PAOLO PAVONE
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ECOLOGISMO

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Perché non “ecologia”? Semplicemente perché questa rappresenta lo studio dell’ecosistema, dell’equilibrio ambientale climatico, marino, terrestre, faunistico, vegetale, ed ha la sua grande valenza ed importanza scientifica. L’ “ecologismo” rappresenta la forma “ideologizzata”, mal utilizzata, fuorviante della prima. Se oggi vogliamo parlare di ambiente in cui vive l’uomo e di come preservarlo dalle continue minacce che l’uomo stesso perpetra nei sui confronti si dovrebbe ricorrere ad un’utopica tavola di discussione dove tutti i governanti del globo dovrebbero accomodarsi, rivelare le fondamenta su cui basano le loro economie nazionali, stilare insieme un rapporto definitivo sulle possibilità riparatorie, se danni sono stati fatti, e con quali diversi algoritmi economici proiettarsi in futuro nell’idea di non uscirne penalizzati o quanto meno nell’alveo di un mutuo soccorso. Come quando i grandi clinici si consultano su un paziente “malato” e si accordano su quale sia la scaletta delle cure da intraprendere per salvarlo da un probabile, possibile esito infausto. Forse il paragone può essere semplicistico in quanto il numero dei clinici coinvolti sono del numero delle dita di una sola mano, diversamente il confrontarsi fra diverse economie ed impatti ambientali coinvolge una marea di esperti di scuole e pensieri diversi, non sempre di univoco accordo dato che scienza e finanza sono spesso piuttosto lontani. E non sono poche le organizzazioni internazionali che cercano di tutelare l’ambiente come l’UICN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) che gode dell’appoggio di UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, Scienza e Cultura), della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), l’UNEP (programma ONU contro i cambiamenti climatici), l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l’AEA (Agenzia Europea per l’Ambiente) oltre a quelle locali di più piccolo cabotaggio come “Agriambiente”, “Ambiente e Vita”, “ANEV” (Associazione Nazionale Energia del Vento), o infine ONLUS per la Pesca, Fauna selvaggia e così via. I risultati? Alcuni dicono disastrosi, altri “scontati” e facenti parte del naturale corso geofisico. E da sincero liberale e da medico ricordo un assunto di Karl Popper che fa proprio al caso nostro e fa riferimento al “criterio di falsicabilità” che identifica la verità come uno stadio aperto e non definitivo essendo suscettibile di confutazione, come appunto mi insegnavano i grandi clinici toscani miei maestri, “non siate mai tanto sicuri delle vostre diagnosi, si farà sempre in tempo a cambiarla e salvare il paziente ma solo se nutrirete il dubbio, nella certezza di non possedere il tutto”. E sempre Popper evidenziava che “il liberale è una persona a cui importa più di imparare che di avere ragione”. E’ questo il mio umile pensiero di riferimento e spesso mi ritrovo ad essere colpito da un senso di inferiorità di fronte a tanta competenza e certezza di personaggi che il giorno prima si occupavano di cose molto diverse e spesso più semplici ed il giorno dopo, cambiando la carica, si ritrovano a pontificare verità complesse come se le avessero introiettato durante notti insonni. A questo punto delle due l’una: o sono estremamente intelligenti e versatili, veri geni nell’apprendimento e nella logica consequenziale col sottoscritto più lento e meno pervicace, o sono estremamente pericolosi, inaffidabili, facilmente confutabili, autori di false certezze e comunicazioni, forti manipolatori di menti semplici con un linguaggio che mira ad un indottrinamento senza confutazione usando “censura” illiberale. Forse sarebbe meglio l’AI (Intelligenza Artificiale) che permette a software complessi ma molto più precisi di esprimersi e soprattutto “intercambiabili”. Tertium non datur! Ed il problema dell’ambiente è tornato così alla ribalta per il semplice motivo che avevamo assolutamente bisogno di una “ideologia” di riferimento che si ponesse alla base di una lotta politica, generazionale essendo svanite tutte al altre forme di contrapposizione ad uso dei millennials. I giovani degli anni ’50 non sono stati giovani a lungo perché dovevano ricostruire il paese dopo le macerie post belliche e la loro utopia era la casa, la famiglia ed un lavoro e la sudata pensione. Ed i ribelli erano quelli del “Fronte del porto” o “La gioventù bruciata”. I giovani del ’68 hanno lottato contro tutto il sistema allora vigente borghese sognando la fantasia al potere del proletariato ed i fiori nei cannoni ma si sono fatti la guerra vestiti di rosso o nero, col libretto di Mao, la guerriglia di Che Guevara, una democrazia allo stato embrionario ma presto diventata anarchia nel senso distruttivo delle sue regole e dei suoi valori, dall’abbattimento dell’Autorità in ogni assise fino al sesso libero e “di partito”. Professori, magistrati, poliziotti picchiati o uccisi. Libertà assoluta e autoassolutoria nel nome di un principio di uguaglianza