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INCONTRO CON ALESSANDRO GRECO. “SIRIA, SCATTI E PAROLE”.

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Che cosa pensi della vicenda delle cooperanti italiane Vanessa e Greta?

Sono molto felice che siano tornate a casa sane e salve. Tuttavia penso che non sarebbero dovute partire e che oltre a mettere a repentaglio la loro vita, il loro modo di agire ha creato l’ennesimo precedente di finanziamento del terrorismo. Non voglio nemmeno entrare nel merito della questione perché c’è ancor troppa polvere intorno. Troppe chiacchiere sulla loro (ipotetica?) collaborazione con i terroristi anche se, va detto che non erano affatto crocerossine “neutrali”.

A tuo giudizio quali sono le principali cause della dimenticanza occidentale del conflitto siriano? 

Le stesse che portano alla dimenticanza delle innumerevoli tragedie in atto anche in questo preciso istante. Il menefreghismo e la superficialità, aggravate da meri interessi economici di chi “tira le fila”. Qualche giorno fa gli italiani sui social scrivevano #siamotutticharliehebdo in memoria dei 12 morti di Parigi, uccisi da tre terroristi “islamici”. Negli stessi giorni, in Nigeria, il gruppo terrorista Boko Haram, ha ucciso duemila persone. I pochi tg che ne hanno parlato hanno dato la notizia en passant. Ci sono morti che fanno notizia e morti di cui non interessa nulla a nessuno. La Siria non interessa a nessuno, la Nigeria ancora meno. Il ruolo dei media è assolutamente determinante in questo disinteresse. Ma cosa vuoi che ti dica… i nostri media non sono liberi. Punto.

Qual E’ il tuo pensiero sul terrorismo islamico e l’uso del jihad, la guerra santa?

Ci andrò giù pesante. Penso che non esista un terrorismo islamico, come non esiste un terrorismo cristiano e come non esiste nessun terrorismo perpetrato nel nome di Dio. Esistono dei pazzi furiosi, dei terroristi. I testi sacri possono essere interpretati in modo folle e chi dice che il Corano è la causa del terrorismo, probabilmente non ha mai letto la Bibbia. In nome di Dio sono stati compiuti atti orribili in ogni epoca storica. Ora è evidente che c’è un problema con un certo tipo di “islam”, ma di qui a dire che “tutti i musulmani sono terroristi”, per citare una famosa scrittrice, ce ne passa, e ce ne passa parecchio. Il problema è più profondo. L’integrazione è una questione molto seria. In Italia fa fatica a trovare lavoro un laureato, figuriamoci gli extra-comunitari che finiscono per delinquere e riempire le patrie galere, salvo uscire grazie al magico indulto. Ma, come dicevo, il problema è più profondo: ci sono tanti musulmani di buona volontà, ma ce ne sono altri (minoranze, fortunatamente) che, anche per via delle condizioni di cui sopra, perdono la già scarsa voglia di integrarsi e si rinchiudono in quartieri ai margini delle città covando solo risentimento e formando una sorta di comunità chiusa, e a quel punto, pronta a tutto. Da qui nasce il forte richiamo all’Islam più radicale che per questa gente disperata e isolata, è l’unico riferimento alla propria terra, alla propria cultura e diventa una luce accecante, per cuore e mente.

Progetti per il tuo futuro di scrittore?

Manca pochissimo all’uscita del mio primo romanzo e presto inizierò il tour di presentazione. Sono felice di parlarne, per la prima volta, ad un giornale abruzzese. Si intitolerà “Nel nome della madre”, non voglio anticipare nulla sulla trama…

SIRIA, DOVE I DITTATORI DIVENTANO MOSTRI STRANI MA NECESSARI…

Il partito laico Ba’ath, quello monolitico del presidente al-Assad, sostenuto dalle minoranze religiose, gode dell’appoggio di Cina e Russia, Iran e Iraq, mentre Turchia, Arabia Saudita e Quatar appoggiano i ribelli sunniti, all’inizio con il beneplacito dell’Occidente, Stati Uniti in testa. Ma anche molti sunniti e gran parte dell’esercito sostengono il governo dello sciita al-Assad contribuendo ad alimentare una vera e propria guerra civile al di là della classica opposizione fra sunniti e sciiti. Con alterne vicende si assiste al dilagare di milizie civili come le truppe Shabiha del presidente che adottano tattiche di guerra, sino all’uso da parte del regime di armi chimiche per riprendersi il controllo di città e zone occupate. La crisi internazionale seguente con l’avvicinamento di navi e uomini americani, appoggiati da Francia e Inghilterra, si attenua con la mediazione della Russia che tratta per lo smantellamento degli arsenali chimici. Intanto, il fronte fondamentalista si rafforza all’interno ed all’esterno della Siria con l’avanzata dell’Isis e la sua imponente forza bellica e finanziaria. Poi lo scenario si complica con spaccature all’interno del fronte jihadista siriano, tra Esl, esercito siriano libero, Fronte Al-Nusra e Isis; si fa sentire ai confini la pressione dei guerriglieri curdi armati dall’Occidente, i peshmerga. Il regime siriano si avvale anche dell’aiuto armato di Hezbollah, il partito libanese sciita. Si tenta di negoziare fra le parti a Ginevra con l’aiuto dell’Onu, ma senza grandi risultati. L’esercito siriano ora controlla buona parte del territorio prima occupato dall’avanzata dei ribelli: così alle elezioni del giugno 2014 al-Assad viene rieletto per la terza volta, nonostante alcuni dubbi sulla perfetta regolarità. Ricominciano gli attacchi dei ribelli soprattutto in Kurdistan ed il nuovo califfato nella zona tra Siria ed Iraq continua a far affluire un gran numero di giovani combattenti stranieri di ispirazioni fondamentalista. Così al-Assad da nemico pubblico comincia ad essere visto dagli Stati Uniti e dagli alleati occidentali come uno scomodo, ma necessario baluardo all’avanzata del jihadismo in Medio Oriente, prezzi del petrolio e rinnovo delle concessioni permettendo.

a cura di Americo Carissimo

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