PAOLO PAVONE
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LA CHIESA…

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Sono alcuni mesi che mi arrovello i pensieri in merito all’odierno ruolo della Chiesa cattolica e più vado avanti e più ho le idee confuse. Partendo sempre da un sincero ottimismo secondo l’assioma salvifico che “la storia risolve” non posso esimermi dal manifestare qualche ragionevole dubbio visto quanto accaduto, un esempio per tutti, sul clamore esercitato da un camion vela con la scritta “Ci alzeremo in piedi per difendere il matrimonio”, frase pronunciata da Giovanni Paolo II durante un viaggio negli USA nel 1979 e ripresa in occasione della recente scomparsa del cardinale Carlo Caffarra. Una iniziativa di tre associazioni cattoliche, tra cui la “Pro vita” che secondo il commissariato Borgo, vicino il Vaticano, “turbava l’ordine pubblico” avendo convocato il presidente Toni Brandi per dare spiegazioni. Citare un frase del Papa santificato vuole oggi poter dire scusateci se siamo ancora cristiani? Vuole forse poter essere visto come un attacco alla chiesa bergogliana dato che un rappresentante delle forze dell’ordine che ha intimato l’alt al veicolo dimostrativo ha obiettato che il “Cardinal Caffarra non era in linea con Papa Francesco”? E se siamo al punto che una divergenza teologica diventa materia di interesse di ordine pubblico delle due l’una: o è la testimonianza di fatto che la Chiesa si occupa di politica più che delle anime, ipotesi molto più verosimile visti i pregressi annunci, o si tratta di un caso di grave ingerenza dello Stato verso espressioni che peraltro non minano assolutamente il suo dettato costituzionale. Se ne deduce che diventa quasi reato celebrare e ricordare sia il fondatore della Pontificia accademia per la vita che il primo presidente affidatario, reo insieme ad altri tre colleghi di aver esposto, senza ritorno i “Dubia” sull’enciclica di Francesco “Amoris Laetitia”. Ma non è assolutamente reato celebrare il centenario della rivoluzione d’ottobre che ha dato potere ad una ideologia che ha prodotto un centinaio di milioni di morti per non parlare dei 450 milioni di aborti cinesi nella politica del figlio unico. E’ reato esporre un ninnolo del ventennio che ha prodotto un eccidio molto più limitato, governando, ma non inneggiare a simboli che hanno inverato con la morte una ideologia impossibile allora, mai governativa nel nostro paese, ma credo molto più concreta ed esaustiva oggi con quella vera uguaglianza fra tutti i molti poveri e i pochi ricchi. Ora, che le nostre regole socio culturali avessero qualcuno o qualcosa che le destassero da un “sonno” come sinonimo di allontanamento-sospensione da una loggia massonica mi sta bene dato che la manutenzione è più che umana avendo la natura leggi ben diverse e lontane dalle coltivazioni ma non è concretamente possibile creare una nuova coscienza del tutto avulsa dalla sua tradizione, appartenenza, credo, etica. E’ stato acclarato che “Ecclesia semper reformanda est” e sinceramente passi da gigante sono stati compiuti dalle condanne medioevali per eresia, dagli espropri innaturali, dalla vendita delle indulgenze, alla odierna elasticità dei pensieri curiali ma la stessa Chiesa è sinonimo di comunità alla cui base ci sono i dogmi, come i misteri della fede, il mito, il simbolo che non possono essere relativizzati in una realtà non confacente. Il mito è l’idea non l’ideologia, il dogma è un valore “non negoziabile” pena l’annullamento e scomparsa della dottrina spirituale. Possiamo averne o meno bisogno, campiamo lo stesso, forse anche meglio ma non possiamo portare a livello razionale ed interpretativo, fisico ciò che è di pertinenza metafisica! Certo la Chiesa sta attraversando un periodo molto travagliato perché anche da libri inchiesta come quelli di Gianluigi Nuzzi come “Via crucis” o ultimo “Peccato originale” vengono fuori notizie di avvenimenti che definire raccapriccianti appare un eufemismo come gli abusi sessuali sui seminaristi in territorio vaticano, le discoteche omosex frequentate da monsignori, il riciclaggio di soldi provenienti dai narcotraffici sudamericani, nell’Istituto per le Opere di Religione, il conto corrente stellare di Madre Teresa di Calcutta presso lo Ior, e il giornalista insiste a denunciare la “solitudine” di Papa Francesco nel voler portare avanti una riforma della Curia che sembra essere inattuabile per la presenza di un blocco di potere che da Paolo VI in poi è riuscito a rallentare qualsiasi riforma. E non essendo riuscito a mettere al bando i pedofili curiali ha bandito il fumo nelle mura vaticane perché nocivo alla salute. Ma mi