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PAOLO PAVONE
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LA PEZZA E IL BUCO

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La pezza? Più piccola del buco! Da medico vorrei ricordare alcune peculiarità del nostro sapere scientifico come quella della differenza fra “prevenzione primaria” e “secondaria”. Se la seconda è dedita soprattutto ad una diagnosi precoce, come fanno i programmi di screening sulla popolazione, che attenga ad una prognosi più favorevole, la prima si concentra sulle probabili cause d’insorgenza, come ultimamente si cerca di vagliare: esempio emblematico sulla neoplasia delle cervice uterina. Se una volta si eseguiva il monitoraggio con ripetuti prelievi citologici(Pap-test) oggi si preferisce indagare la presenza del virus che alla base della malattia, cioè l’Herpes virus(HPV-test) e se questo manca allora siamo sicuri dell’assenza anche della neoplasia a meno di altre possibilità meno frequenti. Se tutto questo sembra logico nel percorso scientifico della causa-effetto, che non fa sconti e che non tiene conto delle “interpretazioni”, non lo è affatto nell’alveo politico ove si preferisce l’applicazione di creme emollienti sul prurito, abbassare la febbre con gli antipiretici, attenuare la colica con gli antispastici senza curarsi se alla base vi sia un linfoma, un calcolo urinario o una neoplasia intestinale col risultato del sicuro decesso del paziente. Questa premessa solo per denunciare quanto sia irrisoria e demenziale oltre che storicamente inopportuna la “fatwa” contro i “social haters” cioè contro chi utilizza la rete o i più comuni canali mediatici per manifestare giudizi soprattutto volgari fin troppo personali di odio verso alcune categorie. Ora se siamo tuti convinti che l’era digitale comporti la messa in opera dei più svariati manufatti dovremmo esserlo anche del fatto che in questa enorme cloaca di convogliamento oltre l’umido pervenga anche l’indifferenziata. Come agire allora per dividere i vari bidoni? Sarebbe tuttavia utile, più che affibbiare le “etichette” varie per la plastica-carta-metallo, esaminare i motivi e la qualità degli “scarti”. Perché se si è giunti a questi livelli di inadeguatezza espressiva il percorso è stato piuttosto lungo con responsabilità a monte che tuttora si vogliono oscurare. Se Umberto Galimberti suggerisce di innalzare il limite della scuola dell’obbligo fino al 18° anno, seducendo i ragazzi con la cultura ed insistendo a che leggano più libri, non credo sia il progetto di un pericoloso visionario o di un editore alla canna del gas bensì di uno studioso accademico che proprio di fronte ad una estrema complessità di un mondo orami più che “aperto” comprende come sia necessario un’adeguata e profonda preparazione culturale che azzerando le “autarchie” permetta un confronto civile e veramente democratico. Questa è la vera origine degli “hate speech”: la profonda ignoranza che pervade la nostra gioventù, basti pensare ad un concorso in magistratura (dico dopo una laurea umanistica. Sic!) dove un candidato ha scambiato la denominazione della Corte Internazionale di giustizia dell’Aja in quella dell’ Aiax, cioè di un vecchio detersivo! Ed invece? Invece di valorizzare dalle profondità la “Scuola” negli ultimi cinquant’anni non si è fatto altro che sminuirla, “democratizzarla” non nel senso del “per tutti” ma perché vada incontro ad un abbassamento di livello che conceda il pezzo di carta “a tutti” anche a chi ha studiato poco e male a mezzo delle famose “Autonomie” formative con docenti e dirigenti candidamente immersi ed irresponsabili nel circuito delle più svariate masturbazioni personali ed educative. Questa è stata la vera tragedia che nel tempo ha sfornato una marea di incolti pronti ad esprimere i propri giudizi di pancia ma non di cervello. Effetto collaterale non previsto? No! Molto prevedibile e francamente doloso perché manipolare convogli di virgulti imbecilli ed ariflessivi è molto più semplice che interagire con una platea di soggetti preparati e poco adusi agli specchi delle allodole. Per questo semplice motivo tutta la nostra civiltà occidentale si ritrova in una