PAOLO PAVONE
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GAY: MONOPOLIO SINISTRO?

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Sembra assodato che tutto il mondo gay o transessuale orbiti o faccia parte di quella fronda politica cosiddetta “progressista” che tutelerebbe il diritto a sentirsi “diversi”, a non essere derisi o colpevolizzati per la condizione psico-fisica che vivono come se dall’altra parte del mondo politico vigesse la scomunica, la condanna alla pubblica gogna, la persecuzione sociale e financo la condanna a morte. In realtà le cose non stanno proprio così. Il mondo omosex non è un mondo a parte ma un semplice risvolto della natura umana che è sempre esistita e di cui sono piene le pagina di storia e di filosofia a partire dall’amore “saffico” alla pedofilia socratica. Ma non va confusa la pedofilia con la perversione nel caso del grande maestro della filosofia greca perché Socrate ebbe molti amori di cui il primo fu quello verso la verità e la giustizia con la sua celeberrima espressione “Una vita senza ricerca non è degna d’essere vissuta” e gli altri furono amori terreni e corruttibili. Infatti ebbe due mogli, anche contemporaneamente, ma anche diversi amanti maschi, soprattutto giovani e non era oggetti di scandalo in quanto si manifestava una sorta di relazione pedagogica in cui il più anziano era il maestro (eromene) ed il giovano discepolo (eraste). Tra i due si manifestava come una sorta di una relazione tale che includeva anche il rapporto fisico, che proprio in quanto non finalizzato alla procreazione, risultava più nobile e più vero rispetto all’amore verso una donna. Quindi una sessualità sempre esistita e più o meno tollerata ma sempre inclusa nella propria vita privata e spessissimo esteriorizzata in innumerevoli forme di arte, di cultura scienza e poesia, per citarne qualcuno come Leonardo da Vinci, o il più grande scrittore omosessuale del 19° secolo Oscar Wilde, Michelangelo Buonarroti, Andy Warhol. Ma dal dopoguerra fino ad oggi questa natura “diversa”, solo perché minoranza della popolazione, si è imprigionata in una “chiave ideologica” che non pervade bensì “invade” tutte quelle istituzioni sociali e comunicative esorcizzando al contrario con inaudita violenza tutto lo “status quo” tanto da arrivare nelle scuole primarie ad imporre uno schema educativo che cancella anche da fiabe e racconti la diversità dei naturali ruoli maschile/femminile secondo un catechismo laico e solidale ai bambini. Come accaduto ultimamente a Cremona dove il sindaco Galimberti, ovviamente di centrosinistra ha patrocinato l’ ”Arcifesta” dove le “dragqueen” Priscilla e La Notte Brilla in “Racconti senza barriere” si sono improvvisate nonni o nonne per raccontare con libri tra le mani e fiabe sonore di piazza favole ai figli di arcigenitori. “Dragqeen” come spiega il dizionario è “un artista generalmente omosessuale o transessuale, che si esibisce in spettacoli di varietà travestito da donna, sfoggiando un trucco e un abbigliamento volutamente appariscenti, improntati ad un’idea di femminilità eccessiva e talvolta parodica”. Ma come descrive bene Gabriele Kuby nella sua “Rivoluzione sessuale globale” lanciando l’allarme della nuova rivoluzione culturale globale che sta distruggendo i sistemi di valori tramandati in tutte le culture e le religioni ed ha come fulcro la deliberata confusione delle norme sessuali ossia l’ideologia “gender” che mira alla dissoluzione dell’identità dell’uomo e della donna, alle rivendicazioni LGBT, alla educazione sessuale in età precoce, attaccando la libertà d’opinione, la libertà religiosa per ottenere quella concreta imposizione nella società promossa da élite politiche internazionali. Ecco allora il connubio perfetto fra la sinistra ipergarantista sui diritti minoritari e le grandi élite politiche e finanziarie che mirano alla negazione identitaria, dei propri confini, per creare il perfetto “consumatore indifferenziato”. Ed il mondo omosex ha sposato senza batter ciglio questa perversa globalizzazione senza minimamente considerare di essere degli schiavi più che degli attori ma sono comunque appagati deal fatto che in certi Comuni spariscono “mamma e papà”, compare il genere “neutro” e si registrano figli di due lesbiche o come accaduto a Bologna il sindaco Merola riconosce la bimba di una coppia arcobaleno ancora prima che nasca. Per fortuna gli italiani si stanno svegliando dall’anestesia culturale del dopoguerra di quella cultura che fino ad oggi se vuoi stare nel mondo dello spettacolo, dell’arte o della cultura o sei di sinistra o sei niente. E allora vogliamo parlare degli omosessuali di destra, reazionari? E Marcello Veneziani in un suo articolo elenca un numero rilevante di