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G7 o G8?

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Dopo la fine della guerra fredda, le relazioni tra il G7 poi diventato G8 e la Russia rappresentano il disgelo tra Mosca e l’Occidente ma fu solo dopo il 2000 che la Russia divenne a tutti gli effetti membro di quello che  era stato per circa 30 anni il più importante foro di dialogo informale dell’Occidente industrializzato. Tutto dura fino al marzo 2014 quando l’UE si allarga alla comprensione dei paesi dell’ex unione sovietica e difende a spada tratta la Crimea contro l’annessione della Russia voluta da Putin culminando la tensione nella sospensione di Mosca dal G8 e ritornando ad essere sette, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti i paesi dell’alleanza. Nel Novembre del 2014 iniziano anche le sanzioni economiche contro la Russia volute dal presidente americano Obama per “l’aggressione russa contro l’Ucraina, sinonimo di minaccia al mondo” violando gli accordi di Minsk. Era fino troppo chiaro che la vera minaccia per l’America obamiana era avere un’Europa che, comprendendo la Russia, potesse ritornare ad essere di importanza e peso notevole come continente specie per quanto riguardo le politiche e l’espansione verso il Medioriente. E nell’alleanza atlantica chi porta i pantaloni si capisce col paese d’oltreatlantico che stabilisce regole cui gli europei devono attenersi senza alcuna discussione anche se il nostro paese esce con le ossa rotte per il mancato export( circa il 30%) verso il paese preuralico che ha penalizzato e penalizza le nostre industrie.  Ora non si capisce perché se il presidente Trump afferma che prima vengono gli americani per i suoi dazi verso l’acciaio e l’alluminio noi non possiamo dire che prima vengono gli italiani per il commercio favorevole verso la Russia, come d’altronde ha ribadito in questi giorni il Ministro per lo sviluppo economico Di Maio. La Germania, molto furbescamente, ha raggirato le sanzioni americane, esportando indirettamente verso la Bielorussia. I diktat valgono per tutti o solo per qualcuno? E siamo ad oggi quando nella riunione del G7 in Canada, il presidente americano si è espresso in maniera favorevole per un rientro della Russia al G7. Ma l’interlocutore principale, Putin, non sembra essere tanto felice di questo invito perché oramai la frittata è fatta e non si possono ricomporre le uova. Infatti il gravissimo errore di aver estromesso dalla UE la Russia che tanto beneficio poteva apportare alla grandezza del vecchio continente, ora lo paghiamo tutti. Non solo, addirittura posizione glaciale ha assunto anche Bruxelles a nome del presidente del consiglio Tusk “..quello che mi preoccupa di più è vedere che l’ordine mondiale, basato su regole comuni, si trovi sfidato non dai soliti sospetti ma, sorprendentemente dal suo principale architetto e garante: gli Stati Uniti…Dobbiamo salvaguardare i principi dell’Unione Europea, tra i quali il fatto che gli stati europei, come la Russia, debbano rispettare le regole internazionali…”. A detta degli ucraini la vita in Crimea dopo l’annessione russa è notevolmente migliorata e certo anche che il problema ucraino con gli investimenti russi nel suo territorio sia soprattutto un problema russo e non internazionale dato che il presidente Putin non può essere trattato alla pari di in despota tribale del Centroafrica. E comunque si litiga allegramente per una questione che si è già risolta da sola perché come riporta Umberto De Giovannangeli in un suo attento articolo riportato sull’”huffingtonpost” c’è un G2 in Cina che si consolida e incide sul futuro. Perché mentre l’Italia guarda con curiosità la prima uscita estera del neopremier, in Cina sbarca Vladimir Putin per incontrare il suo amico XI Jinping per poi andare a Shanghai per partecipare al vertice della “Shanghai Cooperation Organiziation” che comprende 8 paesi membri di pieno diritto: Cina, India, Pakistan, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Urbekistan. Sono questi paesi che hanno una fortissima penetrazione commerciale per quanto riguarda gas e petrolio che fanno impallidire i paesi riunitisi in Canada. E purtroppo il tavolo si è allargato oggi anche ad un altro terribile e temibile paese che è l’Iran che si accorderà con Mosca per dividersi quello che ancora rimane della Siria. Così mentre noi ci balocchiamo con le “regole buoniste europee” qualcun altro molto pragmaticamente si fa gli affari suoi a nostro evidente discapito. E così quello che era paventato come un brutto anatroccolo diventerà in futuro uno splendido e spietato cigno. Grande lungimiranza politica dei nostri eurocrati molto simili ai nostri generali dell’ultimo conflitto mondiale prelevati dai salotti e non dalle trincee e si sa com’è andata a finire! Bistrattato l’asse russo-europeo si è aperto quello russo-cinese e De Giovannangeli riporta che gli approcci di Mosca e Pechino ai principali problemi internazionali come la  situazione in Ucraina, nella penisola Coreana, Medio Oriente e Nord Africa, la questione Cina Taiwan, sono molto vicini. Gli scambi commerciali tra i due paesi per i primi cinque mesi del 2108 sono aumentati del 27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e pari a 40,6 miliardi di dollari. La Russia è l’unico grande fornitore di prodotti e servizi militari in Cina oltre che grande collaboratore per lo sviluppo educativo, scientifico e culturale. La Cina inoltre sta investendo miliardi per far rinascere la “Via della Seta”, una rotta che ha un suo nodo strategico in Kazakistan. Il nuovo progetto voluto da Xi costerà più di mille miliardi e coinvolgerà 65 paesi che custodiscono i tre quarti delle risorse energetiche del pianeta e rappresentano quasi un terzo del Pil mondiale. “Offesa e non compresa dall’amica Europa, la Russia ha guardato verso Oriente, ha fatto i bagagli con i suo asset più vendibili(le risorse naturali) e ha preso il terno in direzione dell’Impero Celeste” annota l’economista Evgeny Utkin. Grazie presidente Obama che sinceramente non rimpiangiamo per aver ridotto la nostra Europa ai minimi termini sia per gli attuali inevitabili dazi, per la politica miope anche al disotto del campo di vista di un rettile che per la nascente spina nel fianco di un fronte Mediorientale che presto ci spazzerà.

F.to Arcadio Damiani