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“JACOPO SCASSELLATI UN GIOVANE PER LA PITTURA”

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Sabato 17 gennaio 2015 alle ore 18.00, presso il Centro d’Arte L’Idioma, in Via delle Torri 23 ad Ascoli Piceno, sarà inaugurata la mostra Jacopo Scassellati, Un giovane per la pittura, curata da Giuseppe Bacci e realizzata, in collaborazione con la Galleria Besharat di Parigi e Atlanta (USA), dal Centro d’Arte L’Idioma, che nella sua sede ospiterà  un nucleo di opere realizzate dal giovane Maestro Jacopo Scassellati (Sassari 1989), riconosciuto come una delle giovane promesse dell’arte italiana contemporanea, stimato da numerosi colleghi pittori, più volte accostato ai grandi maestri del passato. Il cammino artistico intrapreso da Jacopo Scassellati, “un giovane e promettente Maestro”, è stato coraggioso e guardingo ed oggi, dopo aver ben arato, pone un seme importante: una mostra personale che partendo, dall’Italia, lo porterà a varcare i confini d’oltralpe per poi approdare in America. Un’esigenza questa maturata da tempo, ma che ancora non aveva trovato il proprio habitat, il proprio humus per poter essere accolti adeguatamente, con tutte le attenzioni necessarie. Artisticamente questo è un periodo felice della sua vita, quando si è molto giovane, quando la pittura è una semplice, perfetta successione di opere dorate. E questa mostra fissa questa successione di giorni felici; il battesimo parte da Ascoli e dall’annuale calendario-catalogo delle Grafiche Tacconi di Ascoli Piceno. Jacopo Scassellati dimostra una straordinaria abilità pittorica. Per l’artista sardo, infatti, la pittura è stato uno dei principali strumenti d’esplorazione, vissuto nel solco della tradizione rinascimentale, ma, al tempo stesso, aperto e sensibile alle dinamiche delle più avanzate indagini artistiche contemporanee. Le forme artistiche di Scassellati dipendono dunque dal contesto culturale, cioè dal modo di concepire e di rappresentare il soggetto. La variabilità dei contesti è dovuta al rapporto tra abilità tecnica, genio creativo, convincimenti personali, impostazione pittorica, ambiente naturale. Questa mostra personale di Scassellati non riunisce mere competenze tecniche ed estemporanee; ogni abilità deve infatti armonizzarsi con il  genio creativo, affinché il risultato abbia sempre una sua intrinseca unità. La sua genialità inizia quando sono assolte le esigenze funzionali, le istanze della committenza, le problematiche tecniche, il componimento espressivo, le diverse opinioni. Egli ha una buona mano, un tratto incisivo, contenuto rilevabile, stile ecclettico (è figurativo, seppure non iperrealista). La mostra ascolana ha una sua appendice nella vicina Campli (TE), nella cattedrale, dove si possono ammirare due pale d’Altare raffiguranti un’Annunciazione e una Deposizione che Jacopo Scassellati ha realizzato, su commissione, nel 2012. Nell’esposizione Un giovane per la pittura l’arte di Jacopo Scassellati volendo evidenziare i contenuti con la bellezza delle forme, non spinge verso desideri ancestrali, ma comunica con chiarezza ed efficacia gli eventi reali in un eterno gioco di luci e di ombre. Scrive in proposito il curatore Giuseppe Bacci: “Nelle opere di Jacopo Scassellati la componente notte predomina, così che le inquietudini umane e i timidi rimorsi si dissolvono pittoricamente nella notte più chiara del giorno. Noi subiamo ancora la  notte del mondo, ma sappiamo che in pittura è più chiara del giorno e basta una fiammella a vincerla, pertanto non c’è lotta: la luce irrompe e basta. Riaffiora, così, la serenità quando s’incontra nuovamente la quiete dell’infinito dopo la tormentata notte dell’eclissi, cosicché la pittura di Jacopo Scassellati si fa segno di luce e il cammino della sua ricerca è un incedere, è un rinascere oltre ogni notte”. E Vittorio Sgarbi scrive: “Guardando le sue ultime opere, è chiaro che egli, originalmente, con grande passione per la pittura, si pone dalla parte di quelli che ricercano la notte, il segreto, il mistero, le sensazioni più recondite che si trovano dentro l’anima, come in una continua forma di psicoanalisi, facendo emergere la propria interiorità. Mi par di capire che egli, esattamente come ha fatto Klimt, con queste teste di cavalli, che richiamano i cavalli scaligeri e gli affreschi di Pisanello, si propone di rivisitare la grande tradizione pittorica, portandola a un linguaggio più attuale e personale, più legato alle luci e alle ombre della pittura di fine Ottocento e primo Novecento”.

