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LIBERTA’ SCOMPARSA

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Perché la nostra libertà è scomparsa? Come siamo finiti avvinghiati da lacci e lacciuoli che ostacolano persino i nostri più elementari movimenti? Come facciamo ancora a definirci liberi nelle nostre azioni se siamo sempre e comunque osservati e ripresi qualora i nostri comportamenti, pur socialmente legali, si discostano appena dalle consuetudini imposte? Com’è possibile che la libera espressione, condivisibile o meno, viene comunque repentinamente avversata ed insultata dai corifei della globalizzazione del pensiero unico? Tanto da rinchiudere in spazi occulti i pochi rimasti liberi pensatori che sono stufi e stanchi di affrontare continuamente polemiche volgari superficiali nei loro confronti? Un “civiltà” dovrebbe esprimere la sua anima, i suoi valori, le sue tradizioni, il suo futuro possibile ma è ancora definibile tale questo concetto che porta alla base la negazione in se di qualsiasi cultura? Si afferma genericamente come causa di questo “degrado” la “crisi dei valori” ma come puntualizza splendidamente Marcello Veneziani nel suo libro “Nostalgia degli dei” in realtà non cadono i valori ma ciò che li precede, si sgretola il terreno su cui si fondano, su cui nascono, crescono e si affermano. Ed è questo terreno all’origine della civiltà! E questo terreno ha un suo “humus” vitale composto da vari elementi come la linea di confine, il senso della misura, la distinzione degli ambiti, delle priorità, degli spazi, in altre parole la linea di demarcazione fra gli opposti sacro-profano, vero-falso, reale-irreale, possibile-impossibile, necessario-superfluo. Si perde la misura di ogni cosa e si erge al suo posto un mondo smisurato governato da un potere smisurato ed abitato da ego smisurati. E questa “smisuratezza” viene ribattezzata col nome di “libertà”. Abbiamo varcato le “Colonne d’Ercole” verso l’ignoto di un mondo che allora geograficamente esisteva ma inesplorato ma che adesso ha tutto l’aspetto di un baratro antropologicamente dannoso se non fatale. Perché il senso reale della libertà è nella misura ed esiste se ha un limite, se è responsabilità, se è correlazione. La libertà senza confini, smisurata, senza forma nega soprattutto se stessa e vive in un presente “assoluto” senza un o sguardo né indietro né davanti e nega soprattutto la civiltà che ha un passato ed un futuro con i valori che la costituiscono che si relativizzano fino a scomparire. L’ordine cede il passo al meccanismo, l’autorità all’automazione con la tecnica e l’economia che prendono il posto sulla natura e sulla cultura. E la maggiore vittima di questo processo devastante è il “pensiero” che si fa evanescente, come un flebile lamento che nessuno ascolta più che nessuno più usa come linguaggio, soverchiato dalla imponente e veloce predominanza della tecnica che ha tra i suoi mezzi la violenza, il terrore, le mutazioni radicale del vivere civile, del clima, dell’ambiente, le tempeste finanziarie che piegano il mondo, l’economia e la politica. Perché se il mattone allora era un bene rifugio del risparmio oggi la tassazione patrimoniale è giunta ad indicare come investimento migliore quello della finanza col denaro quale unico mezzo che veicola progettualità presente e futura in impegni sui mercati tanto incerti quanto volatili. Limiti varcati anche in questo campo. Così la filosofia che non ha più tempo e modo di esistere langue ed al posto delle idee, del pensiero inquieto, restano gli algoritmi! E dovunque sembra oramai scomparso il senso del limite a partire da una Chiesa, che secondo l’esistenzialista Soren Kierkegaard la “Fede” può essere l’unica ancora di salvezza verso l’incertezza anche della morale, che si fa promotrice di un’azione politica, relativista, profana mai più custode della sacralità del dogma del Mistero. Purtroppo ad ascoltare soprattutto i giovani e l’opinione corrente si resta impalliditi su cosa loro intendono per libertà che una volta si inverava nel mantra “la tua libertà inizia e finisce quando finisce ed inizia quella degli altri”. E si realizzava nel reciproco rispetto durante il gioco della relazione. Tutto questo non appare sovvertito in quanto non esiste un’altra faccia della medaglia che lo sostituisce come può essere nella dicotomia libertà-dittatura/oppressione. Tutto questo è semplicemente scomparso perché per libertà si intende oggi la possibilità di fare tutto ciò che uno si sente di fare, solo secondo i propri desideri, senza avere limiti a volte anche economici col furto e appropriazione indebita, abbattere in altre parole, regole e confini o obblighi morali, del tutto esenti da alcuna prescrizione, tradizione, valori. Ma questa è una vera “falsa libertà” perché di fatto si diventa “schiavi” di mode, trend, consumi veicolati, linguaggio povero che per forza di cose dev’essere violento che non deve dare adito ad interpretazione, ammiccamenti, volontà