PAOLO PAVONE
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IGNORANTI E MALANDRINI

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E’ oramai molto chiaro a tutti che cultura, studio e preparazione se una volta permettevano un’adeguata progressione sociale ed economica oggi a malapena di concede di vivacchiare se non di essere addirittura emarginato per la tua autonomia di pensiero. E’ quanto successo al professor Marco Gervasoni, famoso storico e saggista, rimosso dall’ateneo di Confindustria, “Luiss”, dalla sua cattedra di Storia comparata dei sistemi politici, per aver espresso un suo personale pensiero, via Twitter, a criticare il comportamento della capitana della Sea Watch, Carola Rachete. Ed il consiglio di dipartimento guidato dal professore Sergio Fabbrini ha emanato una immediata sentenza di “siluramento” in quanto, hanno ribadito, che la loro università è un’istituzione pluralista, che rispetta tutte le opinioni purché scevre da ogni radice intollerante, razzista o sessista nutrita di odio verso gli altri. Ecco il mondo culturale universitario “liberale e pluralista”, ma finanziato da Confindustria, non può esimersi dal condannare con rito immediato chi dissente dal “pensiero unico” e soprattutto non filogovernativo, come si evince dalla strana coincidenza del provvedimento appena dopo la fiducia al Conte-bis. Ma all’origine nell’ateneo convivevano docenti di sensibilità molto lontane da Luciano Pellicani ad Antonio Martino ed oggi l’impoverimento culturale è abbastanza palese. Ma si sa, agli albori del terzo millennio, il pianeta scuola –università deve fare i conti con i budget di sovvenzioni e se questi non arrivano dalla politica i professori diventano “disoccupati”. Altro che “pluralismo”! Per cui se un professore viene “pestato” da un genitore dello studente, su consiglio del preside, meglio non denunciare, ne va del numero degli iscritti! Altro che educazione-istruzione! Solo resilienza viene chiesta al corpo docente. Allora se la scuola è diventata succube di questo “neo-totalitarismo”, se ha perso del tutto la sua autonomia formativa che ne faceva enclavi particolari ed in libera concorrenza che importanza ha oggi un titolo di studio? Nessuna! Anzi spesso se si ha un’organicità di pensiero diventi “pericoloso” in quanto non arruolabile in un qualsiasi “mantra” generalista. E se proprio ti serve questo benedetto titolo, in quanto leggi obsolete richiedono ancora il pezzo di carta, allora non hai che da “comprartelo”. Infatti nel salernitano, a Castellabate, con soli 3000 euro era possibile avere un diploma di scuola superiore in un solo giorno, altro che cinque anni! Un giro d’affari per un milione di euro che ha coinvolto falsi diplomati di 40 provincie italiane ove sono scattate perquisizioni su ordine del procuratore Antonio Ricci. E si continua ad incentivare lo studio solo a parole perché non può essere detto altrimenti in una società democratica. Ma questa ipocrisia sta rasentando un disgusto quasi vomitevole perché nei fatti si imbarca una marea di docenti impreparati, si tagliano i fondi per la scuola e la ricerca, si crea quell’anomalo rapporto di stretta dipendenza fra scuola e politica che spinge la prima ad “indottrinare” più che ad istruire o educare. Basta leggere quel meraviglioso libro di Ernesto Galli della Loggia, di certo non sovranista, “L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola” per rendersene conto. Gli fa eco Francesco Mercadante sul “Sole 24ore” che nonostante la testata molto poco conservatrice ha espresso la sua amarezza in un pregevole articolo “Il miracolo della politica in Italia, soldi e successo senza studio. Perché?” e parte da un’altra domanda: com’è possibile immaginare di farsi operatori d’una realtà che non si conosce? E le sue riflessioni traggono spunto proprio dai protagonisti dell’attuale compagine governativa partendo dal ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, Teresa Bellanova di cui critica lo scarso curriculum scolastico attirando su di se le minacce e le reprimenda della rete perché il popolo ha bisogno di un mito, di una forma di compensazione immanente e grazie alla quale si possa dire “posso farcela anch’io”. Ma siamo al sunto perfetto di quanto le competenze acquisite nell’amministrazione della Cosa Pubblica e nel management passino in secondo piano se non addirittura scientemente trascurate di fronte al primato politico. Altrimenti che dire di questo ministro che dato il suo passato, non denigrabile assolutamente, di bracciante agricola pone come risoluzione alla manodopera nelle coltivazioni l’ingresso dell’onda migratoria adeguatamente schiavizzata alla bisogna o esprime la sua accoglienza al CETA, il trattato di libero scambio UE-Canada che polverizza moltissimi nostri Dop riducendo al lumicino le nostre esportazioni agro-zootecniche? Ed aggiungo in perfetta linea di programma con una sinistra che oramai ha venduto tutte le nostre eccellenze rendendoci subalterni soprattutto al dominio economico cinese. Ma giustamente come ricorda il giornalista non è la prima volta in cui un dicastero viene occupato da chi no ha trascorso molto tempo sui banchi di scuola. D’Alema, Veltroni, Matteoli, Rutelli, Fedeli, Poletti, Lorenzin, Lezzi, Salvini, Di Maio, Del Turco ministro delle finanze del governo Amato con la terza media che non credo sapesse