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CURARSI CON I CEROTTI

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LUCIANO X SITOStati Uniti 1920: a Josephine Dickson, una casalinga del New Jersey, capitava spesso di ferirsi e tagliarsi durante i lavori domestici, soprattutto con i coltelli della cucina; le  medicazioni fatte con garza e nastro adesivo duravano  troppo poco poiché il nastro si staccava facilmente. Il marito Earle, che lavorava nel settore del cotone (era un dipendente della Johnson & Johnson, l’azienda del marchio Johnson’s Baby), stanco  di doverla medicare in continuazione, iniziò a cercare un sistema più pratico ed efficace delle garze sperimentando ogni volta nuove soluzioni per proteggere i piccoli tagli della moglie. Dopo diversi tentativi con risultati non proprio incoraggianti raggiunse il suo scopo quando prese una striscia di garza, la fece aderire a un nastro adesivo per uso medico e su entrambi mise uno strato di crinolina, per evitare che i lembi della medicazione s’incollassero tra loro. In questo modo, quando si feriva, la moglie Josephine poteva ritagliare un pezzo di nastro e medicarsi senza dovere ricorrere ai macchinosi sistemi degli anni Venti: una striscia di garza tenuta aderente alla ferita con uno spago. La Johnson & Johnson tra i propri prodotti aveva già diversi articoli per eseguire i bendaggi ma nulla di simile all’invenzione del suo intraprendente creativo che argutamente mostrò la sua idea a James Johnson che ne comprese l’utilità e mise in produzione i primi cerotti. Nei primi anni le vendite non andarono un granché bene, le cose cambiarono dopo diverse campagne pubblicitarie per farli conoscere, compresa la distribuzione gratuita ai Boy Scout. Dickinson fu promosso vice-presidente della Johnson & Johnson e il cerotto divenne un “bene” comune. Non è dato sapere cosa ne sia stato della distratta consorte e in che modo lui l’abbia premiata per il suo prezioso “aiuto”, sta di fatto che in una classifica virtuale delle dieci cose che ognuno di noi ha sicuramente fatto nella vita, quella di mettersi un cerotto è tra le più popolari. Sono passati 90 lunghi anni e il cerotto ha subito notevoli trasformazioni ma è sempre rimasto uno dei pochi elementi imprescindibili delle cassette di pronto soccorso. Negli anni, per adattarli a esigenze diverse, si sono prodotti sempre più nuovi  modelli: traforati, rinforzati, idrorepellenti e colorati; poi il cerotto spray e il cerotto a rilascio lento di medicinali. In questo settore annoveriamo il cerotto per che combatte l’herpes, quello anticoncezionale, quello per smettere di fumare (a base di nicotina), l’anti-zanzare alla citronella,il cerotto per dimagrire, l’anti- ustione, il cerotto nanotech messo a punto dall’Università di Bologna per curare le piaghe da decubito, gli anti-infiammatori non steroidei (che si possono acquistare senza ricetta), quelli a base di nitroglicerina per le cardiopatie ischemiche, per la terapia del dolore (un oppiaceo come il fentanile) e addirittura l’anti-alcool (anti sbornia !!!) in arrivo dagli Stati Uniti, tutti ad azione sottocutanea e intradermica. Tra quelli protettivi abbiamo il cerotto callifugo, antivescicale e duroni, antirusso, per punti neri e comedoni, il cerotto piedi freschi, per suture cutanee e tanti altri per completare l’elenco statistico. Nel campo medico sportivo, per i traumi articolari e muscolo-tendinei, si utilizzano dei cerotti o bendaggi semi-rigidi per immobilizzare parzialmente la parte interessata come un “tutore”, che in alcuni casi, permettono un’attività sportiva, anche se parzialmente limitata (taping rigido) ma, negli anni 70, si affaccia all’orizzonte il chiropratico e agopuntore giapponese Kenzo Kase che realizza il kinesio taping o taping kinesiologico o elastotapin. Specializzatosi presso la prestigiosa National University of Health Sciences di Chicago in risposta alle limitazioni incontrate dal taping rigido sportivo realizza un bendaggio fatto con un particolare tessuto elastico a base di cotone totalmente ipoallergenico e senza latex, sono cerotti colorati per alleviare dolori muscolari e edemi sottocutanei. Il metodo che nasce in Giappone, ha avuto la sua prima “esposizione” internazionale in occasione delle Olimpiadi di Seul nel 1988 con la nazionale giapponese di pallavolo, successivamente è stato utilizzato nel tennis per combattere l’epicondilite (gomito del tennista!) e il mal di schiena; con il passare degli anni il suo utilizzo è stato sempre più ampio: dal ciclismo all’atletica leggera; nastri neri, azzurri e rosa si sono alternati sui possenti muscoli di atleti di tutto il mondo e parlare di effetto placebo sarebbe troppo semplicistico poiché questi atleti sono a tutti gli effetti delle multinazionali, per l’interesse economico che mobilizzano, e nessuno di questi, seguiti dai migliori fisioterapisti, terapisti occupazionali, chiropratici, preparatori atletici e altri operatori sanitari,  rischierebbero “sulla propria pelle” … e sulle proprie tasche … l’utilizzo di prodotti o sostanze non garantite al 100%.  