cantori vanno dal Presidenza della Repubblica a quella del Consiglio, al Ministero degli Esteri, genitori, amici e vicini di quartiere, merita qualche riflessione da parte di un sano pragmatismo e di una geopolitica sempre in pericoloso divenire. In primis com’è stata possibile la sua liberazione visto lo scarso rispetto dei diritti umani che alberga da quelle parti e la scarsa propensione al francescanesimo dei terroristi? Dapprima in Kenya per aiutare i bambini di quelle zone e dopo rapita, venduta più volte, fino a cadere nell’inferno degli Al Shabab (giovani) somali. E l’aiuto decisivo alla sua scarcerazione è venuto dalla Turchia ma a che prezzo? Conosciamo tutti Erdogan, il cui sogno è la ricostruzione dell’Impero Ottomano cancellato alla fine della 1° guerra mondiale, e non lesina carcere o condanna a morte per i dissidenti, figuriamoci da parte sua un atto umanitario. Una volta che i servizi segreti hanno individuato la Somalia come il sito d’approdo della ragazza non crediate che la nostra “intelligence” potesse muoversi alla bisogna se non dopo aver bussato alla porta del “Sublime” che siede su un trono dorato posto più in alto della sedia dei suoi interlocutori tanto per confermare il suo ruolo sovrano. Si perché la Somalia è sotto il suo protettorato nel Corno d’Africa, ed è divisa fra terroristi jihadisti di Al Shabab ed un governo debole che riceve supporto dalla Turchia con i suoi investimenti a fare da contraltare a Nord e ad Est con l’Arabia filoamericana e la Russia. Territorio su cui espande la sua egemonia in un Paese, l’Africa oramai in gran parte musulmana mantenendo buoni rapporti con la Cina e la Russia che hanno anche loro i loro protettorati. Forse un aiuto decisivo che non sarà mai chiarito (Segreto di Stato) ma che ne vedremo le conseguenze come un sostegno netto dell’Italia alla Libia di Al Serraj (Tripoli) di cui vuole sfruttare i pozzi antistanti le coste a danno dell’ENI come già successo a Cipro ove i giacimenti assegnati alla custodia italiana sono presidiati dalle navi militari del Sultano turco. Ci si poteva affidare agli americani per un aiuto visto che sono più che attivi in Somalia ma si è preferita la “via più morbida” del mercanteggio turco a quella “più dura” e senza sconti di quella americana che prevedeva blitz con “armi in pugno”, decisamente più pericoloso per l’incolumità della carcerata, secondo il loro proposito di incenerire i terroristi con i droni più che trattare per liberare gli ostaggi. Ma per quale motivo e per conto di chi Silvia Romano è andata in Kenya? Per conto di una piccola Onlus “Africa Milele” che fa parte di quelle piccole associazioni che vivono di sussidi statali e donazioni private ma non ha una organizzazione importante alle spalle come “Save the Children” non potendole fornire adeguata protezione con personale sempre affiancato, mentre Silvia si è trovata sola, e soprattutto non proteggendola con un’assicurazione per “recupero e riscatto” che ha costi abbastanza elevati. Figuriamoci se possiamo richiedere i danni a questa Onlus! Ernesto Olivero guida il “Servizio Missionario Giovani” ed ha una grande esperienza di aiuti nei territori più disagiati del Globo ed afferma che in questo campo non si può improvvisare e servono almeno 7 anni per formare un “volontario” sempre adiuvato da più esperti e con l’apprendimento di una certa padronanza della lingua araba perché non si va in un Paese se non ne conosci la lingua. Mi sembra chiaro che a parte la passione e la voglia a vent’anni di cambiare il mondo questa via era palesemente ricca di prevedibili insidie che non sono state considerate nella giusta misura né da lei né dalla sua famiglia nell’idea di un’approvazione sui social di una condotta umanitaria oltreconfine. Un’”anima bella” al servizio degli ultimi. Ma se desiderava tanto servire gli altri poteva anche occuparsi degli “ultimi nostrani” come poveri, disabili, bambini, malati, che hanno tanto