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NOSTALGIA…

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Non ne usciamo fuori. Oramai sono più che convinto che le nostre battaglie liberali nel senso più lato del termine siano ridotte a semplice folklore metapolitico, ad elementi di disturbo in una galassia stellare ove partecipano come buchi neri, alias zone di energia negativa. La nemesi storica di quello schieramento vetero-novecentesco che va sotto il nome di “sinistra” sembra non intaccare minimamente i lasciti successivi trasmutatisi in detentori di archetipi metafisici e metareali ben lontani da logiche molto più umane e umanitarie. E si vive in una condizione di una massiccia negazione del naturale antropocentrismo in virtù di quella condivisione globale che annienta l’idea del singolo, la sua cultura, la sua creatività, le sue origini. Nel nome di un egualitarismo spinto, da sempre utopico come testimoniano i fallimenti delle rivoluzioni socialiste, tanto da spingere storici come Ernesto Galli Della Loggia o filosofi come Zygmunt Bauman a coniare il termine di “retrotopia” ad indicare l’indiscusso, famelico bisogno di un ritorno futuristico al passato, si passi l’ossimoro, secondo quel sentimento che va sotto il nome di “nostalgia” e che oramai pervade l’anima di chi non vuole perdere la sua natura o il senso della sua esistenza. Lo scenario, il canovaccio teatrale che abbiamo di fronte è solo eufemisticamente impressionante. Si mantengono istituzioni che non solo fuori dal tempo e dai luoghi recitano e decidono per noi cosa sia opportuno e cosa meno come l’associazione nazionale partigiani (ANPI) che qui da noi oramai conta più di un partito o di un sindacato; si fanno cortei contro l’apologia di fascismo a distanza di 70 anni dalla sua sconfitta e non se ne comprende il motivo non fosse solo quello di ricompattare uno schieramento obsoleto riportando alla luce valori solo strettamente e cronologicamente connessi al periodo storico negando e occultando se non distruggendo anche i fastigi architettonici e sociali che ha prodotto; quanti intellettuali del politicamente corretto hanno creato miti ed eroi che si sono rivelati degli autentici delinquenti come il nostro beneamato Cesare Battisti che a detta anche dei suoi sinistri sodali dell’epoca viene etichettato come tale non avendo scontato alcuna pena rifugiandosi nei paesi ove i regimi comunisti lo proteggono da una giustizia italiana che ha dato ben 4 ergastoli al “compagno che sbaglia”. Il sindaco di Riace indagato per abuso d’ufficio nel maneggio molto personale degli immigrati e molto strettamente legato alle famose cooperative e che anche la stampa internazionale ha innalzato ad eroe per la sua capacità di integrazione fra etnie diverse. Altro mito che cade. Che fare di questi santoni, scrittori, storici, filosofi che irrompono nei talk show dettando le loro fisime buoniste ma delittuose e sono la maggioranza purtroppo? E l’ignoranza storica e la disinformazione dell’italiano medio permette ancor a questi signori di essere seguiti nei loro sproloqui. Tant’è! In Danimarca si cerca di abolire la parola “incinta” per non offendere i “trans” cui la chirurgia ha offerto tutto il possibile ma non la possibilità di divenire madri e non c’è da stupirsi visto che è in atto quella pulizia linguistica che mira ad estirpare quei termini che vanno contro il genere sessuale indefinito come padre e madre, fonti naturali di vita. E la Danimarca ovviamente non è sola visto che Hillary Clinton, pupilla di Barak Obama aveva proposto la sostituzione sui moduli dei passaporti la dicitura di “genitore1” e “genitore2” al loro posto; segue sullo stesso tenore la National Health Service della Scozia, la Cancelleria federale svizzera, la legge presentata in Francia col titolo “Disposizioni che mirano a rendere coerente il vocabolario del codice civile” e qui da noi qualche tempo fa a Bari il comune provò a imporre il genere neutro nei moduli per l’iscrizione all’asilo, mentre in una scuola di Milano hanno cercato di eliminare la festa del papà per non discriminare i bambini con due mamme per genitori o per finire quanto accaduto allo psicoterapeuta milanese Ricci sottoposto a procedimento disciplinare dall’ordine dei psicologi per aver osato affermare la “funzione essenziale e costitutiva di mamma e papà nel processo di crescita”. Altro che il Papa si affanna a difendere la diversità di genere e la famiglia naturale! Anche se in Vaticano la nuova teologia morale della Chiesa è in preda ad una improvvida modernizzazione volta a negare la sua stessa essenza. Basta vedere quanto afflato verso il disoccupato Sergio Staino, vetero anticristo, accolto a braccia aperte quale vignettista nel quotidiano “Avvenire” come direbbe Guareschi “Il diavolo nell’acqua santa”. 