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FAMIGLIA CONTRO

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Il Forum mondiale sulla Famiglia tenutosi negli ultimi giorni di marzo 2019 a Verona è stato oggetto di notevoli controversie in ambito culturale, politico e mediatico ed è incredibile quanto questo semplice incontro che a cuore l’importanza di questa primitiva e primaria aggregazione sociale sia stato oggetto di una sperticata campagna “contro”. Viviamo un momento di grave decrescita demografica che ha mille ragioni d’essere ed una discussione che mira a proteggere l’evento procreativo della famiglia non può che essere ben accetta, nel cercare di risolver gli atavici problemi, economici, sociali, dei servizi che attanagliano chi si adopera nel coniugare efficacemente il lavoro con la crescita della prole, indispensabile perché una società possa mantenere rispetto, dignità, futuro e identità. Ma sono proprio questi ultimi quattro attributi che hanno decretato questa rivolta perché secondo il “pensiero unico” vigente il rispetto e la dignità presuppongono che si debba concepire un umanesimo fatto di tante piccole unità diverse fra loro e non semplicemente una melassa di forme indistinte ed asservite, prone al volere dei pochi; un futuro che non può continuare ad essere frutto della creatività dei singoli con benessere per tutti, bensì una utopica ed uniformata esistenza che ha come grande ostacolo l’identità, quale architettura costruita nel tempo con le diverse esperienze vissute e che naturalmente fanno parte di una ”singolarità” come si evince dalla stessa struttura del DNA che varia da individuo a individuo e da etnia ad etnia altrimenti non si comprenderebbe come razze diverse hanno anche diversa propensione alle malattie. E tutta la teoria evoluzionistica, messa in discussione e sconfessata dal passaggio delle specie, riguardo anche solo l’uomo, registra quanto nel tempo sia mutato l’adattamento con relativo migliore benessere della singola specie. Con l’uomo una volta staturalmente meno elevato con cranio più piccolo e mascelle più grandi ad un uomo con cranio più grande e mascelle più piccole in quanto più dedicato al pensare ed a nutrirsi in maniera meno selvaggia. Ma perché tanta avversione ed odio verso la famiglia che solo 40 anni fa veniva ancora considerata un imprescindibile valore costituzionale? Un elemento base per lo sviluppo di una società? In realtà il motivo non è molto difficile da comprendere in quanto la famiglia rappresenta la prima culla della “diversità” che va ovviamente contro la globalizzazione uniformante. La famiglia non è altro che una istituzione che presuppone autonomia gestionale, sempre nel rispetto delle leggi, ove i rapporti fra gli esseri umani, uomini o donne che siano, vengono gestiti secondo regole proprie che possono essere anche molto diverse da un nucleo ad un altro. Ed è questa diversità che sfugge al controllo esterno che non riesce ad uniformarla a suo piacimento. E quindi bisogna difendere questa diversità perché non è un problema dei laici o dei cattolici ma è un problema di tutti perché è dalla diversità che nasce una vita nuova a partire dai sessi. Sembra banale difendere un processo così naturale ed invece le invettive sanguinarie contro chi difende la famiglia partono da ogni fronte dalla cultura ai media alle associazioni tutte in odore di sinistra. Perché a Verona si riuniranno pericolosi omofobi, feroci reazionari e fascisti bellicosi tutti pervasi da una fede cristiana di origine medioevale del tipo “Santa Inquisizione” solo che qui la santa inquisizione la fanno i liberal della gauche caviar e paladini dei diritti ma solo di quelli individuali non di quelli sociali. Praticamente una “setta”! Ma a questa kermesse non hanno partecipato solo cristiani definiti dal filosofo Maffettonecattosovranisti” bensì anche laici, agnostici, atei e delegati di altre confessioni religiose. Ma questo assalto va ben oltre le istanze arcobaleno e