omosessuali tradizionalisti e non progressisti. Dai nazisti Herman Goering ed Ernst Rohm al segretario del Partito nazionale fascista Augusto Turati. Anche l’impresa fiumana di Gabriele D’Annunzio di cento anni fa fu un “’68 avant-lettre”, dove scorreva trasgressione libertà sessuale e omosessualità, prostituzione e droga. Ed annota che la malizia ideologica di questo asset lgbt è nel voler suggerire che in una mentalità fondata sul culto “macho” della virilità, sul disprezzo plateale del gay o sul culto cattolico della castità si annida il germe represso della omosessualità. Ed Umberto Veronesi, il famoso oncologo, affermava che la tendenza omosessuale sarebbe un segno darwiniano della evoluzione della specie: più evoluti siamo e più si attenuano le differenze sessuali. Ma da medico e collega mi permetto di dissentire in quanto la perdita delle differenze non credo sia una conquista né della natura né della civiltà per la continuazione della specie. Ma Veneziani osserva che la cultura destrorsa non è quella che marcia come un blocco militare in divisa contro il nemico compreso quello arcobaleno come molto spesso fa la sinistra molto allineata e militante. Ed infatti la destra vive una maggiore libertà di espressione per cui non deve sorprendere se Evola dice una cosa e Mishima ne fa un’altra, se Del Noce sostiene una tesi e Peyrefitte la contraddice, se Malaparte è sciupafemmine e Weininger è misogino. Ognuno risponde di sé, della sua vita e del suo pensiero non essendoci un tribunale che ti espelle sulla base di un’ortodossia sessuale o che ti annulli la visione di destra se sei omosessuale. L’omosessuale comunque ha una natura diversa che non segue la legge naturale della vita, la differenza dei sessi e la riproduzione della specie. Ma pure la castità e molte altre virtù cristiane sono per altri versi contro natura perché contraddicono l’indole naturale dell’uomo. Inoltre altra grande ed importante differenza di visione è che la destra, quella intelligente e non piazzaiola, non nega affatto la dignità omosessuale, non è omofobica ma critica l’omofilia se non l’omolatria, rifiuta cioè l’elevazione dell’omosessuale a modello di vita, al sua esibizione orgogliosa passando da “tabù” a “totem”. Il “Gaypride” è il prototipo e le lobbies Lgbt i loro ideatori che hanno “sovietizzato” e dissacrato il pensiero liberale con uno stupefacente controllo sulla sua divulgazione. Basta vedere cosa è successo alla Altaforteedizioni durante il recente salone del libro di Torino, prima messo all’angolo e poi buttato letteralmente fuori dall’area espositiva per aver pubblicato un libro su Matteo Salvini di Chiara Giannini e quanto sia difficile pubblicare testi “liberali” con le grandi case editrici “allineate” come la Feltrinelli al pensiero unico. Ma il pensiero liberale non sminuisce o fa scomparire dalla propria libreria le opere di Yourcenar, di Garcia Lorca o di Pasolini sapendoli omosessuali, giudica il contenuto non le pulsioni intime degli autori e la vera fobia che si annida a destra è quella verso l’omologazione e non verso l’omosessualità. La Lega bossiana e salviniana, sicuramente conservatrice, non discrimina affatto i suoi candidati se non simboli di un “machismo celodurista” tanto è vero che qui come in tutti i partiti ci sono omosessuali come Umberto la Morgia che una intervista afferma che l’omofobia non è un problema in quanto la violenza sempre deprecabile non ha sesso ma lo diventa quando inopportunamente se ne fa una bandiera strumentale per combattere chi difende la famiglia naturale, chi è contro l’utero in affitto o l’inseminazione artificiale delle lesbiche, o contro la legge sull’omotransnegatività dell’Emilia Romagna che cela la volontà di veicolare contenuti sull’omogenitorialità e diffonderne l’ideologia nelle scuole e fra i dipendenti pubblici perché il linguaggio è potere e modificarlo è il primo passo verso la dittatura come abbiamo visto nella Stampa del ventennio, come l’utero in affitto tradotto in “gestazione per altri” facendolo passare come una forma di altruismo. Ma non vuol dire che tutto ciò che è possibile grazie al progresso scientifico sia eticamente giusto. Ma le contraddizioni, talvolta molto ridicole, nel mondo Lgbt ci sono e non tutte le femministe sono d’accordo sulla mercificazione dell’utero che rende la donna schiava in quanto preda a problemi economici e poi si parla tanto del diritto del nascituro se di una coppia gay, dell’averlo a tutti i costi come il ricorso alla banca del seme per due madri che si amano, ma se si parla del diritto alla vita del nascituro ecco che diventa solo un grumo di cellule pronte ad essere spazzate vie dalla pratica abortiva per far contente le femministe dure e pure. Come dargli torto?