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PAOLO PAVONE
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NEMESI SINISTRA

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E’ veramente incredibile la nemesi in cui sta andando incontro la cosiddetta “Sinistra” nostrana e non solo. Ricordo com’erano i “circoli degli operai” le aggregazioni sindacali che lottavano contro i “padroni” per migliorare il welfare dei lavoratori, la loro tutela negli ambienti di lavoro, uno stipendio dignitoso che permetteva anche ad un monoreddito di mettere su famiglia e di istruire la prole. E con la Chiesa a fianco degli ultimi garantendo loro convivialità, istruzione a costi più abbordabili per le famiglie povere. Tutto sacrosanto per carità! Il progressista era in guerra contro il conservatore, il “liberal” contro il “liberale” con una laicità che si permeava rispettandolo nell’alveo ecclesiastico. Ed è stata una giusta vittoria considerando i risultati raggiunti. Ma dopo alcuni decenni di benessere economico e sociale, purtroppo fondato più sull’aumento del debito pubblico che sulla produzione, si è andati ben oltre e come agiscono i farmaci se somministrati in giuste dosi migliorano la salute, in doti eccessive producono effetti collaterali se non avvelenamenti veri e propri. E così si è giunti a quell’eccesso di “diritti” che vanno ben oltre un’adeguata conquista sociale sfociando nella più bieca “prevaricazione” in una sfida che ha ben poco di umano rivelandosi più animalesca secondo la regola del “branco”. Ma il branco secondo natura è piuttosto omogeneo ed esclusivo, e non si vedrà mai che una vespa possa introdursi fra le api e la regina o che le volpi seguano il lupo leader. E dal 1989 con la caduta del “Muro” si è dissolta la sostanza aggregatrice, l’idea regnante e pregnante che permetteva una scelta del nostro sistema neuronale binario. E come Diogene andava alla disperata ricerca dell’uomo “col lanternino” ma avendo ben chiara l’idea di cosa dovesse essere quell’identità nella sua perfettibile condizione, la sinistra attuale non sa più cosa cercare avendo combattuto anche con eccessiva violenza quel sistema industriale che ne era la propria fonte di nutrimento, ritrovandosi confusa e spaesata non sapendo più a che santo votarsi. Ovviamente ci vuole buon senso e un pizzico di fortuna per uscire dai fanghi paludosi della mancanza di esistenzialismo. Buon senso e fortuna che si sono tenuti ben lontani dagli attuali esponenti della “gauche” occidentale. Avrebbero potuto adeguarsi ad una fase post industriale rivolgendosi alla tutela dei colletti bianchi nel frattempo trasmutati dalle tute blu, proteggendo, istruendolo alla bisogna, quel ceto medio che da sempre ha rappresentato l’ossatura di qualsivoglia sistema economico-sociale. Ed invece? Hanno fatto il grande balzo in avanti come la volpe che aveva finalmente raggiunto l‘uva come, col senno di poi, doveva essere visti i loro sogni nel cassetto: essere democratici a “modo loro”, abbandonando le periferie, la vita reale con le sue impellenti necessità, trasferendosi in un attimo a gestire il potere dall’alto dei salotti delle lobbie finanziarie, decretando la scomparsa di quel ceto medio produttivo rendendolo ancora più incolto e succube con una scuola che non istruisce o professionalizza e che lo rende prono al comando dall’alto avendolo privato anche del pur minimo senso critico o possibilità di ribellarsi. E la scelta di mezzo non esiste più: o comandi e detti la tua legge o servi a schiena piegata, “tertium non datur”. Ma non è molto facile convivere con un genotipo di partenza ed un fenotipo di arrivo. Ed è semplicemente questo il motivo che è alla base della sua voluta “autodistruzione”. Non è facile comporre una salsa che non abbia un gusto finale assonante. Non è facile essere popolari ed autoritari. Non è facile discutere di problematiche sempre fuorvianti da una realtà che nutre altre esigenze. Non è opportuno imporre decisioni legislative che non hanno una pur minima condivisione del cittadino. Non è opportuno rinchiudersi nelle segrete stanze per non essere trasparenti nei propri percorsi perché viviamo in un’epoca in cui i “Servizi” non sono più tanto “Segreti”, figuriamoci i politici che, come l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta con la confessione di un pur irrisorio affitto di 540 euro per una pigione di 180mq al centro della capitale alla fine si è verificato che ne pagava solo 141 e che non le spettava nemmeno il diritto ancora ad occuparla, se possono mistificare i risultati. Ed il marasma politico di cui si è fatto artefice questo governo, molto a sinistra, in soli due mesi di vita ha raggiunto livelli di una tale schizofrenia che a dir poco spaventa e che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana. Un continuo andirivieni di proposte e correzioni nell’infausta manovra finanziaria, una continua battaglia fra le stesse forze di maggioranza nella dissonante triangolazione Zingaretti-Di Maio-Renzi che non produce alcun risultato valido per la nostra ripresa economica, ma solo 1700 emendamenti con la loro firma su un totale di 4550. Praticamente sono critici su tutto ciò che hanno proposto: qui la nota schizoide dell’esecutivo! Ma come tutti corifei dell’abbassamento della pressione fiscale, alzare gli stipendi tagliando le tasse sul lavoro, fermi tutti dalla merendine agli aerei (Di Maio), contro l’invasione fiscale delle microtasse che è un’inspiegabile mazzata al ceto medio (Renzi), interventi fiscali più leggeri e più gradualità alla lotta al contante (Leu) e poi? Ma dov’erano questi saggi biblici quando il Consiglio dei ministri