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METAFISICA | LE FORME DEL TEMPO

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MOSTRA FOTOGRAFICA PROMOSSA DALL’ASSOCIAZIONE DAIDALOS IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI PESCARA

ALL’AURUM L’ANTEPRIMA DELL’EDIZIONE 2019 CON SEI NUOVI ARTISTI PROVENIENTI DA TUTTA ITALIA E IL LANCIO DI UN CONTEST FOTOGRAFICO DEDICATO A PESCARA

“METAFISICA. LE FORME DEL TEMPO” è una mostra d’arte fotografica collettiva nata da un’idea della scrittrice e fotografa viterbese, Simona De Marchis e dell’architetto vastese, Piero Geminelli, che è stata poi estesa a un selezionatissimo gruppo di fotografi, cui è stato chiesto di interpretare il tema filosofico della Metafisica. Obiettivo della mostra è svelare al pubblico la visione metafisica che si cela nelle fotografie artistiche esposte per dare una chiave di lettura in grado di superare il reale apparente delle cose e scoprire o ipotizzare significati e suggestioni che le trascendono. Metafisica nasce con la prima esposizione pubblica tenutasi presso il Polo Museale di Lanciano, dal 27 dicembre 2014 al 2 gennaio 2015, successivamente trasferita a Palazzo D’Avalos a Vasto (25 aprile‐17 maggio 2015), con il titolo “Metafisica | Chiaroveggenza dell’astrazione” a cura di Silvia Moretta. Nell’estate 2018 è stata realizzata a Pescara, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, la terza edizione dal titolo “Metafisica | L’io nello Spazio”, allestita negli spazi del Circolo Aternino dal 7 al 21 luglio, a cura di Martina Lolli. Dopo gli ottimi riscontri e l’ampio consenso di pubblico e critica ottenuto da questa edizione, che è stata anche esposta a Tresigallo, in provincia di Ferrara, nella Città Metafisica che ha ispirato Giorgio De Chirico in molte sue opere, l’Associazione culturale Daidalos ha deciso di farsi promotrice di un nuovo progetto fotografico realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato al Turismo e ai Grandi Eventi del Comune di Pescara, la cui Anteprima si svolgerà dal 19 al 27 dicembre negli spazi dell’Aurum (Sala degli Alambicchi). Un progetto nuovo, originale nei contenuti e arricchito di un’iniziativa incentrata sulla valorizzazione della dimensione metafisica del capoluogo adriatico. In occasione dell’Anteprima verrà infatti lanciato un contest fotografico aperto a fotografi professionisti e amatoriali maggiorenni con l’hashtag #metafisicapescara, su Pescara e sulle sue componenti metafisiche. Il vincitore esporrà la sua opera ed entrerà a far parte del collettivo per l’edizione 2019 che sarà allestita tra aprile e maggio. Nei giorni precedenti l’esposizione, le opere più significative dei fotografi partecipanti al contest verranno esposte in alcune location non convenzionali, in una sorta di campagna teaser di richiamo all’evento, con l’intento di dare “nuova vita” a luoghi momentaneamente inutilizzati. Questa esposizione parallela sarà aperta anche alle scuole superiori della città che saranno coinvolte in un concorso sul tema.

Cos’è Metafisica?

“Metafisica | Le forme del tempo”, a cura dell’Associazione Daidalos, in collaborazione con il Comune di Pescara, è la quarta tappa del progetto Metafisica nato nel 2014 da un collettivo di fotografi. Se Metafisica è la ricerca di senso che demandiamo a qualcosa al di là della nostra persona e del mondo fisico, l’intento del progetto è indagare le forme che celano questo senso ulteriore. Perciò metafisica è una condizione ‐ mentale, prima che spirituale ‐ che si può solo intuire poiché è la dimensione dell’immateriale che, portata agli estremi, si fa tangibile.

Perché le forme del tempo?

