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PAOLO PAVONE
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DELINQUENZA DIVERSA

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Delinquere origina dal latino “delinquere” ossia venir meno al dovere, commettere un delitto, infrangere le norme stabilite dalla legge penale. Si può delinquere uccidendo un uomo od anche venir meno al dovere stabilito dalla legge. E comunque se la legge è uguale per tutti, anche la pena dovrebbe essere uguale per tutti. Indubbiamente, ma l’evoluzione dell’uomo ed il suo sviluppo civile ha trasformato nel tempo una semplice equazione forse troppo tribale come la legge del taglione, in un complesso sistema matematico di derivate ed integrali i cui risultati dipendono dalle varie incognite x, y, z. Ne consegue un intricato e numeroso coacervo di leggi che spesso collidono fra loro ma che in buona sostanza permettono una multiforme interpretazione che alla fine riesce anche a sovvertire lo scopo stesso dell’idea di giustizia che peraltro doveva essere il fine per il quale sono state scritte ed emanate. Ed il nostro Paese vanta il record assoluto della “Costituzione più bella del mondo” proprio perché le sue leggi che la compongono sono talmente numerose da dare speranza di libertà al più efferato dei delinquenti sotto processo. Allora una semplice riflessione: cosa resta del diritto di un individuo ad essere protetto dalla Legge e dallo Stato? Solo briciole purtroppo! Non perché non esistano più i diritti ma perché essi stessi hanno cambiato forma, appartenenza, sostanza, colore, in altre parole dall’universale all’individuale, dal generale al particolare, dall’umanesimo all’individualesimo, dallo storicismo all’immanentismo, dalla paucità delle verità fondamentali alla sovrabbondanza degli incipit occasionali. E gli esempi sono ormai tanti se non troppi dove il diritto del delinquente supera di gran lunga quello delle vittime e se poi fra queste si annoverano agenti delle forze dell’ordine la differenza si fa ancora più evidente. I due poliziotti uccisi all’interno della Questura a Trieste da un dominicano arrestato per un furto di un motorino è l’emblema “cult” di un immaginario collettivo che tende a giustificare l’atto delittuoso, se non ammirarlo via social, e a marcare i difetti nel comportamento degli agenti. Ma è più pericoloso il “taser” o il dominicano assassino? Si perché gli agenti sono impreparati (chef Rubio), vanno in giro senza pistola (il carabiniere Cerciello Rega ucciso da due tossicodipendenti americani in vacanza) perché sono comunque poco intelligenti come ha decretato in un post l’insegnate veronese Eliana Frontini o come ha urlato durante un corteo l’insegnante livornese Lavinia Flavia Cassaromorte ai poliziotti, vigliacchi!”. Non solo, ma secondo un sentire collettivo di una “sinistra depassè” cresciuta a pane e Che Guevara chi indossa una divisa è visto sempre come “nemico del popolo” ricordando certi slogan della sinistra ”il poliziotto bravo è il poliziotto morto” o il bar trattoria di Luca CasariniAllo sbirro morto”, e finché tale considerazione alberga nella mente dei teppisti dei centri sociali o nell’intellettualismo da quattro soldi di cuochi e di quanti vanno alla ricerca per la loro incultura della ribalta mediatica va bene ma quando l’idea malsana di sminuire se non offendere un’autorità della sicurezza civile fa parte del credo attuativo di ministri, parlamentari, sindaci e magistrati beh allora vuol dire che siamo alla frutta oltremodo marcia. E la cosa che mi fa più specie è il constatare quanto il nostro Stato declami, nella più profonda ipocrisia, il dolore e la solidarietà di fronte ad episodi ove i nostri tutori della sicurezza hanno perso la vita. Dolore di circostanza che dura quanto un Tg. Il giorno dopo tutti gli agenti si alzeranno di buon mattino, salutano moglie e figli col pensiero che forse sarà un ultimo bacio, che per un misero stipendio mettono sulla bilancia semplicemente la vita, sperando che la volante non abbia le gomme lisce ed il serbatoio pieno di carburante, che non debbano infilarsi in un corteo a difesa dei cittadini da atti vandalici sempre ben tollerati dalla politica di turno destra o sinistra che sia. Ma allora servono o no queste benedette forze dell’ordine? Se sì allora lo Stato dalle commiserevoli esternazioni passi ad atti concreti: numero di agenti congruo sul territorio; attrezzature adeguate; stipendi dignitosi e soprattutto ristabilire il rispetto sociale del ruolo che ricoprono con una protezione legale che inizi a dare importanza al disagio di questi operatori nel loro lavoro e ad essere meno accondiscendenti verso una criminalità che non si pone alcun problema psicologico nel martoriare ed uccidere le vittime. Perché nell’epoca della “libertà assoluta” ammazzare chi ti priva della tua con un arresto diventa plausibile. Ed in questa “libertà interrotta” si stigmatizza tutto il nocumento che ne può derivare alla psiche del detenuto con l‘istituzione da parte