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GUAI A SINISTRA..

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Sono finalmente e stranamente finiti tutti gli epigoni della propaganda elettorale della gauche nostrana come lo “ius soli”, la propaganda sugli immigrati, la buona ripresa economica, il pericolo del ritorno dell’”onda nera” per far posto ai problemi reali come il debito pubblico e l’incipiente eurostangata, una vera riforma della scuola, il problema dei tagli della pubblica amministrazione, il lavoro e la sicurezza dei cittadini. Propaganda che ovviamente non poteva funzionare in una condizione di estrema precarietà sociale ed economica che il nostro paese sta vivendo col risultato di aver drammaticamente prodotto e generato una leadership a metà strada fra un assistenzialismo statale e una ridefinizione pragmaticamente economica dell’unità del nostro paese, strade queste entrambe difficilmente percorribili a meno di un cambio miracolistico della nostra identità civile. Finito quindi il “panem et circenses” l’Italia di oggi si è finalmente accorta che nell’arena investe il ruolo dei servi uccisi più che del feroce leone. E dovunque si affacci sono dolori con tutte le altre potenze straniere che giocano con noi come l’elefante con la formica, pronte a schiacciarla in ogni occasione come i profughi che da Israele vengono rispediti in altre nazioni, compresa la nostra, senza un previo accordo, come le altre decisioni subite su invito della Gran Bretagna di espellere gli ambasciatori russi pur sapendo quanto male possa produrre ai nostri rapporti commerciali, e anche meno dignitosi della piccola Svizzera che ha rimandato l’espulsione se prima non si producano prove concrete di colpevolezza. La Francia che dalla Libia a Bardonecchia, alla chiusura della frontiera a Ventimiglia, al tentativo di appropriarsi di un’area di mare di nostra pertinenza col trattato di Caen per fortuna non ratificato, alla ridefinizione “in peius” del trattato Fincantieri-SaintNazaire, al disprezzo verso i treni dell’Unitalsi che dall’Italia sono diretti a Lourdes, non ha fatto altro che considerare il nostro paese una estensione europea del corno d’Africa sia per civiltà che per immigrazione. Eppure questi cugini d’oltralpe dovrebbero essere imitati, non combattuti, per quanto riguarda la difesa dei suoi cittadini, l’orgoglio di essere ancora una nazione e patria sbattendo in galera senza se e senza ma chi ha inneggiato negativamente all’atto eroico del tenente colonnello sacrificato e ucciso da un commando jihadista per salvare una donna. E non dimentichiamo che la rivoluzione francese è storia loro non paragonabile alle cinque giornate di Milano. E non dimentichiamo i risvolti del loro colonialismo africano di cui ancora oggi i francesi, a prezzo di una pseudo indipendenza, godono delle royalty anche monetarie delle loro ex colonie. Ne è prova come ci hanno trattato ultimamente col piano Macron per riconquistare il Magreb sbattendo fuori gli italiani dal Nordafrica con i nostri soldati mandati da Minniti per accordarci sulle fonti immigratorie ma resi sgraditi sia in Niger che in Tunisia dall’intervento del premier francese sui leader dei due paesi. E noi che abbiamo esultato della vittoria della sua “En Marche” siamo rimasti ancora una volta col cerino in mano. Grazie “Sinistra” salmodiante! Ma sono anche capaci di fare autocritica se 100 intellettuali francesi fra i quali molti di sinistra hanno appena sottoscritto un documento durissimo contro il nuovo totalitarismo islamista che guadagna terreno continuamente rivestendo il ruolo di vittima dell’intolleranza mentre noi gli laviamo anche i piedi in Vaticano il giovedì santo ottenebrando la tradizione storica di Cristo che ha eseguito il pediluvio ai suoi apostoli che amava, conosceva(il Giuda era scritto nelle profezie e fu anch’esso vittima e non carnefice) e non ai farisei o ai padroni del tempio. Il documento prende spunto da un ultimo episodio paradossale. Il sindacato degli insegnati francesi ha proposto una serie di stage formativi contro il “razzismo di Stato” gestiti da comitati contro l’islamofobia. Ma il paradosso è che a questi stage possono partecipare solo islamici e non i “bianchi” cioè non i cristiani. In altre parole un ben accetto razzismo “al contrario” ove la discriminazione dovrebbe funzionare verso gli autoctoni per sentirsi liberi in terra straniera di applicare ovunque la sharia combattendo chiunque non osi inginocchiarsi verso la Mecca. 