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INTOLLERANZA

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L’AgCom, ossia il Garante delle Comunicazioni, ha ultimamente emanato una specie di decalogo per la corretta comunicazione giornalistica onde evitare di propalare semi di intolleranza con aziende editoriali video o cartacee passibili di pene pecuniarie dai 10.000 ai 250.000 euro: 1) Stile e conduzione del giornalista; 2) Titolo e scritte in sovraimpressione; 3) Dichiarazioni degli ospiti ed opinionisti in studio; 4) Contromisure del giornalista quando l’ospite farà percepire sensazione di odio; 5) Reazioni degli altri ospiti da controllare adeguatamente; 6) Tenere a bada la condotta del pubblico se dissenziente; 7) Valutare il contenuto dei tweet o Sms che verranno dall’esterno; 8) Presenza in studio di migranti o donne in nome del pluralismo. Qui finisce il diritto alla libertà d’opinione ed inizia il monitoraggio dei video che possono apparire discriminatori da parte di un Gran Giurì che stabilirà l’eventuale sanzione secondo propri criteri ideologici, politici e morali. Non molto dissimile dalla carcerazione o dall’assassinio di giornalisti d’inchiesta come avviene nel molto regime democratico turco o di Pyongyang. Ma qui da noi è sufficiente pagare col denaro perché democraticamente siamo per la vita. Infatti come da editoriale di “La Repubblica” si è acceso “un faro su Rete 4” perché sembra albergare troppi giornalisti poco allineati con l’accoglienza dei migranti, con l’apertura dei porti, col Me too, con la famiglia allargata, con i diritti degli Lgbt, con le rivolte dei buoni Centri Sociali e con tutte quelle istituzioni caritatevoli che si occupano delle necessarie risorse umane provenienti dal continente nero. In realtà la vera discriminazione che l’AgCom prevede è solo quella verso i pochi rimanenti utilizzatori del cervello, altamente pericolosi in quanto non gestibili e non uniformabili in un mondo globalizzato che non ammette diversità o dissenso ma solo èlite e schiavi. Gli esempi iniziano ad essere troppi ed insopportabili: la giornalista di Mediaset Nausica Della valle per decenni è stata lesbica ma ultimamente non lo è più e doveva parlare della sua conversione verso l’eterosessualità attraverso un percorso di Fede a Biella invitata da chiese locali ma le associazioni Lgbt hanno protestato e il direttore del Campus non ha potuto far altro che negarle la sala in quanto l’omosessualità non è una malattia da cui si deve guarire; il contrario invece è applaudito. Attivisti del famoso centro sociale Baobab, famoso per aver permesso la fuga di immigrati affidati alla loro protezione, con i loro amici avvocati hanno preparato la rivalsa dei 41 sbarcati dalla nave Diciotti per chiedere i danni al nostro Stato, che li ha salvati, per sequestro di persona operato dall’attuale governo, reato peraltro inesistente come giuridicamente stabilito dalla Procura di Catania, dal Tribunale dei Ministri e dalla logica in quanto accuditi a bordo della nave e molto meno “sequestrati”  rispetto ai loro confratelli che  vivono l’enorme disagio di vita e libertà nei nostri Cara e Sprar. Ma guai a parlare di limitare il loro flusso o di rimpatriarli se non hanno diritto ad essere accolti. Si rischia oltre l’epiteto di fascista omofobo e razzista anche un discreto esborso pecuniario se il “Grande fratello” dell’Agcom ti dovesse intercettare. Per fortuna non abbiamo ancora un telecomando “unico” per cui possiamo spegnere o cambiare canale o continuare l’intemerata col rafforzare quelle opinioni che hanno mandato a farsi fottere il monitoraggio “tendenzioso”. Mi ricorda “La stampa del ventennio” il libro della pregevole ricostruzione storica di Mauro Forno riguardo le strutture e le trasformazioni nello stato totalitario. Ed anche il “Global Compact” che l’ONU voleva far sottoscrivere all’Italia alla fine del 2108 a Marrakech, patto che ricordiamo vincolava gli Sati a favorire in ogni modo l’immigrazione, rinunciando ad ogni politica di contenimento del fenomeno e punire i mass media che diffondono idee diverse dall’accoglienza senza freni. E secondo uno studio di Curini e Splendore dell’Università di Milano dal titolo “The ideological proximity between citizens and journalists and its consequences” la stampa è molto più a sinistra dei cittadini in Italia come negli USA ed è proprio per questo che riflette la scarsa fiducia verso i giornali con evidente cristi