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NEOGOVERNO ITALIANO 2018

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Comunque siano stati e valutati i risultati elettorali ora abbiamo un governo, debole o forte che sarà, ma rappresentativo della volontà popolare e quindi di democrazia. E diversamente dai 4 precedenti almeno passato al vaglio della scheda e non imposto dalla presidenza della Repubblica. Ed il parto non è stato facile anzi direi distocico viste le numerose controversie succedutesi per la sua formazione con vistose collusioni fra assise costituzionali in particolare per i veti su alcune figure del composito governo da parte di chi ha condotto ai limiti estremi i propri poteri. Ma oramai possiamo voltare pagina e come diceva il sociologo Thomas Kuhn abbiamo assistito ad un “cambio di paradigma”. Si sa come noi italiani siamo un po’ restii alle novità, prova ne sia che in Europa siamo il fanalino di coda per l’innovazione digitale, e ad abbandonare l’ideologia novecentesca destra-sinistra per dar vita alla nuova dicotomia di pensiero sovranista-globalista facciamo un po’ fatica. Ma tant’è! Altri paesi ci hanno preceduto nel difficile cammino di restaurazione della proprie peculiarità nazionali, come la Francia, la stessa Germania, la Polonia, l’Ungheria, l’Austria, la Slovacchia, la Gran Bretagna, la Danimarca, l’America trumpiana, e non vedo perché non rispolverare l’idea di una vera Europa descritta nel dopoguerra da Adenauer anziché sottostare ad un confuso e pericoloso melting pot di natura spinelliana. E dobbiamo ringraziare proprio gli oligarchi di questa Europa a trazione franco tedesca che di fronte al pericolo di un’Italia post elettorale troppo indipendente si sono espressi in maniera scomposta e indegna ponendo sotto gli occhi di tutti le loro vere intenzioni. Infatti il presidente della Commissione europea Juncker ha detto che “l’Italia non deve scaricare sull’Europa i problemi del paese, come la disoccupazione giovanile, e deve pensare alla corruzione”. In altre parole ci ha dato dei fannulloni e dei corrotti. Non è che abbia tutti i torti ma se vediamo quanta corruzione alberghi nelle altre potenti nazioni europee come la Germania col suo “dieselgate” per cui sta pagando forti penalità soprattutto in America che non perdona il suo strapotere europeo anche in termini di operazioni finanziarie o quanto sia forte la crisi dei lavoratori in Francia con i loro scioperi, o come il Lussemburgo, patria di Juncker, essendo paradiso fiscale di riciclaggio, bisognerebbe pensare prima alle travi poi alle pagliuzze. Ed entra addirittura nel merito con incredibili minacce il Commissario europeo per il Bilancio, il tedesco Gunther Oettinger “..Quello che temo e che penso accadrà è che le prossime settimane finiscano per mostrare drastiche conseguenze nei mercati italiani, sui titoli e sull’economia, così vaste che dopotutto potrebbero spingere gli elettori a non votare per i populisti di destra o di sinistra…Posso solo sperare che questo abbia un peso nella campagna elettorale e che mandi un segnale perché non venga data la responsabilità di governare ai populisti di destra e di sinistra..”. Ovviamente le marce indietro non sono servite a molto perché si può bloccare la materia ma non l’idea e questa è veramente scandalosa e indescrivibile per un paese come il nostro che ha dato tanto all’umanità intera. E come annota il saggio Riccardo Ruggeri in un suo “Cameo” le élite nostrane, supportate da quelle di Bruxelles, Berlino, Francoforte, Parigi hanno fatto di tutto per trasformare il mitico “Mercato” in un loro strumento politico, invocando attraverso i media l’impennamento dello spread ma ci sono riusciti solo in parte perché al trucco già usato in precedenza è stata data la dovuta importanza (solo spiccioli) perché la “ricchezza bruciata” è solo