PAOLO PAVONE
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CRISI DI GOVERNO

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Il rilievo più evidente che questa molto prevedibile crisi di governo consiste soprattutto nel fatto che politici, studiosi, clerici, intellettuali di ogni sorta hanno esternato di tutto e di più in barba a doverose e sagge riflessioni che li avrebbe resi immuni da grossolani errori interpretativi. Ed invece sono rimasti molto lontani da quanto ha scritto Heidegger riguardo il concetto di “metafisica”: “Il calcolare non consente che scaturisca altro che il numerabile. Ogni cosa è solo ciò che essa conta”. Ecco viviamo in un’epoca che sa solo calcolare ma non è in grado di pensare. E sappiamo come i calcoli derivino da numeri oltremodo variabili a seconda di chi li raccoglie. Per questo i dati hanno perso gran parte di quel valore che li avvicinava alla verità. Ognuno ha i suoi dati, ognuno fa i suoi calcoli, ognuno li utilizza per il proprio tornaconto ed è diventato molto ridicolo se non indecente e molto controproducente confezionare una “fake truth” di vita breve ma che crea molta confusione e la perdita di fiducia verso una classe dirigenziale e di cultura che utilizza oggi un linguaggio comunicativo molto primordiale, scarsamente coordinato, avulso da un dialettica civile e molto più simile alla “trincea” che al quadro di comando. E in trincea ci sono eroi ma anche vittime e feriti. Si è molto discusso in merito alla decisione di Matteo Salvini di staccare la spina al governo additandola come avventata e fallimentare. Non credo che sia né l’uno né l’altro caso perché dopo le votazioni europee nessuno dei parlamentari avrebbe accettato la possibilità di farsi mandare a casa senza aver maturato qualche possibilità pensionistica e tuttavia la permanenza del governo metteva ancora più in luce le controversie fra Lega e 5S (a vantaggio della Lega) e evidenziava anche lo spostamento dell’asse pentastellato verso un anomalo ed imprevedibile filoeuropeismo manifestatosi ampiamente con il loro appoggio determinante alla elezione della Ursula von der Layen molto amica di Angela Merkel; per non aggiungere che se avesse mantenuto il governo in vita fino al tardo autunno con una manovra finanziaria lacrime e sangue e con un ministro dell’economia che già aveva abbondantemente palesato un baratto con la UE di un debito-Pil più favorevole in cambio della scomparsa dal piano della flat tax per il capitano significava una sconfitta senza precedenti con quegli industriali che lo hanno portato al successo elettorale: un suicidio senza alternative! Ed è apparso anche chiaro, ma molti sono i pipistrelli che odiano la luce senza che il loro sonar funzioni, che in merito a chiarezza, coerenza, dignità politica il leader leghista ha dimostrato di avere i numeri giusti senza doversi recare in una ricevitoria del “lotto” e lo ha dimostrato anche verso la terza stampella del centrodestra, “Forza Italia” che sarebbe molto utile a colmare il pieno di una destra elettoralmente vincente ma da bravo Ulisse si è fatto legare per non diventare vittima del canto ammaliatore delle belle e truci ninfe Scilla e Cariddi che il “berlusca” ha nel suo harem. Forse non ce la farà da solo, comunque non si è venduto al nemico che vuole combattere, questa UE che vuole si riformasse ma che sta bene al Ppe di cui Silvio Berlusconi fa parte declamando la necessità di un moderatismo interlocutorio che non esiste nel canovaccio del capitano, moderatismo “falso” se fino a ieri ha pregato il leghista di staccare la spina al governo per poi accusarlo di aver consegnato il Paese alle sinistre, inconcepibile se non attribuibile alla scarsa ossigenazione neuronale dovuta all’età e allo stress da isolamento. E per questo non credo cha sia “spacciato” o sull’orlo del fallimento perché molti italiani, anche se non la maggioranza, non sono così paraculi e traditori e certe cose le apprezzano ancora. Lo hanno capito anche molti dei suoi adulatori interessati e scialorroici, se non disdegnano un allontanamento dal deus ex machina emigrando verso la Lega o verso il neopartito totiano. E poi quanta forza, se non l’evidenza di non essere contro natura, ha dimostrato quest’uomo che si è trovato da solo a combattere contro l’universo mondo della stampa nostrana ed estera, della Ue, degli scranni vaticani oramai alla deriva desaparecidos, delle finanze globalizzate, del suo stesso presidente della Repubblica che si è anche espresso di non essere un “semplice notaio” come non ce ne fossimo accorti. Di tutt’altra caratura sono i gioielli gialli e rossi che in quanto a dignità non sanno nemmeno cosa sia e questa profonda ignoranza li accomuna. Perché abbiamo assistito al più grande atto sacrilego verso la democrazia negando con tutte lo forze il ritorno al voto popolare molto pericoloso alla sopravvivenza dei datterini rossi e gialli che peraltro, diversamente da loro, sono molto gustosi. Con tripli salti carpiati e avvitati si sono esibiti in una maldestra olimpiade del “tuffo” senza essere prima certi che vi sia acqua nella