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LO SPORT

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FOTO RUBRICA SITO DAMIANI2

Gli appena conclusi Giochi Olimpici di “Londra 2012” mi hanno dato lo spunto per qualche doverosa   riflessione. Ho visitato lo stadio di Olimpia in Grecia dove sono nate le “Olimpiadi” (giochi sacri ad Olimpia istituiti da Eracle ) e devo dire di aver provato qualche brivido al solo pensare che in quella piccola arena e fra i quattro sassi degli spalti si giocava, si combatteva, si concorreva per una vittoria pura, semplice, umana dove il campione, il vincitore era solo un non frequente connubio di armonie della natura esplicitate nel perfetto assemblaggio di cuore-muscoli-cervello. Già, l’idea del campione! L’idea del mito, del riferimento, del valore con cui confrontarsi, cui tendere e per il quale nasce quella tensione emotiva che ci spinge vuoi all’emulazione, vuoi più semplicemente all’ammirazione ma in fondo ci induce una sensazione quasi di benessere interiore, quasi lo avessimo delegato a rappresentare la potenza umana sulla terra, emozioni che rendono la vita migliore dando la forza a milioni di persone di sognare ad occhi aperti. Lo sport era nato oltre che per gioco, socializzazione, confronto (pur con risvolti politici e talora brutali) anche per una educazione ad una più corretta forma fisica che contribuisse a mantenere lo stato di benessere e salute dell’individuo e spesso nelle palestre in tempi andati ci si educava alle regole della vita, al rispetto dell’avversario, al sacrificio, al sano divertimento. In altre parole “palestre anche di vita”.
A partire dalla 2° Guerra mondiale (estremizzazione hitleriana dell’atleta) le cose vanno in maniera un po’ diverse. Oggi lo sport è diventato vittima di quella che Perelman, filosofo francese, definisce “spettacolarità malata”. È diventato emblema di un fenomeno che inficia gli ideali di lealtà e di competizione fra gli atleti, dove il “doping” minaccia con le sue azioni chimico-molecolari, la salute fisica del campione (donne che si “mascolinizzano” per aumentare le performances) spingendolo ad ottenere sempre nuovi record (caso Schwazer, caso Armstrong, tanto per citarne gli ultimi), dove la fanno da padrone le più multiformi speculazioni economiche e politiche e interessi nazionali e internazionali e dove la spettacolarizzazione indotta dai mass-media si basa, esacerbandola, sulla nuova realtà costituita e dominata da istinti di aggressività e di violenza che sfociano in quella compulsività consumistica e che nulla hanno a che fare con lo spirito e l’etica della competizione. Se il barone De Coubertain affermava giustamente che l’importante era la partecipazione ai giochi oggi l’assioma è “vincere” ad ogni costo; ne va l’importanza politica e i conseguenti risvolti economici del proprio Paese e della società sponsorizzatrice. Per non citare la notizia shock delle “Paraolimpiadi”. Secondo un’inchiesta della Bbc alcuni atleti paraplegici praticano autolesionismo per andare più forte (shock elettrici ad una gamba e piede o ai testicoli per aumentare la pressione arteriosa e acquisire maggiore vigore o fare le gare con la vescica piena per avere un dolore che spinge l’organismo a reagire). Gli striscioni e i cori allo stadio non si limitano più a semplice “sfottò” dell’avversario più debole, incitandolo a migliorarsi onde evitare naturali umiliazioni, ma diventano messaggi di fanatismo, incitazioni al nazismo, al massacro, alla violenza gratuita. Oggi allo stadio si va “armati” fino alla prova contraria dei controlli, quanto meno per legittima difesa! Allora ti vedi un atleta che viene avvertito via radio o visivamente di non forzare il passo perché quella tappa la deve vincere uno della stessa squadra o di quella avversaria; la squadra di calcio che vince o perde per un inciucio fra le società o fra scommettitori non per la condizione fisico logistica dei suoi giocatori. In altre parole delega ampia senza “se” e senza “ma” alle società, agli organizzatori e ai loro interessi politico-finanziari che “costruiscono” la macchina umana da guerra. Se poi l’atleta muore in giovane età per una malattia indotta dai molteplici stress (soprattutto psicologici) questo è un altro conto. Atleti che vengono seguiti come topi di laboratorio dai loro “controllori”: bevono troppo, dormono poco, fanno o meno attività sessuale (a volte l’omosessualità e un’inclinazione più forte che mai nei campioni con fisici scolpiti alla greca!). Ti viene sempre il dubbio se il nuovo campione possa essere il frutto di azioni poco lecite! Il “mito adombrato”. Ti viene sempre il dubbio se i controlli effettuati, a volte numerosi, siano sufficienti o particolarmente “indirizzati” come successo al campione Lance Armstrong: questo ciclista dopo aver vinto la sua battaglia verso il cancro inanella successi ripetuti (7 vittorie storiche) che lo immortalano nella storia del ciclismo. Ma non sono stati sufficienti i ripetuti e accaniti controlli durante gli anni perché l’Usada (United States Anti-Doping Agency ) decide di revisionare il tutto con anni di ritardo e lo priva “tout court” delle sue splendide vittorie. Ma che giustizia è questa, sportiva o meno, che con la sua consueta violenza azzera in un attimo la validità delle prove effettuate, ponendo per sempre l’incertezza sulla “verità” di una vittoria passabile fino a prova contraria? Si rende conto del danno che rende allo sport e alla sua legittimità? Si rende conto che gioire per un successo rappresenta per la mente umana una formidabile panacea quanto il diffidarne uno spaventoso lutto?
Le Olimpiadi rappresentano oggi una forma di totalitarismo della politica sportiva, della sicurezza, della sponsorizzazione estrema. Londra in questi giorni è stata “militarizzata” devo dire con buoni risultati in ordine alla sicurezza, ma anche culla degli odierni sopravvenuti divieti che ne fanno una manifestazione troppo ingessata e francamente antidemocratica. Per legge è vietato anche l’utilizzo improprio delle parole “Games 2012”, “Twenty twelve” e nessuno può associare questi termini a campagne pubblicitarie ad iniziative non autorizzate (legge che decadrà a fine anno). Un macellaio del Dorset è stato multato per aver addobbato la sua vetrina con delle salsicce affilate secondo cerchi olimpici!
Infine questi Giochi, pur nelle loro gare emozionanti e sempre belle da seguire, hanno ampiamente dimostrato che l’”Europa” non esiste. Moneta unica ma squadre divise. Rispetto a nazioni compatte (USA, Cina, Regno Unito che sotto il “pound” riunisce Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) noi siamo solo secondo un’appropriata definizione “condomini”: stesso edificio ma ognuno “pro domo sua”. Se mettessimo sotto lo stesso tetto europeo le medaglie vinte ai giochi olimpici il vecchio continente salterebbe al primo posto! Allora perché non provarci? Giovani fate sentire il vostro dissenso su questo abbrutimento dello sport. Cercate di considerare l’attività fisico sportiva un prezioso alleato della vostra salute e non “sprincipiate” i vostri ragazzi in affannosi e impropri allenamenti nella speranza di ottenere un futuro “Maradona”(sono casi eccezionali!). Il buongiorno si vede dal mattino! Oggi più che mai il genere umano ha bisogno di eroi, non di colossi dai piedi d’argilla.