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OSCURANTISMO

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Qual è la differenza fra cultura liberale e cultura ideologica? Semplice: la prima si esprime e vive secondo un confronto dialettico fra opposti; la seconda si esprime e vive “censurando” gli opposti. Come affermava Martin HeideggerLa filosofia implica una mobilità libera del pensiero, è un atto creativo che dissolve le ideologie” o Arthur SchlesingerIl liberalismo considera tutti gli assolutismi con profondo scetticismo, inclusi entrambi gli imperativi morali e le soluzioni finali…L’insistenza su una particolare soluzione è il tratto distintivo di un’ideologia”. E di censura i nostri beneamati progressisti, radical chic, liberal, umanitari o come si vuole appellarli sono dei gran maestri. E’ oltremodo inconcepibile l’essere immersi nell’atmosfera piatta di quello che viene definito “politicamente corretto” senza alcuna irregolarità del tracciato che possa testimoniare la vita del pensiero e che non potrà mai essere “unico” a meno della sua essenza creativa. Ma è purtroppo ciò che stiamo vivendo e mai ci saremmo aspettati questo tragico epilogo della nostra democrazia tramutata in pochi anni in una perversa demagogia totalitaria e totalizzante. Il tutto solo frutto di quell’enorme progresso tecnologico che prende il nome di “digitalizzazione” e che tramite computer e “big data” hanno gioco forza irreggimentato le nostre vite asservite a pochi eletti. E si parla, a sproposito, di aver goduto di 70 anni di pace dopo l’ultima grande guerra senza menzionare di quante guerre irrisolte si stanno ancora combattendo in quei territori ancora e vieppiù barbaramente sfruttati proprio per la cupidigia delle nostre civiltà avanzate che non fanno altro che produrre morti e schiavi. Ed anche se fosse, non ci rendiamo conto che è in atto un’altra grande guerra, non più tanto subdola, estremamente disumana, contro natura, quella contro un umanesimo come l’abbiamo sempre concepito con l’uomo al centro, ma oggi desideratamente da “decerebrare”. E quale migliore mezzo per questo fine se non il “linguaggio”, la “parola”, la forza divina del “Verbo” che “educa” la mente a comportarsi in un certo modo secondo una pseudo libertà “indotta” e dalla quale risulta quasi impossibile anche legalmente dissentire. Per arrivare, oltre a rasentare il ridicolo per certe banali espressioni, ad “oscurare” inconfutabili verità storiche come nei migliori regimi dittatoriali “fascisti” o “comunisti” che siano, ove l’editoria e la stampa veniva artatamente controllata dal governo, come la stampa nel ventennio ove nulla poteva essere scritto che ponesse in dubbio la sacrosanta bontà del regime o come in  Unione sovietica e nei regimi rossi ove si sono esiliati se non uccisi scrittori e scienziati come Solgenitsin  o Florenskij. E siamo in piena maestà del “ridicolo” quando si mettono alla “berlina”, se non sotto processo, espressioni del tipo “ I figli hanno bisogno di un padre e di una madre” del grande psichiatra Giancarlo Ricci nel nome di un’apoteosi della innaturale “famiglia allargata ed eterogenea”. O la dottoressa Silvana De Mari da processare per aver affermato che la sodomia è foriera di maggiori danni alla salute, come attestano numerosi studi scientifici, rispetto alla normale attività sessuale. O come accaduto all’attore irlandese Liam Neeson il cui red carpet alla prima del suo ultimo film “Un uomo tranquillo” è saltato semplicemente perché ha confessato la sua rabbia per lo stupro commesso da un uomo di colore su una sua amica andando alla ricerca di un “nero qualsiasi” da pestare. O da ultimo Claudio Bisio, apostrofato come “razzista”, che in una serata di San Remo ha dato un’interpretazione surreale di una canzone di Baglioni “Passerotto non andare via…restate qui-riferendosi agli immigrati- stavano belli lì, paciarotti, con il pentolone, a cantare hakuna matata”. Si perché ha dato del “cannibale”, come testimonia il “pentolone” non la pentola alluminata di Master Chef, ai disperati ridendo e insultando i profughi che fuggono e annegano. Ma si può? E dobbiamo esultare di fronte i diktat della grande saggista Michela Murgia che propone di mutare il nome “Patria” in “Matria” tanto per essere politicamente corretti? Ma “mi faccia il piacere” come diceva Totò!  