dell’editoria. Siamo e continuiamo ad essere in pieno “Regime” di pulizia etnica delle idee!! Si protegge ancora Roberto Saviano ma non Vincenzo Marino che sarebbe il teste principale d’accusa verso l’assassino e membro della feroce mafia nigeriana, Innocent Oseghale che ha fatto a pezzi Pamela Mastropietro e che non deporrà più al processo se non verrà assicurata sicurezza alla sua famiglia. E allora continuiamo a sorbirci gli anatemi di questi indescrivibili ipocriti che si sentono così diversi da noi perché buoni d’animo e caritatevoli specie se devono riempirsi le tasche o afferrare follower e fan e piangono dopo aver cantato nei concerti come ha fatto ultimamente la cantante Emma Marrone che non sembra aver messo a sue spese debite strutture d’accoglienza. O come il presidente dell’Unar, l’Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali, Luigi Manconi che a gennaio ha presenziato una conferenza stampa da titolo “Sea Watch, Open Arms e la politica europea nel Mediterraneo” in pratica uno spottone a favore delle Ong e contro il governo in carica colpevole di opporsi ai taxisti del mare. Ovviamente non fa menzione degli scandali di cui sono accusate alcune Ong. Un anno fa è toccato ad Oxfam travolta dalle accuse di abusi sessuali perpetrati ad Haiti dai suoi adepti e poi per lo stesso motivo a “Medici senza frontiere”. Ed ora anche “Amnesty International” è nei guai perché dopo due suicidi e un’inchiesta interna che parla di “clima di lavoro tossico” sette alti dirigenti offrono le loro dimissioni. La stesa associazione che non ha mai perso occasione di criticare l’Italia peri rifugiati. O come il grande esponente di Medici senza frontiere Gino Strada che in un dibattito a “Carta bianca” su Rai 3 ha attaccato il giornalista Mario Giordano meritevole di controllo psichiatrico e deridendolo per la sua voce non certo baritonale, nel mentre fa affari con gli scafisti. O a “Piazza pulita” quando, complice ovviamente il sinistro conduttore Formigli dal giornalista De Angelis mister Giordano è stato immediatamente etichettato in merito all’episodio Diciotti come omofobo e razzista. Ma quanto sono eleganti questi “tolleranti”! Il filoso Alain Finkielkraut vittima di un aggressione da parte dei gilet gialli a Parigi in quanto ebreo; in realtà è stato vittima i alcuni esponenti musulmani perché ha sempre dichiarato che “sono convinto che bisogna rispettare la libertà e la saggezza dei popoli europei quando rifiutano di aderire ad una visione multiculturale della società”. Ma i dissenzienti non hanno vita facile perché danno molto fastidio come Matteo Salvini a immigrati, sinistra, grillini, euroburocrati, anarchici, centri sociali, Cooperative, preti rossi, Merkel e Macron. Ed inneggiano scritte sui muri molto “tolleranti” nei confronti del Ministro dell’Interno del tipo “Spara a Salvini e mira bene” o “Non sparare a salve, spara a Salvini” o “Salvini boia e appeso” o “Salvini muori male”. Certo se Salvini morisse tutti sarebbero molto felici come riporta il giornalista Giuliano Zulin: i grillini esulterebbero perché nessuno più ostacola il reddito di cittadinanza, nessuno più metterebbe in ombra il Di Maio e nessuno più rammenterebbe che le grandi opere vanno fatte, e finalmente Fico potrebbe abbracciare i sui amici clandestini, pardon richiedenti asilo; L’invasione sarebbe bandita come parola, nelle scuole si potrebbe introdurre l’ora d’accoglienza; i contribuenti sarebbero chiamati attraverso una mini patrimoniale a garantire vitto, alloggio, Iphone, wi-fi, sciola di sci e serate disco ai richiedenti asilo; e l’Anpi finalmente potrebbe una volta per tutte negare le foibe inneggiando ai gulag sovietici e ai laogai cinesi; Sala riposerebbe meglio perché ha scoperto che dentro il Carroccio c’è un’anima fascista; le aziende del Nord a detta di Zingaretti potrebbero migliorare i loro fatturati fatti crollare da Salvini e il mega party che faranno le cooperative che ospitano migranti, le Ong, i Centri sociali, gli anarchici e le varie agenzie dell’ONU. Ti prego Matteo tollerali e non mollare ma fatti una scorta! Meglio per tutti noi miseri sovranisti e sognatori. Perché quelle scritte sui muri sono stati valutati dalla stampa radical chic(Repubblica) come ad opera di “vandali” ma non sono proprio ragazzate perché non si dimentichi che le BR urlavano che “uccidere i fascisti non è reato” e spesso non manca molto quando dalle minacce sui muri si passa al sangue. Occhio! 

Arcadio Damiani