nascoste, dubbi, vie di mezzo. Linguaggio che poi produce opinioni prefabbricate che annientano la “scelta” che per un cervello autonomo è il solo combustibile che lo fa vivere. Opinioni prefabbricate ad uso e consumo dei grandi poteri politici e finanziari che hanno bisogno di esseri ubbidienti e non pensanti. Ed è questo il più grande danno che sta producendo questo processo di “globalizzazione” che non si limita solo all’apertura dei canali commerciali e alla modulabilità delle relazioni geopolitiche ma si infiltra, come d’obbligo, anche nei grandi discorsi umanitari e moralistici che vengono propalati in tema di accoglienza, di libertà sessuale, dei diritti degli omosessuali o Lgbt, di liberalizzazione della cannabis, di svilimento di tutte le forme di autorità che alla fine conformano l’ossatura dell’organizzazione sociale e dello Stato. Ed assistiamo così al genitore che picchia l‘insegnante per aver affibbiato al proprio pargolo una meritata insufficienza o una nota per comportamenti poco socievoli se non di chiaro bullismo, ai sindaci che si ribellano alle ordinanze prefettizie per il controllo della sicurezza, secondo loro comodi, e che diventano anche eroi per aver trasgredito le leggi, alla magistratura che secondo regola dovrebbe poter applicare le leggi che il parlamento esprime ma che assume una totale autonomia interpretativa travolgendo la stessa legge come accaduto in questi giorni ove un tribunale di Bologna ha deciso di non osservare la legge sul decreto sicurezza firmata anche dal Presidente della Repubblica, imponendo l’iscrizione all’anagrafe di due richiedenti asilo che quasi sicuramente non avranno il diritto di restare nel nostro Paese. Allora se due più due fa quattro e non cinque o sei, se le stesse Autorità si combattono ne consegue che cessano irreparabilmente di esistere. Ma è possibile vivere con questo senso largo ed illimitato, spicciolo e sguaiato della libertà ove ognuno può fare quello che vuole? Se vuoi abbandonare il tuo Paese sei libero di farlo costringendo un altro Paese ad accoglierti anche se non sei in regola. Puoi praticare sesso libero con chi vuoi anche se non vi è consenzienza. Puoi drogarti liberamente costringendo lo Stato ad assisterti quando commetti un reato o quando l’uso continuo dello stupefacente ti ha ridotto il cervello in pappa. Puoi cambiare sesso, sottrarti alla tua natura alle tue responsabilità, ai tuoi legami in corso d’opera come non ottemperare i tuoi doveri di educatore o di sostentamento familiare. Ed anche se commetti un reato ecco che scatta la macchina dell’indulgenza, della giustificazione sociale e giudiziaria, con i detenuti che vanno “capiti” se non addirittura liberati perché le carceri sono piene ed è quasi inutile arrestare i delinquenti come previsto per i reati passibili di pena inferiore i tre anni tra i quali lo “stupro per necessità”, il “furto per necessità”, lo “spaccio di droga per necessità” non avendo altra fonte di sopravvivenza, lo “stalking familiare”. “Libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta” è un verso di Dante del I canto del Purgatorio e sono parole rivolte da Virgilio a Catone Uticense (custode del monte del Purgatorio) per presentargli Dante in quanto cercatore di libertà( quella dal male della natura umana) proprio a lui che si è suicidato e nonostante il sommo poeta abbia condannato all’Inferno il suicidio, qui il suo giudizio si capovolge, ma come eccezione, in virtù dello scopo eroico di “libertà politica”. Non è certo un invito ad un “suicidio collettivo” come quello del reverendo Jones in Guyana artefice della setta “Il Tempio del popolo” ove morirono circa 900 adepti ma un confronto storico per un “refresh” sulla importanza di ritornare a tutelare, anche con grande impegno e sacrificio, quel senso di “libertà vincolata” che garantisce la sopravvivenza della nostra civiltà e che non dobbiamo assolutamente barattare con la negazione di ogni principio, fede, responsabilità, legame. Dobbiamo combattere con tutte le nostre forze, tutti quelli che amano i propri “Porci Comodi”, che imperversano nei talk-show sgranando il “rosario arcobaleno” e osannando il mantra “L’importante è stare ben con me stesso”. La colpa storica di chi oggi elogia la libertà sopra ogni cosa, come dice Veneziani, non è da ricercare nel ’68 o nei Padri costituenti o nel consumismo ma in chi non riesce a comprendere l’uso che attualmente se ne fa e non capire che c’è un nesso fra libertà come Bene Assoluto e questa “miserabile onnipotenza” perché se la libertà non ha limiti, non ha contrappesi, non ha principi, non va educata, non ha ordine né tutela poi cresce in modo incivile, bestiale e patologico avendo come base la Religione dei “Kazzimiei”, una divinità plebea che rappresenta al massimo grado la “Libertà” come assenza di argini e diritto avulsa dai doveri ed abbinata solo ai desideri. Questa libertà a me fa schifo!

Pescara li 4-5-2019 F.to Arcadio Damiani