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IL DIRITTO AGLI ALIMENTI

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L’Istituto giuridico degli alimenti è molto antico e le sue radici sul principio della solidarietà familiare a sostegno del diritto di chi non dispone di mezzi di sussistenza, ovvero a sostegno di chi versi in stato di bisognoe non sia in grado di provvedere al proprio sostentamento. Il diritto agli alimenti può essere chiesto nei confronti del coniuge, dei figli, dei genitori, dei nonni e, solo in difetto di adempimento di questi soggetti, anche nei confronti dei generi o nuore, sorelle o fratelli. Naturalmente, il primo di tali soggetti che è in grado di sostenere il familiare in difficoltà, solleva tutti gli altri poiché essi sono legati da un vincolo di solidarietà. Lo stato di bisognosi concretizza allorquando non si è in grado di far fronte alle esigenze fondamentali della propria vita, come esempio reperire vitto, alloggio, vestiario, assistenza medica e in generale tutto ciò che va ad integrare il minimo indispensabile per garantire una vita “dignitosa” della persona. Il diritto agli alimenti è indisponibile, ovvero, può essere esercitato solo in favore di se stessi e quindi, non può essere ceduto ad altre persone e, salvo poche eccezioni, come ad esempio il minore che versi in stato di abbandono, il titolare di siffatto diritto è l’unico soggetto che  possa farlo valere nei confronti delle persone obbligate. Spesso l’obbligo agli alimenti, viene confuso con altri istituti giuridici affini tra i quali ad esempio: quello relativo all’obbligo di contribuzione di cui all’art. 143 c.c.che grava su entrambi i coniugi (“Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”), di contenuto molto più ampio rispetto al mero stato di bisogno in cui versi un singolo individuo; oppure il diritto al mantenimento dei figli da parte dei genitori ex art. 147 c.c. (“Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”) oppure il mantenimento dei figli da parte degli ascendenti ex art 148 c.c., che oltre ad avere contenuto patrimoniale, prevede anche l’obbligo di fare  tutto quanto è necessario per la crescita psico-fisica  dei figli.  Altro tipo di mantenimento che non deve essere confuso con l’obbligo degli alimenti è quello che grava sui figli, cioè, l’obbligo di mantenimento della famiglia d’origine finchè convivono con essa  dall’art. 315 c.c. (“il figlio – o adottivo- deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finchè convive con essa”). Infine, diversi sono anche i presupposti rispetto all’assegno di divorzio che seppur fa riferimento all’adeguatezza dei mezzi, si considera autonomo e distinto rispetto al credito alimentare.

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