banner ruggeri
banner D'ANGELO 1
banner delizie 1
Unknown-1

MALEDIZIONE SALVINIANA

By  |  0 Comments

A questo punto è molto importante comprendere i motivi che giustificano l’accanimento e l’odio, spero non sfociante nel vero e proprio delitto, verso il personaggio politico nella figura di Matteo Salvini in quanto leader di quel movimento che sembra marchiato d’infamia e che prende il nome di “Populismo”. In realtà questo termine è molto vicino a quello di “Democrazia” in quanto il “populus” latino è lo stesso del greco “demos” con l’unica differenza che nella democrazia il “kratos” cioè il potere è delegato, nel populismo viene esercitato direttamente dal popolo. Si dirà che quest’ultimo è una forma più pericolosa e tribale di democrazia ma entrambi sono termini polisemici, cioè con più significati, e spesso anche contraddittori. Si spiega così il motivo per cui una democrazia malata, senile, stanca e inadeguata può lasciare spazio direttamente al popolo: se la democrazia è in salute, il populismo si ritrae. E Jan-Werner Muller nel suo testo “What is populism?” sottolinea il nesso strettissimo che lega populismo e democrazia affermando “…il populismo non è né la parte autentica della moderna democrazia né un tipo di patologia causata da cittadini irrazionali. Il populismo è l’ombra permanente della democrazia rappresentativa…” cioè il male profondo, troppo spesso taciuto, della democrazia. Nel senso che ogni qualvolta il popolo non si sente rappresentato si ripresenta in qualche modo una reazione cui si dà il nome di “populismo”. Questa lunga premessa a chiarire l’incredibile vallo fra l’insorgenza di questa reazione e il riportare in termini conseguenziali la sua origine optando per un scontro frontale che non ne vuole sapere di complessi di colpa. Ma non tutte le malattie che insorgono possono essere trattate con farmaci appropriati, spesso sono virus molto difficili da debellare e che possono addirittura entrare a far parte del nostro DNA. In tal caso la migliore cura è la prevenzione cioè evitare di entrare in contatto. Tutto dimenticato, ed allora si rischia di risvegliarsi con una volontà popolare che non segue più il potere delegato in quanto molto distante dalle reali necessità del cittadino e nemmeno quelle istituzioni, come i sindacati o i partiti o ultimamente anche quelle religiose, che dovrebbero rappresentare le istanze delle basi. E questo risveglio, molto salutare, ha svelato quanto siano forti i poteri molto radicati nel tempo che a tutti i livelli sono nati per tutelare i diritti sociali e non individuali ma che in realtà sono divenuti essi stessi poteri e non più elementi di mediazione. E la loro forza si è manifestata con una lotta acerrima e demonizzante verso chi vorrebbe un ritorno ad uno stato “quo ante” più democratico e rappresentativo. E finora non ho mai visto nessun politico essere avversato così tanto come sta accadendo a Matteo Salvini che ha nemici oramai ovunque in quanto divenuto leader in così poco tempo tanto in Italia e sembra anche in Europa e da essere inserito dalla rivista americana “Time” fra le cento persone più influenti al mondo. Ed il giornalista Pietro Senaldi si è divertito nel fare le pulci a tutti i possibili nemici di Salvini. In primis i politici a partire dal Presidente Mattarella che non apprezza molto l’attuale onda “sovranista” e che farà di tutto per evitare che il leghista possa prendere potere dopo le elezioni europee. Per non parlare dei suoi amici “contrattisti di governo” pentastellati perché considerarli “alleati” è fuori luogo. Infatti non si fanno mancare nessuna occasione per combatterlo come lo sblocco della TAV e delle grandi opere, la regolamentazione dei flussi migratori o il decreto sicurezza troppo rigido, la flat tax in secondo piano rispetto al reddito di cittadinanza, o caso estremo il ministro Toninelli ritira immediatamente le deleghe al suo viceministro Siri, semplicemente indagato per un’inchiesta traballante; la ministra della