bisogno dei volontari e che certamente non avrebbero corso questi rischi e richiesto questi esborsi. Ma si preferiscono i “non patrioti” salvo rivolgersi alla Patria nativa con i suoi soldi ed i suoi Calipari versati ed immolati nel servizio supremo di salvarsi dai tagliagole. E Pantalone deve pagare sempre non solo i rapitori ma anche le altre anime belle che dal nostro governo e dal Vaticano auspicano con strano fervore una massiccia regolarizzazione degli immigrati che ponga finalmente fine alla “ricchezza media”. E com’è che diversamente dagli altri rapiti, non ha subito torture, violenza sessuale, o altri atteggiamenti oppressivi dai suoi carcerieri che ricordiamolo fanno parte di una spietata frangia jihadista, gli Al Shabaab, che celebrano il nostro Natale e la Nostra Pasqua rinchiudendo i cristiani nelle loro chiese e dando loro fuoco, rapiscono bambini per imbottirli di esplosivi, comperati con i nostri soldi, ed utilizzarli nei loro attentati per sterminare gli “infedeli” noi compresi come i 140 studenti keniani in quanto cristiani? Forse perché si è convertita e qui partono le più svariate interpretazioni visto che lei stessa ha dichiarato scendendo dall’aereo a Roma che “sta bene fisicamente e mentalmente” (sul mentalmente qualche dubbio mi viene data la sua età). Forse ha “dovuto” convertirsi per sfuggire alla morte secondo un breve processo di “radicalizzazione” facilmente attecchibile a vent’anni con spin doctor molto ben addestrati a riguardo ma non mi risulta che abbia avuto parole di biasimo per i suoi rapitori, tutt’altro: perfetto inveramento della sindrome di Stoccolma o di Mogadiscio che dir si voglia. 18 mesi di contenzione lasciano un segno indelebile di alienazione dalle proprie libertà ma in questo caso nulla. Tornata casa felice, come da ritorno di una lunga vacanza, con la sola voglia di stare un po’ con i suoi cari non certo per leccarsi le ferite. Addirittura pare si sia sposata con uno della confraternita, convinta che il Corano sia un’ottima lettura e che presto si augura di poter tornare in quei posti. Ed allora perché è tornata se si trovava così bene? Partita cristiana e tornata islamica col nome “Aisha” con applausi del nostro governo e del Vaticano che rispetta la sua scelta di abiurare il Vangelo ma che non si è sperticato nella difesa di Asia Bibi la mamma pakistana di sei figli sbattuta in galera per nove anni, seviziata e condannata a morte perché si è rifiutata di proferire abiura della sua fede cristiana. Liberata per intercessioni internazionali vive segregata da qualche parte per sfuggire alla “fatwa”. Allucinante! Se Asia Bibi può essere considerata a tutti gli effetti un’eroina per la sua forza d’animo e attaccamento alla fede che non ha mai lasciato come considerare Silvia Romano che col suo atteggiamento ha creato un clima molto incerto e diviso fra chi la sostiene e chi non condivide le sue scelte? Con un’opinione pubblica che ovviamente non si esime dalla faziosità e dalle strumentalizzazioni discettando che forse abbisognerà di una scorta (paghiamole anche quella!) per proteggerla dagli “haters” durante la sua permanenza dalle nostre parti. Con un Pd che l’ha subito vestita di rosso, immortalata col simbolo del Partito e probabilmente futura candidata alle elezioni. Con il bisticcio di Conte col suo ministro degli esteri Di Maio per non averlo avvertito in tempo della sua liberazione per non sottrargli la scena. Comportamenti abominevoli. La giornalista, medico ed opinionista Silvana De Mari va giù dura con la cooperante. Lei è stata quarant’anni fa in Etiopia come chirurga in aiuto a quella gente che non avevano professionalità adeguate ma con gente del luogo capace di fare lavori meno qualificati. Ed afferma “ se siete medici capaci di amputare un arto, di assistere una partoriente, di costruire pozzi, siete veterinari o ingegneri ed andate nel “Terzo mondo” allora siete dei “soccorritori”. Se non sapete fare