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DERIVA “BUONISTA”

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E si chiamiamolo col suo vero nome il momento storico che sta vivendo la nostra cultura occidentale, ben lungi da quegli spazi rinascimentali della metà del precedente millennio o tecnologico-scientifici che iniziarono nel ‘700-800 e molto vicino a quella forma di stasi culturale del primo ‘900: “Decadentismo”. Ma se allora lo si percepiva come una sopravvenuta noia solo degli alti salotti nell’avida ricerca del “quid” da sognare, oggi si è esteso, sceso a valle, e diventato padrone del comune vivere umano e delle nostre stesse esistenze fino ai più infimi ed intimi livelli. Una volta si andava a pesca e si sceglieva il luogo naturale diverso a seconda della specie che si voleva gustare e la natura stessa che ci poneva le alternative. Oggi tra fiumi in secca, acque inquinate, bacini di pesca occupati da industrie alimentari, acquacolture, e permessi restrittivi associati al depauperamento della fauna ittica se non sostituita da altre specie importate o che si sono geneticamente mutate la poesia dell’amo e mulinello è praticamente scomparsa.  Si andava al cinema scegliendo il genere di film cui si voleva assistere ed era un modo di condividere una storia con gli amici. Oggi fra pirateria cinematografica in rete e l’acquisto tramite “media service provider” si può assistere al film in perfetta solitudine e senza il vincolo delle giornate di proiezione. Si poteva scegliere la scuola a seconda delle doti e delle attitudini, possibilità economiche e grado di sacrificio da affrontare che si possedevano. Oggi la scuola si è uniformata offrendo pressoché lo stesso prodotto ma di bassa qualità con il digitale che sta sostituendo il cartaceo anche se meno produttivo per l’apprendimento, come tanti studi attestano, docenti che hanno perso l’autorevolezza per un processo veramente educativo con le famiglie distratte e poco collaboranti nella istruzione della loro prole se non addirittura talmente protettive inopinatamente da aggredire fisicamente il corpo docente. Ed un esempio lampante è di questi giorni perché dopo in No-Tav, i No-Triv, i No-Tap c’è il No-Voto in una scuola di Pesaro che sperimenta l’abolizione del voto per non turbare i bambini che così evitano confronti e traumi in quanto secondo alcuni pedagoghi la competizione potrebbe non far bene ai piccoli. Ma noi allora come abbiamo potuto sopravvivere a decenni di voti? Il significato del voto che turba l’autostima scevro dal suo vero significato di una prova andata a male e che segna la necessità di poter recuperare riparando l’errore e comunque non abolendo quella competizione che è sempre esistita e che oggi è ancora più feroce nel mondo globalizzato perché se non conosci almeno il linguaggio albionico non puoi vendere nemmeno i tappi di bottiglia che produci.  Si sceglieva la donna o l’uomo con i quali trascorrere la vita e costruire un progetto che si chiami famiglia o meno. Oggi puoi fare l’amore con chi vuoi anche al di fuori del matrimonio perché questa “gabbia” non esiste più e si vede quanti giovani ne fanno volutamente a meno. Anzi la progenie è diventata un grande impiccio che tarpa le ali alla realizzazione di sé nell’ ”open world”. E la moderna versione “verde” degli ambientalisti si è tramutata in “antinatalismo” perché se gli esseri umani producono carbonio, inquinano e quindi per il mondo sarebbe più salutare se smettessimo di riprodurci nell’alveo della “decrescita felice”. E c’è perfino chi ricorre alla vasectomia, cioè alla legatura dei dotti deferenti che trasportano il liquido seminale. E si rifanno a Sofocle che scrisse “Non essere mai nati è la cosa migliore e la seconda, una volta venuti al mondo, tornare lì donde si è giunti”, a Nietzsche che nel saggio “La nascita della tragedia” scrisse ”Il meglio per te è assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la seconda cosa migliore per te è morire presto”, e da ultimo al filosofo sudafricano David Benatar che scrive “Imporre ad altri un danno è cosa moralmente sbagliata. Poiché la nascita di una persona comporta sempre un danno a quella persona, vi è l’imperativo morale a non procreare”. E’ questo un progresso o una resa contro natura? Non è forse meglio usare ragionevolezza e buon senso cercando di utilizzare con regole ben definite ed inattaccabili tutta quella tecnologia che ci aiuta a vivere meglio, rispettando la natura, l’ambiente in tutte quelle forme ed attività umane che vanno dai ponti alle infrastrutture, alle fonti di sostentamento che combatto la fame nel mondo? Invece di abbattere le costruzioni e le strutture non sarebbe meglio combattere gli intrighi, il business, la corruzione che ne sono alla base con codici universalmente accettati?  