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LA RETE OGGI…

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Rispetto solo a 10 anni fa la visione di un mondo in fieri sta cambiando tanto velocemente tutte le prospettive che quasi avverto una sensazione di vertigine molto fastidiosa perché priva del tutto ogni riferimento dello spazio che traduca la profondità o la vicinanza, la prossimità o lo strapiombo. E’ sempre più difficile oggi esprimersi su cosa sia giusto o sbagliato perché la “verità” è diventata così pericolosamente evanescente e bistrattata che non può più essere un punto d’arrivo, tranne che per il credente, beato lui, la parola, “Il Verbo” incarnato, “Io sono la luce, la verità, la vita”. Ma in questa fase di profonda secolarizzazione e scristianizzazione, gli accoliti e i proseliti stanno diventando una minoranza ancorché troppo silenziosa.  E non è un bene perché in fondo il messaggio evangelico nella storia non ha mai messo un blocco al processo evolutivo dell’umanità e del suo pensiero anche con qualche condanna “eretica” ma sempre nell’alveo di una “Ecclesia semper reformanda est”. Comunque forniva uno spirito libero di peccare come di santificarsi, per la “misericordia” del perdono, caratteristica unica nel novero delle religioni monoteiste. Ma dalla Rivoluzione francese ad oggi, passati per il mitico ’68, tutto è stato messo in discussione promuovendo una condizione di “libertà assoluta” che non tiene più conto di alcun principio di “autorità” di riferimento. Oggi tutto è possibile, esprimere la propria idea in “Rete”, criticare tutto e tutti senza possibilità di appello e soprattutto non contando più su quell’adeguata preparazione che consenta un minimo di veridicità all’accusa. Come su “Trip Advisor” ove si smontano con giudizi frettolosi l’operato di chef che ne meriterebbero di più favorevoli se solo l’avventore avesse quell’esperienza di un più adeguato buon gusto. Si può criticare il comportamento di una nazione e del suo leader senza avere un minimo di conoscenza di economia o di politica estera. Si discetta sull’opportunità delle vaccinazioni omettendo l’informazione di ambienti scientifici adeguati che, nonostante tutte le possibili illazioni e a volte comportamenti “interessati”, non possono mentire sulla stesura dei dati che sono alla base del regolare procedimento della riproducibilità sperimentale in ambito scientifico. Addirittura si è arrivati a pensare la propria sessualità a prescindere dai connotati naturali o ad affittare un maternità contro natura, qualora ce lo si può permettere. Tutto questo perché la tecnologia avanza in maniera così aggressiva   e disordinata senza alcun freno che possa ricondurla a più miti consigli. Ed è soprattutto la “globalizzazione informativa” della Rete che se da un lato ha migliorato le connessioni e i nostri controlli, dall’altro ha prodotti seri danni come riporta lo scrittore, editore, trader Guido Maria Brera “..Web, fibra, smartphone, e-mail permettono ad aziende ed individui di essere sempre interconnessi col rovescio della medaglia di delocalizzazioni repentine e velocissime. Con la dematerializzazione organizzativa e produttiva metti un brevetto in un luogo, non devi più traslocare gli stabilimenti, li trovi in loco quando ti servono, potenzialmente sei ovunque e in nessun luogo. La Rete così usata è “regressiva” perché disintermedia. Quando gli scenari variano all’improvviso, c’è il rischio che gli squilibri che inevitabilmente si producono non vengono riassorbiti. E’ la cosiddetta “trappola evolutiva”. L’accelerazione del mutamento è tale che la metamorfosi non sviluppa in tempo i necessari anticorpi e il sistema, la natura e perfino il corpo umano va in tilt o in coma. E’ il potere “biopolitico” dei mercati e della finanza che incide sulla carne viva delle persone perché i mercati siamo noi e per questo come avverte Papa Francesco bisogna fare i conti con le “tirannie virtuali invisibili” e guardare dentro al scatola nera del mondo nel suo complesso…”.  