nessuna di queste cose allora siete “sciacquine” cioè individui a competenza zero che se ne vanno per il mondo, convinti che il mondo sia il loro posto “Erasmus” con il loro zainetto ed il cellulare per farsi i “selfie” col bambino africano. Negli anni ’80 fu fatta una legge terribile in Italia nel periodo dell’ “anonima sequestri” nel caso di sequestro di persona: tutti i beni della famiglia venivano bloccati e non si poteva pagare il riscatto pena l’accusa di concorso in sequestro di persona. Questo pose fine ai sequestri. Urge fare una legge per i sequestri internazionali: la sciacquina che se ne va in giro per il mondo deve aver ben chiaro in mente che se le cose vanno male il popolo italiano non le pagherà la “vacanza studio”. Inoltre questo fiume di denaro tolto ai nostri concittadini vuol dire che bambini con la leucemia moriranno perché malcurati. Con la stessa cifra con cui è stato pagato il riscatto di una sola persona abbiamo potuto riscattare dalle miniere del Burkina Faso 4000 bambini africani, abbiamo potuto pagare corsi per 40.000 infermieri professionali ed invece abbiamo finanziato il terrorismo. Col denaro di questo riscatto della sciacquina di turno che deve andare in Africa o in Iraq o in Siria a portare la sua clamorosa incompetenza abbiamo finanziato il terrorismo. Quindi si faccia presto una legge che chiunque se ne va in giro a salvare il pianeta secondo le sue idee lo fa a proprio rischio e pericolo. Il popolo italiano non può più pagare questo perché non è sensato: pagare per una vita sebbene allo stesso prezzo si potevano salvare 500.000 africani. Questo è veramente dannoso!”. Di certo non potrà tornare sulle sue decisioni in quanto una volta musulmana il ritorno alla fede cristiana vuol dire “apostasia” che secondo la “sharia” viene punita con la morte. In soldoni un “mega-spot” al terrorismo islamico che non tortura, anzi convince della sua magnanimità, che tutte le loro brutte intenzioni in realtà sono dovute alle nostre teste dure “occidentali” di non voler accettare la loro legge, il loro credo teocratico, di voler rispettare la donna come avente gli stessi diritti di un uomo. E forse non è del tutto sbagliata la loro legge perché sono un uomo esausto, sfinito pe tutta questa indistinzione e parità di genere delle nostre parti, con le “quote rosa” ricordate e richieste anche in momenti difficili come questo, non le competenze maschie o femmine, ma più slip e meno boxer “a prescindere” direbbe Totò. Ma presto vi godrete l’infibulazione delle vostre figlie e la rupe Tarpea per i disorientati sessuali e “rimarrete a casa” care donne, ma non per il Covid, perché il vostro uomo vi avrà tolto la chiave ed a ben pensarci non è che a noi maschietti ci vada poi così male, vedervi avvolte con un meraviglioso ed indistinto telo verde alla faccia delle costose firme che delimitano le vostre stanche curve. Care donne sapete chi è Aisha? È il nome della sposa-bambina di Maometto ed aveva 6 anni quando andò in sposa al Profeta che consumò le nozze quando ne aveva 9. E secondo i nostri canoni è un caso di pedofilia manifesta! Il telo verde con cui si è accolta Silvia Romano è segno della sottomissione della donna, la sua inferiorità intrinseca col suo corredo di poligamia, schiavitù sessuale ed infibulazione. 12 milioni di spose bambine l’anno secondo l’Unicef. Spero tanto che si faccia più luce in questa triste vicenda che ha più i connotati di una vicenda kafkiana che di un film dell’horror. Con una condotta dei nostri politici che non merita alcuna considerazione o postilla, ma solo tanti perché e chi ci capisce è veramente bravo. E spero anche che dopo le due Simone, le vispe terese, anch’esse liberate a suon di milioni di euro si vieti il “passeggio” di questi tardo-adolescenti in luoghi pieni di coccodrilli che nemmeno piangono dopo aver mangiato la preda, anzi ci chiedono anche il conto a fine pasto.
Pescara li 12-5-2020 F.to Arcadio Damiani