domando se le viscere della Chiesa erano e sono così malandate come mai le truppe cardinalizie incriminate hanno eletto un secondo Papa che sfugge a qualsiasi rituale, che semplifica, cha ha in odio le differenze e le distanze, che smitizza e talora involgarisce, che si cala col suo “Buonasera” iniziale a far parte di un contesto sociale che si appiattisce sulle differenze fra sacro e profano, fra chiacchiera e silenzio (cardinale Sarah), tra umano e divino, fra il serio e il faceto? E perché il predecessore non si è svestito a rango solo cardinalizio ma ha mantenuto la cadrega addirittura di “Emerito”? E’ Francesco il Papa della provvidenza che rimetterebbe le cose a posto per una Chiesa più moralmente sana o è il Vescovo romano che nell’impossibilità di vincere il nemico sceglie l’alternativa del “muoia Sansone con tutti i filistei”? Se lo chiedono tanti studiosi, vaticanisti, filosofi, i vescovi polacchi che non aderiscono all’enciclica dell’amoris laetitia. E se lo chiedono anche i 62 sacerdoti e studiosi cattolici di venti nazionalità diverse che hanno redatto un documento “Correctio filialis de haeresibus propagatis” tradotto in “Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie” ove si contesta a Francesco di aver sostenuto e promulgato ben sette posizioni eretiche sia nell’ultima enciclica che in atti, parole ed omissioni ad essa collegate. E non è allarmismo l’inverarsi di uno “scisma” all’interno della Chiesa, viste le premesse e le notevoli discordanze fra le due anime “bianche” di antitetiche correnti quella tradizionalista di Ratzinger e quella progressista di Bergoglio. Molto antesignano fu lo scrittore Guido Morselli col romanzo “Roma senza Papa” scritto nel 1974 ove descrive un Papa invisibile e impotente che assiste al disfacimento della Chiesa invasa dalle massime del secolarismo e relativismo. Più di recente nel 2011 il regista Nanni Moretti esprime su pellicola “Habemus Papam” la crisi piscologica e spirituale del cardinale Melville che ha un attacco di panico, una volta eletto, ad affacciarsi per la prima volta davanti ai fedeli e si rivolge ad uno psicologo per vincere la sua crisi depressiva, come ha fatto anche Bergoglio a 42anni chiedendo aiuto ad uno psicoanalista. Lo scrittore mirava e descriveva il dissesto della società di allora, il regista ha mirato più alla sfera individuale, della propria coscienza messa in crisi da una società “atomizzata”, amorfa e senza riferimenti. Entrambi evidenzianti il dissesto relazionale vitale fra anima e corpo, fra etica e mondo reale. Ai giorni nostri il redde rationem è comparso con l’avvento dell’immigrazione cioè quella faglia in termini sismologici che ha prodotto il terremoto valoriale cui stiamo assistendo. Immigrazione che il giornalista Adriano Scianca interpreta sia in senso fisico che metafisico: fisico in quanto interessa l’aspetto materiale, politico, sociale geopolitico delle masse umane che si riversano nelle nostre città, metafisico il cui interprete principale è Papa Francesco per il quale molto semplicemente l’immigrato è Gesù Cristo, o meglio, una sua incarnazione metaforica! Alcune sue espressioni “..Ogni forestiero che bussa alle nostre porte ha il volto di Dio, è carne di Cristo..Dio ci giudicherà in base a come abbiamo trattato i più bisognosi..Quel migrante che volevano cacciare vie ero Io potrebbe dirci Gesù..”. Va da sé che dire a Gesù “..spiacente siamo al completo..” non rientra nelle possibili risposte. Bergoglio assolutizza il dovere dell’accoglienza senza se, senza ma o discussione “E’ Dio che lo vuole!”. All’imperativo ipotetico, mediato dalla politica, dall’economia, dalle contingenze, si sostituisce l’imperativo categorico. Accogliere senza badare alle conseguenze! Ed è strano perché il pontefice aveva anche detto tornando dal viaggio in Colombia “..non basta soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza che significa domandarsi: quanti posti ho? Anche la Svezia ha detto con prudenza, il numero è questo e più non posso perché c’è il pericolo della non integrazione..”. E per noi cattolici è difficile distinguere le possibilità se si scomoda Cristo a testimonianza: o con Lui o contro di Lui. E troppo spesso questo Papa lascia i fedeli ad abusare delle proprie libertà come anche l’episcopato a discernere fra i meriti dei fedeli, un po’ come in magistratura ove le leggi prima di applicarle si interpretano. Ma forse, difficile pensarlo, Bergoglio in occasione del premio internazionale Carlo Magno nel 2016, ha espresso un giudizio sull’Europa che potrebbe essere veramente alla base della sua condotta “..Europa “nonna”, Europa stanca e invecchiata, non fertile e vitale, dove i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva; un’Europa decaduta che sembra abbia perso la sua capacità generatrice e creatrice..”