“C’è almeno una realtà che tutti noi cogliamo dall’interno, attraverso l’intuizione e non con la semplice analisi. È la nostra stessa persona nel suo scorrere attraverso il tempo. Il nostro io che dura. Possiamo non simpatizzare intellettualmente, o piuttosto spiritualmente, con alcuna altra cosa.” (Henri Bergson, Introduzione alla metafisica) Se nell’edizione precedente era l’IO che trovava modi alternativi di vivere lo SPAZIO, in questa edizione lo SPAZIO si confronta con il TEMPO attraverso immagini urbane, dove l’IO quasi mai fisicamente compare. Il TEMPO si rivela nella sua dimensione metafisica, ferma eppure in movimento. Le FORME del TEMPO appaiono come FORME di ‘ASTRATTA CONCRETEZZA’, come GEOMETRIE che sembrano mostrare mondi paralleli nei quali il TEMPO riempie lo SPAZIO e viceversa. Sei gli artisti coinvolti in questo nuovo progetto: Michele Berlingeri, Massimo Colonna, Alba Deangelis, Piero Geminelli, Francesca Iovéne e Federico Torra. Michele Berlingeri. La fotografia mi ha sempre trasmesso l’idea di possedere la capacità di generare una propria e peculiare forma di tempo. Non si tratta soltanto di congelarne lo scorrere, ma piuttosto di creare un meta‐tempo in cui i differenti fluire collassano tra loro, uno spazio in cui lo statico e il dinamico sfumano, confondendosi e compenetrandosi, in una nuova entità che nasce, vive e muore entro i bordi di una stampa. È questa entità che il progetto vuole divertirsi a catturare. Massimo Colonna. Questo progetto di immagini mette insieme due progetti distinti: “(Non) Gravità” e “Ambiguous”. Entrambe le serie hanno come sfondo architetture semplici e minimaliste, colori pastello, luci calde, che entrano in sintonia con composizioni surreali e metafisiche. Il primo progetto mostra elementi qualunque: un palloncino che fluttua a mezz’aria, un sacchetto di plastica spostato dal vento, un pallone che rimbalza e due aeroplani di carta che planano, vengono immortalati per creare momenti di (non) gravità. Il secondo progetto invece mostra elementi diversi caratterizzati da una propria presenza che inizia, prosegue e finisce nello stesso momento. Un gatto, una statua, una scala a pioli e un lenzuolo entrano in contatto con i luoghi che “attraversano” in maniera ambigua. Incerta è la loro provenienza o funzione, incerta è la loro destinazione. Ambigua è la risposta. Alba Deangelis. “L’ipercittà è la risultanza di una moltitudine di scelte razionali, o che aspirano ad esserlo, ma che obbediscono a logiche differenti, in antagonismo le une con le altre.” (A. Corboz, 1994). C. Aymonino e A. Rossi intuiscono lo scenario urbano contemporaneo: una trama frammentata senza geografia apparente, teatro di tensioni fra le singole componenti, frutto di scelte succedutesi nel tempo. Il complesso Monte Amiata a Milano è eco del passato e ritratto premonitore del futuro. Già teso a prefigurare modi più complessi di vita, segue una logica di disordine programmatico, che contiene in nuce il concetto di ipercittà.

Piero Geminelli. L’idea di una forma del tempo va ricercata in quella commistione di realismo e simbolismo, di verosimile e visionario, in quella specie di epifania rivelatrice, in cui il rifiuto di un realtà fenomenica si colloca invece sul
piano di un momento unico e irripetibile. Dare una forma al tempo è quindi catturare un singolo attimo, fermarlo. Il tempo diventa presente assoluto, una dimensione mentale e questo rende l’immagine oggettiva. La sospensione del tempo permette di vedere l’immagine autonoma, con la conseguenza di far diventare irrilevante il luogo e il tempo storico in cui lo scatto è stato fatto. La verità dell’immagine non va ricercata nella rappresentazione di un luogo, ma nell’immagine stessa, che finisce per rappresentare solo se stessa.

Francesca Ióvene. Quando lo spazio viene esperito come quotidiano, l’architettura diviene scenografia per gli elementi mutevoli che vi performano: la luce, l’individuo, gli oggetti e i fenomeni casuali unici o ricorrenti. In quanto spazio scenografico, l’architettura diventa un’esperienza dinamica che può essere fotografata continuamente e non risulterà mai uguale a sé stessa, rimanendo familiare e unica agli occhi di chi guarda. La luce è elemento performativo e intimo allo stesso tempo, performativo poiché mette in scena la quotidianità così com’è conosciuta, intimo poiché parla all’istinto dell’osservatore andando oltre il sensibile.

Federico Torra.  La forma del nostro tempo è il frammento. Che ruolo hanno i segni del passato, in un presente che scorre e si consuma velocemente? Partendo da Ferrara, luogo in cui, nel 1917, si riunì per la prima volta il gruppo di pittori della Metafisica, ho riflettuto sul convivere del nostro presente con un passato disgregato, percepito inconsapevolmente, abbandonato al tempo o strappato al suo scorrere. Oggi non è più possibile ritrovare quella stessa idea di monumentale e di inquietudine dell’Antico che emerge dalle Piazze d’Italia: il passato diventa oggi una visione lontana; una dimensione che parla a noi una lingua interrotta, ma non per questo meno viva.