PAOLO PAVONE
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GIORNALISTI DI RAZZA

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I giornalisti Ruotolo e Borrometi hanno minacciato di autosospendersi dall’Ordine per la contemporanea presenza di un loro collega, tale Vittorio Feltri, per l’istigazione all’odio che trasuda dai suoi articoli. A parte il fatto che rileggendo il suo articolo in merito alle precarie condizioni di vita di Camilleri, tutto quest’odio non lo vedo, anzi ho notato un certo apprezzamento dello scrittore giallista in tarda età divenuto famoso per la fiction televisiva che parte da una sua creazione: il commissario Montalbano. Ed a parte che tutte le “fiction” ripetute fino all’ennesima potenza prima o poi stancano anche in questo caso ha fatto capolino la “fatica” del prosieguo che si è tradotta nella poco elegante se non divertente “rottura dei cosiddetti” da parte del giornalista che comunque ha anticipato il rammarico per la presumibile prossima dipartita dello scrittore. E sinceramente non vedo come si possa arrivare ad autosospendersi, a questo punto avrei preferito le dimissioni dall’Ordine che a malapena e molto raramente realizza quella forma di pluralismo dell’informazione che gli si addice. Infatti, a conferma, basta vedere quanto questa istituzione professionale si sia data da fare per punire i colleghi del dissenso, i non allineati al mantra del politicamente corretto, come Sallusti, Belpietro e Feltri con i loro “Bastardi islamici” e “Patate bollenti”. E che lo scrittore sia un ultrasinistrorso molto anacronista ed ignorante su cosa abbiano rappresentato i regimi comunisti nella storia è un dato incontrovertibile. Per cui una scaramuccia fra opposte fazioni e niente più. Ma il “dagli all’untore” è di sola pertinenza della gauche caviar! Per non parlare delle arringhe dai pulpiti “schierati” come “Repubblica” con un Michele Serra che si accanisce contro la collega conduttrice del Tg Rai Marina Nalesso per aver indossato un crocefisso ben in vista al disopra della sua camicia consigliando di occultarlo al disotto non urtando il microfono e soprattutto la sensibilità di tutta la schiera dei cultori del relativismo nichilista che ravvedono nel crocefisso il simbolo dell’autocoscienza che non oserei definire e di una religione che contrasta con i suoi assiomi la sottomissione prostrata e vigliacca alle sure coraniche. E figuriamoci se la conduttrice potesse aver guadagnato la difesa dei media vaticani. Neanche per sogno! Con gli scandali sessuali nelle sacre stanze, i nostri alti prelati non aspettano altro che abbracciare i dettami di Maometto nell’attesa della promessa poligamia, altro che difendere il crocefisso! Neanche il Monsignor Ravasi, indignatosi per l’ostentazione del crocefisso, lo è stato quanto alla trovata di un liceo artistico di Roma, molto blasfema, che ritoccava il dipinto dell’ “Annunciazione” con l’angelo che presenta a Maria una confezione di condom. Ed inoltre perché indignarsi se un professore a Siena e critico d’arte tale Tomaso Montanari si è espresso in maniera così violenta a salma ancora calda su Zeffirelli e poi sulla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci definendoli il primo un insopportabile mediocre il cui cinema è inguardabile e la seconda semplicemente “orrenda”. E’ chiaro che nessuno si sia indignato per questo parere molto personale di tale personaggio filo grillino che si appella agli articoli della Costituzione che difendono il diritto di critica, dichiarandosi come ovvio un sincero “antifascista”. Il fatto è che simili personaggi di una certa levatura culturale sono diventati piacevolmente patetici se hanno bisogno della misera ribalta mediatica facendo leva su paure depassè e fuori ogni collocazione storica. Oltretutto non si accorgono che certi personaggi come Zeffirelli o Fallaci hanno avuto ampio riscontro di approvazione in tutto il mondo. Ma si sa questi critici dal vistoso strabismo oculare non vivono altro che nel loro mondo che, a quanto appare, va sempre più restringendosi. Per fortuna!

Arcadio Damiani