varava i capisaldi della manovra “salvo intese”? E dov’erano quando i numeri poco opinabili sancivano che le tasse sarebbero cresciute con stangate sulle auto aziendali, bevande zuccherate, vincite al gioco, sigarette elettroniche, pagamenti elettronici che alla lunga deprimono il valore stesso della moneta con il continuo sanguisugio delle commissioni bancarie? Ma si può? Certo perché si può fare tutto se si è protetti dal Colle e dalla UE, si può anche aderire anche al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) cioè a Fondo Salva-Stati che penalizzerebbe non poco il nostro Paese costretto più a dare che a ricevere con un veto da parte di un ente privato, inderogabile da parte di Bruxelles, che stabilisce quali paesi sono più affidabili per ricevere gli aiuti, praticamente condanna senza appello per la nostra disastrata gestione economica. Siamo in piena sindrome di Stoccolma. A questo punto palesandosi la profonda inconsistenza di una sinistra alla ricerca della propria “anima” si avviano progetti di mutamento consustanziale della loro dinamica esistenziale e comportamentale con di risvolti che giudicarli solo ridicoli pare un eufemismo. Non essendo in grado di apportare correzioni e vantaggi nel mondo del lavoro e della ripresa economica, date le tragedie di Ilva, Alitalia, Whirlpool o nelle catastrofi idrogeologiche come il non impiego del Mose (bloccato anche da pastoie burocratiche) ad arginare l’acqua alta a Venezia, o l’incuranza verso i meccanismi di controllo dei viadotti autostradali che non funzionano dal 2105 (Del Rio), il blocco di numerose opere di pubblica utilità, e che fanno parte dei “diritti sociali” di cui in passato erano i maggiori condottieri, si sono dedicati alla difesa dei “diritti civili” molto meno onerosi dal punto di vista pratico ma molto utili dal punto di vista della propaganda ( unioni civili, eutanasia, gestazione per altri, educazione scolastica transgender, stepchild adoption ), e del mantenimento di quel potere parlamentare di cui non possono assolutamente fare a meno a costo di affondare la nave con tutto l’equipaggio. E quando si tratta di diritti civili si apre un mare aperto dove loro sanno nuotare benissimo perché qui trovano il loro pascolo ottimale a cominciare dal piccolo pesce azzurro, le “sardine” appunto, che si muovono in branco ben allineati, senza una pur minima individualità, senza alcuna dignità ma solo “ad usum delphini”. Il loro plancton si chiama antifascismo, razzismo, omofobia, etnofobia, che paradossalmente fomentano un “odio” contro chi non si allinea, lo stesso peccato che loro stessi vogliono combattere. Ed ascoltare le ragioni di questi esponenti delle pur minima fauna ittica zeppe di vuoti sentimenti artatamente manipolati nell’idea di essere un aggregazione di popolo, scevra dai partiti, senza bandiere, ma intonanti “Bella ciao” tradisce il loro degrado culturale e mentale ma uniti dal web ed aggregati solo per manifestare “odio puro” verso il leader dell’opposizione, tale Matteo Salvini, nell’evento tutto nuovo di un’opposizione di piazza non contro il governo come negli altri paesi, da Hong Kong alla Francia ma contro il leader dell’opposizione. Strano ma vero! Se studiassero la nostra storia recente saprebbero che fine hanno fatto i girotondini, il popolo viola o che per essi: spariti dopo una breve stagione. Ed in questa tremenda fase congiunturale il segretario del principale partito della sinistra, Zingaretti, non ha fatto di meglio che proporre come impellente necessità il tornare a battersi per lo “ius soli” o lo “ius culturae”, ovvero per allargare le maglie della concessione della cittadinanza agli stranieri. Ed i più fini intellettuali della sinistra come Federico Rampini manifestano sconcerto, in compagnia di governatori rossi come Bonaccini, evidenziando come il Pd oramai ascolta solo il mondo radical-chic e pare del tutto dimentico delle sue origini (il Partito comunista era “legge ed ordine” altro che buonismo e permissivismo). E il sociologo Ricolfi si chiede il perché di fronte alla domanda di protezione che da anni si leva dagli strati “periferici” della società italiana, il maggiore partito della sinistra preferisca sintonizzarsi con le priorità degli strato sociali “centrali” fatti di persone istruite (?), urbanizzate e benestanti. E ne dà una spiegazione piuttosto esauriente. Oggi la nostra società può definirsi “opulenta ed individualista” e nella maggior parte dei paesi avanzati, non solo da noi, i partiti progressisti rappresentano soprattutto gli strati medio alti con i ceti popolari che guardano più a destra (Trump ad esempio). E quindi non c’è da stupirsi se il Pd si aggrappa alle sardine che incitano all’odio verso Salvini trascurando le preoccupazioni degli strati più umili. Però l’Italia, c’è da dire, è l’unica società avanzata in cui l’economia non cresce più, la produttività è ferma da vent’anni e le persone che non lavorano sono più numerose di quelle che non lavorano. Ed in queste condizioni se continuiamo a discutere di diritti civili e impossibili sincretismi religiosi che dividono e distraggono ci avviamo verso un processo di “argentinizzazione” lenta che nel giro di qualche decennio eroderà la ricchezza accumulata dalla generazioni che hanno ricostruito il Paese dopo la seconda guerra mondiale. E purtroppo sono troppi i segnali oggi di questo quasi inesorabile declino. A meno di una “sferzata”, perché anche una pecora si ribella se dopo una tosatura profonda la pelle comincia a sanguinare! E’ proprio vero che la speranza è l’ultima a morire e non vorremmo andare al suo funerale.

Pescara li 24-11-2019 F.to Arcadio Damiani