Un ragazzo di talento, che ha il ritmo di un tempo che non c’è più

Guardando le sue ultime opere, è chiaro che egli, originalmente, con grande passione per la pittura, si pone dalla parte di quelli che ricercano la notte, il segreto, il mistero, le sensazioni più recondite che si trovano dentro l’anima, come in una continua forma di psicoanalisi, facendo emergere la propria interiorità. Mi par di capire che egli, esattamente come ha fatto Klimt, con queste teste di cavalli, che richiamano i cavalli scaligeri e gli affreschi di Pisanello, si propone di rivisitare la grande tradizione pittorica, portandola a un linguaggio più attuale e personale, più legato alle luci e alle ombre della pittura di fine Ottocento e primo Novecento. Alla presentazione della mostra di Spello, nel 2008, Jacopo giovin pittore, proprio la giovane età di Jacopo Scassellati, poco più che diciannovenne all’epoca, mi ha spinto a dissertare su ‘arte e tempo’, a cogliere il nesso fra giovinezza e arte e ad accostare lo stesso Jacopo a Parmigianino e Raffaello, che da molto giovani compiono la loro escursione artistica: se fosse nato nel Rinascimento, questo giovane sarebbe già un Maestro. Un ragazzo di talento, che ha il ritmo di un tempo che non c’è più: è cosa anomala. Le opere di Jacopo contengono una sorta di varietà e discontinuità, versatilità e curiosità, guardano a Picasso in chiave moderna, guardano a De Chirico con segnali da Guernica. Fra dieci anni avrà toccato la sua maturità […].

Vittorio Sgarbi

Jacopo Scassellati e alla sua duttilità…

Tuttavia, il frutto più maturo, finora, di Battoràghe di altra natura, rispetto alla scrittura – pittoricamente parlando e sempre grazie alla persona di Jàcopo Scassellati e alla sua duttilità e versatilità issiva suìva – essescenza prima primiva e pròpria dell’Essìscola Battoràghe, è l’Illuzione delle sfere dei sensi correlati in cui per la prima volta – e qui gràzie a Gavino Ledda buon pastore, agricoltore e illuttore scrittilluttore dalla coda alle sue ùnghie dei suoi antenati remotissimamente lontanissimi – e quindi grazie a Gaínu che ha voluto e dovuto trascòrrere ore e ore, per infondere e profòndere spore e spore spirituali e sali e sali di more e more e giorni e mesi e mesi e corni forni e storni di tempi, con Jàcopo per soffiare e sibilare pròprio anche a lui – pròprio nell’arte della pintilluzione: il sìbilo della Sfinge interiore dell’Idrogeno – il Linguistillillàghe, basale necessario e necessale, per creare, poi di sóffio issivo spontàneo, il primo germe della Pintilluzione simulacrissiva: la Pintilluttura dei sensi correlati per cui i sensi sono simulacri simulacranti e simulacrissivi – a somiglianza della parola àscola, èscola, ìscola, òscola e ùscola in essiscola illuzione di Battoràghe Essàscola, Essèscola, Essìscola, Essòscola ed Essùscola – e del suo Linguistillistillàghe issivo in generale quattrato a Quattrunque! […].