gestire in proprio direttive su capital gains, titoli di stato, cuneo fiscale e spesa pubblica. Ma se questa occupazione, forse abusiva, sarebbe alla base di una romantica rivalsa verso la povertà d’origine in una saga eroica fino a posizionarsi tra le più alte cariche dello Stato il messaggio che traspare può essere fuorviante e pericoloso. Perchè se una laurea non è garanzia di qualità, ed attualmente pare sia proprio il caso, è altrettanto vero che il suo opposto non può diventare simbolo di fierezza ad umiliare con stipendi da fame, precariato e sedi instabili chi ha conseguito con notevoli sacrifici di studio ed economici adeguate competenze che non possono essere utilizzate per il benessere del proprio Paese come dimostra la “fuga dei cervelli”. In Italia solo il 31% dei politici italiani ha conseguito una laurea (dato EUROSTAT 2015) il 64% dei tedeschi, il 52% dei francesi, il 58% degli inglesi. Ma perché la politica può essere un passe-partout di un successo facilitato? Vogliamo dire che Valeria Fedeli massima manager dell’Istruzione-Università-Ricerca dal 2016 al 2018 non ha mai messo piede in un’aula universitaria e non ha lacuna esperienza di ricerca scientifica. Come possono studenti e ricercatori seri dormire sonni tranquilli avendo questo emblema di rappresentanza? Ma il giornalista esprime una riflessione che riassume l’acme del momento che stiamo vivendo, ossia il risultato finale con la nascita dell’equazione “genuinità e incultura” direttamente proporzionali. Tanto più si è incolti ed impreparati tanto più si è genuini, affidabili, biologici per così dire ed il M5s ne ha fatto un vanto con l’assioma dell’”uno vale uno”. Ma la cosa che più è sconcertante ed allarmante è che nonostante abbondi nel suo eloquio di sgrammaticature ed errori geopolitici la gente continua ad attribuirgli meriti che si fa molta fatica ad individuarli. Se ne deduce che chi lo segue ha la stessa caratura di pensiero “breve” e molto poco articolato: il tutto frutto di una scuola che ha reso fluido, comunicante tutto ciò che doveva essere solido come base di partenza per una maieutica più ordinata. Ed è proprio dall’effimero che nasce l’estrema volubilità della scelta politica sociale e individuale. La preconizzazione diventa estremamente fallace e la progettualità futura un miraggio. Ma non per tutti perché se uno si dice si fa “un mazzo tanto” in gioventù per studiare e lavorare ed alla fine si laurea deve affrontare peripezie lavorative degne delle più spericolate acrobazie con i famosi curricula mandati ovunque. Diversamente valgono molto di più curricula fallimentari per avere successo, perché come diceva ChurchillIl segreto del successo è quello di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Ovviamente si riferiva agli sforzi che la scienza o la politica dovevano fare per beatificare l’empirismo. Ma la gran parte dei politici credo abbia preso il concetto a parole nude e senz’anima come Paola De Micheli che pur avendo conseguito una laurea è nota alle cronache d’impresa per alcuni suoi fallimenti nell’ambito della gestione delle cooperative agroalimentari divenuta Ministro delle Infrastrutture e trasporti succeduto ad un altro grande personaggio, Toninelli, che ha sempre lavorato con “tanto entusiasmo”. Ma vi rendete conto se un comune cittadino avesse giudizi negativi in un certo ambito lavorativo di quanto sarebbe difficile per lui trovare un altro lavoro? Ed allora non possiamo definire giusta e democratica una società ove un ricercatore che ha dedicato una vita allo studio per migliorare la condizione umana debba essere retribuito con uno stipendio da fame laddove un politico con la sua ars affabulatoria e menzognera e con minimo sforzo intellettuale che non sia il tramestio comunicativo della sua rete mafiosa debba decuplicare quel reddito, per non parlare dei vari benefit e privilegi. In realtà questa democrazia, come ha rimarcato il premier bis-Conte, è la fonte di un “nuovo umanesimo” che non ha nulla a che fare col vecchio di S. Agostino o S. Tommaso d’Aquino. Questo nuovo format antropologico si compone di una elite spietata, oramai venuta a galla, che si estende dalle grandi roccaforti finanziare fino alle gestione politica in ogni angolo della vita umana e che oramai possiede la gestione delle “convivenze- corruzioni-concussioni” di cui non fanno più mistero del “così è se vi pare”, splittando la società in due grossi gruppi: quelli che “convivono” in ricchezza e quelli che “vivono” in miseria e fra questi tutti quegli onesti intellettualmente. Mi ricorda tanto “Il lupo nella steppa” di Hermann Hesse dove concettualmente si rappresentava la “borghesia” come un grande carrozzone gremito portato a spalla da pochi “outsider”: quelli non gradivano il salire a bordo dei portatori e questi non gradivano di salire a bordo per mantenere quella la dignità di non immischiarsi con la feccia trasportata. Quanto potrà durare questo viaggio? Al solo vedere Matteo Renzi, figlio di buona famiglia, ed artefice di una fitta rete di relazioni spesso poco chiare ma tra poteri molto forti, le cui affermazioni del giorno prima vengono smentite il giorno dopo in uno spericolato doppiogiochismo, ma con ancora un consistente seguito e con una sicumera che spaventa tenendo sotto scacco l’attuale governo, credo che, ahinoi, il viaggio non sarà breve. Ad maiora!