E come li apostrofa Renato FarinaQuesti Torquemada dell’antirazzismo a furia di dar la caccia ai microbi col lanciafiamme prima o poi saranno spazzati via dal loro fanatismo da manicomio. Finiranno come Robespierre”. E ci si è messo pure il presidente grillino dell’antimafia, il senatore Nicola Morra, che ha condannato la sola battura decente in quel di San Remo di Virginia Raffaele per la similitudine della giacca di Bisio ai tappezzi dei Casamonica, addirittura salutandoli. Nemmeno il lazzo comico e innocente è permesso. Altro che Minculpop. Invece di curarsi dei conflitti di interessi dei patron del Festival come riportato sui media si riprende la banalità. E fa anche la morale da quattro soldi col suo “sì” in merito all’autorizzazione a procedere al Senato contro Matteo Salvini perché la “legalità” è nel DNA dei pentastellati.  Processo assurdo che, comunque vada, li ridurrà ancora di più consegnando l’Italia alla Lega; non hanno imparato dal Partito Democratico che non ha fatto altro che incrementare le fila dei grillini, per cui il segretario in pectore Zingaretti ha intelligentemente omesso il simbolo Pd dal suo logo. Con i loro “Nì” si avviano anch’essi verso l’inesorabile nemesi autodistruttiva. Ma la censura e l’oscurantismo hanno fatto ben più gravi danni sia nei secoli bui che in quelli più luminosi e moderni. Tra i primi a storcere il naso di fronte alla libertà di pensiero furono i papi. Nel Medioevo i ribelli venivano impalati o bruciati vivi e i oro manoscritti nel caminetto e l’eresia peggiore consisteva nello sfidare il potere della tiara papale, simbolo di regalità. Ma per venire ai tempi moderni l’indice dei libri proibiti è stato abolito solo nel 1966 dal Cardinale Alfredo Ottaviani: tra gli autori immorali, eretici e pericolosi c’erano Sartre, Malaparte, Svevo con Manzoni e Camus che furono costretti ad usare metafore con la peste che simboleggiava le truppe tedesche invasori o la dittatura che si insinua, subdola, nella società. Oggi la “regalità” da cui appare difficile dissentire è rappresentata dal “pensiero unico” concetto ossimorico per definizione. Dittatura non da una un’istituzione, ma da un pensiero universale molto più totalizzante. Perché appare molto raccapricciante quanto tempo ci sia voluto per riportare alla memoria storica i delitti perpetrati dalle nostre parti dai regimi comunisti di soli 70 anni fa con gli eccidi per mano dei partigiani titini verso non solo i fascisti sconfitti bensì come una vera propria pulizia etnica verso solo italiani che vivevano in quel pezzo di terra istriano dalmata, con delitti e persecuzioni che continuarono anche dopo il 1945, costringendo quella popolazione alla fuga e alla diaspora. Bastava solo riportarlo nei libri di scuola, discutere degli errori ed orrori del passato, per costruire un mondo migliore. Ed invece si è preferito non solo oscurare ma addirittura lodare ed affidare la manutenzione delle coscienze proprio a chi è stato interprete ed autore di quei delitti a quei mostri sacri della liberazione che non furono gli anglo americani ma i nostri amati “partigiani” ben definiti perché “di parte”, da quella sola parte che oggi inizia a nauseare. Addirittura dobbiamo assistere e finanziare ancora l’Anpi, braccio molto potente del “pensiero unico” che non ha più senso di esistere. E la nostra democrazia è sempre stata molto oscurante ed omissiva come testimonia la neo costituita Repubblica che non ebbe la forza di difendere i sui cittadini, istriani i fuga da Tito, dalla pulizia etnica in corso. Anzi fu lodato il grande Palmiro Togliatti, uno che abiurò in favore dell’Unione Sovietica la sua cittadinanza italiana, che scrisse un duro articolo contro quell’evacuazione, e furono consegnate medaglie e onorificenze, da parte di Giuseppe Saragat, come quella di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana, al Maresciallo Tito le cui mani grondavano di sangue italiano. Quel “vomitevole” dei francesi verso di noi non sembra tanto inappropriato! E l’Anpi è sempre attenta a titolare le strade ai carnefici e molto meno alle loro vittime con la medaglia di Carlo Azeglio Ciampi agli esuli di Zara, mai recapitata! E l’Anpi che nel giorno della memoria delle vittime delle foibe indice un Convegno “negazionista”. E Giampaolo Pansa additato come “fascista” per aver descritto la pura semplice storia nel suo libro “Il sangue dei vinti”. Per non parlare dei più attuali e ridicoli movimenti “femministi” che se allora negli anni ’60 potevano avere una loro ragione, oggi col “me too” e “se non ora quando” o “Non una di meno” appaiono solo patetici e coatti imperversando contro i difensori della vita, contro l’aborto, che non hanno alcun diritto di parola, non possono esporre manifesti, non proporre pubblici Convegni come il Forum mondiale sulla famiglia perché si lede così la libertà della donna.

Arcadio Damiani