. E ce ne siamo accorti già alla fine della Grande Guerra col suo romanticismo! Ed allora attacca “..un’Europa tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione; un’Europa che si va trincerando invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi dinamismi nella società..”. A testimonianza della sua condotta dell’essere argentino e non europeo di essere nato in un paese fatto da immigrati e che non conosce il significato di una identità radicata. Al pontefice sta bene un’Europa sradicata e senza confini. Ci è abituato. E purtroppo nulla controverte il suo giudizio abbastanza attinente, come l’estrema tolleranza europea verso l’invasione islamica e la demonizzazione di tutti gli atteggiamenti che pretendono rispetto per le proprie tradizioni. La maggioranza inerme sconfitta dalle minoranze bellicose ed è questo lo squallido proscenio di questo inizio secolo. Come il professore indagato per odio razziale perché ha rimproverato una studentessa islamica o come la sindaca socialista di Parigi che quest’anno dice no ai mercatini natalizi che illuminano e colorano di Champs Elysees, in nome della laicità e del multiculturalismo ma che ogni anno organizza una festa per la fine del ramadan, come lo stupro che se effettuato da un esponente islamico non desta scandalo, se invece un cristiano da solo avances ecco che si scatena il putiferio e l’obbrobrio sui mass media. Come allora non ricordare il cardinale Giacomo Biffi che negli anni ’60-‘70 affermava che l’eccesso di dialogo non porta alla “morale nuova” ma all’”immoralità vecchia” e che i modernizzatori della Chiesa travisano i pensieri di Cristo. E nel suo “Cose nuove e Cose antiche” affermava “..abbiamo di questi tempi una controprova penosa di quanto sia ardua e solitaria la posizione cristiana in questo mondo a proposito di alcune questioni fondamentali per la vita morale e di quanto siano equivoci e rovinosi certi tentativi di comprensione ad ogni costo verso le aberrazioni degli uomini scristianizzati.. Un uomo che condivida in materia di comportamento sessuale la permissività che caratterizza il nostro tempo a proposito della liceità dei rapporti prematrimoniali o a proposito di unioni che si ritengono già sponsali per il puro concorso delle due volontà interessate senza alcuna ratifica religiosa o civile non è uno che abbia un cristianesimo illuminato è soltanto uno che ha smarrito la visione di fede.. Un uomo che ritenga legittimo o per lo meno scusabile l’attentato alla vita, a qualunque grado del suo sviluppo, ed entri in dialogo con i sostenitori dell’aborto ( come d’altronde ha fatto Bergoglio definendo la Bonino una grande donna che peraltro ha procurato migliaia di aborti con una pompa da bicicletta ) non è un credente che voglia mantenersi “aggiornato” è soltanto uno che sta perdendo di vista i principi della rivelazione di Dio…Un uomo che ritenga compatibile o addirittura connesso col cristianesimo l’esercizio della violenza e si faccia promotore di prepotenze, di ferimenti, di attentati o abbia solo paura di condannarle, da qualunque parte provengano non è uno che vive il Vangelo secondo le esigenze di oggi, è uno che non sa più leggere il Vangelo… Un ammodernamento che fra l’altro non ha niente di moderno o esaltante: la perdita della fede e l’incapacità a restare fedeli alla mentalità di Gesù non sono una fortuna recente ma un’antica disgrazia. Gli uomini di tutti i tempi sono sempre stati capaci di perdere facilmente la loro fede; difficile è sempre stato il saperla conservare, limpida e sicura, senza lasciarsi impressionare dal chiasso, dalle intimidazioni dalle irrisioni di chi non crede”. Sono un cattolico un po’ angosciato se penso che sta arrivando il Natale e a quante manifestazioni sarà posto diniego dai presepi, ai canti e mercatini natalizi che dipingevano quell’atmosfera che mi riempiva di gioia per la nascita del nostro Salvatore. Come se di prepotenza venissimo privati di ciò che è parte integrante della nostra vita e dei nostri pensieri e soprattutto di quell’aria che accomunava tutti credenti e atei che comunque non disdegnavano l’augurio dell’importante genetliaco in nome di un rispetto che non ritorna con gratitudine ma con violenza. Ecco si sono un cattolico forse un po’ tradizionalista ma questi sono stati i miei riferimenti spirituali ed è a questi che mi rivolgerò fino alla fine dei miei giorni e solo a questi concederò l’intermediazione col Padreterno. Come diceva qualcuno credo solo in Dio, gli altri mi devono portare i dati!