PAOLO PAVONE
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IL CONTRIBUTO DELLA PSICOLOGIA IN CHIRURGIA PLASTICA

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In questo articolo si tratterà dell’importanza dell’approccio multidisciplinare che consideri il supporto psicologico nel caso della chirurgia ricostruttiva o oncoplastica, la cui finalità è il ritorno alla “normalità”, persa per tumori, malformazioni o traumi.
Si pensi ad esempio ad una donna che ha appena scoperto di avere un tumore al seno.
La diagnosi di tumore è un evento traumatico che causa un insieme di pensieri, sensazioni corporee, cambiamenti e domande che sconvolgono la persona.
A livello psicologico i vissuti più comuni sono: senso di incredulità, rabbia, smarrimento, vergogna, disistima, senso di impotenza di fonte alla malattia, paura, ansia, angoscia di morte, incertezza per il presente e per il futuro.
Il seno è una parte del corpo fondamentale dell’essere donna, questo si può facilmente capire analizzando i diversi significati che assume nel corso della sua vita: è simbolo di maternità; è simbolo di femminilità; è simbolo di sessualità, sensualità e seduzione (determina un’identità sessuale che può influenzare la relazione con il partner).
Si può comprendere dunque il senso di alterazione dell’integrità corporea conseguente a trattamenti chirurgici come la mastectomia, per non parlare di quanto doloroso sul piano emotivo e fisico siano anche le cure oncologiche (chemioterapia, terapia ormonale, terapia farmacologica, radioterapia).
Anche qui l’approccio multidisciplinare (oncologo, senologo, chirurgo plastico) permette di inquadrare il problema, stabilire una strategia che ha la finalità, per quanto possibile, di restituire l’integrità o addirittura di non perderla. La chirurgia plastica ricostruttiva infatti può aiutare la donna a recuperare quanto la malattia le ha tolto e di conseguenza a riacquistare una positiva immagine di sé.
Come evidente, non meno importante è che la paziente riceva il giusto supporto psicologico ed emotivo dalla diagnosi e durante tutto l’iter terapeutico, affinché venga accompagnata nell’accettazione della malattia stessa, nell’adattamento ad un percorso di cura non sempre lineare ed aiutata a elaborare i cambiamenti e le emozioni che ne derivano.
Anche quando si tratta di chirurgia ricostruttiva a seguito di un trauma o di un incidente, è indicato dare spazio alla realtà psichica della persona in quanto la quotidianità può cambiare completamente e può essere molto difficile il percorso per il ritorno ad una vita piena.
Il chirurgo plastico può essere di grande aiuto al paziente, sempre nell’ambito della multidisciplinarietà, contribuendo a “ricostruire” la parte del corpo che è stata danneggiata, mentre lo psicologo può dare sostegno e spazio al vissuto interiore, aiutandolo ad accettare e a superare quanto accaduto.
Con un lavoro parallelo si può restituire una vita normale alla persona, quanto più vicina alla realtà che viveva prima del trauma.
A tal proposito può essere utile fare un esempio. Consideriamo una persona che presenta un movimento limitato dell’arto superiore a causa di cicatrici da ustione e fratture: l’ortopedico può risolvere le fratture, il chirurgo plastico favorisce la guarigione delle ferite. Le retrazioni di tali cicatrici potranno essere trattate dal chirurgo plastico con tecniche che permetteranno, spesso, un soddisfacente movimento dell’arto.
Nella fase pre-operatoria, lo psicologo potrà lavorare su quanto quell’ustione abbia fino ad oggi modificato diversi aspetti della vita del paziente (lavorativa, relazionale, emotiva) e nella fase post- operatoria, aiutarlo a riappropriarsi della propria “normalità”, per arrivare a convivere il più serenamente possibile con i “segni” che inevitabilmente, l’incidente ha lasciato sul corpo e nell’anima.
La chirurgia plastica per malformazioni permette di curare alterazioni congenite o acquisite che si manifestano con modificazioni del normale aspetto di alcune parti del corpo.
Sul piano psicologico, la malformazione pone il problema dello “sguardo”.
La sofferenza in questi pazienti nasce spesso dalla lettura della loro “differenza” in come vengono guardati dagli altri e dall’interpretazione che ne fanno.