La recente polemica in merito a quanto dichiarato da Davide Casaleggio sulla fine di una democrazia parlamentare come l’abbiamo vissuta fino ad oggi pone non pochi problemi interpretativi dato che una sostituita partecipazione telematica maschera in realtà un potere ultracentralizzato. Perché nonostante siamo ancora sbalorditi dalla rete stiamo addirittura assistendo ad una sua evoluzione tramite la tecnologia delle “Blockchain”, cassaforte informatica che non mira alla sostituzione dello Stato come potere decisionale ma a riformarne le istituzioni tramite la telematica sottraendo le decisioni politiche all’arbitrio di singoli. Nata dalla geniale innovazione di Satoshi Nakamoto permette la certificazione di ogni opzione individuale evitando imbrogli e manipolazioni. E ideata per sorreggere una moneta come il “bitcoin” la blockchain può innescare una rivoluzione sociale che riconduca nelle mani degli individui altri aspetti cruciali della vita associata, come la cultura, la sanità, l’educazione. In realtà un sogno “globalista” e liberatorio di ogni sovranità o coercizione dell’uomo sull’uomo. In altre parole sembra trattarsi di una nuova internet delle transazioni, un nuovo “Trust” che ha alla base quattro concetti: *decentralizzazione, *trasparenza, *sicurezza, * immutabilità. E pertanto si ritiene che possa assumere un significato politico come piattaforma che consente lo sviluppo e la concretizzazione di una nuova forma di democrazia perché trasparente e sempre verificabile nei suoi dati. E vi sono tuttavia alla base anche possibilità di “delega decisionale” ad altri soggetti definiti a mezzo di “smart contract” di fiducia e più preparati per argomenti molto complessi. Quanto tutto questo possa avere adepti a scanso degli eredi parlamentari delle monarchie secentesche è tutto da verificare. E comunque siamo di fronte ad una nuova sfida che sa tanto di “Vertigo” dato che l’uomo è sempre l’uomo sia che segga in Parlamento sia che faccia parte di qualche collegio di esperti sotto uno smart contract telematico. E sulla “La Verità” di questi giorni il direttore Maurizio Belpietro riporta un testo inedito dell’avvocato Enzo Lo Giudice, simbolo del garantismo durante “mani Pulite” scomparso nel 2014, sui pericoli che l’innovazione tecnologica e l’evoluzione degli strumenti di comunicazione pongono in termini di manipolazione della verità e di controllo del pensiero e delle persone.  E si pone dapprima la domanda: cos’è la “verità”? “..Non quella assoluta che non esiste, ma quella relativa che realizza storicamente l’interesse generale della società. Verità come ricerca dialettica perché il movimento è determinato dall’unità dei contrari che si scontrano. La verità è solo una versione mediata e comunque rispettosa dell’aspetto divulgativo inerente la verità del fatto, l’interesse pubblico, la continenza dell’esposizione e delle sue modalità espressive senza che lo Stato possa opporre censure o limitazioni, se non la “ragione di Stato” che comunque si fa portavoce dell’interesse della maggioranza. Con questa clausola lo Stato interviene in maniera subdola nel comporre una verità “preconfezionata” da utilizzare alla bisogna…Se solo si pensa alla forza mediatrice degli strumenti di diffusione e divulgazione del pensiero si capisce come il “pensiero percepito” dal popolo è stato prima pensato, sistematizzato e incasellato usando mezzi di informazione. Ed è ovvio che un pensiero ripetuto costantemente da personaggi prestigiosi poi viene assimilato supinamente dai destinatari del messaggio. Cosicché è possibile che un pigmeo della cultura, un mediocre imbonitore, usando abilmente i mezzi di informazione pur rispettando i criteri formali della verità del fatto, dell’interesse pubblico, della continenza dell’esposizione, possa diventare un potente governante anche guerrafondaio. All’uopo l’elettronica ha fornito il “booster” maggiore perché la velocità di costruzione del pensiero credibile, esente dalla critica costruttiva del contrapposti, e la velocità della sua diffusione attraverso la rete hanno permesso al potere politico di contenere entro il recinto la gran massa dei pensieri così allineati ed educati. Pensiero come merce e valuta di scambio del potere fine a se stesso e contro il singolo che conserva l’illusione di criticare e pensare liberamente…Attraverso il mezzo informatico si tenta una vera e propria ricostruzione della personalità, del ragionamento, delle reazioni agli stimoli a livello fisiologico…”. Ma ci si può liberare arricchendo il proprio cervello con scelte e letture non allineate e soprattutto mirando ai “contrapposti” e non è detto che la nostra verità che faticosamente costruiamo non sia poi quella più vicina alla realtà. Fermate le macchine prima che sia troppo tardi e apritevi alla gioiosa costruzione del sé prima che si avveri la catastrofica previsione di Ray Kurzweil nel suo libro del 2005 “La singolarità è vicina” nel quale la “singolarità” è il giorno in cui le intelligenze di uomo e macchina si fonderanno per creare una nuova specie: i “Cyborg” organismi umani cibernetici.