Gavino Ledda

Sbucano dal buio gli eroi di Jacopo Scassellati, ma chi sono, dove vanno…

All’improvviso li ho rivisti. E ora che vedo gli eroi di Jacopo Scassellati, chiedo a me stesso quando e dove li ho visti all’improvviso quegli eroi, quegli dei che mi hanno travolto, assalito con la forza dell’arte. Tutto è cominciato tempo fa con l’arrivo di un libro dedicato ai Moncada, bello e solenne di immagini, che racconta antichi fantasmi in corazza nella Sicilia del Cinquecento. Poi, le apparizioni si sono fatte vive, vitali anche da morte, che mi sono comparse nella visita ad una mostra fiorentina del Rinascimento: apparizioni di guerrieri, banchieri, artisti. Ancora, me le sono trovate di fronte, negli affreschi e nei quadri di gallerie dove ho girato un film in 3D, scoprendo la profondità degli eroi, grande macchina del tempo. Ero ormai circondato da eroi, coinvolto dal caso o dalla danza di un rito dal ritmo vorticoso di immagini. Sepolte o dimenticate? Suggerite non dal caso, immagini che arrivano dalla storia e dai colori. Ed ecco la scoperta delle figure, degli eroi di Scassellati. Escono da un solo colore, così mi sembra, così mi ostino a credere: il nero d’oggi. Un’allegoria affascinante, una nuova idea del nero: fulgido nella cupezza, potente nella sfida al tempo passato e al tempo in cui viviamo, nero severo, trascinante, in corsa. Grazie allo sguardo dritto d’artista […].

Italo Moscati

Jacopo Scassellati: la contemporaneità della tradizione

È molto giovane, Jacopo Scassellati e se l’arte contemporanea procedesse con gli stessi ritmi di quella del passato, certamente sarebbe già un acclamato maestro: nato in Sardegna da una famiglia di origine umbra da due secoli legata alla produzione ceramica, il ventitreenne artista ha elaborato una propria strategia figurativa che prende avvio sempre dalla grande tradizione plastica e pittorica del passato, preferibilmente di matrice classica o rinascimentale. Egli poi interpreta questi autorevoli modelli, dipingendoli o modellandoli come se fossero frammenti che riaffiorano misteriosamente dal buio dei secoli e recano i segni lasciati sulla pelle delle opere dal passare del tempo. Le sue sculture in terracotta si ispirano alla statuaria greca del periodo classico, ai cavalli modellati da Fidia per i frontoni del Partenone o ai volti belli e impassibili dei guerrieri e degli atleti concepiti dagli artisti che hanno fuso l’Auriga di Delfi, i bronzi di Riace o lo Zeus di Capo Artemision. Dopo aver frequentato il liceo classico e l’Accademia di Belle Arti a Sassari, Scassellati si è trasferito in Umbria per partecipare alle lezioni dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, riannodando così i legami con la terra di origine della famiglia. Questa immersione nel contesto culturale nel quale affondano le proprie radici culturali ha stimolato l’artista a cimentarsi con l’arte della ceramica, coltivata nel passato dal nonno ed oggi dalla madre, dando vita ad un percorso creativo che spazia dalla pittura all’arte plastica, ma resta coerente nell’impegno a mantenere vivo il contatto con la tradizione figurativa, mitologica e letteraria, del passato […].

Stefano Papetti

Jacopo Scassellati, giovane promessa dell’arte figurativa italiana

Nelle opere di Jacopo Scassellati la componente notte predomina, così che le inquietudini umane e i timidi rimorsi si dissolvono pittoricamente nella notte più chiara del giorno. Noi subiamo ancora la “notte del mondo”, ma sappiamo che in pittura è più chiara del giorno e basta una fiammella a vincerla, pertanto non c’è lotta: la luce irrompe e basta. Riaffiora, così, la serenità quando s’incontra nuovamente la quiete dell’infinito dopo la tormentata notte dell’eclissi, cosicché la pittura di Jacopo Scassellati si fa segno di luce e il cammino della sua ricerca è un incedere, è un rinascere oltre ogni notte.