Parlando di “sguardo”, non ci si riferisce solo a quello dell’altro, ma anche a come queste persone si vedono con i propri occhi. I sentimenti di solitudine, sofferenza, depressione, rabbia, inadeguatezza, diversità, disagio, chiusura e isolamento possono essere tali da impedire di condurre anche le più semplici attività quotidiane che le mettono in relazione con l’altro. Tutto questo oltre a problemi funzionali veri e propri, spesso di grave entità.

È importante sapere che senso ha preso tutto questo nella loro storia e nel loro vissuto.
Il chirurgo si trova a dover interpretare i differenti livelli di richiesta di riparazione fisica e psichica, in modo da poter fornire la risposta più appropriata.
È buona norma far presente di non attendere un miracolo dalla chirurgia, quindi fissare i limiti, sapendo che il rapporto del paziente con il “corpo fisico” riflette e rivela le difficoltà del rapporto con il “corpo psichico”.
Per questi motivi la collaborazione con la figura dello psicologo può rivelarsi di grande aiuto.
La chirurgia bariatrica si occupa del trattamento chirurgico dei pazienti affetti da obesità grave che hanno rischi importanti legati al loro stato e non sono riusciti a curarsi con la dieta.
Basta valutare le cause dell’obesità per comprendere come i fattori in gioco siano molteplici in quanto oltre alla sfera alimentare, è coinvolta quella psicologica, quella socio-ambientale, quella genetica e lo stile di vita.
La moderna psicologia psicosomatica pone in evidenza la frequente associazione tra i disturbi alimentari e l’alessitimia, ovvero la scarsa capacità di riconoscere e gestire le emozioni che porterebbe ad agirle all’esterno anche attraverso le condotte alimentari.
Il paziente obeso è spesso un soggetto che presenta resistenza al cambiamento, che si vergogna del proprio corpo, depresso, ansioso, con disturbi del ritmo circadiano del sonno, intollerante alla frustrazione, con aspettative elevate, distaccato dalla rete sociale e chiuso in se stesso.
È bene quindi sottolineare che la chirurgia da sola, il più delle volte non è risolutiva, ovvero non riesce a modificare a lungo termine gli atteggiamenti disfunzionali, causa del rapporto problematico o insano con il cibo.
Dal punto di vista emotivo gestire il percorso chirurgico è estremamente delicato.
Nella fase di valutazione del paziente è indicato che lo psicologo indaghi: la storia delle evoluzioni del peso corporeo del soggetto; i possibili disturbi alimentari; psicopatologie e farmacoterapie pregresse; i precedenti trattamenti basati su una dieta specifica e le cause del loro fallimento; le motivazioni e le aspettative.
Il paziente deve essere consapevole della costanza che dovrà avere dopo l’intervento chirurgico e deve essere pronto ad accettare i cambiamenti del suo corpo e della sua vita.
In questo senso il ruolo dello psicologo clinico assume ancora più importanza nel monitoraggio della fase post-operatoria.
Il paziente per poter mantenere il calo ponderale ottenuto con l’intervento chirurgico, dovrebbe continuare a lavorare con il supporto dello psicologo, sulle proprie difficoltà, sulla gestione delle proprie emozioni, sul rapporto con il cibo, sulla capacità di autocontrollo, sull’elaborazione e sull’accettazione della nuova immagine corporea.
Una volta ottenuto un importante calo ponderale saranno migliorati parametri importanti per la salute e per l’autosufficienza, saranno ridotti i fattori di rischio ma resterà, in vario grado, come “residuo” e “ricordo”, l’eccesso dei tessuti, che comporta alterazioni funzionali importanti, legate ai decubiti e alla difficoltà alla deambulazione o al semplice vestirsi. Qui entra in gioco il chirurgo plastico che si trova ad affrontare molteplici problematiche di vari distretti corporei. Questo in pazienti con elasticità tessutale compromessa, sistema vascolare venoso e linfatico non continente, tendenze a complicanze di vario tipo.
Anche qui è fondamentale l’esperienza del chirurgo nel rendere consapevoli soggetti delicati, delle aspettative e dei rischi che corrono più di altri, ed il supporto psicologico risulta certamente quanto mai utile.
In collaborazione con la Dott.ssa Virginia Marchetti De Gregoriis (Psicologa Clinica e Della Salute)