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ESITO ELETTORALE 2018

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C’era d’aspettarselo nel segno del “già previsto”. Gli italiani si sa non amano le rivoluzioni data la variegata etnia genica che li compone ma su tutto salta fuori un carattere comune: non amare profondamente la fatica né il senso del bene comune né le novità avvolti in quell’atavica abitudine che li fa lieti davanti alla tazzulella e cafè! Ed è per questo che si spiegano i risultati di questa kermesse elettorale. Nel contempo sono anche non tanto fessi da dimenticare i torti subiti e come si è velocizzata la comunicazione si sono anche velocizzate le “trasmigrazioni” politiche come successo a Torino dove i fan grillini che hanno condotto la sindaca al potere Chiara Appendino hanno permesso di primeggiare il Pd col 26.3% rispetto ai M5s col 23.5% non avendo suscitato tanta simpatia con le sue uscite. Come successo al Pd che dalla sua crisi profonda si è avvantaggiato il M5s. Come successo a FI i cui voti sono trasmutati nelle lega e a FdI. Trattasi di democrazia talmente liquida che non tarderà a passare allo stato gassoso. Nel contempo per un liberale come me è molto importante che alcuni obiettivi siano stati raggiunti. Il primo è senza dubbio la debacle del Partito Democratico che ha dilapidato impunemente le sue origini operaie essendo il principale autore della scomparsa del ceto medio e dell’abietta insorgente e preponderante governance della globalizzazione finanziaria a discapito dell’economia di prodotto. Per non parlare dell’effetto “boomerang” della loro legge elettorale che non solo garantisce l’ingovernabilità ma che per essere troppo controllata ha prodotti enormi disagi nelle stazioni elettorali. Spero tanto che questa esperienza modifichi la legge secondo un salutare doppio turno alla francese. Il secondo è quello del sorpasso della Lega su FI che indica il corifeo attuale del centro destra, giovane motivato e aperto alle istanze del popolo lasciato solo dal precedente governo; non che nel programma forzista non ci siano riforme che vanno in questo senso ma era più opportuna una comunicazione diversa. In tal caso l’abitudine è stata punita perché “anacronistica”! E credo sia meglio un giovanotto vigoroso che batta i pugni sul tavolo di Bruxelles più che avere tra i piedi un “Gentiloni di destra” quale può rivelarsi Antonio Tajani meritevole di tutta la stima ma che ha poco a che fare con la “verve”. Il successo dei pentastellati era nel paniere, soprattutto nel sud, ove il reddito di cittadina ha aperto il cuore di tutti quelli che non sopportano il sudore da fatica soprattutto durante le calure estive. Perenne cassintegrazione! Vedremo ma non credo sia possibile. Ma l’obiettivo che più mi sta a cuore non è tanto la scomparsa dei presidenti di Camera e Senato bensì l’inefficacia dell’endorsement europeo e del PPE al capogruppo di FI che fa capire alla stessa Europa che sarebbe meglio se iniziasse a rivedere la sua costituzione più che elargire consigli. Gli italiani vogliono l’Europa di Adenauer non quella del manifestato di Ventotene. Chiaro? E se si riuscisse ad urne validate e a conti fatti un possibilità di governo del centrodestra sarebbe un endorsement al contrario verso Bruxelles avvicinandoci di più al gruppo di Visegard decretando la sconfitta di questa UE germanocentrica.