0 “Il Manifesto” quotidiano comunista in edicola con un libro che contiene i discorsi più socialisti di Papa Francesco “Terra casa lavoro” riservato ai movimenti popolari a ricordo del suo amato Sudamerica. O la ministra Fedeli di puro stampo cigiellino che redige la prefazione di un libro con i discorsi del Papa sulla educazione e la scuola. E d’altronde il Papa stesso non ne fa mistero rivelando in una intervista del sociologo francese Dominique Wolton che fu una donna paraguayana Esther Ballestrino de Cadrega ad insegnargli a pensare la politica regalandogli tutti libri della rivoluzione comunista. O divenuto divulgatore di tutte quelle teorie ambientaliste di padre Leonardo Boff, espretato dal papa polacco, come hanno testimoniato quei video giganteschi di animali proiettati sulle mura vaticane. E i frutti non si sono fatti attendere visti i suoi discorsi che hanno come sottofondo quello di una dottrina sociale molto vicina alla linea politica dei movimenti popolari cioè utopica e di stampo social comunista. Ma non si aiutano i poveri con l’idea veteromarxista con l’attualizzazione teorica e dottrinaria volta a trasformare la struttura sociale e al superamento del capitalismo. E ultimamente durante la visita di papa Francesco a Bologna ha ribadito l’importanza del discorso del Cardinale Giacomo Lercaro durante il Concilio vaticano II nel 1963 sulla “opzione preferenziale per i poveri…riconoscendo una certa religiosità nell’ateismo marxista per la sua istanza liberatrice, addirittura una certa ascesi ed una spinta comunitaria per la soluzione del problema povertà”. E solo con Giovanni Paolo II, uno che il comunismo lo conosceva da vicino, che si arginò la trasbordanza ideologica marxista della Chiesa, condannando la teologia della liberazione marxista riportando i pastori del popolo di Dio a guidarlo non con l’istinto o le teorie marxiste ma secondo la legge morale e la dottrina della Chiesa. Ma l’aberrazione riformistica è già in atto toccando con mano gli effetti abnormi di quella cancellazione delle radici storico culturali giudaico cristiane che è in auge in molti paesi. Varie istituzioni e autorità britanniche hanno deciso di eliminare le locuzioni “avanti Cristo”(a.c. o before Christ) e “dopo Cristo”(d.c. o Anno Domini) sostituendole con “before common era” e “Common era”(era volgare). Le nuove formule sono considerate più rispettose delle minoranze, più politicamente corrette. E l’assurdo è che non sono tutti i non cristiani ad infastidirsi della locuzione cristiana come recitano pagani, buddisti ed addirittura un imam Ibrahim Mogra ma solo i musulmani(il politicamente corretto religioso è solo rivolto a loro dato che cinesi e arabi non hanno mai usato il termine). Ed il bello è che il primo ad utilizzare il termine cronologico “avanti Cristo” fu nel 731 il venerabile Beda, monaco benedettino e storico inglese le cui opere costituiscono un pilastro della cultura britannica e considerato “il padre della storia inglese”. Il tutto avvallato anche da delegati della Chiesa inglese. Credo che manifestare contro questo revisionismo non sia difendere solo la cultura cristiana ma tutta la civiltà occidentale che da essa origina. Carlo Liberati arcivescovo e prelato di Pompei in un’intervista al quotidiano online “La fede quotidiana” ha espresso senza mezzi termini che “..l’avanzata dell’Islam è anche responsabilità di noi cristiani. Assistiamo ad un lento processo di islamizzazione del nostro mondo e temo che, per via demografica, prima o poi saranno la maggioranza…e penso che sia bene cercare il dialogo ma solo sulla base della parità e della reciprocità, concetti che ai musulmani sfuggono. Vogliono diritti? Bene ma esistono anche doveri. Io non mi sento schiavo dell’Islam e chiedo per lo meno la stessa pari dignità. Loro si credono superiori per natura e per la stessa indole vogliono comandare, sono tante volte arroganti.” Basta vedere la copertura dei nudi statuali durante le loro viste, la scomparsa dei nostri simboli religiosi, l’assenza sempre più dilagante dalle mense scolastiche della carne di maiale l’imperversare nei media degli imam con i loro discorsi sulle donne da battere o sulla mancanza dei luoghi di culto come se loro ci facessero costruire chiese nei loro territori e permetterci di suonare le campane. Proviamo ad andare dalle loro parti esponendo una croce al collo o entrando in una moschea dileggiando il loro interno come fanno loro nelle nostre chiese o chiedendo un grappino a fine pasto dopo un succulento arrosto di maiale. Arrostiti finiremo noi!