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UNA FIACCOLATA PER RICORDARE LUDOVICA E MARINA CONTRO OGNI VIOLENZA

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Il 6 giugno 2018, una lunga fiaccolata partecipata di tante persone, è partita dal Liceo Scientifico L. Da Vinci di Pescara, per giungere fino a Piazza della Rinascita. Tante persone unite da un unico scopo: manifestare per combattere contro tutti i soprusi e le violenze che si creano ed esplodono all’interno delle famiglie e nei rapporti tra uomini e donne. Marina Angrilli era una donna di 51 anni insegnante presso il Liceo Scientifico L. Da Vinci, e madre di una bambina di 10 anni Ludovica. Il 20 maggio scorso sono state uccise dal marito e padre in un pomeriggio di follia. Fausto Filippone era un manager di una nota azienda abruzzese da tutti considerato “tranquillo”. Ma questa tranquillità è stata vanificata in quel terribile pomeriggio del 20 maggio quando ha prima gettato dal balcone della casa di Francavilla la moglie Marina e poi come un padre affettuoso è andato a prendere la piccola Ludovica portandola con se sul viadotto della A14 e gettandola nel vuoto incontro ad un’immediata e terribile morte. L’episodio ha lascito sbigottiti quanti lo conoscevano e quanti hanno assistito alla tragedia svoltasi sull’A14 a Francavilla la mare. Perché tutte queste persone dopo 15 giorni hanno sentito la necessità di dimostrare il loro dolore e rammarico per non aver capito e conosciuto il dramma che si nascondeva in quella famiglia? L’Associazione Genitori Leonardo, di via Colle Marino, a cui ha aderito l’associazione italiana genitori (A.ge), Noi per la Famiglia, il Rotary Club Pescara Ovest D’Annunzio, la Fidapa Bpw Italy sezione Pescara, il Pescara Club Donne Biancazzurre e con il patrocinio delle commissioni Pari Opportunità della Regione Abruzzo, della Provincia e del Comune di Pescara, hanno aderito alla manifestazione per “accendere una luce per Marina e Ludovica affinché non ci sia più buio”. In piazza della Rinascita, conosciuta da tutti come Piazza Salotto, molti sono stati gli interventi che hanno avuto come filo conduttore lo sgomento e l’incredulità per la tragedia avvenuta. Filo conduttore, purtroppo, di numerose altre tragedie che hanno avuto come protagoniste donne che sono state uccise da chi si fidavano, da chi “per amore” le ha distrutte distruggendo con loro intere famiglie e comunità. Importante l’intervento di Oscar Buonanno, da anni organizzatore del Premio Borsellino, contro tutte le Mafie, che ha parlato del termine femminicidio, di cui la prima citazione del termine come “uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne” coniata nel 1990 dalla della docente di Studi Culturali Americani Jane Caputi e dalla criminologa E. H. Russell, e che ha voluto mettere in campo il suo essere uomo e della incapacità, troppo spesso, di non capire e non mettersi in discussione per capire ed evitare tragedie. Troppo spesso il silenzio, purtroppo anche delle istituzioni, a cui le donne a volte si rivolgono, porta a tragedie che lasciano sbigottiti chi rimane. In Abruzzo molte sono state le donne morte per mano di un amico, di un amante, di un marito, una per tutte la giovane Jennifer brutalmente assassinata solo perché aveva deciso di interrompere un rapporto malato con il proprio compagno. Ed è proprio la comunicazione, e l’importanza che la stessa ha per combattere il femminicidio e soprattutto il silenzio, è stata alla base dell’intervento della Presidente della CPO della Regione Abruzzo e delle Fidapa Bpw Italy sezione Pescara, Gemma Andreini che rivolgendosi ai numerosi giovani presenti, ha detto: “Ragazzi, bisogna parlare, se la comunicazione si interrompe intervenite! La Comunicazione è importantissima, cerchiamo di comunicare anche con le altre associazioni e ciò può servire a muovere la coscienza. Il silenzio è un problema culturale. Che questa luce, che noi abbiamo portato, illumini questo buio e faccia sì che riusciamo ad uscire da questa allucinante situazione. Femminicidi ne abbiamo avuti tanti e ci battiamo perché l’assassino costi la pena, ma la comunicazione, ricordate tutti, è essenziale. Quando qualcuno ha una situazione di disagio deve parlare per questo c’è un numero di telefono, il 1522, conosciuto purtroppo da pochi, un numero verde, al quale bisogna rivolgersi nel momento in cui si avverte il pericolo, che mette in contatto chi chiama con persone che possono aiutare.

La CPO ha anche attivato un App per conoscere i centri antiviolenza.

La non comunicazione porta a quello che oggi abbiamo commemorato, il silenzio porta al dramma.

Parlate e usciremo a debellare questo male che è la VIOLENZA”.

Arch. Maria Luisa Abate