che parificava tutti i diritti celando i doveri, dall’auto per tutti, ai frigoriferi in ogni casa, alle vacanza sempre possibili anche con mutuo e viaggi aerei “low cost”. Ma poi cadde il muro ed hanno dovuto cambiare il software dello scontro con i giovani degli anni ’80 in fuga dagli anni di piombo che si sono rifugiati nell’io nel nome di una libertà dell’individuo divenendo pionieri di quella che poi divenne “rivoluzione virtuale” partendo dai vecchi computer “486” fino ai mostri superveloci di oggi. La terra allora temeva non il “climate change” bensì il disastro nucleare da “guerra fredda”. Oggi quella “rivoluzione virtuale” ha prodotti danni incalcolabili non in quanto dannosa di per se anzi, bensì con tutto il mondo interconnesso solo per manifestare il profondo egoismo antropologico hobbesiano al posto del “buon selvaggio” di Rousseau, con le veloci transazioni finanziarie che poi esplodono in bolle economiche che annientano i risparmi di milioni di cittadini perché il fine non è il lavoro ma fare soldi! Non scambio di idee innovatrici, bensì veicolare “fake truth”, virus “malaware”, pirateria informatica a distruggere sistemi nazionali protetti, spionaggi, manipolazione di sondaggi elettorali e chi più ne ha più ne metta. Una guerra aperta su tutti i fronti ove trionfa l’ennesima “utopia” impersonata da una sedicenne svedese che ha stabilito con un accecante candore che “l’individuo è pericoloso. La nostra missione è salvare questo pianeta malato a qualsiasi costo”. In pratica “la libertà inquina!”. Invertire la rotta! Possibile? Come? I rimedi sono frutto di una superficialità talmente inconcludente quanto ridicola se non allarmante? Ora tutti i capi di governo, compreso il nostro, avvertono l’urgenza e sono all’opera per creare comparti di competenza che producono idee talmente disconnesse ottime per la plebe ignara ma poco utili se non dannose per l’intero sistema. Certo abbattiamo fin da subito il problema dei veicoli a combustibili fossili, innalzando le imposte sui diesel e benzina, favoriamo alloggi popolari senza garage tanto basta una bicicletta magari in “sharing”, tanto oramai il mercato dell’auto è andato a pallino con grave pregiudizio per i vari paesi incluso il nostro. La tassa sul gasolio dà il colpo finale alla nostra agricoltura dato che i trattori dei contadini godevano di un prezzo agevolato sull’acquisto di carburante, e tra xylella, rincaro del gasolio, imprevedibili intemperie, operai non disponibili nelle colture, prezzi al ribasso nel mercato aperto e concorrenziale coltivare la terra da parte degli agricoltori che sono i veri custodi della natura non è più possibile. E non dimentichiamo che un cibo che arriva sulla nostre tavola ha alle spalle un viaggio di almeno 2.000 km nel complesso. Certo che abbassare le emissioni inquinanti sarebbe auspicabile ma che dire se gran parte delle industrie utilizzano ancora combustibili fossili e che la loro conversione in energie rinnovabili è abbastanza difficile per il loro più basso rendimento energetico? E poi convertire il parco macchine in propulsione elettrica necessita di un notevole impegno economico per le rottamazioni e comunque siamo dipendenti da chi ha grosse riserve di materiali rari di cui sono composte le batterie come il litio e di cui la Cina è un grande serbatoio. La condizione ambientale attuale se effettivamente è dipesa dall’uomo siamo proprio sicuri che la colpa sia solo degli imprenditori che hanno appestato il pianeta o sia anche colpa di chi ha chiesto ed usufruito di tutti quei vantaggi e servizi di cui quasi nessuno può più fare a meno? Se osserviamo in tempo reale quanti aerei stanno sorvolando il mondo intero ci rendiamo conto di quale fitta rete compare ai nostri occhi. Allora andiamo dall’industria automobilistica a quella dei vettori aerei con tutto l’indotto industriale turistico e lavorativo. Anche questi dovrebbero ridursi se pensiamo che un aereo brucia un litro di kerosene ogni 10 sec. Ed infatti quella sinistra che tanto ama l’ecologismo non può fare ameno di spostarsi e per questo viene appellata come “gauche kerosene”. Quindi ci vorrebbero meno auto, meno aerei, meno agenzie turistiche, meno alberghi, meno varietà e quantità di cibo, meno spostamenti e soprattutto meno consumatori cioè meno bocche da sfamare per creare quella “decrescita felice” di cui Serge Latouche è corifeo con l’invito assillante a non riprodursi. Altro che tassare merendine e bibite gassate! Siamo disposti a cambiare le nostre abitudini a fare a meno delle tecnologie avanzate? Chi dirà a quelli che vivono in zone disagiate che non potranno più servirsi dell’auto perché abbiamo trasformato le nostre strade tutte in Ztl? Siamo disposti a vivere senza lavoro con un semplice sussidio dallo Stato come descrive molto bene il sociologo De Masi? Le economie mondiali sapranno modellare i loro introiti e le loro produzioni dal fossile all’elettrico? Il resto è solo fuffa e propaganda elettorale con le varie Greta Thumberg, Carola Rachete che dir si voglia.

Pescara li 23-9-2019 F.to Arcadio Damiani