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GOVERNO DIFFICILE

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Il 2018 sarà ricordato come l’anno più travagliato della nostra storia democratica perché l’esito elettorale con questa legge maldestramente proporzionale non ha sortito alcuna possibilità di dare un governo al nostro paese, governo che rispettasse la volontà degli elettori. E tuttavia siccome non tutti i mali vengono per nuocere o come dicevano i latini “post mala bonum” finalmente ci si deve per forza rendere conto di come stanno realmente le cose. Innanzitutto la tenue consistenza della nostra sovranità nazionale con una Costituzione Repubblicana alla mercè oramai dei potentati stranieri che la vilipende in ogni dove la nostra volontà si appresta a scegliere. Ecco abbiamo perso del tutto il diritto di scelta. E’ pur vero che non sempre le nostre scelte sono state opportune ma per questo abbiamo pagato sonoramente come la sconfitta nei conflitti mondiali testimoniano. Erano opzioni errate prese da un’alta aristocrazia scevra dalla realtà bellica e molto più propensa alla cultura da salotto. Ma eravamo noi e non abbiamo pagato per colpe altrui. Invece quello che si sta realizzando oggi a nostre spese non può che evidenziare il totale fallimento di politiche dissennate che con la buona condotta del “divide et impera” hanno formato una coscienza civile che ignora la sua stessa esistenza e ancora una volta si invera il proverbio “chi è artefice del proprio male pianga se stesso”. Si perché a partire dal nostro attuale Presidente della Repubblica in sintonia col suo predecessore è importante la brama dei mercati al disopra della sovranità del popolo che dovrebbe guidare come gli ordini di Bruxelles sono al disopra della Costituzione che dovrebbe difendere. In altre parole la nostra Italia sottomessa e smembrata agli ordini di un’Europa che ci vuole schiavi e sudditi. Dovremmo avere un governo che piace all’Europa pervasi da una sindrome di Stoccolma e provare sentimenti positivi nei confronti dei nostri aggressori instaurando una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice. Ma come possiamo non vedere quanta risonanza ha avuto in Europa la vittoria alle ultime elezioni di partiti che vorrebbero restaurare un minimo di sovranità contro le soverchierie di gerarchie transnazionali che hanno umiliato i nostri beni di produzione, fiore all’occhiello della nostra cultura e delle nostre capacità uniche al mondo come l’olio, i formaggi, i vini,  la nostra agricoltura molto sana e controllata, i nostri allevamenti, il nostro artigianato, facendo scomparire dalle etichette l’origine dei prodotti, i nostri DOP? Il nostro know-how, le nostre opere d’arte, i nostri musei fanno gola al mondo e sono sempre stati punti di riferimento. Per questo il nostro Paese è stato messo all’asta e nel tempo di qualche decennio abbiamo perduto il controllo delle nostre migliori aziende grazie a politiche sempre subalterne e nel nome di una inevitabile globalizzazione che ci ha reso tutti più poveri. Ora sembra che ci possa essere un risveglio, una presa di coscienza che accalora il cuore di molti italiani ma che spaventa i grandi manovratori europei e cominciano a girare nomi sconosciuti per una premiership che possa riportare a più miti consigli l’imprevedibilità dei pentastellati e il furore sovranista della Lega. E la storia si ripete purtroppo. Con tutti i suoi limiti spesso pittoreschi Berlusconi nel 2011 fu defenestrato perché non piaceva più a Nicolas Sarkozy che sappiamo che fine abbia fatto con l’affare Libia, e ad Angela Merkel che sappiamo che fine stia facendo, con l’arma dello spread per mettere la suo posto il grande tecnico tanto caro alla UE dalla quale proveniva, subito eletto un mese prima senatore da Giorgio Napolitano per ricoprirlo della carica di primo ministro ovviamente non eletto ma imposto. E sappiamo quanto abbia ben governato che sottoponendosi al rito democratico l’anno dopo dimostro quanto fosse inconsistente il suo consenso. Per non parlare degli altri tre presidenti non eletti ma imposti dallo stesso Napolitano come Letta, Renzi e Gentiloni. Altro che repubblica presidenziale! Ed è nota la preoccupazione attuale, per il nostro paese, del commissario europeo Pierre Moscovici come quella del gran capo UE Jean Claude Juncker e a seguito del capo dei nostri cari cugini francesi, Macron, tanto osannato nella sua venuta alla luce dai nostri baldi sinistri e che sappiamo quanto in ribasso sia anche l’indice di gradimento nel suo stesso paese. Ci fanno continue lezioni e soprattutto pressioni per avere un Presidente del Consiglio a loro gradito, del tipo Giampiero Massolo, sconosciuto ai più ma non alle élite di Bruxelles quale ambasciatore e rappresentante permanente della UE. Ma lo vedete un mediatore che batte i pugni sul tavolo per riconsiderare a nostro favore i trattati europei tanto per essere padroni a casa nostra? Che faccia qualcosa che non piace alla Francia o alla Germania? O che mandi a quel paese qualche organizzazione internazionale che si lamenta delle politiche anti-migranti? E purtroppo anche dei pentastellati non si può essere tanto sicuri delle loro scelte “antisistema” perché la bramosia di governare questo paese da parte della gerarchia piramidale digital rousseviana li porta ad avere un atteggiamento molto possibilista nei confronti dell’euro e della Ue, pronti a rispettare i vincoli europei e a sottostare alle regole sul deficit di bilancio (e Fornero sia) ed aperti anche ad una figura terza che certo non sia leghista o forzista. E la paura europea è così tanta che, notizia di oggi, il tribunale di sorveglianza di Milano riabilita il Cavaliere ed annulla gli effetti della legge Severino. In altre parole l’ex premier potrebbe rientrare in gioco e candidarsi in eventuali suppletive. Ma non era aperta una causa presso la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che avevano ancora “dubia” sul Cavaliere e che dopo ben cinque anni deve emettere ancora la sua sentenza? Toh è bastato alla bisogna solo un tribunale di sorveglianza! E c’era d’aspettarselo visto il ritrovato amore verso il Berlusca da parte del Ppe prime delle ultime lezioni: fra tanti mali meglio il minore! Almeno con questo possiamo interloquire!  A questo punto mi stringo forte al grido del filosofo Paolo Becchi in una sua ultima performance a “L’aria che tira”: “Europa vaffanculo!”