Nei suoi dipinti Scassellati non si espone a considerazioni teoretiche, cosicché il suo lavoro pittorico si concentra sull’esposizione fenomenologica dell’arte e delle tematiche dell’argomento investigato. L’artista porta al culmine l’esagerazione formale, quella deformazione del modello che dà all’opera la sua forza espressiva e che ha sempre differenziato l’arte figurativa dalla pura rappresentazione. Si crea un margine di indipendenza rispetto al dato oggettivo, si apre, cioè, una divaricazione tra il mondo reale e il mondo evocato dall’opera d’arte, pur conservando tra i due quella “inerenza” tipica di ciò che comunque rimane interiormente collegato e che rappresenta l’essenza di quell’oggetto, di quella immagine, sia essa un cavallo, un guerriero, un carro…

Il giovane Scassellati ha conservato una generale armonia che non si discosta di molto dalla vera bellezza, cosa che come ben sappiamo è raro riscontrare in un giovane artista della sua età (figlio e nipote d’arte) […].

Giuseppe Bacci

La mostra proseguirà fino al 28 febbraio 2015. Calendario-catalogo in mostra a cura delle GRAFICHE TACCONI di Ascoli Piceno.

Jacopo Scassellati

Nota biografica Jacopo Scassellati, discendente da famiglia umbra, nasce a Sassari nel 1989, e lì risiede tuttora. Fin da piccolo manifesta una forte predisposizione alle creatività. Nipote e figlio d’arte, segue le orme del nonno Franco Scassellati aggirandosi indisturbato nei meandri del suo laboratorio di ceramiche, dove manipola giocosamente argilla e colori, trasformandoli in opere che palesano la sua precoce abilità. Così, in maniera quasi scontata, apprende i processi di riduzione dei colori e i segreti dei lustri ceramici. Studia presso il Liceo ginnasio di Sassari D. A. Azuni, conseguendovi la maturità classica nel 2008. Nel corso degli studi, grazie a un progetto legato alla conservazione della lingua sarda, ha l’opportunità di conoscere lo scrittore Gavino Ledda; tra i due si instaura un rapporto di amicizia che li condurrà a produrre una nuova veste editoriale per il libro Padre padrone e altre opere letterarie di Gavino Ledda. Nel 2012, si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari. Ama esprimersi con pennelli e colori, ma spesso torna agli esordi, modellando l’argilla in sculture che richiamano fortemente la tradizione sarda e i suoi studi classici. Per lui l’arte è un processo mentale che trova la sua attuazione attraverso la manipolazione e trasformazione della materia, ricercata, studiata, sperimentata con pazienza e evidente piacere. Le sue mani, infatti, accompagnano ogni suo processo creativo, guidate dalla sua esperienza di artista-artigiano, partendo dalla scelta dei materiali fino alla loro stesura nelle tele secondo l’idea, frutto delle sue pulsioni, emozioni, ricordi e studi accademici. È persino l’artefice dei pigmenti di cui fa uso, come un pittore antico, ma sempre alla ricerca del nuovo da sperimentare. Da qui le sue continue e repentine metamorfosi artistiche, che ne fanno “un ragazzo di talento dal ritmo che non c’è più”, come ebbe dire Vittorio Sgarbi. Ha realizzato su commissione due pale d’altare per la Cattedrale di Campli (TE), raffiguranti un’Annunciazione e una Deposizione. La sua prima personale, nel 2008, si intitola Jacopo Giovin pittore e si tiene a Spello (PG), a cura di Paolo Nardon e con la presentazione di Vittorio Sgarbi. In quell’occasione, il critico d’arte mostra grande interesse e ammirato entusiasmo per l’estro di Scassellati, paragonandolo addirittura, per il suo rapido excursus artistico, ai grandi Maestri del passato, che hanno raggiunto l’apice in breve tempo. Nel 2010 ottiene il Premio d’arte contemporanea Arciere – menzione speciale a Spoleto (PG). Nel 2014, a Gualdo Tadino, ha ricevuto un’altra menzione speciale in concorso di pittura. Ha, al suo attivo, diverse esposizioni e molte delle sue opere sono presenti in varie collezioni private e pubbliche: Collezione Provincia di Perugia, Collezione Provincia di Sassari, Museo Staurós di San Gabriele dell’Addolorata (TE).