Si poteva scegliere se agire “correttamente” o illegalmente o immoralmente consci della certezza della pena o della vergogna, se rilevata dal nucleo sociale in cui si vive, o del complesso di colpa se ci riferivamo al nostro “io” interiore. No! Oggi si rischia di andare sotto processo se le forze dell’ordine o il cittadino che si difende da aggressioni criminali arrecano danno ai soggetti che delinquono con l’assoluta assenza del diritto e della certezza della pena. Perché oggi la giustizia ha allargato inopinatamente le maglie di una tolleranza indescrivibile come il rimettere in libertà criminali recidivi come nel caso dello spacciatore di droga perché quel commercio rappresenta l’unica fonte di sostentamento o dello stupratore seriale per il suo diritto all’orgasmo. O non metterli addirittura in galera se la pena è inferiore ai 3 anni per cui possiamo tranquillamente rubare 60.000 euro di gioielli come ha fatto la badante di due poveri anziani senza un giorno di detenzione.   Si poteva scegliere se andare in chiesa per il bisogno di instaurare un contatto con Nostro Signore o se starne fuori confidando più nell’homo deus che nel deus. Oggi se vai in Chiesa non sai qual sacerdote trovi che invece di avvicinarti al Signore spesso ti propina l’omelia “pro-accoglienza” e sarebbe il male minore seno non fa qualcos’altro in sacrestia. Ecco queste erano quelle poche “certezze” che permettevano al nostro sistema neurologico binario di optare per una o altra decisione. E si è andati avanti costruendo quel nostro vivere civile, sociale ed economico, pur criticabile in certi aspetti, ma vivo e coerente. Nel giro di qualche decennio tutta questa armatura è scomparsa nel segno di un indefinito “relativismo buonista” che ha prodotto una spaventosa destrutturazione di un umanesimo che non ha più casa, uno scompaginamento antropologico che non ha sortito quell’uguaglianza e quella pace sociale che si era prefissato. E non poteva essere altrimenti se ci rifacciamo all’”homo homini lupus” di hobbesiana memoria. E da allora stiamo assistendo continuamente alla vandea di quei valori non sostituiti da altrettanti paletti e comunque privi di ragioni di fondo e figli di un analfabetismo funzionale che non ha precedenti pur nei secoli bui della nostra democrazia. E credo che l’espressione “social” più eloquente sia l’impressionante necessità della “cattura” del momento con l’uso di quella fotocamera dello smartphone che oltre a riportare l’immagine per la condivisione, attraverso gli autoscatti, come si definiscono i “selfie”, si cerca affannosamente l’approvazione del “se” e della sua stessa ragione di vivere. Non più la costruzione del “sè” seduti a tavolino, o ammirando la natura per valutarne i segreti e la bellezza, o facendo uno sport che accomuna più che antagonizzare o discutendo con un amico “face to face”. Non più il “diario personale” cui si annotavano pensieri e i momenti di angoscia o allegria con la classica foto a stigmatizzare lo scorrere del tempo, ed era un angolo molto personale che poteva essere condiviso, ma solo con quelli che più si amavano. Oggi siamo nell’era della “fotografia civile” con immagini che in un secondo invadono distanze inimmaginabili ed interlocutori anche sconosciuti perdendo, si fa per dire, quella privacy che apparteneva solo al singolo costituendone l’anima, anima che oggi esiste solo se approvata e condivisa. E si fanno selfie che se da una parte possono essere ridicoli o anche di cattivo gusto come quando ci si riprende in pose osè o quando stiamo in bagno o quando ci fotografiamo sullo sfondo di un disastro o di un incidente stradale dall’altra possono essere estremamente pericolosi come quando vogliamo immortalare il nostro coraggio e la sfida verso la morte da pericolose altezze o fra i binari di un treno in arrivo che spesso esitano nella perdita della vita. Si può morire per eventi accidentali anche sportivi o malattie incurabili o depressione ma morire per un autoscatto mentisce tutta la grandezza della involuzione del nostro genere umano secondo quella forma di narcisismo estremo che annovera quali sottoprodotti i cosiddetti “Infuencer” che si ritraggono di continuo per essere emulati dai cosiddetti “follower”. Ogni anno nel mondo muoiono 170 individui per questi “scatti estremi”. Si dirà ben minima percentuale ma è l’idea che detta allarme come l’allarme di una possibile epidemia se muoiono solo tre bambini di morbillo. Ecco a cosa porta il “buonismo” a tutto campo, alla mancanza di regole e di comprensione del significato del “pericolo”. Come quando si