PAOLO PAVONE
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I DUE PAPI

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Che questo sia un momento difficile da definire in quanto immerso in una transizione storica che ha ben pochi precedenti ed è anche stigmatizzato dalla presenza contemporanea di due Papi uno reggente e l’altro “emerito”, primo caso nella storia della Chiesa che ha visto in precedenza solo il trasloco della sede petrina in territorio francese e precisamente ad Avignone nel 1300 in quella che venne definita “cattività avignonese” per puri interessi economici e per l’invadenza della monarchia francese che ha sempre lottato contro la sede papale a Roma. Oggi la sede è romana ma è coabitata da un teologo conservatore tedesco e un liberal sudamericano. Potremmo interpretare questa condizione a testimoniare un tempo andato ed un futuro prossimo che non essendo l’uno figlio dell’altro hanno bisogno di coesistenza che può essere giustificata dal punto di vista puramente sociologico ma certamente non dottrinale e puramente antropologico. Perché il punto cruciale, la domanda essenziale da porsi riguarda la reale necessità di una deriva troppo laica e relativista che la Chiesa sta vivendo. Che necessità c’era di abbracciare o quanto meno non ostacolare quelle che comunque secondo l’etica cristiana sono opzioni almeno discutibili? Forse la Chiesa è scesa a patti, come a mali estremi, estremi rimedi con un contesto sociale man mano semper più lontano dal dogma e dai misteri dello spirito? Avvicinarsi agli “ultimi” per carità e fratellanza cristiana è buona cosa a meno che gli “ultimi” siano quelli che profetizzano ed ammettono quella libertà di pensiero ed azione che cozza contro la morale della Chiesa e dei santi. Una Chiesa che si adatta al suo tempo dove si eliminano i confini, le regole, lo spirito di sacrificio, che si gira dall’altra parte quando la si interpella sulla mostruosa deriva che vive. I valori “non negoziabili” come il matrimonio, la famiglia, l’eucarestia sono diventati “a la page”. Ed infatti il popolo non ne vuole più sapere del matrimonio, della famiglia e della transustanziazione eucaristica visti quanti pochi cattolici seguono la messa e sono sempre meno specie in questo pontificato che ha riempito le piazze e svuotate le chiese. Perché la “Veritatis splendor” non emana più dal sacro altare, dai simulacri che dipingono l’atmosfera spirituale, da tutte quelle opere d’arte che nei secoli hanno decretato il rispetto dell’umano verso il divino, in quanto se uno crede, condizione né necessaria né sufficiente, sa che l’Ente supremo e solo Lui conosce il destino e l’anima degli uomini. Ed questo sano “timor di Dio” che rende l’uomo più docile, caritatevole, proteso verso gli altri, nella speranza dell’eternità beata ma senza le vergini dei kamikaze islamici. No! Oggi la “Veritas” emana dalle esortazioni sulla piazza e dai tweet ed hashtag che il pontefice elargisce a piene mani nell’idea, non so quanto consapevole, che cambiando il linguaggio del sistema si possa ottenere più compartecipazione.  Ma è proprio della scarsa frequentazione del terzo comandamento che si comprende la lontananza specie dei giovani dal “Mistero della Fede” che in Francia o Spagna si attestano al 10%. Quindi la ricetta non funziona! E se poi il Pontefice parlando ai giovani di un liceo li esorta ad utilizzare il meno possibile lo smartphone in quanto oggetto di grave dipendenza come la droga o l’alcool dà l’esempio del sarto che metta la toppa ma non di chi costruisce un abito nuovo. Si chiedesse del perché i giovani si ritrovano isolati soprattutto nello spirito con un’autostima scomparsa e del tutto dipendente dai contatti “social”. Ma non è che condividere questo linguaggio induca una riflessione profonda sull’io interiore, è come tramutarsi in ortaggio in un mercato ortofrutticolo, una parola fra i tanti messaggi! Caro Papa Francesco so che lei è immerso in un sistema di alti prelati che hanno gli interessi più variegati e discutibili come il nascondere le perversioni nei seminari e nelle sacrestie, so che la Chiesa è fatta di uomini e non di Santi, so che la “pulizia” morale dei suoi uomini, iniziata da Benedetto XVI, la sta portando avanti con notevole fatica anche perché tutto il sistema è oramai andato, come curare un tumore con l’aspirina, ma perché in un momento di grande confusione la Chiesa invece di restare ben salda ai suoi valori e alla grandezza del Mistero per essere oggi l’ancora di salvezza per chi è alla ricerca di se stessi, ha preferito seguire l’onda della secolarizzazione? Perché la fede cristiana ci piaccia o meno ha “formato” la civiltà europea come la conosciamo ed il progressivo allontanarsi dei popoli europei dal cristianesimo ha delle ricadute disastrose