PAOLO PAVONE
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OSSIMORO ISLAMICO

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Ali Abu Shwaima, imam presidente del Centro islamico di Milano, attacca Salvini “Ora basta con i baci al rosario…quando parla dal Viminale non può essere di parte. Questo è un Paese laico”. Pazzesco! Il solo fatto che un imam si sia permesso di criticare un ministro del paese che lo ospita per l’utilizzo dei simboli della propria religione invocando quella laicità tanto permissiva alle nostre latitudini quanto francamente negata e perseguita nelle loro fa capire a quali livelli di sudditanza interna siamo arrivati, vendendo loro spazi dapprima ecclesiastici per la costruzione di nuove moschee, chiudendo entrambi gli occhi su come i nostri correligionari vengono trattati nelle loro terre d’origine. Comprendiamo che si possa dissentire da un utilizzo improprio e inadeguato dei simboli religiosi specie da parte di un rappresentante civile dello Stato data la nostra Costituzione che prevede una Chiesa libera in un libero Stato e nella stretta divisione delle competenze, parte dello spirito, parte del corpo e giustifichiamo anche che la critica possa avvenire da alte gerarchie ecclesiastiche o da laici duri e puri che rimarcano la diversità dei ruoli. Non comprendiamo la critica di un rappresentante di quel credo che non solo teorizza l’ingerenza della fede nella definizione e nell’osservazione delle leggi ma addirittura prevede la superiorità dell’obbedienza a Dio rispetto all’obbedienza allo Stato che di conseguenza viene definito “teocratico”. E sappiamo come questa architettura politica sia un tantino incompatibile con la nostra civiltà che spiritualmente ha sostituito con la “misericordia e il perdono” la “legge del taglione e la lapidazione”. Ma non vogliamo parlare di superiorità o inferiorità civile e culturale, a ciascuno il “tribue unicuique suum” ma vorremmo per lo meno difendere la nostra condizione laico-religiosa che spesso non è così netta. Infatti per mezzo secolo nel nostro Paese ha governato un partito, la “Democrazia Cristiana”, che esibiva fieramente il crocefisso nel proprio simbolo ed i cui rappresentanti non avevano alcuna remora a dichiararsi cattolici sia nelle piazze che nelle istituzioni e sappiamo quanto sia stato utile la processione della “Madonna pellegrina” in quel 18 Aprile del 1948 nell’immaginario collettivo nel tenere lontano dalla nostra repubblica lo spettro del comunismo sovietico, con la vittoria degasperiana. E come si creò la metafora di un successivo “compromesso storico” di morotea memoria con la commedia di Giovannino Guareschi di Don Camillo e Peppone, entrambi buoni d’animo e collaboranti. E come due grandi partiti, DC e PCI, abbiano governato senza troppi scontri violenti, ma anche con troppi interessi personali e meno collettivi, per quarant’anni il nostro Paese, tra puri cattolici, puri comunisti con in mezzo i “cattocomunisti” emblemi delle nostre italiche ed uniche peculiarità. Ed allora come può un imam invocare la laicità dello Stato, un esponente che va contro il suo credo in quanto convinto che Stato e Chiesa, politica e religione debbano rimanere distinti e non invocare invece la sostituzione della Costituzione civile con un Sacro Testo? Qui l’ “ossimoro” e la nostra sorpresa interpretativa! Da noi nessuno ha mai governato col Vangelo in mano e nemmeno giurato sul sacro testo biblico, prima della testimonianza, nelle aule di giustizia americane. Diversamente che dire di quei paesi come l’Arabia saudita, il Pakistan, lo Yemen, l’Iran ove vige la “sharia”, la legge teocratica cui nessuno può sottrarsi e che promulga la “fatwa” che non è una vera condanna a morte ma la richiesta di un giudizio chiarificatore secondo un tribunale sciaraitico rivelatosi non sempre molto misericordioso? Ma non è il solo a menare il torrone contro il simbolismo religioso salviniano in quanto è in buona compagnia con una pletora di nemici interni a partire dal presidente del parlamento europeo Davide Sassoli che al meeting di Rimini ha invitato a diffidare da chi “in Italia come in Polonia e Ungheria, osa agitare i simboli della nostra fede come amuleti, con una spudoratezza blasfema”. Parole molto pesanti, giustificate se dal pulpito sinistro, e soprattutto fuori ogni logica di appartenenza perché rilancia una improbabile unità dei cattolici in chiave anti-sovranista, utilizzando in maniera sì blasfema una difesa della religione in chiave elettorale perché il mezzobusto radical chic dimentica quando la sinistra “laica” omaggiava l’Europa della tecnocrazia e del relativismo culturale negando le nostra radici culturali giudaico-cristiane ed utilizzando le stesse istituzioni europee per eliminare il cattolicesimo, i sui