Difesa Trenta che schiera il suo esercito contro il Viminale; la ministra per il Sud Barbara Lezzi che fa di tutto per boicottare l’autonomia delle regioni del Nord. E poi l’atteggiamento di Silvio Berlusconi che con il suo fedel griso Tajani o le pasionarie Carfagna e Gelmini lo vedrebbero volentieri nella polvere pur sapendo che hanno un vitale bisogno di lui per esistere nella compagine destrorsa. Ed infine il Pd che dalla loro vacua esistenza si limitano solo all’esoterismo per invocare l’anima d’oltretomba di un neo-nazi-fascista di ritorno. Ditemi se poco! Ci sono poi i “giornali” che vanno sempre giù duro come “Il Foglio” che lo ha apostrofato come “cialtronaro” e che gli rimprovera tutto tranne il fatto di governare con i pentastellati dei quali la testata è oltremodo simpatizzante insieme al “Fatto quotidiano” per il quale è semplicemente un “cazzaro verde” e che ingigantisce ogni rogna che il leader leghista deve affrontare sminuendo quelle dei governanti appartenenti ai cinquestelle come la sindaca di Roma. Della “Repubblica” e “L’Espresso” o il “Manifesto” inutile a dire, immersi nel demonizzarlo come il pericoloso e antidemocratico “fascista di ritorno”. Il “Giornale” ovviamente deve seguire una opposizione “di lato” diviso fra i suoi lettori e il suo datore di lavoro e mentore Silvio Berlusconi. E adesso ha pure contro tutta la Chiesa e la stampa vaticana, “L’Osservatore romano”, “L’Avvenire”, “Famiglia Cristiana”, “Civiltà cattolica” rivista di punta gesuitica, divenute “Gazzette del migrante” in aperto conflitto contro i porti chiusi e protettrici di tutti i business delle Ong, Coop, Caritas che si sono viste ridotte le diarie da 36 a 21 euro. Ancora il mondo Lgbt che non si dà pace per la partecipazione del mondo leghista al Forum della famiglia che si è tenuto a Verona anche se il ministro in questione non ha mai detto nulla contro gli omosessuali o le lesbiche. E che dire di Confindustria che giudica Di Maio uno di loro e che critica la scelta di Salvini di abbassare le tasse propensi più alla patrimoniale e all’aumento dell’Iva che ad abbassare le deduzioni e le detrazioni della grande industria? La magistratura che non perde occasione di attaccarlo per questione di passata tesoreria di partito, di tentare di processarlo con la spada di Damocle delle “autorizzazioni a procedere” per aver arrestato il flusso dei migranti con l’accusa di “sequestro di persona” più ridicolo che fattuale, di togliergli per via giudiziaria i suoi fidi collaboratori come Siri o Giorgetti. E se varchiamo i confini nazionali troviamo la UE che lo vede con un toro vede il drappo rosso. Da Juncker, al commissario per l’economia Moscovici, o alla nostra Mogherini non vi è esponente del parlamento europeo che non lo voglia vedere fuori dal giro come il presidente francese Macron che vuole cacciare l’Italia dalla Libia per appropriarsi dei nostri siti estrattivi ENI in Tripolitania come già fatto con incontri franco libici sia con Haftar che con Al Serraj escludendo il nostro Paese, che dovrà solo aprire i porti ai profughi tripolini che l’attuale guerra, tanto utile agli interessi francesi, produrrà.  Ed allora come può questo beneamato Paese che non ha spirito unitario e di corpo affrontare tutte le emergenze che vengono da fuori i confini nazionali? Ci sono voluti decenni dopo la crisi della prima repubblica per avere un leader che sbatta pugno sui tavoli internazionali, specie europei, vista la fine che abbiamo fatto con i loro diktat, il fiscal compact, il negato aiuto di Stato alle banche di cui ora si stanno anche vergognando ed invece dobbiamo abbatterlo perché l’identità nazionale è un grimaldello che turba i sogni di tutti quelli che hanno le tasche piene, immersi nel sonno della ragione. Fatta l’Italia come diceva qualcuno bisognava fare gli italiani ma  a quanto pare si fa prima a disfare questa benedetta Nazione che ad uniformare i suoi cittadini e ci stanno riuscendo alla grande. Cui prodest?

Arcadio Damiani