condizione di stallo, incapace di produrre un’idea, una progettualità che porti benessere civile sociale d economico. Tanto è vero che assistiamo tutti i giorni a problematiche “ideologiche” che riempiono giornali, processi giudiziari, discussioni politiche al posto di evidenziare problematiche “vere” inerenti la ripresa economica, il rivitalizzare il mondo del lavoro, la dignità stessa del cittadino e la sua identità. Questa arte dissimulativa oramai imperversa ovunque e se qualcuno si azzarda a rinfocolare le necessità più impellenti dei cittadini, come la disoccupazione o la sicurezza sociale ecco che viene additato come buzzurro e sovranista. Ma che vuoi che importi ad un pensionato che raccatta rifiuti ancora edibili nell’immondizia o al padre di famiglia che si ritrova a non avere più un lavoro o senza un tetto e dormire nell’auto se bisogna vietare o meno etichette nei gadget di Predappio? Che vuoi che importi chi ha decretato la caduta del muro di Berlino se ha una figlia stuprata mentre passeggiava tranquillamente in strada? Se un anziano si ricovera in ospedale e al ritorno ritrova la sua casa occupata dall’abusivo protetto? Per non parlare di quanto questi giorni l’intera politica si è occupata dell’odio sul web riversato nei confronti della 84enne senatrice Liliana Segre scampata da bambina ad Auschwitz. A bocce ferme l’intera vicenda, pur esecrabile nella sua origine, avrebbe dovuto dare luogo non ad un dibattito tanto acceso, bensì ad una semplice costatazione del perché si nutra ancora oggi quell’anomalo e pericoloso pregiudizio di antisemitismo che in un momento di così grave crisi economico-istituzionale dovrebbe comunque occupare una posizione di importanza secondaria. Ed invece la vera urgenza parlamentare è stata quella di istituire una “commissione” ad acta non solo contro l’antisemitismo ma contro tutte quelle altre occasioni in cui si palesassero tutte la altre fobie (razza, sesso, appartenenza politica). Ed è chiarissima quindi l’urgenza, non quella di tutelare la vita della rispettabilissima senatrice, ma quella di tutta la compagine governativa “sinistra” applicando la “mordacchia” mediatica a chi si discosta dal “pensiero unico”, pensiero ecclesiastico compreso, con lo spauracchio salviniano alle porte ed un voto di auto-espianto e con l’unico scopo di combattere l’ ”intolleranza”. Come dire ad un paziente che ha un dolore di non poter dare alcun rimedio se non il consiglio di “tollerare e accettare” il dolore stesso. C’era bisogno? No! Perché dal 1993 abbiamo la legge Mancino la quale fra le altre cose punisce con la reclusione fino a 18 mesi o con la multa fino a seimila euro “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Ma bisogna disporre di un organismo che consenta di silenziare a colpi di sanzioni e prescrizioni chiunque non si uniformi alla cultura che si intende imporre. Non a caso il testo della commissione è molto vago, aperto, lasciando mano libera al censore per imbavagliare il giornalista o il cittadino che non sposi il pensiero “mainstream”. Infatti è perseguibile l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo, l’anti islamismo, l’antigitanismo, le discriminazioni verso le minoranze e gli immigrati, perfino l’etnocentrismo e il sovranismo aggressivo possono cadere nel mirino, del tipo “prima gli italiani” o la regolamentazione dell’immigrazione o criticare gli integralisti islamici non ritenendo compatibile la libertà di parola quando sfiori non la religione ma quella religione perché nel contempo si può ampiamente deridere Gesù Cristo mettendolo sul barcone o vestito da gay ma non si può nemmeno menzionare Maometto. Scatta la “fatwa”! E poi, una volta per tutte, com’è possibile non evidenziare la “menzogna sinistra” della loro bontà e della loro egemonia culturale? Il fine ultimo del progressismo a livello mondiale non è quello di proteggere i deboli ma di potenziare i forti, le élite, le uniche in grado di gestire a loro piacimento il lavoro, le economie specie virtuali, le grandi masse di popolazioni che dell’ “avvenire” nei loro regimi non hanno mai visto il “sole” tanto che anche la UE, molto liberal, ha decretato il “simil cum similibus” fra