simboli (eliminazione della croce cristiana e delle rappresentazioni religiose dai luoghi pubblici) e il suo portato culturale nella sfera pubblica. E si chiedesse da bravo giornalista “aperto” perché oggi milioni di cattolici europei si affidano a pericolosi partiti conservatori e sovranisti per mantenere questa culla di necessaria spiritualità che peraltro non viene difesa neanche nell’ambito di questa Chiesa così divisa al suo interno da chi invoca una secolarizzazione spinta e da chi invece prega che siano mantenuti sia i dogmi che i valori fondanti e non negoziabili del nostro Catechismo? Purtroppo mentre i liberali amano ascoltare, i progressisti amano censurare, è nel loro DNA! E che non sanno più ascoltare è stato descritto brillantemente da uno di loro apertosi alla riflessione, tale Federico Rampini, nel suo libro “La notte della sinistra”. Ed anche i gesuiti col loro capostipite Antonio Spadaro hanno lanciato l’anatema, come feroci Torquemada, contro il Satana Salvini ma non si sono espressi in merito al dono del dittatore boliviano Evo Morales al nostro Pontefice di una falce a martello fusa con un Cristo in croce, perfetto connubio di quanti cristiani sono stati massacrati da quel martello. Ed anche Giuseppe Conte all’acme del suo intervento aveva fulminato il suo vice “Bisogna evitare di accostare ai simboli politici quelli religiosi. Sono episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e di offuscare il principio di laicità, tratto caratteristico dello Stato moderno”. E padre Bartolomeo Sorge predecessore a “Civiltà cattolica” è stato ispiratore del grillino Nicola Morra che si è espresso in termini da querela perché quando Salvini mostra l’effige della Vergine non parla ai credenti ma è un mafioso che manda un segnale di fraternità alla ‘Ndrangheta. E lo stesso Sorge aveva scritto poco prima “La mafia e Salvini comandano entrambi con la paura e l’odio, fingendosi religiosi. Vinciamoli rivelando la loro falsa pietà”. Incredibile da parte di un prelato! E pensare che Madre Tersa di Calcutta seminava rosari ovunque che spesso cadevano per terra. Ma la religione con i suoi simboli sono con forza tornati nel dibattito politico e non per iniziativa della Chiesa che anzi ha protestato ma dei cittadini che ne sentivano la nostalgia e San Giovanni Paolo II che aveva contribuito al disfacimento dell’ Unione sovietica sapeva bene che la sostituzione della dea Ragione a Dio era franata da un pezzo. Ed il guaio come annota il sociologo Claudio Risè è che molta Chiesa sembra infastidita dalla vitalità del fenomeno religioso, anche cristiano nel mondo ed anche in Europa imbambolata a lungo nell’idea della “morte di Dio” come documenta la sociologia della religione. Ma Peter Ludwig Berger un tempo sostenitore della secolarizzazione e laicizzazione dello Stato moderno ha ammesso nel suo ultimo libro “I molti altari della modernità” ha riconosciuto di essersi sbagliato in merito all’equazione modernità = declino della religione. Il mondo di oggi tranne qualche eccezione è religioso tanto quanto allora e talora anche di più. E secondo Mark Chaves (Università di Notre Dame) non è il sentimento religioso che è in crisi ma l’autorità della Chiesa. Salvini è innocente! La mescolanza di politica e religione è connaturata nella storia della civiltà. Pensiamo che il primo ad usare la Croce come simbolo vincente fu l’imperatore Costantino quando vide in cielo un sostegno alla sua battaglia “In hoc signo vinces” e come si insediò il primo re d’Italia Vittorio Emanuele IIPer grazia di Dio e volontà della Nazione”. Chiaramente l’esibizione di rosari e madonne nella bassa politica può infastidire i credenti. Tuttavia viviamo nell’epoca della scristianizzazione in quanto la civlità cristiana è sull’orlo del collasso col nichilismo, il materialismo ateo e il fanatismo islamico che avanzano paurosamente e noi dovremmo ritirare nella sfera privata i simboli della nostra fede? Per riesibirla nella sfera pubblica a sostegno delle politiche pro-migranti? E sul piano teoretico è stato il giurista cattolico Carl Schmitt a scrivere che l’idea di esibire i simboli della fede sia un atto osceno in luogo pubblico e nel contempo esibire la propria sessualità secondo un “dirittismo” avanzato è una vera e propria perversione ed un segno di morte della cristianità. Cristianità difesa spesso dai cosiddetti “atei devoti” come Oriana Fallaci e da tanti altri intellettuali di sinistra ma fulminati sulla via di Damasco che agitavano i simboli religiosi per difendere l’Occidente minacciato altro che scandalizzarsi per un presepe a scuola, per una croce al collo (giornalista televisiva Marina Nalesso) considerati offesa alla laicità dello Stato. Siamo arrivati alla lotta fra madonnari e iconoclasti: incredibile!