simbolica in quanto il mercato non brucia e non crea ricchezza fa solo il suo mestiere. Comportamenti sciagurati di élite sciagurate che hanno finito il loro tempo! Alexis De Tocqueville scrisse nel 1856 sulla Rivoluzione Francese che “nessuno la previde, ma a cose fatte risultò assolutamente inevitabile” e l’ex numero uno del Fmi Dominique Strauss-Kahn ha scritto che “il successo della democrazia nel Secondo dopoguerra poggiava sull’equilibrio fra produzione e ridistribuzione della ricchezza effettuata dallo Stato attraverso la leva fiscale. Con la globalizzazione l’equilibrio si rompe. Infatti grazie alla mobilità dei capitali la produzione viene trasferita oltre i confini nazionali sottraendola in tal modo ai meccanismi di redistribuzione pubblica”. Lo studioso americano di formazione liberal, Tony Judt, ricorda in un libro di qualche anno fa “Guasto è il mondo” che “..proprio come le istituzioni intermedie hanno ostacolato un tempo il potere del re e del tiranno ora lo Stato stesso , senza può svolgere il ruolo di istituzione che media fra cittadini insicuri, senza potere e organismi internazionali, come l’UE, inavvicinabili e non controllabili dal popolo. “.  Pertanto è improbabile anche storicamente rinunciare al tentativo di ridare lo scettro di comando allo Stato nazionale per ridiscutere alla pari con i partner europei circa la revisione di alcuni trattati ma soprattutto per ritrovare quella simbologia politica e le indispensabili risorse legali per rispondere al grande disagio espresso dai nostri concittadini. E il sociologo tedesco Max Weber illuminava la condotta politica con l’”Etica della responsabilità” che impone di valutare prima di operare una scelta ogni possibile conseguenza, valutare in base al principio dell’gire razionale rispetto allo scopo. Ma i benpensanti signori della moderna oligarchia europea tutto mercato e poco lavoro sono molto impreparati riguardo la storia dell’economia perché molto attenti al piano della sedia non accorgendosi che le gambe, pur vacillanti da qualche decennio, sono oramai spezzate. E l’Italia comunque rimane per la sua intima essenza un grande laboratorio politico, forse unico, per questo molto temuto, come ebbe a confessare la premier teutonica che se solo l’italia facesse solo la metà di ciò che è scritto sul contratto di governo l’Europa non esisterebbe più. Ed è il paese che ha già rotto l’incantesimo dell’Unione quanto si voterà nel 2019 col proporzionale puro. Una disamina abbastanza allegra quanto sconcertante la descrive in un suo articolo Riccardo Ruggeri. Il M5s di Di Maio ha mostrato la sua modestia intellettuale e strutturale perché non si diventa classe dominante da una piattaforma per videogiochi. Berlusconi ha commesso il grosso errore di avvicinarsi al Matteo sbagliato che, molto costruito per la Tv, totalmente incapace, da vero leader, di risollevarsi dalle sconfitte. Il Pd è tecnicamente morto ma come patrimonio storico del paese deve per forza rialzarsi, deve purtroppo capire che ci si rialza solo rioccupandosi della classe operaia e contadina da molto vicino e non con archetipi da salotto molto educati ma inidonei per una lunga marcia ne deserto senza cibo né acqua e soprattutto dai Parioli o dalle spiagge capalbiesi. Le vere sconfitte sono comunque le élite incapaci di capire che il Ceo capitalism non è praticabile per una democrazia di stampo occidentale perché i nostri popoli non potranno mai accettare di essere spogliati della loro dignità di uomini che lavorano, di essere considerati merci, idioti consumatori seriali foraggiati dal reddito di cittadinanza e se per caso vorremmo imporre loro l’epistocrazia questa volta i forconi li imbraccerebbero davvero. E Salvini infine non molli di un solo centimetro e continui a tessera la sua tela. Alla fine sarà vincente. Difficile? Non tanto visti gli avversari.