piscina. E le prime avvisaglie ci sono state per i loro discorsi avversi e ridicolmente mutati all’improvviso nel nome di un nuovo “umanesimo” (chissà cosa direbbero S.Agostino, S.Tommaso epigoni della patristica umanistica di questo uso perverso ed inappropriato del termine) che ne hanno fatto dei giullari più che degli attori. Ma i clown fanno divertire, questi fanno piangere! Ed hanno invece molte cose in comune i penta stellati con i “sinceramente democratici” perché questi li conosciamo e sono abilmente omnistrutturati, quelli son un amorfo ricettacolo di delusi d’ogni parte che hanno dato vita ad un’idra dalle mille teste e dai più contraddittori pensieri. Basta vedere la loro compagine con un Fico ben definito da Veneziani come “petardo inesploso del ‘68”, un agente rivierasco in perenne tournee, un ortottero capo comico che sta in disparte, lontano dalle aule per poi ricomparire improvvisamente e dettare la linea con una maschera allegra della sua stessa effige che la dice lunga sul suo stato “dissociativo”, ed un guru che ha declamato l’obsolescenza del parlamento a favore di una democrazia da piattaforma web molto privata e poco pubblica da usare o meno a seconda dei risultati, la riduzione della validità referendaria al solo 25% dei partecipanti ed un Di Maio, forse il più sincero ma poco avveduto per non aver compreso di essere solo un buon filetto sull’orlo del tritacarne e basta molto poco per non finire insaccato in una salsiccia. Ma vedremo presto cosa si inventerà l’ “umanista” incaricato per tenerlo buono e portare a termine la sua “mission” da “Gig-robot-trasformer”: vincerà la maggioranza statalista, assistenziale e giustizialista o la minoranza modernizzatrice, riformista e garantista? Nel frattempo qualcuno (Calenda, Richetti, Paragone, Barillari), in preda ad una crisi di “dignità” prende le distanze da questo inciucio mega galattico. Una cosa è certa, come annota Luca RicolfiIl Parlamento che, per conservare se stesso, si appresta a far nascere il governo giallo-rosso, non riflette minimamente la distribuzione dei consensi del Paese”. Tornare al voto sarebbe la cosa più giusta ma sono troppo pochi i leader politici che sanno tener fede alle loro promesse con un centro destra diviso nei suoi rapporti con l’Europa ed un centro sinistra molto vago e demagogico nei suoi programmi. E’ questo il più tormentato dei “busillis” che avvita i nostri pensieri. E che farà la UE per ora felice di allargare la borsa nell’aiutare il nostro Paese con la nascita del nuovo governo Bis-Conte, se dovesse arenarsi questa solare possibilità, tornando agli incubi di un minaccioso sovranismo che fa perdere il sonno agli euroburocrati e a tutti quei compratori all’asta del nostro Paese in svendita? E si sono vantati anche dell’endorsement di Trump che non aveva ben compreso il cambio di passo pro Cina del Conte “attuale” come sconfessato da Steve Bannon. Ma che ci si poteva attendere da questa stella nascente, questo uomo nuovo che sa di molto “vecchio” vetero-democristianesimo, con le sue passate frequentazioni con sinistri ambienti vaticani e col giglio magico renziano? Ben vestito, ben protetto, ben accordato, ben plastico, molto vicino al Colle, a Papa Francesco che ha lo ha ricevuto per benedirlo durante la sua crociata contro gli infedeli, quegli stessi che poco prima aveva difesi come avvocato del popolo per subito dopo malmenarli per incauta ribellione. E Giuliano Cazzola, uno che certo non risparmia la sua antipatia verso la lega, ha definito in maniera congrua il comportamento di Giuseppe Conte accostandolo al generale Pietro Badoglio. Come lui aveva alle spalle le sconfitte, questo del governo uscente con la Tav e il ponte di Genova incompiuti, quello con la disfatta di Caporetto e di tante battaglie italiane perse durante il secondo conflitto mondiale. E Badoglio fino al 25 luglio del 1943 fu mussoliniano, sostenitore della dittatura fascista, firmatario delle leggi razziali nel 1938, ma dopo che il Gran consiglio destituì Mussolini, firmò l’armistizio inverando un’Italia che aveva cominciato una guerra a fianco dei nazisti per poi schierarsi con le truppe che combattevano i nazisti. Questo è uno storico esempio del trasformismo italico molto riesumato nel Conte dei nostri giorni che indossa invariabilmente completi giallo blu o giallo rossi ma sempre molto eleganti con la “pochette” ben in vista e l’immagine di San Pio sempre con sé. Chissà cosa penserebbe di rispondergli il santo Frate di Pietrelcina se accostandosi al suo confessionale gli direbbe: Padre che ne pensa del mio programma dei porti aperti, dell’immigrazione disonesta ed illegale, degli affaristi sotto mentite spoglie cattoliche, del diritto delle coppie omosex ad adottare figli, degli uteri in affitto, dell’abolizione della famiglia tradizionale, della trasformazione incessante delle chiese in moschee abolendo la croce di Cristo o il culto delle Vergine, come simboli di sacrifico e purezza, per non turbare l’altro mondo non cristiano che è sulla via di una violenta mezza luna di ritorno?

Pescara li 31-8-2019 F.to Arcadio Damiani