sia a livello politico che sociale. E la nostra Unione Europea ha imposto una religione “civile”, l’ideologia europeista, in aperta contrapposizione ai principi dei diritti naturali su cui si fonda il cristianesimo come attesta il fatto che sia il principale finanziatore dell’aborto nel mondo. E questa intolleranza crescente verso i diktat di questa Europa così concepita sono conseguenza di un’architettura che si è molto allontanata dalle origini di quella Europa voluta da De Gasperi, Schuman, Adenauer e che nasceva negli anni ’50 come una “Comunità delle comunità”. Ma dagli anni ’80 ha prevalso la concezione legata al “Manifesto di Ventotene” di Rossi e Spinelli con l’idea del super-Stato che oggi abbiamo sotto gli occhi e che ha fatto ingloriosamente a meno del riconoscimento delle radici giudaico-cristiane. Ed oggi il sovranismo non è altro che una ribellione verso questa Europa senza Dio, in quanto l’uomo sente anche il bisogno di curare lo spirito. Di qui la spaccatura del mondo cattolico con le gerarchie ecclesiastiche che invocano “più Europa” ed i cittadini che votano al contrario dagli inviti dei Pastori che flirtano con la sinistra europeista. Per non parlare degli attacchi ricevuti dal Papa Emerito che ha denunciato i club omosessuali nei seminari e quella cultura per la quale “la pedofilia è stata diagnosticata come permessa e conveniente” e quella “cultura della trasgressione” iniziata nella seconda metà del Novecento e che è stata genitrice di una rivoluzione sessuale che è alla base del permissivismo di oggi e cambiando i punti di riferimento cambia anche la capacità di comprendere ciò che ha valore. E’ proprio questo cambio sembra essere tra le fonti di quello che è diventata una emergenza globale. Ma attacchi da parte di chi? Dalle lobby Lgbt e di chi le difende (Corriere, Repubblica, La Stampa) è naturale ma non lo è se gli attacchi provengono dall’ ”Osservatore romano”, cioè la voce ufficiale del Vaticano, e l’”Avvenire” che hanno nascosto  la notizia del documento ratzingeriano relegandolo in coda mentre in prima pagina il giornale dei vescovi riportava il problema degli immigrati, ma nulla sulla mercificazione del corpo della donna, sull’utero in affitto o sulla pedofilia. E non ne ha parlato neanche il gesuita Antonio Spadaro direttore di “Civiltà cattolica”. Ed il teologo Vito Mancuso, da sempre critico con la Chiesa, ha tacciato Benedetto XVI di essere nel vero con la sua denuncia, mentre qualche altra giornalista lo accusa di “intromissione indebita” dato che il reggente Vescovo romano è Francesco e non lui. Certo che c’era d’aspettarselo, viste le anomale dimissioni del Papa precedente, che la coabitazione fosse un tantino turbolenta. Ma per nostra fortuna, cioè per i cattolici vecchio stampo, esiste ancora un Papa Emerito che salva Fede e Ragione perché ha sempre biasimato chi fonda una morale unicamente sulla “Scrittura” biblica senza mediazione ecclesiastica ed un mondo contemporaneo iperlaicizzato senza riserve e senza quei filtri posti dal Neo testamento e dal buon senso e rivaluta la “Ragione” perché è una delle ali, assieme alla Fede, che ci porta alla contemplazione della Verità (Fides et Ratio). Ed esiste anche un Cardinale Robert Sarah che ringrazia Joseph Ratzinger per aver avuto il coraggio di parlare “…La sua ultima analisi della crisi della Chiesa mi sembra di fondamentale importanza. La cancellazione di Dio in occidente è terribile. La forza del male deriva dal rifiuto dell’amore di Dio…La crisi della Chiesa è soprattutto una crisi di fede. Si vuol fare della Chiesa una società umana e orizzontale. Si vuol farle parlare un linguaggio mediatico. Si vuole renderla  popolare. Una chiesa del genere non interessa a nessuno! La chiesa ha interesse solo perché ci permette di incontrare Gesù…”. Certo sono muri possenti, sebbene isolati,  nella speranza che possano almeno contenere la prepotente avanzata di quella “liceità” di cui la Rivoluzione Francese è madre. Ma quando è la Chiesa stessa ad essere pervasa e invasa dal cavallo di Troia della rivoluzione sessuale foriera della permissività più totale allora non possiamo più permetterci di sonnecchiare e iniziare a porci seri interrogativi sul nostro futuro di credenti perché il relativismo più assoluto dei valori e la teorizzazione del diritto al proprio piacere in quanto tale non è altro che una filosofia da scannatoio di zoliana memoria. E come descrive egregiamente Stenio Solinas “…curiosamente, ciò che nel passato era stata una certa “virtù” rivoluzionaria, un modello stoico di incorruttibilità sia pubblica che privata, si trasformava nel suo esatto opposto, l’edonismo libertino come fine ultimo, la rivincita i De Sade su Saint-Just, degno epitaffio di un’epoca senza più dignità. 

Arcadio Damiani