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INTELLETTUALI SPARITI

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Strabiliante come si siano arresi e scomparsi rapidamente tutti quegli intellettuali che hanno imperversato nei salotti televisivi, negli articoli dei giornali a manifestare il loro vezzo buonista e sinceramente democratico nell’onda predominante di questo neopaganesimo ultraclassista e ferocemente determinato oltre che assistito da chi invoca un governo unico mondiale che produca pace e serenità a chiunque, tanto da non avere mai più la “spinta esistenziale”. I grandi professori, come gli artisti, gli sportivi, gli ecclesiastici, l’imprenditoria illuminata, tutti alla corte del re chi per un motivo chi per un altro ma comunque per sé e poco per gli altri. E si doveva arrivare a colpire lo zoccolo duro della società, il ceto medio, per destrutturarla definitivamente. Ma come sempre accade non bisogna tosare troppo le pecore perché poi diventano cattive e si ribellano come è accaduto con quello che viene definito in termine dispregiativo come “populismo”. In realtà è questa forse la forma migliore di democrazia perché riporta, riconduce, rianima il legame fra cittadino e delegato tanto combattuto e distrutto in precedenza. Già, la politica come espressione fattiva e realizzatrice dei bisogni dei cittadini, molto raramente inverata. E stranamente tutti i paesi in cui i socialisti hanno governato, Est Europa, Venezuela, Brasile, Russia anche America si sono ritrovati uniti al grido “Basta!” con la deriva assistenzialista, uniformante, ammaliatrice, accattivante, distruttiva dell’identità, della creatività, della meritocrazia, della scuola. L’uomo vuole ritornare al centro del processo evolutivo facendosi largo con il pensiero che si confronta e al servizio di tutti ma non edotto ed indotto o malamente schiavizzato. La ricchezza prima di distribuirla va prodotta. Purtroppo stiamo scivolando verso quella decrescita infelice che tutti avremmo voluto evitare e che non sarà nemmeno arrestata con la scomparsa degli “intellò” per un sopraggiunto mutismo dovuto all’incepparsi dell’ideazione(non sanno più che pesci pigliare) ma aspetteranno di nuovo tempi migliori per ripetersi nelle aule indottrinanti della storia. Per il momento il cibo è finito! Mi ricorda tanto il “Lupo nella steppa” di Hermann Hesse a conferma delle convivenza pacifica fra eccellenza e mediocrità. E la storia si ripete ma gli attori saranno molto diversi dagli attuali.