comunismo e nazional socialismo: entrambe dittature! Ma con una differenza di non poco conto perché quelli erano totalitarismi che si guerreggiavano su fronti opposti e ben definiti dove uno poteva scegliere da che parte stare. Oggi la dittatura è di “sistema”, metastatizzata ovunque, che non usa più archi frecce o fucili o batteri ma si avvale, molto peggio, di qualcosa che incide sull’unica libertà rimasta: quella del “pensiero”. Oggi il pensiero, l’espressione, non quella volgare e gratuita anche penalmente perseguibile, vengono irreggimentati secondo il volere liberal che permette solo un “odio”: quello contro il loro sistema costituito ed imperante, odio sociale che seminano a piene mani, perché è molto su questo che vivono e prosperano mettendo gli uni contro gli altri nella logica antidemocratica del “divide et impera” e come affermava Margaret ThatcherLa povertà, che fa crescere a dismisura dove governano, non è il brodo di cultura del socialismo, bensì il suo effetto deliberatamente costruito”. In pratica un “soviet”! E gli esempi non mancano spesso allucinanti come quello accaduto a Linsey McCarthy-Calvert portavoce di “Doula Uk”, l’associazione nazionale inglese delle levatrici o assistenti materne delle donne in gravidanza che si è permessa di scrivere sui social “solo le donne partoriscono”. E’ stata messa alla gogna da critiche durissime degli attivisti dei diritti “transgender” perché ha dimenticato che non solo le donne mettono al mondo i bambini e l’associazione ha concluso che il suo post ha violato le linee guida di Doula Uk. Ora vorrei sapere da medico, se soggetti privi del doppio cromosoma X possano partorire. Ammetto la mia ignoranza in proposito! E cosa dire se alcuni imbecilli sui social etichettano Toni Iwobi come “negro da cortile”, “negro-verde assistito” residente da decenni in Italia e leghista? Come mai non si mobilita la polizia postale per scoprire chi sono i “compagnucci” e portarli in tribunale? Figuriamoci se si fosse appellata come “negra-rossa” Cecile Kyenge! “Ma non tutti i negri sono uguali, nonostante l’art. 3 della Costituzione stabilisca che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche”. Ma per Iwobi, leghista, parafrasando Orwell, “tutti i negri sono uguali, ma alcuni seno meno uguali degli altri”. E per capire cosa hanno in testa certi sinistri intellettuali è sufficiente leggere cosa ha scritto Stefano Balassone, cresciuto in Rai a Telekabul, su Repubblica in merito ai talk show perché esiste una televisione intelligente ed una no! La prima la fa Corrado Formigli, la Gruber e Bianca Berlinguer, la seconda la fa Nicola Porro, Mario Giordano e Paolo del Debbio, tanto che Debora Serracchiani, piddina esautorata in Friuli per provata incapacità amministrativa, ha deciso insieme a Zingaretti, di disertare gli inviti nelle seconde trasmissioni in quanto fomentatrici di “odio” e “violenza”. Se non è odio il loro ditemi cos’altro è. Le prime sono seguite da persone acculturate, le seconde da poveracci che al massimo hanno fatto le scuole elementari per non rimarcare che allora la sola licenza elementare “formava” cittadini che si sono fatti artefici della grande ripresa post bellica. Altro che le lauree di oggi! E che dire di questi radical chic che durante le celebrazioni del 25 aprile impediscono lo spiegamento delle bandiere di Israele i cui uomini hanno combattuto eroicamente a fianco dei nostri soldati o intendono dedicare una piazza (il sindaco di Palermo Leoluca Orlando Cascio) al leader del terrorismo palestinese che vorrebbe distruggere l’”entità sionista” e ripetere su scala allargata la Notte dei cristalli (vetrine di negozi ebraici frantumati dalla furia nazista) e forse gli stermini dei lager? Ma non bisogna parlare dell’odio antiebraico e anticristiano di stampo islamico ma di islamofobia sì! Roba da matti! Perché essendo una “minoranza da proteggere” nel nostro Paese possono fare tutto ciò che vogliono così come i migranti violenti o altre minoranze intolleranti. Questa è la visione dei progressisti europei, gente che il razzismo lo conosce bene perché lo pratica ogni giorno come afferma lucidamente Francesco Borgonovo. E mi trova d’accordo!