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LE PAROLE DELLA JIHAD

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Dopo l’enorme successo di “Isis Vs Occidente”, oltre 82.000 copie vendute in tutto il mondo, che ha procurato all’autore premi e riconoscimenti da alcune delle più importanti istituzioni culturali internazionali, Stefano De Angelis spiega, con il suo solito stile schietto e anti politically correct, i termini maggiormente utilizzati dai jihadisti di tutto il mondo, in conversazioni, in azioni terroristiche, ma soprattutto nella vita quotidiana. Nelle oltre duecento pagine del libro nomi, termini, sigle e parole di uso ormai comune nella nostra società, ma che spesso celano un significato ben diverso da quello che in apparenza potrebbero avere, almeno secondo una logica terroristica.

“Questo testo”, sottolinea l’autore, “non ha la pretesa di essere un manuale di istruzioni per combattere il terrore, ma può risultare utile in una società come la nostra, sempre più multietnica e globalizzata, che vive una condizione di assedio quotidiano ai propri valori, alle proprie radici, al proprio futuro. Conoscere i termini che spesso ascoltiamo senza interrogarci sul reale senso che celano, può risultare estremamente utile”. Alla soglia dei trent’anni e con quattro libri all’attivo, di cui uno considerato best seller, il ricercatore abruzzese – recentemente ospite delle più alte cariche dell’Esercito degli Stati Uniti a Washington –  si conferma come uno degli studiosi più attivi e promettenti in materia di terrorismo islamico sulla scena internazionale. Il nuovo libro sarà tradotto in cinque lingue e distribuito in tutto il mondo, mentre a breve partirà un nuovo tour di presentazioni che toccherà le maggiori capitali europee, per poi tornare in Nord America, il mercato principale per testi che trattano argomenti relativi a terrorismo e sicurezza. Infine, ma non certo per ultimo, Stefano De Angelis, in seguito al terribile sisma che il 24 agosto ha colpito il centro Italia donerà il 5% del prezzo di copertina alle popolazioni colpite: “Un gesto che considero doveroso nei confronti della mia terra e della mia gente, troppo spesso vittima di calamità naturali e abbandonata a se stessa dalle istituzioni”, conclude l’autore.

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