parla di droga “leggera” o di spaccio di “piccola dose”. Il percolo è la droga in sé non è la dose che fa il veleno, il pericolo è il non aver compreso perché si debba utilizzare una sostanza che rallenta o riconverte confusamente le nostre connessioni cerebrali. E Milano patrocina pure il salone della “canapa” lodandola per gli utilizzi in cucina e nel vestiario ma il messaggio è fortemente ambiguo nell’epoca della marijuana light. Ed è allarmante che il business della cannabis in Italia è passato dai 30 ettari coltivati nel 2009 agli oltre 4000 nel 2018. E non è un bel primato se da un recente rapporto dell’Agenzia europea delle droghe si evince che l’Italia è terza in Europa per il consumo di “canne” dopo Francia e Danimarca. Ma questo cervello orami “drogato” imperversa ovunque e domina nel campo del “tutto possibile”. La Chiesa che ha dimenticato il suo ruolo spirituale e si è calata mani e braccia in un temporalismo pieno offrendo alla politica le sue ormai lacere vesti con chiese che chiudono o vendute a pochi soldi o riconvertite in balere o disco-music, sempre più numerose moschee che si edificano anche col nostro aiuto economico, sacerdoti, vescovi cardinali zelanti che non perdono occasione di fomentare l’immigrazione tout court con l’accusa finale del Cardinale cinese Zen a Parolin per aver sottomesso la Chiesa al volere di Xi che nominerà solo vescovi chiaramente ben voluti dal leader politico con tutti i guai che passano i poveri cristiani in  territorio cinese. Per non parlare della apertura verso quei valori non negoziabili come le benedizioni dei matrimoni gay effettuati a suon di champagne dal cardinale di Vienna Christoph Schonborn, comunione ai divorziati, amore libero quale dono divino, silenzio sugli uteri in affitto. Chiesa scesa a gamba tesa apertamente contro questo governo per i sui inasprimenti al fenomeno migratorio, più che giustificabili, ma che non vanno bene alla Conferenza Episcopale Vaticana come fossero loro, i vescovi, ad essere preposti alla guida del Paese. E cosa c’è di anticristiano se si vuole porre un freno al mercimonio che impoverisce l’Africa di risorse naturali e umane? Ma questo governo, pur criticabile in molte sue scelte, nasce da una volontà popolare che ci dovrebbe far riflettere sul perché si è arrivati a tanto. Non combatterlo, ma riparare gli errori commessi e scegliere una via mediata che salvi capra e cavoli. Invece la levata di scudi è universale, dalla Chiesa, al mondo della finanza, ai partiti cosiddetti di opposizione, fasulla, che hanno nel loro carniere prodotti francamente marci e invendibili, addirittura alla Corte Costituzionale che per verificare la costituzionalità di una riforma elettorale ci ha messo 8 anni, ma si è rapidamente svegliata minacciando la bocciatura delle leggi anti-invasione. Infatti il Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi si è espresso senza mezzi termini “In Europa e non  solo c’è un clima politico e culturale che è cambiato. Ci sono orientamenti politici che contrastano con la Costituzione. Alcune idee, orientamenti che un tempo si vergognavano di comparire oggi invece circolano in Europa ed i giudici saranno un baluardo contro questo orientamenti”. E non va meglio al reddito di cittadinanza che mentre Di Maio vorrebbe limitare solo agli italiani la Consulta ha stabilito a mezzo di Sabino Cassese “l’assistenza e gli altri diritti sociali sono diritti essenziali della persona, spettano indipendentemente dalla durata del soggiorno legale sul territorio e dall’inserimento nella comunità, con relativi obblighi di contribuzione”. Per non parlare dell’altro organo che è il Csm che ha nominato ultimamente nella buona regola della continuità un vicepresidente targato ancora Pd, e che è molto feroce verso l’operato del nostro Ministro dell’Interno. Ma fatti simili che si oppongono a questa volontà di cambiamento succedono anche altrove come in Francia ove i giudici fanno passare per psichiatrica Marine Le Pen per aver posto in rete filmati di esecuzioni dei terroristi dell’Isis; uno studente dell’Ateneo di Durham, in Inghilterra, esprime sui social l’evidenza biologica che le donne non hanno il pene, ma tanto basta per far scattare l’accusa di transfobia ed epurare il malcapitato dai magazine dell’Istituto. In Irlanda del Nord Jolene Bunting, consigliere comunale, è stata sospesa dal lavoro per quattro mesi per essersi opposta con critiche alla islamizzazione del suo Paese. Ecco se questo è il quadro desolante dello stato della politica del nostro Paese e in Europa mi chiedo se e come ne usciremo fuori e non credo tuttavia che ce la faremo. Sperando di essere un economista nelle previsioni!

Arcadio Damiani