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FUNERALI A CONFRONTO

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Ha suscitato qualche contestazione in chiesa le parole del parroco don Livio Fabiani, parroco di cisterna di Latina al funerale delle bambine uccise dal padre ma forse per noi cattolici dovrebbe suscitare più perplessità l’omelia del Cardinal Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze alla messa funebre per Davide Astori il capitano della Fiorentina scomparso improvvisamente. Per questo il parroco di Latina ha invitato a pregare anche per il padre in quanto la famiglia “ha perdonato” e la sua salma nonostante gli insulti ricevuti a Secondigliano è stata benedetta nel cimitero napoletano di Poggioreale. La chiesa non fa mai mancare il suo conforto nel nome di quel Dio che solo conosce il mistero della vita e della morte. Come Cristo sulla Croce “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. La vita non cessa si trasforma e procede verso l’eternità. Il perdono purtroppo non è un algoritmo che si introduce alla bisogna ma si genera solo col messaggio di chi possiede la forza della “pietas” e solo un pensiero fortemente strutturato. In altri casi il perdono perde il suo smalto e diviene merce di scambio, scambio di ipocrisie e voglia di dimenticare. E solo una società che non ha perso punti valoriali precisi nella bussola del vivere quotidiano riesce a perdonare avendo ben chiaro il confronto fra il dolore patito dalla vittima ed il percorso espiatorio del killer che a modo suo ha chiesto scusa esplodendo il colpo verso se stesso. Diversamente se la giustizia non si incontra con la misericordia resta la rabbia e il rancore che sfociano nel diritto di maledire. Comprensibile anche questo. La Chiesa ha il suo gregge che non sempre, molto umanamente, coincide con gli atti della sua dottrina. Nulla di tutto questo, cioè di quel travaglio spirituale che accompagna l’uomo nel momento del dolore compare nell’omelia del cardinale Betori. Non ha parlato della preghiera né per l’anima del giovane calciatore, per la sua salvezza eterna, né per i suoi familiari che vivono un così grande dolore. Solo rabbia da tifoseria e incapacità di offrire qualsiasi consolazione. Infatti si esprime “Della morte non abbiamo spiegazioni da offrire che possono servire a consolare e quindi non chiedetemi ragioni per capire, argomenti per giustificare, motivi per essere consolati. Posso solo piangere con voi”. Una chiesa così a cosa serve? Se i cristiani possono gridare “morte dov’è la tua vittoria?”. La preghiera è cardine della chiesa e del rapporto con Dio e dove meglio nel caso rivolto alla persona amata scomparsa ricordando a noi stessi della immortalità della nostra anima? Questa è la fede che deve sorgere dal pulpito non il panegirico della persona deceduta quand’anche famosa; ricordare la Verità profonda che sgorga dal Vangelo dall’insegnamento di Cristo sulla vita, sul giudizio, sulla resurrezione e sulla vita eterna. Del “Mistero Pasquale” oramai si ricorda solo l’agnello sacrificale con le patate al forno! La Chiesa attuale in fine dei conti ha un colossale problema racchiuso in questa domanda: le sue gerarchie hanno ancora la fede? Il dramma è tutto qui come ha stigmatizzato il cardinale Sarah. Senza la speranza di un avita eterna abbiamo solo l’orizzonte terreno dove andare a cercare gli applausi del mondo. Una Chiesa disperata non può sollevare dalla disperazione le sue anime. Spegnere la luce della speranza significa buio per tutti!