Gilbert Keith Chesterton lo aveva ben compreso quando scriveva che “…Non si ripeterà mai abbastanza che ciò che distrusse la famiglia nel mondo moderno fu il capitalismo che ha portato tensioni morali e la competizione affaristica fra i sessi, che ha sostituito l’influenza del genitore con quella del datore di lavoro…che ha fatto sì che gli uomini abbandonassero le loro case per cercare lavoro, che li ha costretti a vivere vicino alle loro fabbriche più che alle loro famiglie…e soprattutto che ha incoraggiato per ragioni commerciali una valanga di pubblicità e di mode appariscenti che per loro natura uccidono tutto ciò che erano la dignità e il pudore dei nostri pardi e madri”. Ed è questo capitalismo selvaggio chiamato neoliberismo che assalta la famiglia. Perché e a che scopo? E il giornalista Borgonovo ne dà una plausibile interpretazione in un suo articolo e che mi trova sostanzialmente d’accordo in quanto l’ho sempre pensato. E spiega che la famiglia è l’ultimo baluardo contro un sistema che mercifica qualunque aspetto della vita umana. Perché la famiglia è il luogo del dono e della gratuità dove i rapporti fra esseri umani non sono regolamentati da contratti commerciali e non si basano sull’interesse sfrenato. Perché comunque sia un figlio anche non tanto desiderato, venuto alla luce, impone sacrificio, compartecipazione, tolleranza, gratuità. Contrariamente nel mondo neoliberista i figli si comprano o si fabbricano ma non sono gratuiti e spesso costano molto. E questa lotta fra i sessi, molto ben alimentata dai media e dal pensiero unico, nasce proprio dall’esigenza di mettere i maschi e femmine gli uni contro le altre eliminando così il processo di collaborazione che è alla base dell’istituto familiare. Egoismo, narcisismo e isolamento allo stato puro! Perché se l’unione fa la forza la disunione ingenera debolezza e fragilità ma soprattutto una più facile manipolabilità. Ed è proprio da qui che si raccolgono i frutti di quella che Gabriele Kuby etichetta nel suo best seller “La rivoluzione sessuale globale. Distruzione della libertà nel nome della libertà” ove racconta che fin dal dopoguerra quanto siano stati generosi banche e fondazioni verso tutte quelle associazioni che erano contro la diversità di genere abolendo tutti i vincoli culturali e di costume per dar vita al “sesso libero” con l’amore ridotto ad impulso da soddisfare nel più breve tempo possibile tramite la precarietà e la pericolosità dei rapporti. Precarizzare l’esistenza è il fine ultimo di questi grandi soloni della globalizzazione. Destabilizzare la famiglia significa destabilizzare società e Paesi e la loro stessa economia. Se pensiamo solo a quelle famiglie che sono state alla base dei nostri progressi nell’era industriale come gli Agnelli, i Pernigotti, Le sorelle Nurzia, i fratelli Barilla, e tante altre molte delle quali sono state costrette a vendere le loro fabbriche e la loro creatività a gruppi industriali anche esteri famelici di prodotti originali ma che immetteranno in un mercato senza regole ed orientato solo al profitto mi viene da piangere e mi conferma ancora una volta l’importanza di lottare per difendere questo “focolare” prima che finanza e tecnologia lo tolga dal vocabolario. Ma alla fine anche se stessimo difendendo un valore negativo socialmente perché non è possibile farlo in maniera democratica visto che anche Voltaire diceva che qualora non fosse stato d’accordo con idee espresse da altri avrebbe lottato comunque per farle esprimere? Perché allora non comprendiamo che questa feroce avversione verso la libera espressione democratica, verso la famiglia, verso alcuni valori che rappresentano la dignità di qualcuno, sta sfociando in un minimalismo relativista estremamente pericoloso che mina alle fondamenta quella stessa domanda che da sempre è alla base di tutto il pensiero filosofico: a che scopo io esisto? Finalismo o nichilismo? Meglio fermarsi qui per non avvelenarci ulteriormente le sinapsi. 

Arcadio Damiani