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I DIRITTI DEI NOSTRI AMICI A QUATTRO ZAMPE

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Il nostro codice civile considera gli animali come delle “cose” appartenenti ad uno o più proprietari. Di contro, negli ultimi decenni, sono state ratificate e rese esecutive nel nostro paese molteplici convenzioni europee adottate per la protezione degli animali, che considerano l’animale non come una cosa ma come essere senziente. Da ultimo, lo scorso 18 giugno è entrata in vigore la legge 11 dicembre 2012, n. 220 che, modificando l’art. 1138 del codice civile, ha previsto che le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. In pratica, grazie a questa riforma, nei regolamenti di condominio non potranno più essere inserite disposizioni volte a limitare il diritto di ciascun condomino a possedere o detenere un animale domestico ed ogni eventuale clausola in contrasto con detto divieto si considererà come non apposta. Naturalmente la norma è riferita solo alla detenzione ed al possesso in appartamento di animali da compagnia, intendendosi per essi gli animali posseduti senza scopi alimentari. Pertanto, in aderenza a tale interpretazione, nulla vieta al condomino di estendere la nozione di animale domestico a qualunque animale diverso dal cane o dal gatto, purché posseduto per ragioni affettive, compatibilmente con le esigenze dell’animale e nel rispetto delle normative vigenti, della salvaguardia degli spazi comuni e dei rapporti con i condomini.Da quanto precede si avverte come gli animali inizino ad essere considerati dei veri e propri componenti del nucleo familiare ed in quanto tali degni di protezione giuridica. In tal senso, bisogna ricordare che già a far data dal 2008, nel campo del diritto di famiglia, veniva presentato un disegno di legge che si proponeva di disciplinare la destinazione degli animali conviventi con la famiglia in fase di separazione dei coniugi, prevedendo l’introduzione nel codice civile del titolo XIV bis degli animali, in cui all’art. 455-ter si stabiliva che:  “In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dall’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il tribunale è competente a decidere in merito all’affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio”. Tale progetto, purtroppo, non è stato convertito in legge per cause connesse alle notorie vicissitudini politiche.  Tuttavia, negli anni, non sono mancate le pronunce dei Tribunali che hanno considerato l’animale domestico quale componente della famiglia e come tale considerato degno di protezione giuridica. Su tale profilo è recente la pronuncia del Tribunale di Milano, del 13 marzo 2013, con la quale il giudice meneghino ha ribadito che l’animale domestico è un essere senziente facente parte della famiglia e pertanto degno di regolamentazione di affidamento in sede di separazione coniugale. La vicenda è partita dall’inserimento di una clausola, tra le condizioni di separazione concordate dai coniugi, con la quale si stabiliva che i gatti della famiglia dovessero rimanere a vivere nell’ambiente domestico della moglie, con la quale restava a convivere la figlia minore; sicchè la moglie si obbligava farsi carico delle spese ordinarie mentre quelle straordinarie dovevano essere ripartite in pari misura dai coniugi. Il Tribunale di Milano riteneva pienamente valida la clausola sopra enunciata ritenendo “l’animale come essere senziente” e non “cosa” nella sua più classica ed accennata accezione del codice civile e, pertanto, considerava corretta la collocazione presso l’uno o l’altro coniuge nell’ipotesi di separazione dei coniugi e proprietari dell’animale.Alla fine di questo sintetico e non esaustivo excursus normativo, in coerenza le mutate esigenze e sentimenti della nostra società nel rapporto con gli animali, è auspicabile che in un prossimo futuro il legislatore disponga una disciplina organica che affronti in maniera più dettagliata l’argomento sulla tutela e la protezione dei nostri piccoli amici.