100 intellettuali che finalmente si sono accorti del rischio che corre la nostra democrazia per colpa di una “teocrazia” che nulla ha a che fare con la nostra tradizione civile. In Francia se pur tardivamente se ne sono accorti ma qui da noi continuano i “J’accuse” col pensiero unico filo-imam contro le vie non intitolabili alla Fallaci, contro i giornali che espongono i pericoli della nuova dittatura, contro chi denuncia lo sfruttamento della nostra libertà per ritrovarci soggiogati in una orrenda schiavitù, chi svela l’ipocrisia di un multiculturalismo buonista mirante ad una impossibile integrazione ma ad una chiara sottomissione come Houllebecq e Zemmour scrivono nelle loro pagine. Il sito internet di “Micromega” ha ripreso l’appello degli intellettuali francesi chiedendo alla sinistra italiana di sottoscriverlo. Se qualcuno lo farà saremo forse in grado di avere un briciolo di speranza per un paese che osi definirsi tale. Ma se devono firmare qualcosa che al contrario afferma pienamente la loro arroganza e una sfrontatezza che non ha pari è l’appello in difesa dell’ex leader operaio ed ex presidente brasiliano Lula Da Silva condannato con sentenza definitiva per corruzione dal giudice Sergio Moro, il principale artefice della Lava Jato( “Autolavaggio” la “Mani Pulite” brasiliana). Si sono schierati in un soccorso “rosso” Prodi, D’Alema, Camusso, Fassino, Bersani, Epifani, Errani ed altri esprimendo “..grande preoccupazione ed un vero e proprio allarme per il rischio che la competizione elettorale democratica in un grande Paese come il Brasile venga distorta ed avvelenata da azioni giudiziarie che potrebbero impedire impropriamente a uno dei protagonisti di prendervi parte..”. Capito? Ma chi era costui? Un ex operaio sindacalista la cui ideologia marxista in salsa sudamericana aveva creato simpatia di tutti i compagni del mondo col suo populismo in difesa dei più deboli, dei poveri e la sua lotta al capitalismo ma solo verso quello degli altri perché come la genia castrista si è portata dietro come buonuscita qualcosa come 900 milioni di dollari, lui si è limitato a prendere soldi dal colosso petrolifero di Stato “Petrobas”, tangenti da imprese di costruzione, villa di lusso e attici in regalo per se e i suoi familiari. Chi lo ha fatto condannare è un giornalista italo brasiliano Diogo Mainardi che vive a Venezia e da circa 15 anni tallona Luiz Inacio Lula Da Silva convinto che sia un “caudillo” corrotto ed afferma di essere “felicissimo perché la democrazia brasiliana è diventata più matura. I potenti non possono più rubare impunemente…Ha goduto di un momento favorevole dell’economia mondiale e il Brasile è cresciuto per quattro cinque anni. Poi si è scoperto un buco finanziario enorme. La distribuzione di denaro, le elemosine ai poveri, i finanziamenti pubblici alle aziende in cambio di tangenti hanno presentato il conto. Raffinerie costate miliardi non sono state costruite..” Come si vede in ogni dove la sinistra usa lo stesso metodo: con la scusa di difendere gli sfruttati, i poveri e gli oppressi non fanno altro che arricchirsi impunemente come da noi d’altronde fanno i sindacati le cui alte sfere non rendono chiaro i loro emolumenti alla faccia della trasparenza e le loro cariche come i loro vitalizi sono più che soddisfacenti altro che difesa di chi verso loro le quote stipendiali. Ma come possono loro parlare di “persecuzione giudiziaria” quando abbiamo avuto l’ex presidente Berlusconi che più perseguitato non si poteva anche fra le lenzuola, o il senatore Romani escluso dalla corsa alla presidenza del Senato per un cellulare di servizio sbadatamente in mano alla figlia e comunque disposto a ricoprirne le spese? La nostra magistratura ha agito secondo legge ma quella brasiliana di cui i cari appellanti non conoscono assolutamente le scartoffie è destabilizzatrice? La magistratura se in mano alla sinistra come quella sinceramente democratica allora è da plauso, se in mano alla destra, come in Brasile, allora è pericolosamente populista e da condannare. Ma fatemi il piacere direbbe Totò. Spero che per un bel pò sarete costretti ad un sano e riflessivo silenzio.