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MAL DI SCHIENA: IL MALE DEL SECOLO

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LUCIANO X SITOIn medicina si parla di sindrome quando non c’è una sola causa che provoca una malattia o un malore ma c’è ne sono molteplici di natura diversa e che colpiscono più organi contemporaneamente. La sindrome dolorosa che colpisce con maggior frequenza l’uomo almeno una volta nella vita (nel 90% della popolazione) o che ricorre almeno una volta l’anno (nel 50%) è la dorsopatia o più semplicemente mal di schiena. Secondo una statistica americana il 93% degli individui hanno sofferto, soffrono o soffriranno di mal di schiena e di questi ben il 30% sono bambini e adolescenti. Il costo delle cure e delle perdite in termini di produzione ammonta a miliardi di dollari; ogni anno infatti vengono perse a causa di questo problema ventisei milioni di giornate lavorative e, vista la sua diffusione, quasi epidemica, è una delle cause più frequenti di assenza dal lavoro. In Francia rappresenta la terza spesa in ordine d’importanza della Sanità; in Italia soffrono sporadicamente di problemi alla schiena circa 15 milioni di persone, delle quali oltre due milioni in maniera  cronica. Ippocrate, padre della medicina vissuto 400 anni prima di Cristo, é stato l’inventore di quella che oggi viene chiamata panca inversa per la cura del mal di schiena: il paziente veniva legato ad una scala a testa in giù per effettuare quella che allora era definita: trazione spinale. Il corpo umano ha un Sistema Tonico Posturale che è formato dall’insieme di: ossa, dischi intervertebrali, legamenti e muscolatura di sostegno; tutto deve funzionare in maniera perfettamente coordinata ma nel momento in cui un elemento di questo sistema è alterato, si instaura uno squilibrio che porta, come primo sintomo, il dolore a cui segue rigidità della colonna ed impedimento al movimento. Le cause della dorsopatia sono così varie che è impossibile annoverarle in un’unica eziologia: vanno dai difetti posturali diretti ed indiretti (scoliosi, ipercifosi, difetti di asse negli arti, deformazioni podali) ai traumi di diversa natura; può instaurarsi in maniera acuta (colpo della strega) o cronica (per continui micro-traumi) e sono sempre di natura infiammatoria, ma …. quello che interessa di più al paziente non è il perché ma come ridurre o, meglio, eliminare il dolore. Un “aiuto” potrebbe giungere dal “gelido” nord Europa :secondo i “sorprendenti” risultati di uno studio finlandese pubblicato dalla rivista internazionale New England Journal of Medicine, il rimedio migliore sarebbe quello di “far finta di niente” e di continuare a svolgere la normale attivita’.  I ricercatori dell’ Istituto finlandese per la salute occupazionale, guidati da Antti Malmivaara, hanno studiato gli impiegati di Helsinki che soffrivano di episodi acuti di mal di schiena. Fra tre diversi tipi di trattamento consigliati (riposare a letto per due giorni; fare una ginnastica per i muscoli della schiena; continuare, se possibile, la normale attivita’ ), quest’ ultimo consiglio si e’ rivelato la “carta vincente”, anche in termini economici e … per la gioia dei datori di lavoro. I pazienti ai quali era stato consigliato di evitare il riposo a letto, e che quindi avevano continuato a svolgere le loro normali occupazioni, a distanza da due a 12 settimane, hanno dimostrato il recupero migliore. In pratica, il dolore e’ durato meno a lungo ed e’ stato meno intenso e questi pazienti hanno dimostrato una migliore flessibilita’ lombare e una superiore capacita’ lavorativa. Tornando a casa nostra ed utilizzando i presidi medici “consolidati” da anni di studi e ricerche, sempre seguendo le indicazione nel medico, in quasi tutti i casi di dorsopatia acuta la prima terapia da attuare é quella antinfiammatoria:  esistono due categorie di farmaci antiflogistici: non steroidei (Fans: il più noto dei quali è l’aspirina) e steroidei (i cortisonici) da utilizzare a seconda dei casi (+ o meno gravi) ma sempre per un periodo breve; è oramai consolidato che un utilizzo prolungato, avendo l’antinfiammatorio anche un azione antidolorifica, può nascondere una causa più grave o mascherare il dolore illudendo di un’improbabile guarigione. Ciò è particolarmente grave per lo sportivo che potrebbe sovraccaricare la parte malata ritenendola erroneamente guarita, aggravando quindi la situazione; assumere gli antinfiammatori per 2-3 giorni poi sospenderli e verificare il reale effetto (cioè il miglioramento).  Se una patologia richiede una somministrazione per 20 o più giorni (ammesso che il paziente la tolleri) il caso clinico è talmente grave che il soggetto deve prendere in considerazione altre forme di cura (nel caso di una patologia sportiva un naturale periodo di riposo) e non è detto che una patologia curata con tre settimane di antiflogistici associati a uno stop non abbia semplicemente sfruttato l’effetto dovuto al riposo. Da ultimo è da rilevare che le pomate e i cerotti a base di antinfiammatori (oggi molto di moda) danno risultati trascurabili rispetto ai prodotti orali e/o intramuscolari. Per le persone soggette con una certa frequenza a lombosciatalgie é consigliabile effettuare indagini diagnostiche (rx, tac, risonanza magnetica) per evidenziare con certezza la causa diretta; il fai da te nel caso di dorsopatia é quasi sempre negativo perché si tiene conto più dell’effetto che della causa. La medicina posturale negli ultimi anni ha portato notevoli benefici, ma solo se “esercitata” da professionisti titolati e in strutture adeguate (un bravo medico e un ottimo terapista possono risolvere il  problema), i rimedi della nonna lasciamoli nel cassetto….o mandiamoli…. ai finlandesi.

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