del nostro Stato del cosiddetto “reato di tortura” che mina alle fondamenta ogni forma di operato delle forze dell’ordine, passibile successivamente anche di condanne penali, andando dal semplice ammanettamento, all’interrogatorio prolungato, alla bendatura inappropriata, per non parlare del corpo a corpo per sedare la ribellione o dello scontro a fuoco anche colpendo parti del corpo non vitali. E ricordo quando qualche anno fa alla stazione di Torino quattro carabinieri hanno preferito essere feriti col coltello più che arrecare eventuale danno fisico da colluttazione al clochard tedesco francamente ubriaco. Per qualche ferita almeno hanno evitato un possibile processo per danno alla persona. E ricordiamo anche Ermes Mattielli disabile e commerciante di pezzi da autodemolizione che ha sparato ai ladri, due rom, non uccidendoli, dopo che aveva subito numerosi furti e che è stato condannato a 5 mesi di carcere, per eccesso di legittima difesa, ed una richiesta di risarcimento di 135.000 euro e poi morto d’infarto in seguito alla grande preoccupazione di perdere la propria casa per coprire l’incredibile risarcimento ed infatti la casa è poi andata ai due ladri. Se questa non è una vergogna per l’Italia intera ditemi quale altro appellativo usare. E la sfiducia nel nostro Stato è, purtroppo, ben riposta. Con una magistratura tanto benevola, quanto aleatoria, e che ha permesso la trasmigrazione della peggiore feccia delinquenziale europea ed extracomunitaria nel nostro Paese avendo ben chiara la possibilità di farla franca con giustificazioni tanto incredibili quanto farlocche come “lo stato di necessità” se non hai il denaro per sopravvivere, se lo spaccio di droga è l’unico lavoro che ti permette entrate sicure, se lo stupro viene edulcorato da un diritto all’orgasmo, e poi condanne miti, permessi premio, e per finire depenalizzazione dei reati da condanna sotto i tre anni. E poi la condanna mite o l’arresto domiciliare o l’internamento in un istituto di cura e rieducazione se alla base vi sia la turba o l’incapacità mentale, motivazione questa che rappresenta la più grande via di fuga da una condanna pesante. E mi chiedo com’è possibile non vedere in chi ammazza un suo simile, soprattutto per futile motivo, una grande turba mentale alla base del suo comportamento omicida? Togliere la vita ad un altro presuppone una visione abbastanza fuori dalle righe di una logica di convivenza. Allora alleggeriamo ancora di più le condanne. E manco a dirlo è intervenuta addirittura la UE che ha criticato il nostro ergastolo “ostativo” ridando speranza di libertà ai beneamati terroristi e mafiosi per permessi premio e buon condotta. Che importa se nel loro carniere portano numerosi lutti e valanghe di dolore dei superstiti inermi, indifesi e soprattutto dimenticati. I morti non si muovono, i delinquenti hanno il diritto di muoversi per mantenere la loro forma psico fisica e magari presentarsi alle prossime elezioni visti talora i curriculum poco chiari di alcuni pretendenti al seggio, o al provino da calciatore. Ma se l’assassino è di destra apriti cielo! Stephan Ballet il 27enne tedesco che ha ucciso due persone durante l’attacco alla sinagoga di Halle, ma poteva ucciderne molti di più dato l’arsenale esplosivo che aveva a disposizione, con motivazione tanto ridicola quanto folle che gli ebrei sono la causa dei mali del mondo, non è un lupo solitario né un malato di mente bensì l’avanguardia di un movimento più ampio e pericolosissimo ovviamente neonazista per la gioia di quanti campano ancora sul nobile sentimento novecentesco dell’ antifascismo. Lo stesso allarme non vale quando a compiere attentati sono assassini non riconducibili alla destra. In questo caso possiamo giustificarli e dormire sonni tranquilli. I maggiori esperti di terrorismo del mondo spiegano che nel caso di attentatori “islamici” non si può mai parlare di “lupi solitari” perché in tutti i casi c’è una rete, un gruppo di sostegno più o meno articolato. Ma i media sempre fedeli al multiculturalismo e alla integrazione descrivono il convertito all’Islam, Mickael Harpon, che a Parigi ha ammazzato quattro funzionari della Questura, come un disabile perché sordo, la religione non c’entra nulla, il poveretto è andato fuori di testa, sebbene il governo francese si accorge di avere nemici in casa con almeno 30 musulmani fanatici infiltrati nella polizia francese e allertandosi con uno stretto controllo su di essi. Non il tedesco Ballet che, partendo dalle falangi più estreme del Kkk arriva immancabilmente fino ai sovranisti europei. Chapeau! Poco importa che le stragi connesse in nome della religione siano infinitamente di più di quelle commesse dalla demenziale destra estrema. Ma non ci libereremo mai da questo odioso doppiopesismo e dall’uso politico delle carneficine. Il primato dell’odio è come il cesso dei ristoranti: in fondo a destra! Per la sinistra l’importante è “censurare” il concorrente politico nella latrina mediatica che è sempre in fondo a sinistra!

Arcadio Damiani