Questa tecnica può essere impiegata in molte aree della fisioterapia e della riabilitazione come supporto per mantenere i risultati ottenuti, per il trattamento di traumi acuti e per il recupero di quelli pregressi. Il kinesio taping è oggi conosciuto in tutto il mondo e utilizzato ampiamente dagli sportivi professionisti, in Italia la diffusione di questo cerotto ha toccato livelli molto elevati grazie anche alla pubblicità “involontaria” del calciatore Mario Balotelli che l’ha mostrato a milioni di telespettatori negli ultimi Europei di calcio quando si è tolta la maglietta ( “beccandosi” l’ennesima ammonizione!) dopo il goal segnato alla Germania nella semifinale . Il funzionamento della kinesio taping è meccanico e non chimico perché nessuna sostanza è rilasciata dal bendaggio, non costringe un’articolazione in una posizione fissa ma permette al muscolo di eseguire quasi tutti i movimenti limitando solo quelli interessati dal trauma. La tecnica del taping si basa sulle capacità del corpo umano di guarire autonomamente, stimolato dall’attivazione del sistema “neuro-muscolare” e “neuro-sensoriale”, secondo gli ultimi dettami della neuroscienza; attraverso un meccanismo di feedback neurologico, stimola le risorse proprie dell’organismo ad autocorreggersi reclutando le unità motorie dei muscoli che agiscono contro la disfunzione. E’ fondamentale che l’applicazione del “cerotto colorato” sia eseguita da un esperto come un fisioterapista, un osteopata, un fisiatra o un preparatore atletico che abbia seguito corsi appositi. Il nastro elastico può, a seconda della direzione, posizione o tensione con cui è applicato, inibire un muscolo contratto e sovrautilizzato o, al contrario, stimolarne uno ipotonico; la sua applicazione fatta correttamente permette di risolvere diverse problematiche come le contratture paravertebrali-lombari, tendiniti, artrosi cervicali ma anche mal di testa, sindrome del tunnel carpale e dolori alla schiena. La sua colorazione, secondo la cromoterapia, darebbe invece dei risultati differenti: il cerotto colorato blu farebbe diminuire l’infiammazione, il cerotto colorato rosso aiuterebbe a risolvere il crampo doloroso dovuto alla contrattura e quello beige migliorerebbe il mal di schiena. In base al tipo di taglio utilizzato “I”, “X” o “Y”, alla direzione dell’applicazione e alla percentuale di tensione utilizzata può creare stimolazioni diverse che permettono, in base alla necessità, di rieducare il sistema, neuromuscolare, ridurre il dolore e l’infiammazione, migliorare la performance,  prevenire gli infortuni,  attivare la circolazione e  accelerare i tempi di guarigione. Come al solito, in questi casi, si sono creati due schieramenti diametralmente opposti, quel che è certo:  la tecnica non è pericolosa e se non da alcun beneficio si può sempre passare al trattamento medico “tradizionale”.  Per esempio uno studio condotto negli Stati Uniti nel 2008 ha sottolineato come il kinesio taping sia utile per diminuire il dolore alla spalla ma non presenterebbe effetti curativi a medio-lungo termine: la soluzione di adottare una terapia “mista” in questi casi risolverebbe il problema. Lo studio randomizzato in doppio cieco (è un esperimento scientifico dove le persone interessate al trattamento non conoscono tutte le informazioni per non avere  pregiudizi in merito) ha evidenziato un effetto positivo soprattutto nei movimenti di abduzione della spalla; in uno studio su pazienti affetti da colpo di frusta trattati con kinesio taping il beneficio è stato evidenziato ma solo nelle prime 24 ore di applicazione. A leggere questi risultati è normale essere inizialmente scettici ma una prova che l’effetto placebo c’entra ben poco viene dal fatto che di recente il ricercatore giapponese ha sviluppato alcuni trattamenti per atleti…non proprio umani. Gli esperti di veterinaria hanno adottato il metodo Kinesio Taping nel trattamento mialgico di purosangue da corsa e fenicotteri. Nonostante non abbiano molti punti in comune, queste due gruppi del regno animale, hanno entrambi un punto debole: le loro zampe, lunghe e magre. Stacey Lonser, terapista e insegnante certificata del metodo Kinesio Taping assieme al veterinario dello zoo di Detroit, ha ottenuto importanti successi su un giovane fenicottero. E’ molto difficile pensare che ci sia stato un effetto imitazionale in quanto a detta del veterinario dello zoo statunitense, il fenicottero in questione non ha mai visto una partita di calcio (preferisce il football americano) e non conosce il nostro Super Mario nazionale.